“Vedo Dio in tutto ciò che canta”
(Raoul Follereau)
È un Libro prezioso (pubblicato il 3 ottobre dalla SECOP
edizioni di Peppino Piacente) di appena sessanta pagine, ma ricche del canto
della spiritualità francescana, che coinvolge e sconvolge tanto ci abbacina lo
splendore che la loro luce emana, eppure sono pagine che il talentuoso
Graphic-Designer della SECOP edizioni, Nicola Piacente, ha “spalmato” di grigio
per ricordare il saio del “poverello” di Assisi. E cosa oltremodo interessante
e nuova, insolita, è che Francesco l’assisiate parla in prima persona di sé,
della sua famiglia, del suo mondo e modo di vivere e vedere la vita. È giovane,
bello, amato, da amare. Ne fanno fede le tavole pittoriche, che corredano
sapientemente il Testo, della bravissima e giovanissima Nicole Ciannamea. Le
tavole rendono visibile il cammino del Santo dalla nascita fino alla morte. Il
cammino, dunque. Dapprima baldanzoso e ricco di aspettative terrene, poi, pian
piano, sempre più irto di dubbi e ripensamenti, dovuti soprattutto alle guerre
che in quegli anni insanguinarono interi secoli e contrade italiane e
straniere. Si pensi alle Crociate e alle lotte fratricide tra gli stessi
cristiani, che nulla avevano più da spartire con l’idea iniziale di
riconquistare il “Santo Sepolcro”, controllato dai turchi selgiuchidi e di
difendere l’Impero bizantino in difficoltà. L’obiettivo, dunque, era duplice:
religioso e militare. Francesco non era fatto per la guerra, ma per la Pace. Inoltre,
nella IV Crociata gli interessi economici prevalsero su quelli religiosi e
militari. A maggior ragione Francesco non vi avrebbe mai partecipato.
Poi… un giorno… ha inizio il suo cammino verso la conversione
con il primo abbraccio a un lebbroso, la cui lacrima di commozione “divenne il
sorriso della mia anima gioiosa e da allora illuminò il mio volto e tutti
poterono vederlo” (p. 18). Enzo Quarto qui si fa interprete non solo della
letizia del giovane Francesco, ma soprattutto dei suoi dubbi, dei ripensamenti
se pregare in solitudine o in mezzo alla gente e soprattutto della paura di
amare che assale un cuore giovane. “Eppure l’amore è semplice. È in uno
sguardo, nella parola grazie, in un sorriso, in un dono di sé. Gratuitamente.
L’amore è come uno specchio, quando lo doni si riflette”. (p.20).
È quanto percepisce Francesco nel farsi egli stesso
“straccione”, ultimo tra gli ultimi, per sentirsi finalmente in sintonia con
gli “insegnamenti di Cristo” e con “le pagine più belle del Vangelo” (p. 20). È
da qui che ha origine nel suo cuore la necessità di pregare con un “saio
addosso”. E nel suo romitaggio si trovò ad un tratto a pregare nella chiesa di
San Damiano in Assisi, come se vi fosse stato chiamato. Ed è in questa
chiesetta, pregando ai piedi del Crocifisso, che avvenne qualcosa di prodigioso
e di inspiegabili come tutto ciò che è avvolto, per gli occhi umani, dal
mistero.
“Chiusi gli occhi nella preghiera.
Un caldo raggio di sole sembrò colpirmi in viso.
Per un attimo. Ad occhi chiusi Gesù mi parve uscire dal
crocifisso e rivolgersi verso di me assorto in preghiera. Non mossi un dito,
non aprii gli occhi, non aprii bocca, non sentivo più suoni attorno a me.
Solo la sua voce: “Francesco, ripara la mia casa, Và!”
(pp.21-22)
E qui mi piace fare qualche annotazione, che mi sembra
doverosa: mi colpisce profondamente la descrizione che Enzo Quarto fa per bocca
di Francesco sul rapimento mistico, una sorta di estasi che subentra alla
preghiera, come è accaduto nella vita di molti Santi. Francesco non è ancora
santo, ma vibra di amore per Gesù, in una sequenza di gesti al rallentatore che
è simile a un continuo fermo-immagine, che ci permette di penetrare nella
scena. Di farne parte emotivamente. La stessa sapiente inquadratura ha usato
Nicola Piacente con le tavole di Nicole Ciannamea per farci entrare nelle scene
rappresentate, dilatandone a volte lo spazio a tutta pagina e creando una
illusione ottica bellissima: siamo noi ad attraversare le strade con Francesco,
a mescolarci con i poveri e gli straccioni, accompagnati dai loro animali
(p.31).
Ormai la via della santità è iniziata e niente più può
fermare Francesco, che si spoglia di tutto e veste un semplice saio di tela
grezza, stretto da un cingolo “con tre nodi simbolo della schiavitù d’amore
verso Cristo, nel vivere senza nulla di proprio, con impegno alla purezza del
cuore e del corpo, e con la fraternità e l’obbedienza a Dio e alla Chiesa” (p.
32). Il patto con Dio è stipulato a vita. E comincia il contagio: “Ben presto
fummo in tanti. Decine e decine di laici di ogni censo, insieme a qualche
sacerdote, vollero iniziare a vivere da penitenti in povertà assoluta. (…). La
Porziuncola, questa piccola chiesetta che ci concessero in uso perpetuo i
benedettini del monte Subasio e che restaurammo con le nostre mani, dedicata a
Santa Maria degli Angeli, ci accolse in protezione, Diveniva il cuore della
nostra fraternità” (p. 33). Il Vangelo, invece, il cuore della regola
francescana, anche se “Seguire la via di Gesù non era cosa facile” (p. 34).
Enzo Quarto si avvale delle poesie e degli scritti di Francesco per
testimoniare queste difficoltà e, via via, il loro superamento, con umiltà e
coraggio, avvalendosi anche di quanti e quante divennero loro amici, e
soprattutto dell’amicizia di Madonna Jacopa de’ Settesoli e della giovanissima
Chiara che aveva seguito Francesco da tenera età.
Ma a soli quarantaquattro anni Francesco avverte segni sempre
più penosi dei suoi malanni fisici, a cominciare dagli occhi che si avviavano
alla completa cecità. Fu l’incentivo, prima di non poterlo più fare, per
scrivere il meraviglioso Cantico delle Creature (p. 45). Ed ecco una tavola
pittorica tra le più belle che personalmente interpreto come la malinconia di
Francesco che ad occhi chiusi si tocca un piede che purtroppo non può più indicare
ai suoi fratelli la via della salvezza. Ma, nella piega del ginocchio, la parte
inferiore del suo saio forma una specie di copricapo da penitente che, per
salvarsi, deve seguire l’obbedienza alla Chiesa e al Vangelo con “umiltà e
amore incondizionato” (pp. 46-47).
Ormai tutto è compiuto e Francesco si dispone a incontrare
“sorella morte” con semplicità, confidando nella presenza affettuosa e
premurosa dell’amica Jacopa, che accorre al suo capezzale prodigiosamente, prima
che la lettera di Francesco giunga nelle sue mani. E non c’è spazio per altre
interpretazioni. Si tratta appunto di un prodigio!
Il resto è affidato alle sapienti mani del Regista Francesco
Carrassi, che usa nella sua pagina straordinarie espressioni di alto lirismo
poetico, e che parte dall’“ascolto” del testo di Enzo Quarto. Non dalla
“lettura”, dunque, ma dall’ascolto. E qui ritorna il canto, quel ritmo
interiore che tutto accende e vivifica. Ma l’ascolto ha anche un’accezione più
ampia: fermarsi per prestare la propria attenzione a chi è altro da me e nello
stesso tempo è me. “Per questo tutto avviene in un cerchio di sale”, sostiene
il Regista, “Il sale è materia francescana: purifica e brucia, conserva e
ferisce. È un confine sacro, tracciato a terra, che isola il protagonista dal
mondo e al tempo stesso lo consegna al mondo. Al centro di quel cerchio. Solo,
c’è Francesco. È insieme l’origine e il compimento del suo stesso cammino” (p.
55). Come non restare stupiti dalle parole attente, puntigliose, insostituibili
per non cambiarne il senso e la prospettiva?
“attorno a lui, quattro presenze femminili” (e qui persino
una virgola, che sembra superflua, fa la differenza, crea un’attesa). “Non sono
personaggi nel senso tradizionale del termine, ma archetipi, soglie, memorie
incarnate. Quattro donne che hanno segnato la sua carne prima che la sua
leggenda (ancora p. 55). E tutto è senza una sbavatura. Luminoso esempio di
scrittura che
parte da “soglie”, in cui si entra e non si sa cosa la casa
contiene, e da cui si esce per scoprire tutto il mondo altro da sé, che si fa
esperienza, memoria dell’anima, conoscenza e mistero. Soprattutto responsabilità nella scelta tra due rive
opposte: conoscenza e mistero. E la parola di Enzo Quarto “asciutta, carnale,
mai agiografica”, come Carrassi a giusta ragione sostiene, fa da sostegno a
ogni scelta, sia del Regista, e sia della bravissima Coreografa, Giorgia
Maddamma, che fissa con chiodi e martello le quattro figure femminili care a
Francesco dalla nascita alla morte, e che hanno il peso-piuma della leggerezza
e della danza: “LA MADRE”, “SANTA CHIARA”, “JACOPA”, “LA MORTE”, e tutte
rappresentano un “passaggio dell’amore” sul suo corpo e sulla sua anima (pp.
57-58-59).
Il Libro di Enzo si ferma qui, ma domani, mercoledì 14
ottobre, nella Basilica Santuario Santi Medici di Bitonto sarà presentato, in
prima assoluta, alla presenza del Sindaco Francesco Paolo Ricci, che porterà i
saluti istituzionali ai convenuti. Sarà presente anche l’Assessore alla
Politiche Culturali Rocco Rino Mangini. Ma il benvenuto, come si conviene al
padrone di casa, lo darà Don Gaetano Coviello, Parroco/Rettore del Santuario.
Dialogherà con l’Autore Mons Francesco Cacucci, Arcivescovo
emerito di Bari-Bitonto, che già ha avuto sentite parole di elogio per il nostro
caro Enzo Quarto e il suo Libro. Infine, le letture saranno interpretate
dall’eccezionale Attore coratino Francesco Martinelli. A domani per fare
testimonianza di un evento straordinario che ci vede in cammino, a ottocento
anni dalla sua morte “corporale”, sulle orme di San Francesco d’Assisi…
Ma il suo e il nostro cammino non finisce qui: sabato 31
ottobre, nel favoloso Teatro Piccinni di Bari, il più antico Teatro della
Città, in Corso Vittorio Emanuele II, n.84, si terrà un memorabile spettacolo,
tratto dal Testo di Enzo Quarto, con la Regia del già citato Francesco Carrassi
e la figura di San Francesco interpretata magistralmente dall’Attore coratino
Francesco Martinelli (quanti Francesco ricorrono in questo imperdibile
spettacolo, fortemente voluto dall’Autore, dall’Editore Peppino Piacente e
dall’Associazione Culturale FOS). Così, al riguardo si è espresso, con grande
umiltà, il carissimo Francesco Martinelli, che dirige a Corato il “Teatro delle
Molliche”: “La mia città è una risorsa. Ci sono persone che dimostrano di
operare con grande responsabilità e dedizione, realizzando progetti importanti apprezzati
dovunque. L’abbiamo sempre pensato, infatti, abbiamo scelto, io e Mariangela,
di non andare via, rimanere qui tra mille difficoltà insieme ad altri che con
noi vivono le stesse nostre difficoltà”. Mariangela Graziano è la straordinaria
moglie di Francesco Martinelli che da sempre condivide con lui la passione per
il Teatro con un suo personale talento recitativo e non solo. Mariangela,
infatti, sarà la Voce recitante di San Francesco e la curatrice dei costumi. Ma
c’è anche un’altra bella testimonianza di Francesco Martinelli che mi piace
riportare e riguarda il suo invito al Piccinni: “La strada della santità è
l’unica che vale la pena percorrere. Nel giorno del mio onomastico il Cielo mi
fa questo dono che io e mia moglie potremo utilizzare per testimoniare il
nostro amore per Gesù e per richiamare alla vita santa. Lasciare ogni potere
per sentire la grandezza immensa dell’essere liberi e amare. San Francesco mi
aiuterà ad essere San Francesco… Sarò insieme a colleghi, professionisti,
artisti, amici ai quali voglio bene. Vi aspettiamo follemente!”. Vale la pena di
ricordare che Francesco Martinelli è un convertito e, come tale, è fermo nella
sua Fede, coraggioso nell’affermarla e divulgarla, sostenuto costantemente da
Mariangela sua compagna di vita, rigoroso senza mezzi termini, è ricco di
carità cristiana che abbraccia il volto di Cristo e quello di tanti suoi
fratelli.
Ma è giusto anche ricordare che le splendide coreografie di
Giorgia Maddama, interpretate dalle incantevoli danzatrici Sara Bizzoca e Ambra
Berni Canani, daranno corpo alle quattro figure femminili che accompagnano il
racconto: la Madre, Chiara, Jacopa e Sorella Morte.
Le musiche dal vivo saranno affidate a Spiff Onyuku… Per i
non udenti, inoltre, è prevista la traduzione in LIS perché tutti siano partecipi
al grande evento. Sarà davvero uno spettacolo da non perdere per sentirci in
sintonia con “Giovanni detto Francesco, il santo più amato” (Enzo Quarto), che
ci abbraccia tutti, ieri come oggi, con la sua Umiltà, la sua Letizia, il suo
immenso Amore per il Creato, il suo Creatore con tutte le sue Creature…. Grazie
per la lettura e la condivisione. A presto. Angela/lina