… Stagione
di gelo
di venti
solitaria
malinconica.
Nei vortici
della memoria
vagano
ombre
nell’anima.
E
tutto ricomincia
(Anna Maria De Leo,
retro-copertina del Libro)
Da qualche tempo mi sto dedicando a ricordare la vita di mia
sorella Anna Maria, dall’infanzia fino quasi ai nostri giorni, perché figlie,
generi e nipoti conoscano pienamente la sua coraggiosa storia e ne facciano
tesoro negli anni a venire.
Ebbene, avendo riletto, durante questi giorni di vacanze, il suo Libro autobiografico Gelido è l’inverno, pubblicato dalla FOS edizioni nel 2018, mi è venuto il desiderio di commentarlo a modo mio. Penso che ne valga la pena per conoscerla meglio. Certo, Mariella Medea Sivo ha fatto un’ottima recensione sulla nostra Rivista cartacea <CORRELAZIONI UNIVERSALI> di qualche mese fa (gli affezionati scrittori e lettori della nostra Rivista sanno dove cercarla), ma rileggendo quelle pagine così strazianti, soprattutto ora che lei non c’è più fisicamente tra noi, subito mi è tornato in mente che è innanzitutto un “romanzo epistolare”, quindi quanto di più intimo si possa pensare, per cui non è facile entrare in questo Libro, perché è come un tabernacolo, che cela e protegge la sacralità del Corpo di Cristo in un’ostia consacrata, conservando martirio, morte e resurrezione. In queste pagine, infatti, al di là di ogni non voluta blasfemia, vivono gli stessi elementi che rendono sacro quanto Anna Maria ha scritto. E scrivere è anche “perpetuare” la vita dell’uomo amato e perduto, per tenerlo in vita e tenersi in vita (la scrittura salvifica). Ma scrivere è anche “conservare” una testimonianza d’amore e di dolore da attraversare in lungo e in largo per vincere l’invisibilità del dolore stesso agli occhi altrui e la continua morte che si avverte sempre con la perdita per sempre della persona amata. La gioia non lascia strascichi. Vive intensamente il momento. Il dolore, invece, ritorna e ritorna. Scrivere, allora, è anche “conservare” e il “conservare” include il “custodire”, “averne cura” come cosa preziosa, insostituibile. Scrivere, infine, è anche “tramandare” per lasciare una traccia indelebile anche attraverso l’arte, la pittura che Nicola amava ed esercitava con talento e passione, anche se in molti suoi quadri si avverte il suo “presentimento” di una morte giovane. Il Libro, inoltre, è corredato di tante foto come è giusto che sia in un romanzo che ha radici di vita vera, vissuta nel ricordo attimo per attimo, lacrima dopo lacrima, smarrimento dopo smarrimento, ma con una forza di volontà di rinascere, come araba fenice, dalle proprie ceneri per amore di due bimbe a testimoniare ancora la presenza dolente e palpitante del padre, morto in un incidente stradale a soli trentatré anni compiuti.
Non a
caso, nella INTRODUZIONE, Anna Maria scrive una straziante poesia come esergo:
27 ANNI (E venne il tempo/ delle ore
disperate/ a curvarmi le spalle.// La solitudine del cuore/ era grido negli
occhi/ … naufragio di passi/ ancora giovani.// A pugni stretti/ strappai
l’anima/ e mi lasciai vivere.
Il mio commento: la “E” iniziale ci dice che “il tempo”
giunse inaspettato e improvviso. Come fulmine a ciel sereno. In un “grido” muto
e, quindi, ancora più disperato, che la condusse quasi al totale naufragio di sé.
Ma nell’anima la consapevolezza del dolore, unita alla presenza delle due
bimbe, le diedero la forza di strappare con violenza da sé l’anima stessa, per
lasciarsi necessariamente andare al flusso incessante della vita, che non si fa
domande e non ha risposte per esorcizzare il dolore o la morte.
Per fortuna la scrittura e più tardi la chitarra e le canzoni
urlate per talento vocale e disperazione sono stati i pilastri della sua rinascita.
Fino all’incontro con Gianni, così descritto nell’ultima lettera che Anna Maria
scrisse al suo Nicola il 3 febbraio del 2017, giorno del suo settantesimo compleanno:
… Nell’86 ho conosciuto Gianni e mi sono
fidata di lui e in lui ho riposto le rinnovate speranze. Ci siamo sposati nel
1993. Ho incontrato una brava persona, un uomo buono e sensibile che mi è stato
d’aiuto in questi anni ed ha apprezzato in me le stesse cose che a te piacevano
tanto. Anche lui ha portato con sé il suo gravoso carico di amarezze e
problemi, precedenti al nostro incontro; esperienze dolorose, hanno scosso
notevolmente il suo sistema nervoso. Ho dovuto avere molta pazienza per aiutarlo
a riprendersi una sorta di calma e serenità d’animo… Non è stato facile. Come non
è stato facile per lui asciugare le mie lacrime. Ci siamo aiutati a vicenda con
molto coraggio e spirito di sacrificio. E con tanta buona volontà. La vita, alla
fine, mi ha insegnato che quanto doni con la profondità del cuore ti torna
indietro raddoppiato!
Ho ricevuto, infatti, e
ricevo da lui molto amore, tanta dedizione e disponibilità, soprattutto nei
momenti difficili… Ancora oggi mi dimostra tanto affetto e tanta comprensione,
che ricambio con altrettanta attenzione! (…).
Ho due brave figlie, che mi hanno anche dato grandi soddisfazioni. Sono anche molto affettuose e presenti, ma gli equilibri sono delicatissimi e so che sarebbe stato diverso il nostro rapporto se… se ci fossi stato ancora tu con noi! Ogni giorno è morto qualcosa in me; ogni giorno ho dovuto sotterrare desideri e speranze, ho dovuto armarmi di pazienza infinita con tutto e tutti. (…).
Allora io credo che la
mia depressione oggi dipenda dal fatto che la mia vita è stata ed è ancora un
susseguirsi di giorni con tanti funerali, una morte lenta, un dolore che mi
annientava e che non accetto ancora, nonostante la mia “buona volontà”… (…).
Dicono che il tempo
guarisca ogni dolore. Niente di più falso! Il tempo è stato lungo, straziante e
niente è più stato, è, e sarà come avrebbe dovuto essere. Questa lettera vuol
essere il bilancio di 43 anni di vedovanza, nonostante il mio secondo
matrimonio. Gianni con me ha avuto molta pazienza, e di questo gli sono grata…
ma anch’io ho cercato, in tutti i modi, di ridargli il suo giusto valore ed ho
gratificato ogni suo sforzo. Gli anni sono così passati. Sono più di trent’anni
che viviamo una quotidianità spesso difficile e amara, in cui entrambi abbiamo
fatto di tutto per mettere insieme i cocci delle nostre precedenti esperienze. Ma
non è stato e non è facile. Altre morti inaspettate e feroci hanno dilaniato le
nostre esistenze. (…).
In realtà, furono anni atroci, in cui tutti noi di casa ci
stringemmo a lei per aiutarla in qualche modo con la nostra presenza. Mamma e
babbo con i miei fratelli e parte delle sorelle si trasferirono nella sua casa
per essere vicini alle piccole che chiedevano continuamente del loro papà. In pratica,
furono anni in cui le bimbe ebbero tante mamma e molti papà, a cui cercavano di
ancorarsi. Anche per questo niente fu facile allora e anche mamma ebbe gravi
problemi di salute senza lamentarsi mai. E ci furono altre morti feroci e
inaspettate a lacerare il cuore di tutti.
Ma Anna Maria stoicamente continuò a scrivere nella sua
lettera:
Oggi ci sono quattro
splendidi nipotini che fanno felici me e Gianni. Certo, tu non ci sei e non
provi le stesse gioie… Per i bimbi sei uno sconosciuto! Sono i cosiddetti danni
collaterali e… sono davvero tanti! Anche per questo non è stato e non è facile
sopravviverti, neppure ora che i bambini mi danno la forza di sorridere e di
tornare ancora bambina con loro e per loro. Pure, provo una grande gioia nel
vedere che il tuo DNA è così forte da lasciare tracce visibilissime nei nipoti…
Ora desidererei che
figli e nipoti ci ricordassero con affetto… avessero per me e per Gianni
qualche briciola di tenerezza che la vita avrebbe potuto riservare a me, a te,
e anche a questo mio compagno, così provato pure lui eppure mai stanco di darmi
la sua mano…
Non continuo perché le lacrime mi impediscono di leggere
ancora.
Pure sento la necessità di dire qualcosa sulla scrittura di
Anna Maria: chiara, semplice, limpida, ma immensamente profonda e ricca di
particolari che fanno di questo Diario un prezioso Saggio psicologico, in cui “nessuna
voce manca” nel suo cuore così straziato e stanco per tanta sofferenza, ma
sempre coraggioso e battagliero fino a giungere, purtroppo, ad un epilogo
paventato ma non scontato per tutti noi che tanto l’abbiamo amata e abbiamo
sofferto con lei e per lei.
Vorrei, per esempio, sottolineare alcuni verbi usati non a
caso da Anna Maria, come “sotterrare”, indice della morte sempre presente in
lei; oppure “dilaniare”, cioè lacerare le sue carni senza pietà; “strappare”,
indice di forza d’animo senza uguali; e che dire della espressione “mettere
insieme i cocci” per ricostruire sulle macerie di entrambi?
“Uno psicoterapeuta”, scrive ad un certo punto Anna Maria, “mi
ha detto che questo Diario è una sorta di autoanalisi, un filo capace di tenere
a bada emozioni, un volermi disperatamente ricomporre pezzo a pezzo, un
leggermi dentro alla ricerca di un passato che mi desse una motivazione per
continuare a vivere”.
Ne sono convinta anch’io. Ma questo non ha lenito il suo
dolore nell’arco della sua intera vita. E il dolore lancinante, quotidianamente
ha lacerato persino il suo cuore, rimesso a nuovo in passato con una valvola
mitralica di origine animale che sostituì la sua valvola cardiaca gravemente
danneggiata da anni di sofferenza e senza risparmiarsi mai, in casa e a scuola.
Poi, dovette arrendersi e andare in pensione prima del previsto. Ma continuò
fino a quando le fu possibile a suonare la chitarra, a musicare i testi di
molti amici poeti e a scrivere testi suoi di una poesia tenera e struggente da
non potersi dire. Poi dovette smettere categoricamente. Ma ha continuato a
scrivere per i suoi nipoti filastrocche e racconti che avrebbe voluto
pubblicare, senza averne purtroppo il tempo...
Anche Gianni ha scritto tanto sorretto dalla sua presenza
incoraggiante. Due romanzi molto letti e apprezzati che molti lettori e amici ricorderanno,
e stava completando il terzo quando è subentrato un nuovo ricovero per Anna
Maria. E ora è in dirittura di arrivo un insolito, ma molto intenso Poema in
versi, che porta la prestigiosa Prefazione del giovanissimo ma straordinario Giornalista
e musicista/compositore Mauro Massari. Ma di questo parlerò a breve.
Ora è tempo di parlare ancora di Anna Maria con tutto l’amore
a lei dovuto e da lei profuso a tutti a piene mani. E parlare dei quadri di
Nicola che corredano il libro. Tanti. Perché Nicola era un grande pittore, più
volte premiato. Ne fa fede ciò che scrisse della sua vena artistica il Critico
d’Arte Domenico Danza: Essenzialità della
linea, chiarezza dell’espressione, plasticismo delle figure sono le
caratteristiche della pittura di Nicola Parisi. Ma al di là di ogni
considerazione puramente tecnica, nei suoi quadri c’è una fusione perfetta tra
forma e contenuto, fra materia e sentimento, fra cose e personaggi. Il senso di
spiritualità, di calore umano, di confidenza è immediato; la tragedia dell’uomo
del meridione, come individuo inserito nella massa anonima della società,
costretto da una fatalità di secoli a vivere la vita di ogni giorno, e nello
stesso tempo la tragedia dell’uomo moderno, in tutta l’esasperazione della sua
solitudine e incomunicabilità…
Danza parla anche di un autoritratto andato perduto, mentre
il quadro LA CATTEDRALE fa parte della raccolta di dipinti presenti presso la
PINACOTECA DI BITONTO in via Rogadeo.
Uno dei dipinti di Nicola è diventato nelle mani del nostro
Graphic-Designer Nicola Piacente la copertina del Romanzo epistolare di Anna
Maria. Il Libro contiene anche un originale segnalibro.
E non posso fare a meno di concludere con la dedica che Anna
Maria mi fece sulla prima pagina del Libro: Alla
sorella del cuore/ sorella gemella:/ un solo cuore/ un solo sentire/ tanto
AMORE/ tanta DISPONIBILITA’/ Con un affetto grande quanto il mondo intero.
Anna Maria.
E le lacrime non posso
più trattenerle. Quanto AMORE tra noi…
Grazie a voi tutti. Angela/lina
