venerdì 1 settembre 2017

Tatuati di Poesia

Scrivere o parlare di poesia non è facile. Per farlo, mi accompagno ad alcuni Autori famosi, le cui voci sono ben più autorevoli della mia.
Per Platone, “la poesia è qualsiasi forza che porti una cosa dal non- essere all’Essere”.
Dunque, la poesia è energia, forza, creazione.
Definizione, che ha percorso millenni di storia
per giungere intatta, imprendibile ma inconfutabile fino a noi.
Parola essenziale, simbolica, allusiva nella poesia orientale; canto di dolore e di liberazione nei versi in terra d’Africa o degli indiani d’America. È gioco di parole e musica per i francesi; impeto e passione per i tedeschi, rivolta e rabbia e stravolgimento per la beat generation, straniamento…
La poesia è tutto questo e molto altro ancora.
È anche “...‘febbre’ di vita, esorcizzazione della morte; bisogno vitale psichico profondo; riparazione ai mali (visibili e invisibili) ricevuti vivendo”, come sostiene Mariella Bettarini: “Siamo diventati poeti perché abbiamo ricevuto, da qualche parte e in qualche tempo, una ferita”.
Per Alda Merini “la poesia è un po’ come dio-Amore che non vuole essere guardato in faccia, ma tu lo fai lo stesso. Prendila, assaporala, ma non chiederti mai a che specie appartenga, da quale albero essa venga, con mani sempre vergini, pulite, prive di preconcetti per essere sempre trionfatrice prima e dopo il peccato della parola...”.
La poesia è, pertanto, innocenza e passione, verginità e peccato, ma è soprattutto luce che purifica, oltre che esaltazione, esorcizzazione, riparazione.
Per Borges si tratta della “memoria del genere umano”.
Rainer Maria Rilke, nei Quaderni di Malte, così scrive della poesia: “I versi sono esperienze. Per scriverne anche uno soltanto, occorre aver prima veduto molte città, occorre conoscere a fondo gli animali, sentire il volo degli uccelli; sapere i gesti dei piccoli fiori, quando si schiudono all’alba.
La poesia è, allora, la vita vissuta e sentita profondamente dentro come “bellezza e verità” (John Keats). Ma bellezza e verità non sempre chiare, lapalissiane, scontate, piuttosto soffuse di mistero, colme di tutti i sensi e tutti i significati possibili.
La poesia abita in noi. È un particolare modo di sentire e di vedere, un filtro con il quale l’anima colora il suo sguardo sull’universo. La poesia è ri-creare il mondo, un frammento di mondo e di vita, partendo da una emozione, da una vibrazione dell’anima, simile a quella dell’arpa”, così scrive don Giuseppe Colombero.
Sacra, allora, è la poesia, che ha fede in una umanità migliore. Una umanità, che dovrebbe fare della solidarietà e della speranza i suoi punti di forza; dell’intelligenza e della scrittura, i solidi ponti di comunicazione e di “interesistenza” tra gli uomini, perché la “parola” - e qui cito Zancan - è “il luogo fantastico della rigenerazione”.


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