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giovedì 31 agosto 2023

LA PAROLA ha le sue ali d'infinito

E oggi, prima che agosto si perda nelle brume di settembre, nel vento che fa danzare le foglie e gemere i primi rami spogli di densa malinconia per un’estate che ci abbandona, io desidero sottoporre all’attenzione dei cari lettori del nostro blog una mia recensione all’opera prima di Angelica Grivel Serra, intitolata appunto L’ESTATE DELLA MIA RIVOLUZIONE:

                                                 LA PAROLA ha le sue ali d'infinito

Come tutti i libri che valgono, questo romanzo di Angelica Grivel Serra è un libro senza tempo. Sa di antico e di nuovo e s’affaccia al futuro con gli occhi immensi dell’Autrice, una ragazzina di poco più di vent’anni, nutriti di letture, interessi culturali, umanistici, esami universitari di filosofia coronati da “Magna cum laude”.

Frutto di una educazione familiare molto accurata e attenta ai valori di sempre e ai temi etici attuali, corroborati dagli studi classici materni, e dal rapporto simbiotico e vivificante con una madre onnipresente e discreta, che le offre ascolto e intuisce i desideri, le paure, le insicurezze di una fanciulla in fiore nel percorso della sua prima giovinezza, tanto attesa e non ancora compiutamente abitata. Da lei proviene alla titubante ragazzina un imperativo categorico, che le restituisce una identità forte, volitiva, sicura; un imperativo, “che porto con me sin dall’infanzia, trasmessomi fortemente da mia madre, sarda e ogliastrina, culturalmente prossima a Grazia Deledda, e che nel lessico del mio quotidiano è stato ribattezzato ‘codice delle 4 D’ (…): Determinazione, Disciplina, Decoro, Dignità!”, afferma la stessa Angelica nel discorso che ha tenuto, qualche tempo fa, a Bruxelles, al Parlamento Europeo, per celebrare la grande scrittrice sarda, premio Nobel per la Letteratura 1926.

Il suo libro, dunque, è un romanzo quasi autobiografico, che evidenzia subito la sua “vocazione” (in senso di “chiamata”) alla scrittura. Eccone un breve stralcio:

* Ho insistito sin troppo, tesoro. Lasciatelo dire: alla resa dei conti, è molto meno grave di quanto tu dici. Non so come ciascuno viva la propria adolescenza, ma probabilmente tu hai un modo di essere giovane diverso da quello degli altri. Basta accettarlo* sostiene la madre. (…)

 * Non sono certa di vestirla bene, la giovinezza. Mi sta come quel paio di jeans dal taglio irrimediabilmente sbagliato, che non so perché l’ho acquistato, ma che mi sento costretta a tenere lì, in un recondito angolo dell’armadio, e di cui ho l’obbligo di non sbarazzarmi per il momento, perché ha un’utilità di fondo*, affermano l'Autrice e Luce, la protagonista del romanzo. (…).

Quest’ultimo, perciò, corposo libro d’esordio nel mondo della scrittura, è anche e soprattutto il germoglio che si schiude da una innata signorilità di modi di pensare e di parole, dovuta ad una intelligenza superiore e ad una sensibilità poetica e artistica eccezionale, sin da giovanissima età.

Libro, che già si presenta con un biglietto da visita di tutto rispetto: titolo insolito con scrittura in corsivo, fantasiosa e ricca di sottilissimi svolazzi e ghirigori, su una immagine di copertina catturante che, tra il detto e non detto, allude al mondo intimo già vissuto e ancora tutto da scoprire della protagonista, nel momento particolarmente tumultuoso della vita: l’adolescenza che volge alla giovinezza tra il rifiuto di sé e degli altri e la consapevolezza di essere diversa dai propri coetanei. Più matura e, per questo, più critica, diffidente, infelice.

In realtà, Luce, la protagonista del romanzo, e Angelica, la giovane Autrice, si confrontano continuamente per aggiungere forza a forza, determinazione a determinazione, e superare insieme la inevitabile quanto ingombrante crisi adolescenziale, da cui si liberano alla fine entrambe con una costante, tenace, silenziosa “rivoluzione” estiva.

L’estate è il momento propizio all’“ozio produttivo”, o "creativo" che dir si voglia, venendo in contatto con nuove realtà, col proprio corpo e quello degli altri. In un continuo confronto e ripensamento di sé. Fino al superamento del proprio “IO” nell’accettazione degli altri.

L’estate al mare, infatti, vede altri protagonisti, tra cui Adriana, l’amica ospitante, che contribuirà alla “rivoluzione” e al cambiamento: una trasformazione inevitabile ma sempre difficile all’inizio. Ed ecco un altro stralcio:

* ... Il nuovo giorno trascorre piacevole e senza intoppi, ma a due ore dall’inizio della serata Adriana comincia a manifestare certi sintomi di un’imprudente trepidazione da cui io non vengo contagiata. In certi contesti mi viene l’arduo presentimento di essere io l’adulta della situazione, specie quando sfodero la mia icastica attitudine all’ipercontrollo o al mio essere recalcitrante ad ogni forma di condiscendenza. Adriana mi ribadisce spesso che una persona superficiale potrebbe facilmente scambiarmi per una ragazza fredda; mi capita di crederci, ma in realtà io uso la freddezza solo come opzione difensiva a certi avvicinamenti che trovo vischiosi o nocivi: sembro aver accartocciato in via definitiva l’idea di confidare nelle attese*…

Romanzo di formazione, dunque, vissuto in prima persona con sorprendente lucidità e focalizzazione di sentimenti, legami (tenerissimo quello intrecciato, tra dita d’amore, con la nonna materna, fonte di apprensione e di appagamento pacificato; fonte di tutte le meraviglie che Luce/Angelica possano desiderare, in continuità con la propria madre).

Rifiuti, resistenze, condizionamenti endogeni ed esogeni, scelte ragionate e impulsi del cuore. Ribellioni e sintonie. Ricerca di sé e del sé nella oggettivazione dell’“IO”, sempre pronto a rivendicarsi, sentendosi diverso e incapace di omologazione.  

Ogni attimo, in questo libro, viene sezionato da Luce per essere vissuto nella profondità del suo essere, con tutte le contraddizioni proprie dell’“età ingrata” e della natura umana. Quest’ultima si arricchisce soprattutto della capacità di Angelica di avere uno “sguardo lungo” sull’aspetto doppio delle cose, sulla molteplicità degli infiniti modi di vivere, che prendono forma nel pensiero e si fanno parola: aggettivazione perspicace, punteggiatura accurata, espressioni particolari in tutte le loro innumerevoli modalità linguistiche: ardite, simboliche, metaforiche. Magari, recuperate da un lontano passato. Per ogni persona descritta, ogni volto scrutato, ogni sentimento vissuto: luci e ombre di ogni incontro. Nella sua isola del cuore o in giro per il mondo, per lavoro, essendo Angelica anche una modella e fotomodella affermata.

Inoltre, in ogni suo testo, è evidente la ricchezza interiore di questa giovanissima scrittrice che, con padronanza e sicurezza, traduce le sue esperienze esistenziali e quelle degli altri in parole e queste in immagini, in musica e ritmo, in una visione direi teatrale, filmica, televisiva di ogni vissuto. La sua cifra stilistica, pertanto, è indubbiamente attraversata dalla PAROLA.

È quest’ultima che connota la continua introspezione di Angelica Grivel Serra, “il luogo fantastico della sua ‘rigenerazione’”, per dirla con Marina Zancan.

Angelica appartiene a quella Generazione Z, nata tra la fine del secondo millennio e l’inizio del terzo millennio; una generazione di intelligenza eccezionale e fortemente emotiva, in cui tanta fiducia stiamo riponendo noi delle generazioni precedenti per il rinnovamento di questa nostra umanità alla deriva.

Generazione talentuosa e già padrona della tecnologia digitale, che ha nuove modalità di approccio alla realtà - si pensi alle innumerevoli applicazioni della “realtà aumentata” -; generazione, per alcuni versi, più consapevole e responsabile dei pro e dei contro i nuovi sofisticatissimi strumenti di informazione e comunicazione a livello planetario e interplanetario, ma, per altri, narcotizzata dalla loro dominanza, in una società che non è più in grado di discriminare tra mondo virtuale e quello reale con le gravi conseguenze che sappiamo. Certo, non si può né si deve generalizzare. Sono, però, tanti i giovani che si perdono senza saper dare un senso alla propria vita, tra alcol, droga, violenza gratuita e volgarità di ogni genere.

Per fortuna abbiamo esempi luminosi come quello di Angelica che oso paragonare, senza ombra di dubbio, anche ai Ragazzi “Indaco” e “Cristallo”, che lasciano ben sperare in una nuova spiritualità, fatta di riscoperta del Cristianesimo e di un nuovo Umanesimo. Sono ragazzi dotati anche di straordinaria memoria, sensibilità artistica, sensitività, amore per la Natura, per la Bellezza, per la Vita e per gli Altri.

La “Rivoluzione” di Angelica Grivel Serra è indubbiamente indicativa di tutto questo e di molto altro ancora.

Le sue “ribellioni” positive e propositive sono fatte di espressioni emotive che abbracciano tutte le generazioni durante questo suo viaggio dell’anima in cerca di possibili rive di felicità, munendosi e nutrendosi di ricordi, quasi volesse approdare all’infanzia-adolescenza-prima giovinezza del nostro pianeta, per scoprire il mondo contemporaneo, che non ama, e farselo amico, in mezzo a enormi difficoltà di “adattamento reattivo” alla realtà circostante.

Ma Angelica Grivel Serra ha ali grandi. La connotano una capacità d’amare intensa, ampia e nobile; una straordinaria bellezza fisica; una vivace e fresca acutezza mentale; una grazia che incanta i suoi interlocutori e lettori. E sa come, quando, perché prendere il volo… E non solo con la scrittura.

Concludo con un ultimo stralcio a conferma di quanto detto sin qui:

* Il cuore. Mi balza da lì dov’è, si arresta come risucchiato da una forza impareggiabile, quel tumulto inquietante che somiglia tanto al trotto di mille zoccoli. Sferza il sangue, e il cuore si sospende, al bivio. A questo punto ha solo la gracilità di istanti impercettibili, ma è qui che deve scegliere se librarsi o cadere. Planerà ad alture di sollievo, o invece dovrà abbandonarsi al ruzzolone deluso? (…). E io mi sento ad un tratto sciogliere dentro il tonante richiamo che proviene dagli occhi di Filippo. (…). Adesso quel diaframma si squarcia.

Il cuore vola.*

 

Angelica ha avuto un grande estimatore nell'immenso poeta e fotografo Giovanni Gastel, la cui fama ha livello mondiale non ha bisogno di ulteriori parole. Nel nostro cuore conserviamo la sua eco profonda di Bellezza, Generosità, Bontà, Amore. Da donare soprattutto agli altri.

E, intanto ad Angelica riserviamo il nostro augurio, che sa di apprezzamento e di ammirazione.

Di ali e d’infinito…                                      

                 Angela De Leo

 (Angelica Grivel Serra, L’estate della mia rivoluzione, Mondadori, Milano 2020, prezzo di copertina 18 €)

E ora mi piacerebbe leggere commenti e riflessioni per un incontro tra noi, ricco di nuovi orizzonti a sempre più vasto raggio… in cui ritrovarsi individualmente e insieme. Angela

lunedì 28 agosto 2023

Miei carissimi lettori...

 Miei carissimi lettori, finalmente, dopo circa tre mesi di assenza per motivi di salute (e ringrazio i tantissimi di voi che quotidianamente e affettuosamente mi avete fatto compagnia, incoraggiandomi con un like oppure con bellissime parole), eccoci di nuovo insieme sul nostro blog, in cui abbiamo affrontato tanti argomenti che ci hanno commosso, fatto riflettere, ricordare, dialogare in un confronto schietto e arricchente per tutti.

Oggi si riprende e parto da mia figlia Ombretta Leone, che in queste ore è in Sardegna, in una terra magica e in un luogo incantevole, a presentare il suo libro L’abbondanza del cappero (Casa editrice FOS, Corato-Bari).

Ma prima di partecipare, almeno con il cuore, alla presentazione, desidero fare un po’ la storia di questo libro, partendo da un preambolo molto lontano, che mi piace intitolare così:

L’Orchidea del Mediterraneo e i suoi boccioli tanto simili ai capperi: inno alla bellezza e ai sapori dell’estate

CAPPERO, definito l'Orchidea del Mediterraneo per la sua bellezza ornamentale, appartiene alla famiglia delle Capparidacee, di oltre 250 specie, ma le più comuni in Italia sono due: una ha le spine e si trova soprattutto in Lazio, Toscana, Liguria, Sicilia, Calabria e Puglia, mentre l'altra ne è priva e vegeta in tutte le regioni. Ama i terreni aridi, asciutti e soleggiati. Le radici della pianta di Cappero sono forti e fittonanti e riescono ad infilarsi negli interstizi delle pietre. L'arbusto è perenne... e il fiore spesso lo si intravede nelle crepe dei muri, e il bocciolo, ancora chiuso, è quello che noi conosciamo come cappero. Quando si dischiude ecco sbocciare la splendida orchidea che sollecita il nostro stupore.

Ed ora veniamo a L'Abbondanza del cappero di Ombretta Leone, un libro che rispecchia tutte le caratteristiche appena tracciate di questo fiore/frutto di delicata bellezza e di sapore forte, intenso, amarognolo, ma esaltante tutti gli altri profumi e sapori.

Resistentissimo, dunque, si intrufola tra le pietre dei muretti a secco come inno estivo alla Vita che, di anno in anno, attende la stagione migliore per ridere di verde e violetto: la fragilità del prato a primavera e la forza della concretezza dei cieli che tramontano sul mare. In abbondanza. Lasciando una traccia profonda di Bellezza e Nostalgia, che "ai navicanti intenerisce il core" (Dante, Purgatorio).

Il libro di Ombretta, tutto da scoprire) contiene tutto questo e forse molto altro ancora: Echeggia sonoramente senza essere ridicolo. Parte da esperienze reali senza darci certezze. Vola con la fantasia senza trasformarsi in un musical, genere fortemente amato dall’Autrice. È fatto di leggerezza senza perdersi tra le nuvole. Si riannoda in mille trovate che sintetizzano solo sei fumetti tutti realizzati con la penna magica di Ombretta, che lascia di sé tracce così profonde da proporsi in forma decisamente originale con una scrittura particolarissima e inimitabile, che farà sicuramente storia nel panorama della Letteratura italiana, come già pronosticato dallo scrittore-poeta dell’Università del Texas, nonché critico letterario, Gjeke Marinaj, in una sua dettagliata, attenta, fantastica recensione in inglese.

Sono di parte? Basta leggere il libro per... non pensarlo. Ciascun lettore, infatti, si sentirà "di parte", perché coinvolto in una pioggia di risate senza fine. In attesa di nuovi episodi per poter ridere ancora... Ci scommettiamo?

Intanto, il viaggio de L’Abbondanza del cappero è cominciato sotto i migliori auspici al Salone del Libro di Torino 2023, il giorno 18 maggio, data di inizio della XXXV edizione, con il bellissimo tema ATTRAVERSO LO SPECCHIO.

Naturalmente anche la SECOP edizione è stata presente, come pure l’Associazione FOS edizioni che ha pubblicato, come sappiamo, il libro quale opera prima, in attesa di passare di diritto alla SECOP edizione.

Al Salone, durante l’inaugurazione, è stata mandata in onda una simpaticissima intervista all’Autrice, corredata da un video altrettanto divertente realizzato dalla stessa per valorizzare il cappero in tutte le sue proprietà e virtù.

Poi, un’altra sorpresa con la strabiliante intervista presso Radio Rock di Roma, nel programma "Il bello e la bestia", condotto da Giuliano Leone e Silvia Teti.

E, finalmente la prima presentazione "dal vivo", il 23 giugno alle ore 19, grazie all’invito e alla conduzione del famoso veterinario romano, dr. Fabio Tarsitano, che ha parlato anche degli amici a quattro zampe (e non solo). C’è stato un coro generale di risate del numeroso e attento pubblico. Hanno riso proprio tutti, persino i mici e gli uccellini, vicini di casa e lontani d'udito. Come me che sono stata presente, ancora una volta, solo col cuore tra gli attenti ascoltatori e i passanti per caso…

E il CAPPERO non molla, anzi! Viene infatti invitato da Giuliano Leone, speaker ormai affermato di Radio Rock, insolitamente di domenica in una trasmissione non sua ma affidatagli per l’assenza di altri speaker, verso il pomeriggio-sera, in cui proprio lui, sì lui, Giuliano, “battitore libero in terra straniera” realizza una puntata pazza con le sue sorelle, riproponendo la lettura del  retrocopertina, che qui mi piace riportare tanto è piena d’incanto:

Ehi tu… sì dico a te… a te che hai adesso tra le mani questo libro… e ti starai chiedendo “ma è un libro di ricette?” No non lo è… malgrado le apparenze e il titolo ingannevole che… “dai ci stavi cascando!”, questo libro tra le tue mani, adesso qui e in testé momento è un libro di filosofia… Proprio così… una filosofia di vita dove ti capiterà di leggere episodi che probabilmente ti saranno capitati e ti avranno strappato un sorriso o una risata! E cosa c’è di più bello che ridere o sorridere? Pensa ai muscoli facciali che fanno ginnastica da sé senza dover andare in palestra…
Pensa a quanto il TEMPO della tua giornata ti ringrazierà per avergli regalato secondi di leggerezza e trullallero… Sì perché un sorriso, una risata puoi anche metterli in tasca, incontrare gli amici e condividerli con loro… puoi portarli alla posta o al supermercato mentre fai la fila e puoi pensare: “sti cavoli ho qui con me una risata!”
Puoi anche portarli a dormire con te per farti sognare sogni felici…
Un sorriso e una risata puoi anche incartarli e regalarli a chi nella tua vita ha un posto importante… così importante da fargli dono della parte più bella di te…

E chi non cerca di fare tesoro di queste parole che non hanno solo tintinnanti campane di risate, ma anche e soprattutto il sogno intimo di dare agli altri, soprattutto a chi si vuol bene, aquiloni di sorrisi, nuvolette leggere di veli rosati, carezze dell’anima…

E con tutto questo oro nelle tasche, Ombretta Leone porta, oggi anche in Sardegna, dietro l’invito affettuoso di sua suocera, la straordinaria poetessa Francesca Petrucci, da anni figlia della terra che si veste dell’incantatoazzurromare tra altissimi monti a toccare il cielo fino a confondersi con le stelle, L’abbondanza del cappero, che presenterà questo pomeriggio, con una interlocutrice d’eccezione, la dott.ssa Alessandra Sorcinelli in una location molto suggestiva e fascinosa, come è facile ammirare dalla bella locandina che conclude questo mio percorso sulle tracce di capperi e orchidee mentre questa estate rovente sta per dirci addio, lasciandoci, grazie ad Ombretta, almeno il ricordo delle sue fantasmagoriche, scintillanti risate…

Alla prossima, ancora insieme e ancora con tanti sorrisi…

                                                                                     Angela



giovedì 15 dicembre 2022

Giovedì 15 dicembre 2022: CRIS CHIAPPERINI, UN POETA TRA LE STELLE... (continuazione)

Ed eccoci di nuovo insieme in nome di Cris Chiapperini che voi amici di ultima generazione state appena appena imparando a conoscere. Non così per tantissimi altri della mia generazione, giù o su di lì, che abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e spesso di lavorare insieme, di averlo come amico. Sono profondamente grata a Lino De Venuto che, con il suo commento a quanto scritto ieri su questo nostro blog, ha sancito le mie parole nei riguardi del nostro comune grande amico. Eccole: Grandissimo Cris, la “sua voce” mi ha accompagnato per anni: la sento ancora. E come dimenticare la sua postfazione al libro “I Colori dell’Anima”. Grazie Angela per questo dono!

E Maria Pia Latorre, che ci segue sempre con molto affetto scrive: Bellissima… carta che vince carta che perde, l’orizzonte poetico che si sposta continuamente.

Mariateresa Bari, altra carissima amica sempre presente, lapidariamente ma significativamente commenta: E restiamo incatenati… grazie.

Desidero anche puntualizzare che Lino mi ha riportato alla memoria qualcosa di importante che avevo onestamente dimenticato (i limiti della mia tarda età, purtroppo!): la meravigliosa Postfazione di Cris al suo suggestivo libro su Van Gogh I Colori dell’Anima (edito dalla SECOP Edizioni). Lino ne ha fatto subito un’imperdibile Pezzo teatrale che ancora oggi riceve ovazioni da parte di un pubblico sempre numeroso e sempre religiosamente attento alla sua Arte, al suo Teatro.

Da tutto questo si evince, a mio parere, non solo la grandezza di Cris Chiapperini e di Lino De Venuto, ma anche l’inestimabile valore dell’Amicizia. Quella vera. Immarcescibile. Che va oltre i confini spazio-temporali. E, a questo proposito, mi piace riportare una bella poesia di un altro grande poeta Tahar Ben Jelloun: L’amicizia è un dono/ Assolutamente gratuito/ Sole in ogni tempo/ A qualsiasi latitudine/ È una folgorazione di presenza/ Una prateria tra le mani/ Un saldo legame fraterno/ Senza minimo dubbio/ Senza il sospetto della vipera/ Un corso d’acqua calmo/ Dove le parole e il loro involucro/ Ingoiano il dolore dell’amico.  

Ma scopro proprio oggi sulla pagina FB di Vito de Leo, altro carissimo amico poeta e pittore di grande sensibilità artistica, una poesia di David Maria Turoldo, intitolata “LA BELLEZZA DI QUANDO”, che generosamente Vito ha riportato e che esalta con bellissimi versi il valore dell’amicizia. Eccola: La bellezza di quando la pioggia/ batte sul tetto del cascinale, e tu/ in pace con l’universo:// a ricordare gli amici/ e i tempi andati,/ e le speranze e gli amori/ che ornavano i davanzali!// Poi la gioia del tuono/ a rischiarare i campi/ e tutta la corona dei monti.  

Certo, è bellissimo sentire l’amicizia come “folgorazione di presenza”, come “prateria tra le mani” (Jelloun) "in pace con l'universo/... a ricordare gli amici" (Turoldo), “senza il sospetto della vipera” (Jelloun) che, invece, purtroppo, spesso si annida nel seno dei falsi amici, di quelli che sono ben lieti di pugnalarti alle spalle per loro reconditi motivi, che potrebbero essere anche facilmente individuabili e che si potrebbero riportare almeno in parte alla locuzione latina dell’“Aurea Mediocritas” (Orazio, Ode II, 10, 5), nel senso di evitare di emergere con i propri talenti che non tutti apprezzerebbero come tali con conseguenze facilmente immaginabili… e si possono fare davvero tantissimi esempi. Non ultimo un commento che stamattina è stato postato da Mariella Medea Sivo sulla sua pagina FB e che non lascia dubbi. Mariella è una persona eccezionale per sensibilità etica e amicale, per competenze professionali, per profondi e vasti interessi culturali, che sempre più mette a frutto in attente e dettagliate recensioni e presentazioni di libri, che per stima, apprezzamento e affetto le vengono affidati, riscuotendo sempre più ampi consensi. Mariella, cioè, ha superato sempre più la protettiva soglia dell’aurea mediocritas, attirandosi le ire di qualcuno che non ama applaudirla. Ecco la sua testimonianza che io oso rapinare dalla sua pagina a mo’ di esempio. La carissima Mariella non me ne voglia: Ci sono episodi che cambiano tutto. Irreversibilmente. Che danno una nuova connotazione alle cose, alle persone, svelandole nella loro vera essenza. Che interrompono una magia. La magia dell’amicizia eterna, per esempio.

Credo in un rapporto fra “buoni”, per dirla alla Cicerone maniera: Sed hoc primum sentio - scrive Cicerone -, nisi in bonis amicitiam esse non posse: in primo luogo penso che l'amicizia non possa sussistere se non tra buoni.

Bisogna essere allo stesso livello morale, emotivo perché un rapporto di amicizia autentica sussista, perché si metta in moto quel circolo vizioso teso all’arricchimento ed al miglioramento reciproci. Spesso accade che investiamo in rapporti asimmetrici ed il rapporto prima o poi implode. Distruggendoci.

Considero il tradimento di un amico come l’atto moralmente più grave che un uomo possa commettere nell’arco della sua vita. Il peccato che mai sarà perdonato. Dante colloca i traditori degli amici, dei parenti e dei benefattori nell'abisso più profondo del suo Inferno. A ragion veduta

Come non essere pienamente d’accordo? L’amicizia è (o dovrebbe essere) “sacra” e non c’è niente di più devastante della perdita della fiducia in un amico ritenuto tale. Ritengo che molti di noi si sentano chiamati in causa, tanto è frequente questo orribile tradimento che fa male più di quello di un amore perduto. Per tanti motivi che potremmo analizzare. È, comunque, pur sempre il mio parere. Mi piacerebbe ascoltare anche il vostro. E penso che molti traditori non abbiano contezza del proprio operato, altrimenti si vergognerebbero, ma è nell’umana natura addossare agli altri il proprio malanimo…  

Per nostra fortuna, però, abbiamo anche esempi luminosi di amicizia leale, costi quel che costi, che ci ripaga, ci consola, ci salva. Di Cris e di Lino abbiamo già parlato, ma desidero parlare anche di Filippo Mitrani, mio fraterno amico, devoto di Cris “fino all’ultimo respiro…”. Filippo è anche lui poeta, scrittore e musicista “senza cravatta” come ama definirsi. Ultimamente ha pubblicato con la SECOP Brine, una silloge poetica multimediale e multisensoriale davvero pregevole per versi, sentimenti emozioni che suscita anche con la sua musica. Ebbene, Cris Chiapperini, Angela De Leo e Filippo Mitrani hanno costituito per anni una “triade di amorosi sensi”, un “volersi bene con le ali”.

Niente e nessuno potranno mai vincere l'anima intrisa di azzurro di Filippo con tutta la musica che palpita e vola di incantata Poesia. Eccone una, che è l'esergo dell'intera silloge

                … Azzurro, soltanto azzurro

      concerto ininterrotto d’emozioni

che azzurri ha reinventati arcobaleni

e azzurri tinge spazi e azzurri i tempi.

    Azzurro-azzurro che dilata il sogno

                 e incanta oggi il mio futuro.

 

                                                                 … Sorrido sottovoce al cielo che mi sogna.

                                                                                                        Di esso mi ravvolgo

                                                                                                     e azzurro la speranza.

Anche di Filippo parlerò ancora a lungo se questo “a lungo” mi sarà concesso ancora dal buon Dio!

Per ora vi lascio con un’altra poesia di Cris, inviatami da sua figlia Caterina.

POIESIS 

" Noi siamo fatti della natura dei nostri sogni "

    Chi ha paura di Shakespeare?

I sorridenti, gli innamorati, i poeti, no: loro respirano aria e sentimenti, loro, quando

parlano, suonano: anche bestemmiare per loro è pregare; loro odiano male quando

odiano perché non lo sanno fare, loro molto meglio sanno amare, d'amore sfinire e

magari morire.

 

             I sospiri degli amanti,

i giochi bambini,

le preghiere dei santi,

l'allegria, la melanconia,

i sensi incantati

sono i pani della Poesia.

 

Canta poeta canta, come tu sai cantare, che

" … ci sono più cose in cielo e in terra che non l'intendimento degli umani".

Chi ha paura di Shakespeare?

 

Tu, no!

"Che meravigliosa meraviglia!" è il mio brevissimo commento in risposta d’amore e di sogno a

             quanto detto sin qui! A domani. 

                      Angela


sabato 22 ottobre 2022

Sabato 22 ottobre 2022: i miracoli accadono, basta saperli riconoscere... (continua)

Vorrei continuare a parlare dei miracoli che avvengono nella nostra vita e che il più delle volte non riconosciamo come tali per tantissimi motivi, tutti degni di rispetto, con qualche riserva che, se sarà il caso, andremo ad analizzare. E, intanto, sono contenta dei vostri commenti che vorrei qui riportare per un confronto “ragionato” che ci permetta, forse, di non saperci soli e spaventati di fronte a questi casi inverosimili che pure ci capita di vivere nostro malgrado, con segreto timore ma anche con profonda gratitudine versi quella “Entità Misteriosa” che tutto può. Almeno così credo. 

La mia carissima Roberta Lipparini scrive: mi hai messo i brividiAnna Mininno, sempre molto cara e presente: Incredibile… e, sì, che sa di miracolo (con un cuoricino rosso); Fra LlìIo, profondamente, ti credo e ti ringrazio (con mani in preghiera e rosso cuoricino); Angela Greco AnGreI miracoli accadono e dobbiamo tornare a credere in essi! Grazie (e cuoricino); la straordinaria Rita Bonetti Ritabù si è limitata ad un cuore infiocchettatoMaria Concetta Giorgi, con cui mi sorprendo sempre più in forte sintonia: Continui a scrivere di ciò che in altre forme ho provato anch’io… Intendo quella fede meravigliosaAngela Strippoli, sempre delicatamente vicina al mio cuore, mi conferma la sua presenza con un cuore rosso pulsante.  E per il momento mi fermo qui, facendo delle considerazioni che mi sembra possano accomunare un po’ tutte, Roberta, Anna, Angela G., Francesca, Rita, Maria Concetta, e ancora Angella S., se non in una adesione completa a questi misteriosi accadimenti, sicuramente con una forte suggestione ad ammettere con riserva o ad abbracciare in toto tali possibilità, di cui sentiremmo anche la necessità consolatoria nei momenti bui che, inevitabilmente, attraversiamo.  Ed io già mi sento in compagnia, soprattutto per quella “fede meravigliosa” che difficilmente possiamo affermare a cuor leggero perché non sempre è avvertita come tale dagli atei, dagli agnostici, dai razionalisti ad oltranza, dai materialisti, dagli scettici, e così via. E poi i tanti cuoricini mi confortano, mi danno vicinanza, amore, comprensione…

Altro discorso è il commento molto personale di Mario Sicolo, mio grande grande amico, che mi confessa una notevole apprensione (che ignoravo) per le mie condizioni disastrate: Eccome se li ricordo quei giorni, cara Lina. Furono giorni di trepidazione e dolore, e il pensiero che proprio non si staccava dalle tue condizioni di salute e gli occhi portati al cielo, che non so se fossero preghiere oppure no. Finché, dopo gli interventi, non arrivarono le videochiamate - sospiro di sollievo - per verificare quanto il tuo sorriso fosse sempre d’aurora e le tue parole aureolate di magia… Mio carissimo Mario, mi hai commosso sino alle lacrime con le tue parole così intime, affettuose, poetiche che, se non mi prendesse il timore di peccare di troppa autoreferenzialità, vorrei incorniciare ad una ad una tanto mi ricordano la sconfinata sensibilità poetica di un certo Apulo Scriba di preziosa vicinanza d’anima. Grazie, grazie, grazie! E a te affianco anche Mariateresa Bari che, con le sue profondissime parole, ogni volta, e questa volta ancora di più, mi conforta per totale consonanza di “sentire”: Siamo folli e “poverini” agli occhi degli scettici, ma niente di più bello può accadere a chi crede, nei momenti bui! Grazie, Angela per il tuo dono quotidiano! Un abbraccio ancora più forte (con significativi emoticon che sono luce e amore). Infine, Giulia Basile che mi segue con infinito affetto e grande stima tanto da spingermi ad omettere alcune sue parole iniziali al bellissimo commento che mi ha scritto sul blog e che è un formidabile invito a riflettere su quanto ci possa accadere di straordinario senza sentire in sé una piena accettazione, ma una sottile luminosa propensione ad accettarlo, a farlo nostro per la misteriosa vicinanza a chi abbiamo perso alla vista ma non agli occhi dell’anima sempre attenti a farsene dono nel sogni e nei ricordi vividissimi da sfiorare il vero:  Carissima, il tuo racconto rispecchia quello che tu sei per me(…). Rispetto quello che dici di aver provato e credo anch'io che, per tutti noi ci sia un qualche protettore che, all'improvviso e quando meno te l'aspetti, intervenga in qualche modo, direttamente o per interposta persona, per aiutarci e salvarci. E accade sempre in forme e modalità diverse, e ogni volta sconvolge le mie certezze, e ogni volta mi riporta alla necessità di una fede religiosa, che chiude i vuoti intorno a noi e mi riporta alla bambina di 8 anni, che ero, mentre accompagnavo ogni mattina mia nonna, piccola e curva, alla Messa mattutina (e poi correvo a Scuola leggera) come fossi stata il suo bastone, invece del contrario. L'ho persa quando di anni ne avevo 18, ma so e sento che qualche volta io e lei giochiamo a rimpiattino. Un abbraccio. Che meravigliosa emozione la conclusione altamente poetica che Giulia mi ha donato e che io dono a quanti mi leggono con costanza e affetto: “ma so e sento che qualche volta io e lei giochiamo a rimpiattino”. Quale testimonianza più vicina al mio cuore? E allora, “rincuorata” da questa “corrispondenza di amorosi sensi” riprendo il racconto dei prodigi di cui è costellata la mia, la nostra vita. E penso di non poter prescindere da quelli che mi hanno sempre stupita e salvata. Dunque, <Altri mesi di allettamento, di sofferenze inaudite, di fisioterapia. Altri angeli custodi a prendersi cura di me anche in altre strutture private di riabilitazione, fino al mio ritorno a casa. In piena pandemia. Il mio ritorno il 19 maggio, giorno in cui tanti mesi prima avevo rischiato di perdere la vita. E, se ottobre era il mese degli Angeli Custodi, maggio era il mese di Maria, a cui da bambina, con i nonni e mia sorella maggiore, affidate dai nostri genitori lontani alle loro cure, dedicavamo altarino, candele e preghiere e canti con tutto il vicinato a farci corona. Ma questa è tutta un’altra storia di devozione e incanto…

In verità, i miracoli hanno attraversato la mia vita sin dalla nascita. Dovrei scrivere un trattato. E sempre sono accaduti in modo tale da non poter pensare semplicemente al caso, ma a “segni” indiscutibili di una protezione particolare del Cielo, probabilmente perché sono nata, come ciascuno di noi, per una missione da compiere durante la nostra esistenza terrena, in base ai “talenti” che ci vengono elargiti dal buon Dio per un Suo disegno divino che a noi sfugge. A me e a tanti di noi, che ci ritroviamo in questa pagina, ha dato il dono meraviglioso della scrittura. Per giungere al cuore degli altri e farmi/ci testimone/i della Sua Esistenza, Grandezza, Bontà, Perfezione.  Non in termini filosofici, non in termini scientifici, ma semplicemente attraverso la poesia e il suo misterioso potere di addolcire i cuori. E, oggi più di sempre, ne abbiamo estremo bisogno. E, a rischio di ripetermi ancora e ancora, ribadisco con voce sempre più forte e dolente che stiamo vivendo giorni bui e notti insonni per la terribile guerra fratricida, improvvisa e devastante, in atto tra Russia e Ucraina; guerra, che sta seminando dolore e lutti con la morte di molti bambini innocenti, di donne disperate e sole, di anziani inermi, di uomini decisi a combattere, oltre ogni possibile ragione di offesa e invasione contro un popolo determinato a resistere, per difendere la propria terra, la propria memoria storica, la propria libertà. Certo, ci possono essere letture diverse da questa, ma è incontrovertibile che sempre più stiamo correndo il rischio di distruggere il nostro Pianeta e la nostra Umanità. E non è più tempo di analizzare torti e ragioni, come ho già detto. Motivazioni storiche e spiegazioni teoriche dei grandi soloni che giustificano il ricorso alle armi per giungere “miracolosamente” alla pace. Non è più tempo di ignavia e indifferenza (“non ci riguarda”). È tempo di urlare: “NO ALLE ARMI”, “NO ALLA GUERRA”, “NO AGLI INTERESSI ECONOMICI E AL LORO INDISCRIMANATO E AVVILENTE POTERE”. SONO TUTTI DELITTI CONTRO LA NOSTRA UMANITA’ ALLA DERIVA.

Sappiamo quanto si stia prodigando Papa Francesco, con fermezza e coraggio, perché si cessino le ostilità e si depongano le armi: “In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro”, bisogna “far cessare l’inaccettabile aggressione armata”, che sta riducendo “le città a cimiteri” (13 marzo 2022).

Come stanno facendo tutti i GRANDI della terra, che a tutt’oggi sembrano impotenti ad arginare atrocità e follia; ad assicurare corridoi umanitari per mettere in salvo tanti nostri fratelli che vivono nella paura e nel terrore di nuove morti e nuovo sangue a scorrere lungo i confini della loro terra martoriata. Inefficaci persino le sanzioni contro l’invasore, le soluzioni pacifiche ipotizzate. La distruzione continua e Dio non voglia che si giunga alla terza guerra mondiale, con armi nucleari e non solo.

Per non parlare del materialismo imperante, del nichilismo devastante soprattutto tra i giovani, della violenza gratuita, della droga facile, dell’alcolismo che uccide, dell’arroganza e dell’indifferenza imparentate in un contrasto di comportamenti distruttivi a nostra insaputa. Della conseguente solitudine e della desertificazione del cuore; del suicidio sempre più frequente anche tra i giovanissimi.

È a tutto questo che penso oggi. E penso che la poesia possa essere ancora un’àncora di salvezza per il futuro che ci minaccia e ci spaventa. “Ma Dio dov’è in tutto questo” è l’interrogativo ricorrente sulla bocca dei più. E penso che Dio non c’entri mai nei massacri voluti dalla sete di potere e di denaro di noi uomini. Penso che Lui pianga con noi per la sconfitta del Suo Sogno di farci a “Sua immagine e somiglianza”. Di qui, forse, l’origine dei miracoli: per compensazione e risarcimento? Penso, comunque, che avvengano e riguardino prima o poi tutti noi, ma che occorra saperli riconoscere, come sempre dico, con umiltà e riconoscenza perché nulla avviene per caso. Tutto ha un senso, un significato, un perché, che la nostra umana intelligenza non riesce a penetrare. Vorrei dire tanto altro su questo argomento così delicato e profondo come l’abisso degli oceani e l’immensità di tutti i cieli, oggi sempre più “carichi di nuove luminosissime stelle” (come scienza e fede vanno dimostrando), ma già mi sono azzardata a raccontare l’inverosimile, l’incredibile, l’opinabile. E potrei legittimare altri dubbi sulla mia sanità mentale, oltre quel pizzico di legittima follia che mi riconosco e in cui mi piace riconoscermi anche a ottant'anni "suonati". Mi piacerebbe, però, soprattutto ricevere ancora il vostro parere. Non desidero convincere nessuno, solo avere una possibilità di confronto. Grazie infinite a tutti. Alla prossima (continua).

sabato 1 ottobre 2022

Sabato 1° ottobre 2022: una serata magica da ricordare… (continua)

E riprendo a ri-cordare, a riportare al cuore (come direbbe Mario) quanto vissuto giovedì sera coralmente, felicemente, fra emozioni e commozioni difficili da contenere nella coppa delle mani di tenerezza e gratitudine sotto forma di preghiera. E desidero riportarmi ai collegamenti con Mattia, Roberta, Ginevra, Maria Pia che hanno scelto e recitato alcune mie poesie più recenti che hanno sentito più vicine alle loro “corde”, cioè più confacenti al loro “sentimento” della scrittura, sorprendendomi, ma non molto, per la vicinanza profonda delle nostre anime poetiche. Vicinanza riproposta, con nuovi temi e nuove emozioni condivise, dalle splendide letture di Annalisa Mercurio, sapiente “raccordatrice” di tutti noi durante tutta la serata, e della carissima Francesca Morelli, sempre attenta agli eventi che mi/ci coinvolgono. Ma innanzitutto avverto l’urgenza di ringraziare Mattia per aver trovato il tempo da dedicarmi, nelle molteplici attività in cui è impegnato senza tregua oggi più che mai. Un atto di grande amicizia e affetto da parte sua. E che dire di Roberta, fragile e titanica creatura, sempre dimidiata tra la poesia che le urge dentro, e la paura che l’attanaglia di non farcela, di non essere all’altezza, di non reggere all’emozione che ogni parola da dire, da leggere le procura? Solo un atto di grande amore il suo. Amore puro. A cui mi inchino con grande ammirazione e infinita tenerezza per il suo coraggio tra le sue mille fragilità. A Ginevra devo precisare che mi ha donato la gioia immensa della sorpresa, un dono inestimabile che apprezzo infinitamente perché fa parte della “magia” dell’impensabile che si avvera e sconvolge lo scontato, il quotidiano. E scopro che è madre che s’intenerisce alle mie parole di madre e di nonna, perché riguardano la sacralità della vita e della oblatività del sentimento materno, pulsante nel cuore per sempre. Grazissime, cara amica mia di penna e d’anima. e, infine, come non riportare l’attenzione sulla poesia scelta e sapientemente commentata da Maria Pia? Penso, a questo punto, che sia opportuno riflettere insieme su alcune sconcertanti verità di questo nostro tempo alla deriva. Per questo la ripropongo qui per chi voglia, leggendola, scrivere un commento, una riflessione, o suggerire qualche possibilità di soluzione nel nostro piccolo e con i mezzi che sappiamo adoperare o ci siano concessi, per competenza, per conoscenza o semplicemente per amore delle nuove generazioni, a cui stiamo lasciando una triste eredità:

Ci sarà mai un’alba giusta,

la legge che sovrasti piccoli intrighi

o dispiegate ali di falchi predatori,

e difenda i lenti passi di carni stracciate

verso il campo di grano riscoperto,

e la fatica del pane condiviso?

Ci sarà il canto dell’allodola

accanto alla sinfonia dell’usignolo

a benedire insieme l’universo

dei suoni e delle melodie

dei mattini di sole e l’ombra delle sere?

Non più la tristezza dei bimbi falciati

ancora e ancora sulla terra di nessuno

e un solo grido d’orrore levato al cielo?

Ci sarà un coro di guerrieri d’amore

a rivendicare, per tutti gli uomini inermi

e soli e poveri e diversi e mai estranei e mai

stranieri e mai ignorati umiliati offesi feriti

calpestati, il nome il tetto il sogno la dignità?

Su questo suolo livido d’inganni

germoglieranno fiori tra l’erbe ferite?

Proteggeranno intrecci di mani le siepi

dischiuse su confini di libertà e conoscenza?

Oltre le domande e la retorica d’ogni risposta

ho nell’anima una sola preghiera:

oh Signore di tutte le fedi, solo Tu puoi,

tra campane a festa e luminarie diffuse,

ridonare la perduta umanità all’uomo

e

sorridere al sorriso d’ogni bambino

fiorito sul cuore rappacificato del pianeta.

 

(Ci sarà, ne sono certa, la nostra prima zolla.

Accenderemo di stelle solchi di pianto

e trionfo di luce saranno giustizia e verità).

Mai scelta fu più appropriata, mia carissima Maria Pia, e tu ne hai evidenziato le piaghe/pieghe del nostro cuore lacerato e sempre più spesso inerme di fronte a tanta violenza. E a tanta indifferenza, che a volte può essere peggiore della violenza stessa, e persino dell’egoismo o della pavidità. E lo hai fatto con un commento che vale molto di più della mia stessa poesia. Grazie infinite.

Peccato che la mia disabilità non abbia permesso a tutti i presenti di godere pienamente dei collegamenti con i vostri volti, le vostre voci, le vostre emozioni. Io, inamovibile, purtroppo, ho messo a dura prova soprattutto il regista. Confesso di aver provato parecchio disagio e molta amarezza. È doveroso, pertanto, ringraziare mille volte il regista Vincenzo Bari, fratello di Mariateresa, e quanti si sono prodigati per rendere meno gravosa ogni mia esigenza, rassicurandomi e facendo l’impossibile per conciliare ogni cosa nella maniera più confortevole possibile.

Grazie anche a Dina Ferorelli che, presa dall’emozione della serata, ha scritto per me estemporaneamente un “fuori programma” che vale la pena di leggere. Sono bellissimi versi scritti col cuore e dedicatimi con il grande affetto che ci lega dopo anni e anni di lavoro di penna insieme e di grande immarcescibile Amicizia. Eccoli:

Rose di poesia impresse sul cuore

veleggiano

nella circonferenza del mondo

sei il seme che si fa

pianta albero fiore vita

 

E sei immensità poesia

amore di madre

donna oceano di versi

in fragile equilibrio

dove le tue ali si librano come aquila

più in alto si ogni pensiero

più in alto del silenzio infinito

Arcobaleno di Poesia

Altro “fuori programma” meraviglioso: la venuta alla serata della amatissima Paola Tidona, mia alunna tanti anni fa nella scuola Mastromatteo di Palo ed ora giovane, preparatissima ed empatica docente dalla straordinaria sensibilità poetica e non solo. Come ogni volta accade lei, timida, discreta, dolcissima, mi raggiunge con splendidi doni. Giovedì aveva tra le mani una confezione, vera e propria opera d’arte (immortalata anche in alcune foto della serata), in cui solo oggi, dopo due giorni di giacenza in macchina, ho trovato un dono prezioso: una rosa blu, trattata non so come ma viva e vera, in una scatola trasparente con tante minuscole sfere di cristallo posate sul fondo. Una meraviglia. Altra magia che accompagnerà i miei giorni blu di dolce malinconia, dimensione che appartiene a entrambe. Ti abbraccio forte forte. Mia tenerezza che si rinnova ad ogni raro incontro, ma quotidianamente a me vicina. Ma per me è stata anche una grande sorpresa la venuta da terra straniera, ma sempre italiana, di Luca Crastolla, poeta a tutto tondo e simpaticissimo amico.  

La serata si è dipanata, prima ancora del mio emozionante incontro con Paola, con molti altri “momenti magici”, come quello vissuto durante la lettura di una mia poesia, dedicata a Daniela, la più giovane dei miei figli, da parte di Mariateresa con appassionata e tremante partecipazione. Poi, però, il mio lunghissimo intervento, dopo quello dirompente e fortemente catturante di Mario, ha reso impossibile quanto programmato con meticolosa cura. Ma, nonostante tutto, Mariateresa, Annalisa e Francesca hanno con eleganza accorciato i loro interventi, modificato la scaletta e dato un ultimo brivido all’attento e coinvolto pubblico: stupenda la canzone “Felicità” di Lucio Dalla e Mauro Malavasi, da me tanto amata e molto spesso cantata. Altra magia per il mio orecchio e il mio cuore.

Mariateresa, infine, ha concluso ancora con alcune mie parole, cercate davvero con grande amore:

L’amore è l’‘attenzione’ che trema per l’altro. L’amore non giudica. Ha solo paura che l’amico possa correre il rischio di cadere. È ansia per la sorte della persona cara, che osa il volo non a tutti consentito. È l’amore che ‘si prende cura dell’altro’ e lo fa sentire compreso, protetto, amato. Sicuro, nonostante le proprie fragilità”.                                               

E le note struggenti di “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi hanno riempito la sala impedendomi, per la commozione, di ringraziare le amiche e gli amici presenti, altrettanto commossi, come avrei voluto. Lo faccio ora con un abbraccio grande quanto tutto l’azzurro dei mari dei cieli degli oceani della POESIA che ci abita dentro. GRAZIEEEEEEEEEEE. Angela-Lina

martedì 13 settembre 2022

Martedì 13 settembre 2022: un anno e mezzo fa il volo di Giovanni Gastel tra le stelle...

Qualche anno fa, c’è stato il mio primo incontro con Angelica Grivel Serra con i suoi occhi di LUNA, immensi e con uno sguardo verso orizzonti lontani, in una foto in bianco-nero scattata dal GRANDE Giovanni Gastel e da lui postata sulla sua Pagina FB. Rimasi affascinata da quel visetto dolcissimo e quegli occhi da cerbiatta e gli orizzonti immaginati e in fuga oltre… Scrissi immediatamente un commento che piacque al suo Autore. Anche Angelica mi sorprese subito dopo per il suo ringraziamento pieno di garbo e di calore. Poi, più nulla. Ma quella ragazzina con occhi di luna e lo sguardo lontano mi rimase nel cuore. Poi, sono accadute tante cose sull’orizzonte non sempre sereno delle nostre vite. Il mio franare in un battito di ciglia a Belgrado e sette lunghi mesi di degenza in vari ospedali, dopo vari interventi che mi hanno restituito alla vita, ma anche a una disabilità sempre più gravosa; la pandemia da coronavirus e la segregazione in casa per vari mesi e a più riprese; i successi sempre più eclatanti di Mostre e interviste televisive del Fotografo più glamour del mondo e i successi della sua amata figlioccia Angelica. Infine la terribile notizia, il 13 marzo 2021, del volo tra le stelle del nostro comune amico Giò. Molto più tardi contattai, però, Angelica per commemorare, insieme Giovanni Gastel a un anno dal suo improvviso lasciarci. Eravamo entrambe d’accordo, vinte entrambe da una grande emozione. Poi, però, per alcuni inevitabili impedimenti, abbiamo dovuto rimandare l’incontro via web a tempi da destinarsi. E, intanto, sono sopravvenute nuove cause di rinvio per una guerra improvvisa che sta portando nuovi macigni sul cuore, oltre alle sofferenze ancora in atto per il Covid 19, crudele e devastante di questi ultimi tre anni. Noi, però, abbiamo continuato a parlarci, conoscendoci sempre più e superando persino i limiti della riservatezza e della asimmetria della nostra età. È stato molto interessante questo fitto dialogo quasi quotidiano tra noi, anche per cercare nuove possibilità di incontro, magari “in presenza” piuttosto che online, per ricordare con grande affetto e sconfinata ammirazione l’immenso Giò, sempre presente nel cuore di quanti lo hanno conosciuto e amato.

E oggi, 13 settembre 2022, dopo un anno e mezzo di infinito rimpianto e infinita nostalgia, dopo il suo andare via in silenzio come un umile viandante, siamo ancora insieme, io e Angelica, questa fanciulla in fiore davvero geniale e talentuosa, oltre che bellissima, a ricordarlo, come è giusto che sia. E lo ricordiamo insieme con alcune sue poesie, colme di dolcezza e di malinconia, che io ho definito “poesie del commiato”. Sono poesie che rivelano soprattutto il suo desiderio di pace dentro. Con una scrittura narrativa elegante, solo apparentemente semplice, ma sicuramente sincera e immediata. Con versi molto profondi e densi di significato (versi logofanici), in ogni accenno di cielo e di abisso a sfiorare l’anima. Abisso da cui Giovanni risorgeva continuamente con la caparbia volontà di essere Amore per dare e ricevere amore all’ombra della sua mai spenta necessità di donarsi agli altri nella speranza di essere riamato in ugual misura.

“Amici dolcissimi”

Amici dolcissimi

non è d’acqua la vostra trasparenza

non di luce che passa tra le foglie

non di gelida neve immacolata.

La vostra è trasparenza d’amore

carico di attenta paura

per me

per la mia disordinata vita

simile a quella di chi cammina sul filo

e a quel filo affida

senza apparente motivo

il suo incerto destino.

(Filicudi 2019)

L’aggettivo “dolcissimi” del vocativo “Amici” del primo verso racchiude tutta la tenerezza di un signore che ha fatto dell’amicizia un nodo d’amore forte e sincero. Non a caso, nel secondo verso parla di “trasparenza”, facendo riferimento all’acqua di una “società liquida” (Zygmunt Bauman), che diluisce sentimenti e li dilava, facendoli scolorire fino a perderli del tutto. Neppure la “luce” era trasparenza d’affetto degli amici né la “gelida neve immacolata”: la prima si sarebbe potuta spegnere negli anfratti ombrosi di foglie che pure ancora verdeggiano in sua assenza tra alberi lussureggianti del Parco di Villa Erba; la seconda si sarebbe potuta sciogliere prima di raggiungere il cuore. Solo l’amore compie il miracolo della verità. L’amore che era, per lui, l’“attenta paura” degli amici per la sua incolumità perché, essendo egli un Artista a tutto tondo e appassionato amante della Poesia, aveva scelto suo malgrado di vivere da funambolo sui precipizi del mondo e della quotidianità. L’amore è l’“attenzione” che trema per l’altro. L’amore non giudica. Ha solo paura che l’amico possa correre il rischio di cadere. È ansia per la sorte della persona cara, che osa il volo non a tutti consentito. È l’amore che “si prende cura dell’altro” e lo fa sentire compreso, protetto, amato. Sicuro, nonostante le proprie fragilità… oltre il proprio coraggio.

Grazie, Giovanni, per questa splendida poesia dedicata agli amici sinceri… e tu ne hai avuti davvero tanti. Ti era estranea la falsa adulazione spesso strumentale alla propria affermazione grazie al tuo nome, al tuo prestigio… non sapevi riconoscerla tanto volavi alto. Chi vola troppo alto difficilmente si accorge delle miserie umane. E, quando si accorge suo malgrado del precipizio, rimane attonito e spaventato come uno dei tuoi angeli in caduta libera e in preda a grande smarrimento, a doloroso senso di irrimediabile sconfitta. Ma la Poesia, per fortuna, come portentoso unguento, tutto risana.

E sull’amore, dato/ricevuto ecco un’altra testimonianza:

Così

nel silenzio

parlo d’amore con il mio ricordo.

Ma è difficile distinguere i dettagli

nella nebbia dell’anima.

Sono sorrisi e risa e baci

e corpi donati e poi abbandonati

che si alternano

a formare un grumo i sentimenti indistinti.

Ma questo è il cuore della nostra vita.

Caotico come le scatole dei bambini piene di giochi.

Resta con noi

amore

unico balsamo

che possa ancora dare senso al nostro cammino.

Milano 2020

Negli ultimi due anni, però, e soprattutto nel 2020, sempre più si avvertiva nei suoi componimenti poetici una sorta di testamento, un messaggio da lasciare ai suoi cari, agli amici, ai lettori:

Avrei dovuto parlarvi solo d’amore

come i cantanti di un tempo

e certo ora sarei meglio di quello che sono.

Così stanco sapete e come svuotato.

 

Ci vorrebbe una buona notizia

di quelle che fanno esplodere nel cuore la gioia.

 

Invece sono messaggi tristi da fuori e da dentro di noi.

Il tempo, le malattie, la morte altrui

percepite ormai con il distacco di un bollettino di guerra

mentre tu ancora sopravvivi

nella tua sempre più piccola trincea.

 

E guardi la televisione

mangi

poi a letto

col sonnifero che ti riporterà nel vuoto nero

fino al nuovo giorno.

 

Ma domani reinventerò un mondo puro

di bellezza e perfezione

in cui vivo solo.

Milano 2020

Sembra apparentemente un accorato messaggio di sconfitta, ma nella terzina conclusiva ecco rinascere in lui la speranza nella sua capacità creativa che annulla tutta la stanchezza del disincanto per farlo immergere nel suo sognato e agognato mondo di “bellezza e perfezione”.

E bellezza e perfezione scopriva nel miracolo compiuto dalla forzata “clausura” del mondo in seguito alla pandemia del Coronavirus, che stava già falcidiando una parte ingente di esseri umani inermi, sorpresi, sconcertati, impauriti, impreparati alla nuova “peste” del terzo millennio: la natura, purificata dall’assenza nefasta dell’uomo, si stava prendendo la rivincita sulla sconsiderata sua azione distruttiva e autodistruttiva.

C’è un tempo per tacere

per lasciare che le cose accadano.

E noi a guardarle

con la fissità assente delle statue.

C’è un abbraccio che non possiamo pretendere

ma solo sperare che arrivi.

Tutta questa azione è una lettura del mondo

su cui dovremo prima o poi ragionare nel profondo

come frati votati al silenzio.

È bastato un mese senza la nostra disordinata arroganza

E la natura ha portato i delfini a danzare a Venezia.

Milano 2020

E l’esultanza per quella “danza” dei delfini a Venezia, vista con i suoi occhi di fotografo e cantata con la sua penna di poeta, lo aveva accompagnato con una insolita speranza fino all’estate, nella sua Filicudi, tempo e luogo di respiro calmo e di poesie, non senza un pizzico di amarezza per il mondo lasciato alle spalle ma ancora fortemente avvertito nelle sue carni “inquiete e svuotate” che gli chiedevano di scoprire “l’errore”, da cui tutto aveva avuto origine nella sua vita di “sognatore” di sofferta sensibilità e di intima solitudine:

Giorni e notti.

Cosa resterà della nostra storia?

Qualche foto

una stropicciata lettera

troppe volte riletta.

 

Ha assorbito l’inverno questo cielo

e di nuovo io porto nell’estate

la mia fragile vita di parole.

 

Tutto è immobile

tranne il ricordo che si fa reale.

Altri giorni e notti

svuotato e inquieto

cercando l’errore che ha fatto di me quello che sono.

Fragile e combattivo

In questa mia inconciliabile ferita anima.

25 aprile 2020

E ancora, in tempi più recenti:

Come un cane sbandato

in cerca di pace

ho girato il mondo.

Molti cuori

hanno accompagnato

a tratti il mio cammino.

Quasi questa malinconia

fosse una calamita

e i miei occhi uno specchio

in cui ritrovarsi.

Non ho molto da lasciarvi

amici cari

qualche fotografia

qualche poesia…

L’eredità di un sognatore

cascato in un mondo che fatica a capire.

Milano 2020

E un presagio di morte imminente lo ha accompagnato fino al giorno 13 marzo 2021.

Ma noi, caro Giò, non vogliamo arrenderci al pensiero della tua assenza. Con me e Angelica e Caterina e Giulia e Delia e Michele e… e… e… quanti (tantissimi nel mondo intero) continuano ad amarti. Ed ecco il nostro pensiero per te in questo giorno di tristezza e rimpianto:

Carissimo Giovanni, un anno e mezzo fa in silenzio e con la sola carezza del buon Dio a guidarti per mano sei volato nella Luce, lasciando sulla terra la scia luminosa del tuo passaggio intenso e ricco di mille vite almeno. E oggi con la forza ardente della tua immensa creatività illumini i nostri giorni vuoti della tua presenza fisica, colmandoli di tutti i doni che hai lasciato in chi ha avuto il privilegio di conoscerti, incontrarti, viverti accanto.

Le tue inimitabili foto, le tue meravigliose poesie, in cui la tua anima bella vibra di dolce malinconia e rara sincerità, le innumerevoli opere realizzate con geniali dita d'Artista sono qui con noi e vivranno per sempre rendendoti immortale. E sei presente soprattutto con tutto l'Amore che hai donato a piene mani a tutti con generosità, altruismo, umiltà e coraggio in questo nostro mondo opaco, triste, impaurito. Rimani Faro luminoso in tutto l'azzurro che ti appartiene. Ma, nella notte di questi giorni bui, accendi per noi e soprattutto per i tuoi cari tutte le stelle con mani di tenerezza. Oltre le nostre mani in preghiera... 

E zio Giò, l’immenso zio Giò, dall’alto sorride compiaciuto alla sua “nipotina del cuore”. E a quanti, come noi, continueranno a sentirlo dentro come Luce e Speranza. Come Amore. Angela 

martedì 6 settembre 2022

Martedì 6 settembre: l'autunno incombe sui miei PASSI di foglie arse di sole...

Pian piano i miei PASSI inventati percorrono questo settembre che va regalando nuvole e squarci d’azzurro, piogge improvvise e brontolii di temporali che il vento allontana, avvicina in un lampo, e tuoni, lampi, fulmini e grandine a spezzare rami nel giardino che mi attraversa gli occhi oltre la vetrata, la casa. Eh meraviglia! È esploso di rosso l’ibiscus, dono mai dimenticato di un’amica andata un po’ più lontano di qui, a portarmi allegria. E tutto rinasce anche nella stagione che porta a compimento le cose e piante e animali vanno in letargo tra i sempreverdi ulivi e l’abete svettante e il cipresso che fora il cielo e prega per assenze sempre presenti, a ricordarci che nessuno muore del tutto.

Anche io mi lego a doppia mandata alle parole che sanno d’autunno, ma sognano già foglioline appena nate che agevoli renderanno i miei PASSI d’erba…

 Il sole tempestoso

 Il sole tempestoso d’autunno

ha ruggito di leone

e cuore di miele

ad addolcire gli affanni

degli uomini,

tra foglie che cadono

in silenzioso pianto.

Esplode in un cielo di sangue

che non sa capire la tenerezza

l’amore.

E lapilli di odio e violenza

quasi magma

al centro della terra

distruggono alberi e case

e un sogno bambino che mai diverrà.

Volano uccelli migratori

incontro a un’alba di giorni lontani

quando era ancora atteso

il miracolo della vita…

 

Passi d’autunno

Caduto è il vento

- che non si è fatto male -

Ripescato il mare

in un delirio d’azzurro

oltre la collina smerigliata

di sole stanco di lottare

con nuvole leggere e passi

d’autunno.

L’abete è un fremitare d’ali:

capini, code, ripicchi familiari

di voli di appena tentata libertà.

Brevi voli tra i rami:

i piccoli non sanno andare

lontano.

Simile è il mio desiderio di cielo

infilzato al primo palo della luce

(domani oserò raggiungere il secondo…).

 

Cielo grigio di novembre

Cielo grigio sui rami di novembre

tormentati dal vento

e una pioggia di solitudine mi assale

- la solitudine si deve fuggire

si deve fuggire,

sol con le compagne

si può gioire,

sol con le compagne

si può gioire…

Cerco una bimba

che sappia cantare

che sappia cantare.

Cerco una bimba

che sappia danzar… -

Mi torna in cuore

l’antico canto di noi

bambine

a vincere solitudine

e malinconia.

A far vincere ingenuità

e allegria.

E comincio a cantare       piano

mentre danzo danzo       danzo

sul verde prato

     assolato

che “nel pensier mi fingo”…

         (e sono salva…)

 

Petali di sole

Lacrimano petali di sole

in un presagio d’inverno

che presto

questo autunno dorato

cancellerà.

(S’ammucchiano foglie

gialle in un tepore di rosso

dolore quasi di pianto

ai bordi dell’ignaro giardino)

 

Dicembre e il suo gelo

Mi sorprende l’alba

Con un tappeto di nuvole

Che sfilacciano il cielo

La lampada di Aladino

Il tappeto volante

Alì Babà e i sette ladroni

Danzano tra i miei occhi

Insonnoliti

D’improvviso

Una stella cometa

Fora il tappeto attraversa

Il mio cielo di gabbiani smarriti

E si porta ladroni e Aladino

Lasciandomi nello stupore

Della lampada accesa

Su tutte le stelle da afferrare

E i sogni da inventare

Per riscaldarmi ai fiocchi

Soffici di neve

(teneri ricordi nel silenzio

 dell’inverno che è già realtà

 ma non mi vince

 testarda io in coraggiosa attesa

del prossimo filo d’erba…)

Chiudo così con i miei PASSI d’autunno, in una inevitabile alternanza di sofferenza e gioia, metafora e sintesi della nostra vita. Dopo ogni tempesta attraversata e disperante torna l’arcobaleno con i suoi colori a ridipingere il mondo e il nostro coraggioso andare incontro alla speranza che sempre ci sostiene. Filosofia di vita che quotidianamente ormai attingo dai miei figli e dai loro compagni di vita, in uno scambio reciproco di infinito amore, che si riverbera su tutti noi con la “calviniana leggerezza” dei sorrisi, non privi di problemi e paure, ma colmi del sapore di ogni attimo vissuto con tenerezza e creativo incanto. Con POESIA.

(PASSI-d’acqua di vento di neve d’erba- è il titolo di una mia nuova silloge di poesie, tradotta in inglese, che lentamente procede verso il suo compimento per la pubblicazione, nei primi mesi del prossimo anno, in America… E io già volo verso nuovi domani e nel volo mi affido con gioia a tutti voi. Insieme è bello e si va lontano. Sia pure soltanto con la fantasia! Per me, Dono prezioso più della stessa vita!

A presto, sempre con gratitudine e un pizzico di sana follia. Angela    

                        PASSI

1^ parte: passi d’acqua (era d’estate)

2^ parte: passi di vento (e fu d’autunno)

3^ parte: passi di neve (e fu inverno)

4^ parte: passi d’erba (e venne primavera)

sabato 3 settembre 2022

Sabato 3 settembre: riprendo con i miei PASSI sognati sotto questo cielo d'autunno...

Settembre ha ancora una volta chiuso il mare e le vacanze con i lucchetti di un cielo grigio che lacrima con tristezza e un vago senso di abbandono e di nostalgia. Sotto la pioggia, che amo, sento i miei PASSI danzare al ritmo di una canzone americana che ci fece felici per generazioni. E, intanto, scrivo. Per ricominciare dopo la lunga pausa estiva che mi ha regalato emozioni intense e intenso dolore sulla sedia a rotelle che, mio malgrado, ho dovuto inaugurare per poter incontrare il mare. Sfiorarlo. Toccarlo. Sentirlo respirare col mio respiro…

Ma, persi i miei passi d’azzurro, mi rifugio sotto un cielo di nuvole di pioggia di foglie che il vento porta con sé per ricordarmi l’autunno e la magia del suo ultimo sole dipinto di rosso come il tramonto che teme l’inverno e i suoi passi di neve.

 passi di vento (e fu d’autunno)

 … e venne settembre (2020)

 E venne il vento di settembre

e mi scoprì paura.

Mani di ruvida corda.

Passi di pietra incatenati

a scogli di mare scuro

 catramato immobile di sale.

Mi scompigliò i grilli dei capelli.

Fuggirono pensieri sui velieri

in secca e senza vele.

Venne settembre e piansi

- occhi senza lacrime -

e sciolse ogni dolore nella sera.

Accese un lampione di luna

- cielo in frantumi

stelle addormentate

sul filo del ricordo dimenticato:

fu un ottobre di rose e di spine -

E fui racconto di gloria appena

cominciato e già spezzato

a metà di una notte rossovino

e scale precipitate

abisso di ogni inferno

mai abitato.

Lembi di sole ha settembre

in dono oltre il vento

su lacrime già piante

- prodigio che allaga il cuore

i primi passi a volo di gabbiano -

Mare mare mare mare mare

Nella mia casa sorriso di foglie

- oceano attraversato -

settembre si àncora

                    al tetto del cielo

     Luna immensa luna

impazzita di stupore negli occhi

(“Rondine” festosa di ritorno

          DEVO ESSERE

  con passi di danza… di me)

 

Dono di conchiglie ha settembre

 Nuvole basse ha settembre

e un grigiore di madreperla

fermo sulle ciglia addormentate

del cielo perso di stanca malinconia.

Mi pervade assenza d’azzurro.

Mia figlia ha dono di conchiglie

E lunghe storie di sirene e nostalgie

(fragile ampollina a raccontarmi

   il suo AMORE e il mio MARE)

 

Smerigliata luna d’equinozio

 Smerigliata luna d’equinozio autunnale

si scioglie in bianche piume,

leggere parole lasciate volare

sul foglio bianco

tra foglie dorate a fingere

una danza di sillabe

in libertà scombinata

(piuma bianca di luna

mi sorride dal grigio asfalto

e chiacchiera di me

con i sogni argentati

dei miei indomiti rami in fiore

che sillabano l’audacia

di mille parole mai stanca di inventare)

 

Malinconia d’autunno

 Arance castagne melograni

in forma di foglie danzano

volano sognano girandolano

con lento vortice di vento

al pulviscolo dorato

del frammentato sole d’ottobre

Lacrima mestizia

agli occhi della siepe ingiallita

un autunno

che ha sapore di ricordi

e si perde nelle brume mattutine

ancora calde di progetti residui

Sorpresa e pentimento

ignorare nelle mie stanze di fatica

questo cielo ancora terso ai lucernari

corrucciato stanco rossastro

ma inviolato ancora

da nuvole e piogge e albe di brina

che s’affacceranno ai freddi cieli

d’inverno dopo tanta arsura

e un grondare di sogni feriti

nel grigiore

di uno spleen simile al pianto

 (anche noi si sta

in attesa pavida dell’ultima stagione)

 

L’anima ancora stanca

 Questo ottobre così difficile

da vivere mi stanca.

Stanca della doppia faccia

della luna.

Stanca della doppia ansa

del fiume.

Stanca di me con l’anima

agli occhi.

A doppia mandata le tante realtà

da dover vivere

senza mai una chiave di verità.

E ottobre sta per consegnarsi

a novembre in un silenzio

d’attesa.

(fuori fragore di gente

violenta rabbiosa divisa

che sa fare solo rumore

senza stancarsi mai…)

 E per oggi va bene così. Riprenderò domani. Spero con maggiore allegria. Per riprendere a stare bene insieme, ma credo che sarebbe fuori luogo e fuori tempo con i giorni bui che stiamo vivendo. Forse insieme sarebbe più facile. Forse l’impossibile si farebbe Speranza… Angela