venerdì 26 ottobre 2018

Il romanzo "Le piogge e i ciliegi" presentato all'ANEB di Molfetta


                                                     Mercoledì, 24 ottobre 2018                                    
"LE PIOGGE E I CILIEGI di Angela De Leo
Certamente tutti i presenti hanno sentito parlare di Bernard Berenson, ebreo lituano naturalizzato americano e italiano di adozione, uno dei più importanti studiosi della critica d’arte, il più grande esperto della pittura italiana del Rinascimento; e in molti hanno sentito del suo metodo e di quelli che egli stesso definisce 'i valori tattili'.
Scriveva Berenson: 'I valori tattili si trovano nella rappresentazione di oggetti solidi allorché questi non sono semplicemente imitati (non importa con quanta veridicità) ma presentati in un modo che stimola l’immaginazione a sentirne il volume, soppesarli, rendersi conto della loro resistenza potenziale, misurare la loro distanza da noi, e che ci incoraggia, sempre nell’immaginazione, a metterci in stretto contatto con essi, ad afferrarli, abbracciarli o girar loro intorno'.
I valori tattili, insieme al movimento, sono dunque le qualità che permettono ad un oggetto raffigurato di essere percepito come esistente.
Berenson riteneva che Giotto fosse maestro supremo nello stimolare la coscienza tattile…
Se paragoniamo la Maestà di Santa Trinità di Cimabue e la Madonna di Ognissanti di Giotto, il discorso è chiarissimo.
Qualcuno si starà chiedendo se non ho sbagliato serata. No, il libro di Angela De Leo stimola quella che Berenson chiama 'la coscienza tattile'.
La pioggia vi bagna davvero, la sentite sulla pelle, le ciliegie… a quelle casse di ciliegie distribuite ai vicini ci potete girare intorno, e potete prendere furtivamente una di quelle ciliegie e sentirne il profumo, inebriarvi della sua dolcezza, morde la polpa e sentirne il turgore…
I personaggi Angela, protagonisti o rapidi bozzetti, sono di una straordinaria evidenza plastica: prendete il ciabattino. Non so se i più giovani qui abbiano mai portato un paio di scarpe a riparare (ora si getta via, non si ripara più), chissà perché i ciabattini lavorano sempre in sgabuzzini in penombra, mettono una manciata di chiodini in bocca e contemporaneamente parlano col cliente. Da brivido. Ma leggete poi come questa immagine plastica con Angela acquista poesia: quei chiodini sotto la suola, per Angela bambina, diventano stelline, così anche i poveri con le scarpe risuolate avevano il loro prato stellato, su cui camminare e sentirsi ricchi e felici…
Ora devo farvi una confidenza. Molti, molti anni fa ho fatto un sogno, non lo ricordo, non so esattamente che ho sognato, ma continua a turbarmi: sognavo di essere nella quarta dimensione.
Non ho intenzione di parlarvi di Fisica quantistica o di stringhe ecc… non ci capisco niente, ma posso dirvi che in fisica, e in particolare nella teoria della relatività, la quarta dimensione è riferita al tempo. La definizione è di Einstein: la quarta dimensione è il tempo. Può essere immaginata come una linea che connette quello che facevamo un minuto fa con quello che stiamo facendo adesso.
Noi, però, non siamo in grado di vederla nella sua totalità perché viviamo nella terza dimensione, quindi il tempo lo vediamo istante per istante senza poter vedere la sua interezza. Noi, esseri tridimensionali, vediamo solo sezioni del nostro io quadridimensionale. In termini ancora più ampi, la quarta dimensione può essere vista come la linea che connette il Big Bang con la fine del nostro universo. 'Il tempo è un fiume che mi trascina, e io sono il tempo; è una tigre che mi sbrana e io sono la tigre; è un fuoco che mi divora e io sono il fuoco' (Borges).  
Il discorso mi riguarda da vicino come artista perché voglio parlarvi molto brevemente di una corrente artistica che conoscete tutti: il Cubismo, che ha come esponenti principali Picasso, Braque, Fernand Léger, di cui tutti avrete visto qualche opera e sono sicura che non vi piacciono, ma questa è stata indubbiamente una corrente rivoluzionaria. Nella pittura cubista gli oggetti sono ripresi da differenti angoli visuali, scomponendo e ricomponendo l’immagine e, quindi, l’osservazione del soggetto introduce un nuovo concetto: il tempo. Ma... nihil sub sole novi… Picasso sosteneva che la pittura egizia usava sistematicamente la regola base del cubismo, rappresentando la figura umana frontalmente - l’occhio e le spalle - e lateralmente il profilo del volto, il fianco e le gambe.
Il libro di Angela ci porta nella quarta dimensione. Con i suoi salti temporali che si intrecciano, si sovrappongono: passato e presente sono su una stessa linea.
E diventiamo così noi i padroni del tempo, il tempo che possiamo rivivere e tornare a far nostro.
Questo libro è come un diamante dalle tante sfaccettature e ciascuno di noi si rispecchia in ciascuna o in molte di esse, e allora il tempo non scorre più in una sola direzione, ma in tante direzioni. Ascoltate cosa scrive la stessa Angela a pag. 344: 'io e Lizia riproponevamo le tue fiabe ed era il momento della magia delle parole. Potenza delle parole e potenza della fantasia. Io mi prendevo la mia piccola rivincita. Scoperta meravigliosa e insostituibile la narrazione: le parole erano iridescenti bolle di sapone che volavano e fluttuavano nell’aria con mille capriole, più divertenti e affascinanti di mille giochi. La mia testa tra le nuvole ritrovava finalmente il suo habitat naturale. La sua dimensione. Il suo appagamento. La sua felicità. E dimenticava ogni limite. Ogni vuoto. Ogni disarmonia. Ogni mortificante realtà.
Ma quel marciapiede era prezioso anche perché proteggeva i nostri segreti d’amore quando con le nostre amiche ci attardavamo ad attraversare la sera con le passeggiate strategiche per sfuggire al vostro orecchio attento e non farvi ascoltare i nostri progetti di fuga e libertà. Che avevano come orizzonte lontano l’angolo dove il marciapiede finiva. Non sapevamo andare oltre'…
Il libro di Angela è ancora come uno scrigno prezioso, o un baule, una cassaforte, in cui Angela ha riposto i nostri ricordi: anche noi facevamo così, anche in casa nostra c’era questa o quella tradizione… e i suoi ricordi d’infanzia (e dell’adolescenza), raccontati con leggerezza e autoironia, ma quanta amarezza nascosta. Il dolore dei bambini non va mai sottovalutato.
La prima Comunione, l’essere mancina, la scuola…
Si potrebbe continuare a lungo ma, a questo punto, meglio leggere il libro!" 
Della splendida serata di mercoledì ho parlato già su face book per ringraziare il presidente dell'Associazione ANEB di Molfetta, prof. Michele Laudadio, che mi ha accolta con grande e sincero calore, introducendo la Presentazione con commossa nostalgia anche dei suoi ricordi personali, riverberati dai miei. E, con lui, ho ringraziato dal profondo del cuore i miei due carissimi amici e relatori, Marco I. de Santis, che mi ha promesso il file del suo illuminante Intervento in tempi brevi, e Marisa Carabellese, di cui ho riportato qui la meravigliosa Relazione. Anche la mia dolcissima amica del cuore, Ada de Judicibus, da me sollecitata, è intervenuta con la delicatezza e la profondità delle sue Riflessioni. E, infine, sono stata davvero felice di salutare, con una pagina divertente del romanzo, i numerosi amici, davvero tanti, che mi hanno fatto corona con il loro affetto e la loro stima, perché il nostro arrivederci fosse gioioso e ricco di speranza in un mondo sempre più triste e di desertificato sentimento, come ormai sono solita dire con una grande pena nel cuore. 
Ma la scrittura, la poesia, l'incontro con gli altri ci arricchiscono sempre e ci aiutano ad avere la forza e la determinazione di fare, nel nostro piccolo, la nostra parte per risvegliare le coscienze ai veri valori della vita e sollecitare i giovani a credere nel futuro, che essi stessi cambieranno in meglio. Basta incontrarsi e ascoltarsi. Come accadeva un tempo di maggiori ristrettezze economiche, ma di più grande respiro sociale e umano.  
                                                                                                                                                Marisa Carabellese

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