venerdì 22 giugno 2018

Omaggio alla Bellezza - parte prima

Omaggio alla Bellezza

Il 20 giugno, nello sfarzoso e suggestivo Colonnato della Città Metropolitana di Bari, che si affaccia sul mare, si è tenuta l’Inaugurazione della Mostra “OMAGGIO ALLA BELLEZZA”, dedicata a “… un cercatore e cantore della bellezza, Michele Campione…” con Opere pittoriche di Luigi Basile, Cataldo Mastrorilli, Enzo Morelli.
La catturante Mostra è stata progettata e fortemente voluta dall’infaticabile Enzo Morelli che l’ha affidata, per l’organizzazione e la realizzazione, alla sempre entusiasta e accogliente Cettina Fazio Bonina, Presidente dell’Associazione Porta d’Oriente, ottenendo il Patrocinio di vari Enti ed Istituti.
È stata corredata, inoltre, da un Libro d’Arte avente lo stesso titolo OMAGGIO ALLA BELLEZZA (SECOP Edizioni, Corato-Bari).
Per chi ha avuto, durante la festosa serata, la fortuna di sfogliarlo è stato senza dubbio un piacere per gli occhi e per il cuore, in totale adesione con la Mostra e i temi raccontati dalle preziose tele. Tra le sue pagine, infatti, alle Opere dei tre grandi Artisti fanno corona le poesie di quindici Poeti pugliesi che hanno perlopiù cantato la Bellezza della nostra Terra.
Il Libro, intanto, ha una copertina fascinosa perché vivacizzata dai colori della creatività immaginifica, che fanno da sfondo al titolo, scritto quest’ultimo in forma più sobria e chiara, con grafia molto elegante, su un quadrato scuro illuminato dal bianco della scrittura. All’interno, subito i nomi dei Pittori e dei Poeti. Poi, i felici interventi introduttivi di Lucia Anelli, per la Pittura, e di Mario Sicolo, per la Poesia. Nomi che in Puglia sono molto noti, per cui non hanno bisogno di presentazioni.
La migliore presentazione si fa spazio nelle loro imperdibili parole.
“Un dolce vento passeggia tra le fronde e sinuoso s’inerpica tra le pieghe del tempo, emblema di un appassionato connubio tra Natura e Uomo, sospiri vagheggiati e onirici viaggi verso mete lambite dal cielo. Tutto conforma un’idea di bellezza assoluta, del corpo, dell’arma, del creato…”.
Come non lasciarsi catturare dalla bellezza di questo incipit sulla passeggiata attenta, colta e curiosa tra i dipinti dei nostri tre Artisti?   
“Immaginate un abbraccio intenso - diremmo quasi un ‘amplesso’, secondo rigoroso etimo latino - fra lirici colori e versi cromatici, tele suadenti e onirici componimenti, paesaggi lontananti e arcane parole, ed avrete ‘l’idea’ che state sfogliando in questo momento…”.
E quest’altro incantato inizio, in cui fanno già capolino suggestive figure retoriche
a connotare la penna di chi ha vergato queste sottili parole come lame di luce a scavare nei versi dei tanti Poeti?
Poi, ecco sfolgorare di cilestrino sorriso la soglia della passeggiata tra le tele e i colori e le forme di una pittura che ha modalità antiche e respiri contemporanei, immersi come sono tutti in una particolare luminosità che riveste di splendore il sogno e la poesia.
Così ci appaiono le (ma)donne di Luigi Basile: abbaglianti. Sensuali e tenere, peccaminose e innocenti, angelicate e fortemente radicate alla terra tra spighe dorate e celestiali grappoli di cielo in caduta libera. Sono bellissime Primavere alla Botticelli, in una rivisitazione tutta contemporanea per le vesti, i volti, la estemporaneità di alcune situazioni raccontate, le pose tra reminiscenze classiche e umori moderni…
E, tra un dipinto e l’altro, ecco le poesie che cantano e incantano, che dicono e celano, che ricordano o volano verso un futuro ancora possibile. Visionarie o realistiche, essenziali o fluviali, hanno tutte un mistero da svelare e una verità da tacere… i luoghi del cuore e i ricordi antichi… I silenzi che non temono le domande, ma tacciono le risposte pulsanti d’anima… I sogni cercati come pepite d’oro a trasformare la Bellezza in ragione di vita… La purezza adamantina di ogni forma d’Arte… L’incanto degli occhi bambini a rendere magica ogni cosa…
“… un cucchiaio di paesaggio dopo i pasti principali/ la morte seduta sul comò in camera da letto/ riconoscere lei dalla camminata lui dalla voce/ la viacrucis che ripassa a memoria misteri & misteri/ il quaderno di facce dialettali per i giorni feriali/ il bello del paese è tutto questo e altro ancora.” (Lino Angiuli, “Il bello del paese è”).
Oppure
“Seppellire i frammenti/ entro il muro della restrizione o legarli/ come avviene per l’arcobaleno/ dopo la tempesta?/ Come se la morte/ ci dipingesse ognuno/ volto di risposte frammentarie/ o di domande confluite/ nel parallelismo/ dei silenzi. (Carlo Alberto Augeri, “Una meditazione poetica”).
E ancora
“… La magia di un abbraccio imprevisto/ Un tratto ardito sulla tela/ Un cielo arrossato di nuvole/ Il volo sospeso di un gabbiano/ mani sapienti che lavorano argilla/ Il tronco inquieto di un ulivo/ Un mare solcato di luce/ Un fiore tremulo nel vento/ Il sole ad ogni alba/ Una spugna trasportata dalle onde/ Quale la meta del mio cercare?...” (Alessandra Campione, “Cercatore di sogni”).
Già, quale la meta, se il viaggio è il prodigio dell’andare che fa fiorire sogni ad ogni incontro di sole, ad ogni inquietudine che l’ulivo suggerisce e suggella, ad ogni cielo che si fa specchio di mare e ad ogni mare che ha un’onda leggera controvento? Non è il viaggio più importante dell’arrivo? È tutta qui la Bellezza, nel ricamo dei giorni che andiamo a dipanare lungo il cammino con occhi sempre nuovi e ardenti…
Inoltre
“Un cristallo di neve, una piuma d’uccello/ la geometrica purezza d’un diamante/ stringono il senso d’un altrove…” (Sergio D’Amaro, “Un cristallo di neve, una piuma d’uccello”).
Infine
“S’intrecciano corolle e pensieri/ su ardenti spini che hanno ali leggere/ a sfioccare in volo l’argentea lanuggine/ che ebbe un tempo le mie mani bambine/ a racchiudere a nido l’immenso tesoro…” (Angela De Leo, “Murgia magica”).
E il pensiero corre a quell’“occhio di Gesù” che rincorrevamo da bambini col cuore in tumulto per l’immenso tesoro che racchiudevamo nelle mani quasi fosse bellezza assoluta e arcano incanto…
Poi sono le tele di Cataldo Mastrorilli a riportaci indietro nel tempo in un tripudio di rossi infuocati come le fiamme nei camini e i panni stesi ai balconi delle imminenti sere, in cui non accadeva nulla se non il raccontarsi la fatica e il dolore, o i lupi di tramontana negli arrossati tramonti, urlanti al cielo l’asprezza della vita. E finestre sospese tra innocenza di bianche lenzuola e incendi di avvenute perdizioni affacciate all’alba dei galli a svegliare il nuovo giorno, tra un giallo di limoni montaliani e una fioritura di volti antichi al sopraggiungere di una scontata quotidianità...
E le poesie si riprendono il loro spazio per cantare:
“… il viaggio potevamo continuare/ agli arcobaleni in gemme di sogni/ andare ch’era sempre preludio/ per una terra che vive di bellezza/ il risveglio nell’aprile del mio sud/ e quel tanto che ci resta da amare…” (Zaccaria Gallo, “Questo Fragile Bene”).
Il viaggio ci precede e ci segue in questo nostro vagabondare in cerca di bellezza, che germoglia, con tutti i nostri sogni, ancor di più in ogni attesa meravigliosa primavera. E i “sandali di crepuscolo” che affondano “nell’erba”, già rilevati dall’occhio acuto e romantico di Mario Sicolo, sono già di per sé Poesia…
“Dentro una sera/ senza tempo/ i lumi bassi/ i tiepidi approdi/ un vergine respiro/ che scruta luna e abissi./ E quieto mare/ infine e quieta sera/ di serena luce e lieve canto…” (Valentino Losito, “Sera senza tempo”).
Quanta dolcezza e bellezza in questa sera “senza tempo”, in cui “i lumi bassi” definiscono una penombra che è “quiete” e respiro, sollievo dalle fatiche del pieno giorno e preghiera di ringraziamento del giorno concluso in un “profondo battito” della terra, “rivelando alfine l’essenza del suo io a sé stesso” (Mario Sicolo).
“… È morto invece come/ fosse stato uno degli uccelli/ che così tanto amava:/ dopo giorni di tenue pigolio,/ con la debole mano accoccolata nella mia./ So che agognava di spiccare il volo!” (Marta Mizzi, “La bellezza del ricordo”).
Anche la morte può rivelare una nascosta e suggestiva bellezza se è l’amore di una figlia a raccontarcela “accoccolata” nel nido sicuro e tenero della propria mano.
“… alla bellezza preme/ raccogliere/ le carezze degli sguardi dei puri,/ adunando occhi/ smarriti di drammatico stupore./ Semplice la tela e d’amore.” (Marino Pagano, “Dove respira la bellezza”).
Mi “preme” sottolineare la forza e la potenza esecutiva di questo stilema (“preme”), che è a fine verso per dilatarsi libero verso quello successivo in una sorprendente espansione di senso dolcissimo che si compie nelle “carezze degli sguardi puri”. La bellezza è innocenza e tenerezza. È stupore e smarrimento. È ricamo d’amore sulla tela dei giorni. 

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