giovedì 26 luglio 2018

26 luglio. Sant’Anna e san Gioacchino


26 luglio, Sant’Anna e san Gioacchino, suo marito. Entrambi genitori attempati di Maria, la madre di Gesù. Dunque, santi importanti nella gerarchia della santità. Ma sant’Anna ha un posto particolare nel cuore di noi donne perché è la protettrice della maternità. A lei un tempo si rivolgevano le donne che non potevano avere figli o avevano gravidanze difficili. Noi avevamo, nella casa dei nonni, una bellissima campana di vetro che, tra ghirlande di fiori ricamati con perline su carta stagnola, custodiva una statua di sant’Anna dolcissima, di porcellana e cartapesta…
“Io, poi, avevo paura anche delle statue dei santi
che non solo in chiesa ma anche nella nostra casa facevano bella mostra di sé, sul comò della vostra camera da letto, protette da “campane” di vetro sottilissimo con all’interno meravigliose ghirlande di fiori di corallo, carta stagnola, fili dorati e argentati: Sant'Anna, tutta di cartapesta e il dolcissimo volto affilato con i bianchi capelli e le mani di porcellana, con accanto, più in basso, la madonnina con un vestito di seta rosa, in atteggiamento di pensosa attesa dei consigli di sua madre, che aveva una mano appoggiata sull’omero della sua bambina e l’altra sollevata con l'indice in alto a redarguirla. Poi, c’era la campana di San Michele, che era di bianco-rosato alabastro; e quella di san Pasquale, che indossava un vestito di stoffa satinata marrone. Su un altro tavolinetto c’era un grande quadro che racchiudeva le due statue dei Santi Medici, Cosma e Damiano, vestiti di seta ricamata con fili dorati, uno con lunga tunica verde e l’altro con abito rosso. Erano circondate da ghirlande di fiori bellissimi tutti in carta stagnola.
Quelle statue mi incutevano tanta paura perché si muovevano, mi parlavano, mi rimproveravano. Mi spiavano. Sapevano sempre tutto di me. Soprattutto sant'Anna che rimproverava sua figlia, che era buonissima con il suo volto celestiale, e, quindi, non perdeva occasione di rimproverare soprattutto me che dicevo sempre bugie e facevo disperare la mia povera nonna. Ed era una paura che avevo paura di rivelare a chicchessia.
Neppure con te ne parlavo per via della “tremarella che fa bene”.
Neppure con Lizia ne parlavo perché avevo paura che lei non le vedesse muovere come capitava a me, e che non la rimproverassero, perché lei era più ubbidiente e silenziosa; che non mi capisse e che mi prendesse in giro. Ero convinta che col suo anno in più, con la sua intelligenza in più e con i suoi silenziosi pensieri in più si spiegasse molte più cose che per me rimanevano oscure e minacciose”.

(…)
In casa, del resto, si parlava spesso di miracoli, di prodigiose guarigioni, di santi: alcuni benevoli, altri vendicativi.
“Si raccontava che sant'Anna puniva le partorienti, che mettevano al mondo i bambini “frutto della colpa”, con parti lunghi e difficilissimi e molte morivano dissanguate. Mi torturavo i pensieri per scoprire quella “colpa” e il significato di “parto difficile”. Tu, alle mie domande specifiche, sorvolavi come acrobata sul trapezio volante. E io ti seguivo nei voli ma poi abbandonavo l’impresa per via di distanze, che si facevano sempre più lunghe e rendevano imprendibili le tue imprecisate risposte.
(…)
 (La campana con sant’Anna, come ben sai, è ora nella mia casa e ogni giorno le rivolgo un saluto di complice propiziazione della giornata. Abbiamo da tempo stretto un patto di alleanza o forse, meglio, di non belligeranza. Le altre sono finite da Pino, che è un ottimo restauratore, e non so da chi altro di noi)”.
A me sant’Anna, alla fine, ha voluto sempre un gran bene: ho avuto felici gravidanze e parti facilissimi. Forse per farsi perdonare dei mille sensi di colpa che provavo al suo cospetto ogni volta che il suo dito accusatore mi faceva pentire di una bugia, di un capriccio, di una disubbidienza.
Ma, poi, il tempo passa, si cresce, si ricorda, si sorride. Ci si assolve…
E Anna è un nome che mi piace proprio tanto. Palindromo. E nella mia famiglia Anna è proprio di famiglia… Alla prossima!
(il testo fra virgolette è tratto sempre dal libro “Le piogge e i ciliegi”)





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