Il fuoco è alba e tramonto
ai confini
di un cielo
che mai
sarà deserto
finché
avrà radici
nell’anima
abbracciata
alla madre-terra
alla sua
tenerezza
(a.d.l.)
Parto da un particolare molto importante: la Casa editrice SECOP dell’Editore PEPPINO PIACENTE ha pubblicato a distanza di un mese l’uno dall’altro i due Libri su San Francesco: FRANCESCO D’ASSISI - Una luce inattesa nelle Tenebre del XIII secolo - di GIOVAMBATTISTA DI NOI e Tutta la vita per lasciare ogni potere - Giovanni detto Francesco, il Santo più amato - di ENZO QUARTO, per gli ottocento anni trascorsi dalla sua morte. Due Libri che l’Editore ha ritenuto molto diversi da tante altre pubblicazioni avvenute in questo anno. E non a torto. Dei meriti del primo Saggio ho da poco ampiamente scritto sul nostro blog. Pertanto, qui, facendo una sintesi di quanto detto prima, mi preme mettere ancora in evidenza, in particolare, il ricchissimo scrigno di note, preziosissimo per i numerosissimi dettagli sull’Opera e sulle Opere riguardanti San Francesco d’Assisi. Chapeau all’Autore di San Pancrazio Salentino. E mi piace ricordare ancora che è un SAN FRANCESCO giovane quello che guardo in copertina, ma che porta già i segni nelle sue carni del martirio di Cristo da lui tanto amato. Segni inconfondibili della sua totale unione al Crocifisso. Messaggio chiaro che ha attraversato i secoli per giungere intatto fino a noi, “nella sua veridicità storica” (i suoi scritti autografi e le fonti incrociate della sua biografia) e nella sua “veridicità umana” (il battesimo con il nome di Giovanni, il cambio del nome in Francesco, la prima giovinezza e i suoi desideri di gloria, le sue ambizioni e tentazioni, cui cedeva volentieri, le sue fragilità e le sue malattie, dopo il sogno di una voce solenne che gli ordina di seguirlo). Uomo tra gli uomini: fragile e tormentato, ma titanico nella sua Fede. Notevole, poi, è la dedica che l’Autore pone in prima pagina: “A/ Andrea Di Noi e Giulio Isola,/ sorgenti d’amore/ in un cuore/ colmo di gioia per loro”, segno di profondo amore, di immensa gioia che gli affetti familiari donano, e di continuità nel tempo (l’esatto contrario di quanto avviene nella famiglia di Francesco d’Assisi!). Si tratta, però, di un San Francesco tutto compreso nel suo secolo. Infatti, il Prefatore del Libro, il Prof. GIOVANNI ROMANO, nella sua dotta, attenta, puntuale Prefazione afferma che l’Autore “ci restituisce in pieno la complessità avvincente degli eventi di cui San Francesco fu protagonista, inquadrandoli perfettamente nel suo tempo…”.
E lo fa con dovizia di particolari - ci aggiungo io - dovuta alla sua naturale inclinazione alla ricerca per giungere alla conoscenza lungo un percorso di studi vari e compositi durati decenni. Egli, inoltre, evidenzia una venerazione particolare per il Santo, anche perché il suo “messaggio non è rivolto solo ai credenti ma a tutti indistintamente”. E questa venerazione permea di sé ogni pagina di questo Saggio voluminoso (di ben 484 pagine), che ama ripercorrere ogni dettaglio della vita del Santo, a partire dal secolo buio del Duecento, in cui era nato, nella congerie di una “società in affanno”, dovuta a una “realtà inquieta, disseminata da contrasti sociali di varia natura”, e dal “desiderio di travalicare schemi consunti” che legavano ad un “mondo stantio e ormai superato”. Dopo Francesco d’Assisi, infatti, “il mondo non fu più lo stesso.”
Vorrei ricordare,
a questo punto, che, come tutti sappiamo, nel breve o lungo tempo della nostra
vita tutto cambia in maniera plateale o in sordina nel mondo che ci circonda.
Ma, a mio parere, avviene un cambiamento più silenzioso e profondo dentro di
noi: nel nostro sguardo, nel nostro cuore, nella nostra anima. Un
cambiamento che non sempre avvertiamo quando avviene, ma che silenziosamente si
fa strada lungo il percorso fiorito di rose e di spine della nostra esistenza
terrena. Fino alla piena consapevolezza della nostra trasformazione. Accade
sempre e da sempre. Niente è immutabile e immobile a questo mondo. E accadde
anche ottocento anni fa nel breve ma intenso percorso esistenziale di Giovanni,
così chiamato da sua madre Donna Pica, ben presto commutato in Francesco da suo
padre, il ricco mercante Pietro di Bernardone, che al momento della sua nascita
era in Francia. Il rientro del padre ad Assisi decretò il primo notevole
cambiamento: il nome: Perché fosse chiaro a tutti che quel figlio sarebbe
diventato un cavaliere ricco di denaro, di onori e di gloria. E in un primo
momento i fatti sembrarono dargli ragione, fino a quando il giovane gaudente
non sognò una voce che gli ordinava si lasciare i beni terreni e di seguirlo.
Il resto è storia. Una storia che ancora oggi ci affascina e ci conforta.
Credenti e non credenti. I primi hanno un motivo in più per avere fede e per
sperare in una umanità migliore. I secondi hanno un motivo in meno di perdurare
nel loro scetticismo che non illumina di certo la loro vita. Dio è Luce che
squarcia le tenebre. È consolazione perché è Amore. Sembra una banalità, ma
credo che non lo sia. Il buio a qualsiasi età fa paura perché nasconde la
realtà delle cose. Come accade in una casa buia. E ciò mette ansia, timore,
paura appunto. Sembra che ci sia solo vuoto dentro, ma basta un raggio di sole
per illuminare una realtà piena di pulviscolo atmosferico, che riempie di luce
la stanza. Noi siamo quel pulviscolo, un nulla assoluto, che diventa visibile e
luminoso con un friccico di sole. Sarebbe blasfemo paragonare tutto ciò a San
Francesco o, meglio, a Dio? Non credo. Infatti, continuando nella
metafora, ma non troppo, ecco che con un po’ di semplice luce la casa vuota si
riempie di Vita. Non siamo più soli. Siamo in tanti. E ci sentiamo più
sicuri. Non abbiamo più paura. Ci sentiamo salvi. E scopriamo in noi una forza
inaudita. Il coraggio di procedere. La gioia della condivisione, che annulla
persino le distanze di tempo e di luogo. Soprattutto le distanze dal cuore.
È quanto è accaduto ottocento anni fa con la fiaccola ardente di Luce e di
Calore del Santo di Assisi. Una Luce che ha attraversato secoli per giungere
fino a noi a renderci più sicuri, più forti nella nostra fede. Più solidali con
tutti, ma soprattutto con chi non ha nulla, con chi è sofferente, è malato.
Come ha fatto Francesco nella sua breve illuminante vita. Più caritatevoli con
chi ha bisogno di amorevoli cure: Francesco in punto di morte fu assistito con
amore e tenerezza dalla sua amica Iacopa dei Sette sogli, a cui aveva mandato
una lettera perché gli fosse vicino in punto di morte e Jacopa, ancora prima
che le giungesse la lettera, era accorsa prodigiosamente al suo fianco per
prendersi cura di lui fino alla morte. La cura! Il prendersi cura
significa attenzione, costanza, premura in un tempo dilatato. E in questo tempo
dilatato Iacopa rimase con lui. Ma nel tempo dilatato si dipana anche tutta la
nostra Storia di ieri, di oggi, di domani nel tempo e nello spazio, perché
nasce da un sorgente che si fa fiume e che scorre entro argini sicuri, fino a
sfociare nel mare e infine negli oceani che accolgono ogni goccia senza più
alcuna distinzione. È quanto ha fatto Francesco, entrando in ogni casa, dove ha
portato Luce, Letizia e Pace, senza distinzione alcuna.
“Il Signore ti dia Pace” era il suo saluto dopo aver bussato ad ogni porta. E ogni casa è Casa che si fa Parola. Nido di protezione e Nodo di incomprensioni ma anche di comunicazione, che via via si fa incontro d’amore e dialogo pacificato. E tutti i frati francescani si salutavano e si salutano con “Pace e Bene, Fratelli” per rinascere ogni giorno in letizia, dialogo, amore, fratellanza. Per rinascere insieme in Cristo, fonte della vera Pace, di ogni letizia e della verdeggiante Speranza di ritrovare, soprattutto ai nostri giorni così difficili e controversi, l’auspicata Umanità nell’uomo. Francesco, del resto, riassume in sé l’uomo di ieri, di oggi, di sempre. Grazie a lui, oltre le risapute rivalità tra il Papato e l’Impero, che occuparono a lungo i secoli bui del Medioevo, la storia della stessa Chiesa “mutò per sempre. Un santo grande, sì! Ma prima ancora un grande uomo”. E in queste parole si evince non solo la venerazione di un Santo da parte dell’Autore, ma anche la sua ammirazione per l’uomo. Ma non dobbiamo dimenticare che Francesco, nel Saggio di Di Noi, è soprattutto uomo del suo tempo, in quanto si trovò a vivere tempi oscuri a causa dei tortuosi “labirinti dell’eresia”, in cui trovano posto, con motivazioni e argomentazioni diverse “i catari” e “i valdesi”, contro i quali la Chiesa lottò strenuamente. E in questa lotta fu coinvolto San Francesco nel suo cammino di Fede evangelica dentro la Chiesa e tra la gente povera e umile che abbracciò con il suo Vangelo, la sua Parola. E con lui quest’ultima ha percorso ottocento anni di storia ed è giunta intatta fino a noi. Chiudo qui questa prima parte, che riguarda esclusivamente il primo Libro, augurandovi serena lettura alla Luce illuminante di San Francesco d’Assisi. La seconda parte, riguardante il Libro di Enzo Quarto, di cui ho già scritto qualche giorno fa abbondantemente, incontrerà i vostri occhi la settimana prossima. Con immutato affetto e gratitudine. Angela/lina