giovedì 6 maggio 2021

Maggio: il mese che amo...

 Maggio: il mese che amo
"Era de maggio, e te cadeono 'nzino
A schiocche a schiocche li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria e tutto lu ciardino
Addurava de rose a ciente passe.
Era de maggio - io, no, nun me ne scordo -
'Na canzone contàvemo a ddoie voce:
Cchiù tiempe passa e cchiù me n'allicordo
Fresca era ll'aria e la canzone doce.
E diceva: "Core, core!
Core mio luntano vaie:
Tu me lasse e io conto l'ore
Chi sa quanno turnarraie!"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
Quanno tornano li rose
Si stu sciore torna a maggio
Pure a maggio io stonco ccà".
E sò turnato, e mò, comm'a na vota,
Cantammo nzieme lu mutivo antico;
Passa lu tiempo e lu munno s'avota,
Ma ammore vero, no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, m'annammuraie,
Sì..."
È un canto antico che racchiude un mondo di sentimenti profondo e sincero che più non ci appartiene...
Pure, mi rappresenta.
Nata a fine maggio, e con tutte le caratteristiche zodiacali dei Gemelli, segno dai forti contrasti interiori, amo la lievità dell'aria con i suoi cieli di tanti colori, la volta stellata, la luna, il sole, le nuvole leggere, e la solidità della terra con le sue radici, il verde, i fiori, le rose dei giardini, ma anche i papaveri dei campi...
Soprattutto amo il mare con le sue tempeste imprevedibili e sotterranee e le languide onde che cullano sogni e sirene e un invito suadente a intraprendere il viaggio verso oceani di orizzonti inesplorati. Amo viaggiare, dimentica di ogni mio ieri, col suo fardello di piombo e di piume.
E amo l'Amore, quello eterno che ti riporta a casa in un eterno ritorno del cuore al cuore.
Maggio: mese dedicato a Maria e l"altarino  con le candele accese, il rosario e la fede nel cortile con le voci sommesse dei nonni e i vicini di casa, uniti nella stessa preghiera. 
Ma anche mese delle lotte di classe per rivendicare i diritti dei lavoratori e di quanti in passato non avevano avuto mai voce, in un mondo sempre più laico e legato ai valori solidi della terra, un mondo ancora semplice ed essenziale nei suoi bisogni primari. 
Mese di bianco vestito per la purezza di veli trasparenti e il candore delle bimbe nel giorno della loro Prima Comunione e lo splendore degli abiti delle spose di maggio. Ma anche mese dai colori accesi,  fiammate di passioni ardenti, vissute come "due dozzine di rose scarlatte" (De Benedetti) tra desiderio e avventura da non potersi raccontare se non avvolgendo di Mistero ogni possibile trasgressione.
Maggio, dolcissimo e innamorato. Maggio deluso e rinato, mai scontato, col suo sorriso ragazzino e la creatività a dipingere i muri del cielo perché ci sia sempre un arcobaleno a farci dimenticare le nuvole e risolvere in danza e in canto la pioggia dei giorni grigi.
"Era di maggio", un canto che mi somiglia e mi definisce. 
Per la mia anima eternamente bambina e innamorata perdutamente di Poesia...

lunedì 3 maggio 2021

Lunedì 3 maggio 2021: e rinascono fiori tra desideri e speranze...

 E saprò accarezzare i nuovi fiori/ perché tu m'insegnasti la tenerezza (Pablo Neruda)

Maggio è il mese che amo incondizionatamente per tantissimi motivi che scoprirete nel Retino e nel blog in questi 31 giorni. Il primo? Il nostro giardino è un canto di fiori, profumi, colori: cascate di grappoli di cielo, rose, fresie, margherite bianche e gialle, ranuncoli e tulipani, lavanda e rami azzurri di salvia, fiori stellari a tappezzare di rosso le aiuole, narcisi… il giardino delle meraviglie! E uccellini, tortorelle, gazze ladre, gatte con i gattini, e gatti nullafacenti, api laboriose e calabroni petulanti, le prime lucertoline curiose… e potrei continuare all’infinito. E il giorno comincia con una preghiera di gratitudine per tanta bellezza. Vorrei…

Ecco, vorrei subito tranquillizzare Giulia Basile, la nostra amata Giulia, che si è affrettata a inviarmi un messaggio per fugare ogni dubbio sulle sue parole: Cara Angela, lungi da me esprimere un giudizio o osservazione sulla poesia di Ada De Judicibus, nè di chiunque altro. La mia era una conclusione ad alta voce della lettura di tanti bei versi per dire che la poesia non può essere (secondo me) intesa dalle folle insensibili e sorde ai bisogni dell'anima e dunque la poesia, integra e nuda, si manifesta solo ai veri poeti che la fanno uscire dalla loro anima con tutta la gamma dei sentimenti e dei colori di cui sono capaci. Ti abbraccio e ti dico che sono orgogliosa di averti come amica, perché tu davvero hai un'anima meravigliosa. (Giulia Basile). Mia carissima Giulia, grazie infinite per questa precisazione che sarà sicuramente molto gradita alla nostra Ada De Judicibus. E grazie per le bellissime parole che sempre mi doni. Non sono sicura di meritarmele. Io cerco di essere me stessa con le mie luci e le mie ombre nella consapevolezza, sincera, di donare agli altri molto poco rispetto a quello che ricevo e tu sei testimonianza vivente di quanto stia affermando. Così come lo è Mariateresa, che mi scrive: Cara Angela, dal profondo del mio cuore, immensamente grazie! Di parole e poesia non saremo mai sazi... Ecco altri miei semplici versi, nati dalle tue riflessioni. Un caro abbraccio! “Azzurrando azzurrando”: Si puntina di mare la pupilla/ sguaiata di vertigini/ e svela il segreto di una vela/ che sbadiglia carezze/ sulla fronte dormiente delle onde./ C'è un equilibrio instabile/ in quel mistero/ una ricerca antica che sveglia l'alba/ dalle voragini del tempo e dello spazio/ e con frammenti di luce ricompone il giorno./ Azzurrando azzurrando. (M. Bari). Sono immensamente felice di aver postato già la volta scorsa la pubblicazione di questa splendida poesia, catturata su FB, giocando d’anticipo. E Mariateresa ancora mi scrive: Angela cara ancora tanti preziosissimi doni... per ultimo lo stralcio dal libro di Cristicchi, da me tanto amato! Le sue canzoni rappresentano, a mio parere, un validissimo materiale di studio per i ragazzi. Ed il tuo commento commuove! Grazie! Ti allego i miei ultimi versi con il solito immenso abbraccio. “Neanche un graffio”: Nelle città scarsamente illuminate/ dei pensieri/ intrusi saccheggiano l'aria, illusi/ di depredare sogni, nelle città./ Felpati di astuzia/ feroci e voraci rovistano anime / svuotando i cassetti sui letti attoniti./ Se fossi gatto basterebbe un soffio/ nella notte disfatta/ a difendere l'intimo bottino, / se fossi un gatto./ Ma non ho artigli tra le ciglia/ e i furbi se la svignano/ senza neanche un graffio. M. Bari. Sono d’accordo con te per quanto riguarda le profonde canzoni sociali di Simone Cristicchi. Sarebbe molto utile commentarle in termini educativi con i ragazzi e i giovani proprio nelle varie scuole, con gli insegnanti e i genitori presenti e coinvolti nel processo di formazione delle nuove generazioni. Ma credo che Simone già lo faccia. In seconda battuta: Come non condividere questa tua amara quanto vera poesia, con la potentissima metafora del gatto, i lucidissimi giochi di parole in rima (intrusi-Illusi, a indicare l’astuzia non solo dei felini), le personificazioni ardite (i letti attoniti), e la conclusione dolente di chi ha “ciglia” troppo morbide e tenere per non consentire e agevolare, pur non volendolo, una qualche via di fuga, “senza neanche un graffio”, ai volponi di turno?

Ma oggi siamo a maggio e siamo sommersi da fiori, profumi, colori e il mio retino ha catturato le meravigliose poesie dei desideri con tanti “Vorrei”. Nei versi di Roberta Lipparini, per esempio, presenti nell’Antologia Il Sentimento della Scrittura, da cui vi dissi che saremmo ripartiti. “Vorrei” non compare eppure è lì nell’aria a racchiudere l’intero senso della   poesia di Roberta: Guardarsi dentro/ oltre il velo che ci difende/ Parlarsi con voce nuda/ e parole semplici/ di pane e albicocche/ Condividere il dolore o la meraviglia/ di una bellezza che passa al volo/ sulla coda di una rondine/ che fa nido in una strofa Il “vorrei”, dunque, ci sta tutto e ci rincuora. Come ci rincuora la “voce nuda”, che ha proprio il senso e il significato di “parole semplici ma vere, colme di dolcezza e di poesia”. E questa felice accezione ci vede tutti d’accordo con Giulia e Ada. Viva il confronto, viva la poesia dettata dal cuore, sempre! E non vibra un “vorrei” proprio nei versi di Ada, quando invoca: Porgimi la tua mano, Poesia,/ mia Arianna, porgimi il filo.? Ritengo proprio di sì. O almeno mi piace pensarlo! E un vorrei sottinteso scopro nei versi di Vito de Leo: Al buio/ Il dolore ferisce/ Come il desiderio/incolto. E in Franco Di Gioia, che invoca con tutto sé stesso l’ispirazione poetica per continuare a vivere e a stupirsi della natura e del mondo: Ti prego/ non darmi l’angoscia dell’abbandono./ Ti prego/ dammi ancora spazi di tempo/ pochi semi ho gettato sulla tua terra./ Balsamo all’anima/ mia dolce musa/ non ostinarti col tuo ardente clochard! Lo stesso accade con una dolente poesia di Filippo Mitrani, mio carissimo amico di anni e anni di sintonie in versi. La sua poesia si intitola “Aiuto”: Aiuto Amica/ aiuto/ grande è l’arsura/ e menzognera l’acqua/ fugge accarezzando la collina./ Non so leggere la musica/ rischio di suonare antipoesia:/ che resti pure muta la mia arpa,/ trascrivi tu per me la melodia./Unica/ vivesti gioia allo sbadiglio della tramontana/ col mare livido laggiù/ che a stento tratteneva la sua rabbia.// Del sole l’ombra/ rifugia ipocrisia.// aiuto/adotta tu l’anima mia. E nel suo “Aiuto” tutti i “vorrei” in sospensione tra mare e collina, tra arsura e sete. Tra cominicazione delusa e desiderio di comprensione. Quanti “vorrei” inespressi s’affacciano alla mente e al cuore! Ma poi il retino ha catturato qua e là anche i “vorrei” espressi chiaramente. E non ci sono intuizioni o ipotesi o vaghe interpretazioni! Eccone alcuni. Di Mariateresa “Impluvio”: Vorrei essere la liquidità dell’acqua,/ trasparenza in cui evaporare./ Scolorire in altra forma, in altro stato,/ farmi fiato, respiro, consolazione,/ adattarmi al martello delle ore./ Essere nuvola di pioggia canterina/che cerca un impluvio da dissetare,/ vorrei. Ed è uno spledido verso “adattarmi al martello delle ore”, ma dubito, mia cara poetessa, che riusciresti mai ad “adattarti” al “martello delle ore”. Non è nelle corde dei poeti. È la “pioggia canterina” che ci affascina e ci sollecita a desiderarla sulla nostra pelle con la nuvola in sospensione che sorride alla   nostra anima in volo. E Giovanni Sepe: Vorrei mettere il mio nome sulle tue labbra/ che sia un accidenti o un bacio/ non importa/ che sia abbreviato nel fiato/ o un grido lungo/ poco importa/ Vorrei sulle tue labbra imparare a parlare/ come un neonato in una nuova lingua E questo “vorrei” è materico e spirituale insieme, fisico e metafisico. Quale desiderio più di un bacio in cui ravvisare il sussurro del proprio nome, quale sigillo d’amore dedicato quanto sognato? Tutto il resto non importa. Rimane il desiderio di fermare sulle labbra della persona amata la lingua “nuova”, che azzeri ogni altro linguaggio precedentemente imparato, vissuto concluso. È una nuova alba…

Sorridiamo insieme al nuovo giorno e ai desideri che anche questo maggio, ancora così difficile ma con spiragli di luce, porta con sé.