Oggi mi piace proporre all’attenzione di quanti hanno la bontà di leggere queste note quasi quotidiane sul mio blog una bellissima recensione al libro a due voci “PER ORO E PER SEMPRE” della mia meravigliosa amica Marisa Carabellese, grande pittrice molfettese, conosciuta a livello internazionale per le sue numerosissime opere ricche di stupendi cromatismi e di continua ricerca della Spiritualità nella Bellezza e Armonia delle Forme.
Marisa, in questo scritto, rivela la grande sensibilità che la connota non solo come pittrice ma anche come scrittrice e critico letterario, nonché il grande affetto che nutre nei miei riguardi e che ricambio con tutto il cuore.
Grazie, Marisa, per questo dono inatteso e così tanto gradito…
Angela De Leo Primo Leone
PER ORO E PER SEMPRE
SECOP Edizioni euro 8
“Per oro e per sempre”: non c’è un refuso tipografico, né un errore di stampa nel titolo del libro, inconcepibile per una pubblicazione della giovane e prestigiosa Casa
Editrice SECOP. L’oro di questo singolare libretto - e ci si riferisce solo al formato - opera di due Autori, l’una per le pagine di sinistra e l’altro per quelle di destra, è l’Oro di un Anniversario di Matrimonio: le Nozze d’Oro, appunto. È una silloge poetica, un dialogo che si sviluppa in una dimensione atemporale, fra cielo e terra.
Tutto prende vita dal sagace amore di Raffaella, figlia dei due Poeti e raffinata scrittrice di libri per l’infanzia, di suo marito, Peppino Piacente, l’Editore, e dei nipoti Nicola, giovane grafico editoriale e Anna Paola, brillante studentessa. Attraverso le poesie dei due coniugi/poeti, scritte certo in periodi ed anni diversi, essi hanno ricostruito una splendida storia d’amore.
Angela De Leo - Primo Leone: un matrimonio che, come tutte le grandi storie d’amore, ha avuto le sue luci e le sue ombre, ha generato quattro figli e, inoltre, ha fatto fiorire una vasta produzione poetica e letteraria per entrambi.
Angela De Leo, poetessa, scrittrice, saggista, vive a Corato e dirige la collana di poesia “I girasoli” della SECOP Edizioni; numerose le sue pubblicazioni tra narrativa, poesia e saggistica, appunto, in Italia e all’estero.
Primo Leone, nato a Putignano e scomparso nel 2008, poeta, scrittore, pittore, poliedrico e creativo, si è dedicato anche alla fotografia e alla computer art. Ha scritto per varie riviste letterarie e tenuto numerose Mostre Personali e Collettive in molte città italiane. Suoi dipinti sono conservati in una Collezione privata anche a Parigi.
Tante le sue pubblicazioni tra narrativa, poesia e saggistica in Italia e all’estero.
Un grande amore, quello vissuto da queste due forti personalità; amore che, grazie alla scelta di testi poetici, elaborati dai due Autori in epoche diverse, dà vita ad un appassionato canzoniere.
“Noi siamo come due monti…/ da vivi non ci incontreremo più/ basta che a primavera/ tu mi mandi un saluto con le stelle”: potrebbero essere i versi di Anna Achmatova, citati da Angela, la chiave di lettura di questo libro a due voci. Non c’è un qui o un altrove, un passato o un futuro; la dimensione spaziale e temporale è annullata.
Il loro incontro, nei versi di Angela “Nella mia terra piantasti/ radici/ celebrasti la casa l’amore/ portasti il vento dei tuoi mari/ e bucasti le stelle a primavera…” e “Sono nato prima di nascere/ assurdo capricorno / di uno zodiaco senza cielo;”, scrive Primo.
“Tu unica emozione anche stasera tra spente illusioni”, ribadisce Angela. Il distacco è sempre in agguato, per lei, “nella tristezza di un mare attraversato/ da mille tempeste e un solo cuore/ nascosto inascoltato testardo/ indifeso. Ancora lì a tendermi l’agguato dell’addio” e l’amato risponde che “partenze improvvise mi aspettano/ ai confini del bosco/ quel bosco del tempo interrotto/ tra le mani e nella musica/ dei tuoi occhi stanchi/ di cercarmi…”.
Si dipana il filo dei ricordi: “Riempi di passato il mio bicchiere/ - chiede Angela - perché un’ultima goccia di rosso fuoco/ accenda dell’ultimo sorriso d’amore/ le labbra”. “C’era un bicchiere di vino/ tra noi/ un brindisi sospeso nell’aria…”, sembra risponderle Primo.
Gli anni trascorrono inesorabili, ma l’amore non dà tregua: “M’assedia di ricordi quest’ora/ notturna […] Oggi sono qui in un tramonto di anni” … “E tu ritorni ad ogni canto del gallo,/ ritorni con la prima stella a rendere/ chiara la notte”.
La memoria è fuoco anche per Primo: “Diventeremo vino e musica/ e guarderemo le nostre ombre/ ritornate bambine/ danzare al fuoco della memoria…”.
“Ci vinceva una necessità di noi/ ch’escludeva ogni altro da noi”, scrive Angela, e la Poesia è per entrambi il filo d’Arianna che li fa ritrovare: “dorata come il tuo addio la nostra poesia” … “Ci vinse la notte/ al millenario miracolo/ del nostro riconoscerci in un solo verso/ Rinnovato stupore quotidiano/ fu il nostro incontro”.
“Noi ancora noi/ padroni e schiavi di una violata eternità…”, scrive Primo, “Chi ha stabilito il confine tra la vita e la morte?”.
Poi il dialogo continua fra cielo e terra “Fu fragore di silenzio tra me e te dopo i nostri occhi/ ormai alla deriva di un abisso senza più ritorno/ ma tu ritorni ogni notte a lasciarmi parole sul cuscino….
Primo ha valicato la dimensione temporale ma continua a inviarle il suo messaggio:
“Se un giorno ti diranno/ di amarti immensamente,/ pensami e saprai che/ ti amo di più/ tanto di più/ un mondo di più/ immensamente di più...”.
Chiudono e suggellano il dialogo le parole di Angela: “Il cuore arreso al silenzio/ non avrà mai il coraggio/ di farsi amore…” e quelle di Primo: “Avrei voluto/ inventare l’amore:/ per offrirtene il brevetto”.
Ma la storia non finisce, ritorna ciclicamente. Basta riprendere questo piccolo libro che evidenzia, esalta il dialogo mai interrotto e ripercorrere tutte le tappe di un amore fatto di Passione e Poesia.
Marisa Carabellese
Ho creato questo blog perché mi piace incontrare gli altri sul filo della poesia e della scrittura in genere. Ascolto, reciprocità, confronto, comprensione, condivisione...
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venerdì 27 luglio 2018
lunedì 4 giugno 2018
4 giugno 2008 - 4 giugno 2018
Il
tempo è una tela di ragno che ci imbriglia in ogni direzione. Parliamo di tempo
lineare (gli anni che passano) e di tempo circolare (il riproporsi delle
stagioni), di tempo presente (il battito di ciglia di un attimo), del tempo
passato che si attualizza in un ricordo e del tempo futuro che ci prefiguriamo
senza alcuna certezza o verità. Forse è il tempo della speranza o di una
promessa, ma esiste soltanto perché noi possiamo pensarlo e prefigurarcelo. Tu
sei ormai tempo coniugato al passato come presenza fisica e tempo coniugato al
presente come “ingombro” nel cuore: occupi buona parte dello spazio nel mio
quotidiano andare e sei un nodo che fa ancora male. Per fortuna, ho un cuore di
riserva (i nostri figli qualche tempo fa mi regalarono un libro meraviglioso
intitolato “E la chiamavano due cuori”). Non so se ce l’ho mai avuto o sono
stati i miei ragazzi a farmelo sentire battere nel petto. Doppio battito,
dunque. E nel cuore di riserva c’è spazio per tutti quelli che amo, per quelli
che mi corrispondono, per quelli che via via bussano ai miei giorni per entrare
a farne parte. Loro non sanno del mio cuore di riserva. Sanno che vi trovano
spazio e qualche volta si meravigliano. Non tutti sanno di te. E quelli che
sanno pensano che sono passati 10 anni. E ignorano quel nodo che ogni giorno mi
riporta non ai nostri quasi cinquant’anni trascorsi più o meno insieme, ma a
quell’ultimo giorno che non si fece mai alba per te. Rivivo attimo per attimo
le due frenetiche ore che resero la tua storia irrimediabilmente al passato. E
il nodo strangola strangola strangola per tutti i giorni che poi sono venuti
dopo di te. Giorni difficili. Amari. Vulnerabili. Tutti mi danno premure
attenzioni baci e sorrisi. Ma spesso io sento quel nodo non solo come il pianto
della tua mancanza al mio fianco quanto piuttosto come ferita per tutto quello
che a te è venuto a mancare proprio nel momento in cui avresti potuto averne
più bisogno. È questo il mio tormento. Qualche volta, perciò, mi si rimprovera
per una malinconia che non riesco a nascondere, per un’amarezza di fondo che
non dovrei provare, per un pensiero che mi fa sentire più vicina alla tua
promessa prima di andar via (il mio futuro sempre più breve): “ci vediamo di
là”. Sì, è una promessa che gli altri che mi amano sentono come minaccia,
mentre per me, che ho sempre avuto terrore, e non solo timore, della morte si
fa segreto motivo di riconciliazione da sempre desiderata, di adesione serena se
non proprio attesa, di accettazione tranquilla perché “di là” ci sei tu ad
attendermi e tutti quelli che mi hanno amato. E siete ormai tanti. Proprio tanti…
Quando sarà, faremo una grande festa con tutte le musiche e le canzoni che
abbiamo ascoltato insieme. Con tutte le poesie che mi hai dedicato, che ti ho
dedicato. Con tutta l’allegria del nostro ritrovarci…
Intanto,
vivo il nostro dopo e riascolto le tue poesie che mi hai dedicato quando eri
certo di andare via prima di me. L’avevi sempre previsto. Sempre saputo. Ed è
dolcissimo oggi rileggerti. Le tue rinnovate carezze per il mio doppio cuore. Tu
ignori il cuore di riserva. Me lo avresti strappato e buttato via. Lo sai. Lo sappiamo.
A LINA, DOPO
Capricorno Selvaggio
Capricorno
Selvaggio
sono
nato prima di nascere
assurdo
capricorno
di
uno zodiaco senza cielo;
inseguivo
tropici
con
sangue di ghiaccio
lungo
i confini del vento
che
cerca la sua ragione
accusando
le foglie
di
bruciare l’autunno.
Per rincorrere
briciole
di sabbia
colme
di niente
ho
rischiato la mia dignità
E
intanto
ignoravo
la
spiaggia immensa,
come
unico rifugio
per
le mie ansie
che
si apriva sui confini
del
mio cuore.
Mi
son giocato me stesso
con
dadi truccati,
mi
sono giocato il tempo
da
scontare senza più equilibrio
-
Assurdo clown
che insegue il suo segno zodiacale -
Mi ritrovo selvaggio
come sono nato
inchiodato
come un povero cristo
dalle mani di pietra
incapace
di rovesciare la clessidra
e di sfogliare
i petali del vento
o inventare
un natale di dolcezza…
Ti vestirò di
pane e fiori
E di
fragranza dolce
Di prato e di
fresco mattino
Ti vestirò di
pane
Per sapere il
tuo cuore
Ti vestirò di fiori
Per sapere il
tu amore
Per mangiarti
Con la mia
fame di te
Per coglierti
Petalo su
petalo
Mio pane quotidiano
Mia primavera.
Ti vestirò di pane
Soffice e
caldo
Per i denti
del mio cuore
Ti vestirò di
fiori
Per le mie
mani ansiose.
E sulla mia
pelle
Pane e fiori
La festa non
avrà mai fine.
Per la gloria dei gabbiani
Le conchiglie hanno
sogni
Di acqua tenera
E di sole azzurro e verde
Lungo le orme
Di sabbia mai stanca
Mai vinta.
E il tuo canto
Ha vele di nostalgia
Per la gloria dei gabbiani in volo.
Il tuo respiro
È un giorno profondo
Di luce e di stelle
Antico e immenso
Come un guerriero
Senza storia.
E la tua presenza
È un canto senza fine
Come specchio di tempo
E di memoria.
Favola
E tu
Scioglievi i rami
Dei tuoi sogni
Sulle note della nostalgia
Mentre il giullare
Inseguiva la noia
Alla Corte del Re
La notte era fredda
E tu
Fata e poi strega
Con fiori di luna
Nei tuoi capelli
Parlavi di pianto
E di amori perduti.
Poi, l’alba
Raggiunse il castello
Pietra su pietra
Fino ai tuoi occhi
Ciglia su ciglia
Fino al desiderio
Del Re
Tu Regina e Schiava
Con la tua pelle
Nuda di rugiada
Tra fiore e foglia.
Dormivano i cavalli
Con le criniere stanche
Come sogni lasciati
E mai vissuti.
E tu
Corda di mille chitarre
Tu la notte
Tu il giorno
Tu favola di ieri
Tu favola
Di sempre.
Se un giorno ti diranno
Se un giorno ti diranno
di amarti tanto,
pensami e saprai
che ti amo più di tanto.
Se un giorno ti diranno
di amarti un mondo,
pensami e saprai
che ti amo più
di un mondo.
Se un giorno ti diranno
di amarti immensamente,
pensami e saprai che
ti amo di più
tanto di più
un mondo di più
immensamente di più …
Primo Leone
A te (dieci anni dopo)
Sul precipizio mi fermai a guardare il vuoto…
Fu tutto in un istante
il dirsi arrivederci ed era addio
in quel presentimento
che mai m’abbandona
e fissa istanti
in cui tutto accade ed è eternità
I tuoi occhi lontani e già altrove
il silenzio nel giardino
il grido inorridito a metà gola
perché nessuno scoprisse l’inganno
del tuo dover andare senza appigli
ad ogni filo di luce che ti lanciavo
e farti un nodo al dito a rammentarti
il ritorno e la strada e il vento e la ruga
da baciare per levigare un pensiero
più di una ferita
a esorcizzare il tempo che esonda
la pena di ogni nuova sconfitta
Ritorno sui miei passi stanchi
e ho scarpe rotte e tasche di buchi
e uno scoramento di lacrime
a inondare la soffitta senza la possibilità
di contrastare le stelle
e trattenere
il tuo viaggio fino all’ultima dimora
dove è più adeguato il tempo
alla tua arsura di libertà
(respiro immenso ha la nostra vela
con mani intrecciate
a un cielo al tramonto che sa ancora di noi…)
Lina
NB: le poesie, dedicatemi da Primo su un quadernetto nero col
bordo rosso come quello che usavamo tra i banchi di scuola dove ci incontrammo
la prima volta nel 1958, sono dieci. E sono meravigliose poesie d’amore da
leggere “dopo”. A Lina, dopo.
Alcune sono inserite nel libro “per oro e per sempre”
(SECOP Edizioni, 2017), dono di Raffaella e Peppino per il giorno delle nostre Nozze
d’Oro, il 20 settembre 2017. Altre sono ancora inedite. Avevo deciso di tenerle
solo per me, ma poi sono talmente belle che mi sembra giusto farle conoscere
anche agli altri… Primo, ottimo poeta, scrittore, pittore… e tanto altro ancora…
Angela De Leo
martedì 20 febbraio 2018
LA TAVOLOZZA DEL POETA
LA TAVOLOZZA DEL POETA
Premio Internazionale di Poesia, Pittura e Fotografia
in memoria di Primo Leone
Signore, portami dove devo
andare:
accompagnami,
io mi chiamo Primo, Signore,
e Tu?
So la Tua cortesia, Signore,
all’ora giusta portami alla
Via
e non permettermi distrazioni…
Te l’ho detto che mi chiamo Primo,
Signore?
e Tu? Almeno Tu.
È vero che Ti chiami… Amore?
Cris Chiapperini
E il Signore chiamò a Sé Primo Leone il 4/6/2008.
Dieci anni fa.
E lui si presentò dicendoGli: “Io mi chiamo Primo, Signore”, Primo Leone, e non Gli fece la domanda: “E Tu?”, fidandosi di quanto gli aveva appena suggerito Cris, ma preferì continuare con le sue note referenziali, sperando nella clemenza del Giudice Supremo nell’udire: “Sono un poeta, ma anche un pittore e mi diletto di fotografia e amo il cinema, la musica e tutto ciò che hai creato di bello. Sono un creativo, insomma. E non ho mai fatto calcoli matematici né mi sono ancorato al passato o proiettato nel futuro. Come tutti i creativi ho vissuto nell’eterno presente del qui e ora non sapendo razionalizzare la mia esistenza e programmare i miei giorni con senso pratico e discernimento. Folle come tutti i folli che Tu hai voluto perché si ubriacassero della Tua Bellezza e scoprissero che avevi disegnato il mondo mentre lo sognavi. E i poeti e i sognatori vivono sempre in bilico tra sogno e realtà, come Tu hai sperato. Mi sono anche laureato e ho svolto un lavoro di responsabilità, ma non sono riuscito mai a farmene una ragione di vita. Non potevo chiudermi nelle gabbie del dovere, del grigiore di giorni sempre uguali. Tu mi hai dato il desiderio di un volo più alto e hai messo tra le mie mani una tavolozza di colori infiniti che ho trasformato in immagini e in parole, mescolando il vero con l’onirico, il cielo con il mare, sulle cui onde ho imparato a navigare alla scoperta di orizzonti che avevano nuove strade e nuovi confini. E li ho dipinti e li ho cantati come si canta il Creato e la Tua gloria, Signore. Ora eccomi qui, pronto alla Tua chiamata. Ma ho perso la Via giusta. E sono sperduto e confuso e ho bisogno di Te per chiederTi almeno di ritornare ad indicarmela in nome del Tuo Nome. Mi hanno detto che ti chiami… Amore! Sono in buone mani.
Sono giunto dove ogni Bellezza si fa completo appagamento. E la giusta Via è un ricamo di Luce da fotografare, dipingere, scrivere perché rimanga il segno vivo del mio passaggio sulla Terra. Nella speranza che altri creativi come me facciano tesoro dei doni da Te ricevuti: due occhi bambini per ritornare ogni giorno al primo giorno di sé, alla prima aurora del mondo”.
Come compagna di vita di Primo per circa sessant’anni, ho raccolto il sussurro delle sue parole, riportando alla mente del cuore i teneri versi che il mio carissimo amico Cris Chiapperini, che ora sta sicuramente chiacchierando con Primo di poesia tra le stupite stelle, scrisse per lui quel 4 giugno di dieci anni fa.
E sono qui a chiarire il senso e il significato di questo premio di Poesia, Pittura e Fotografia che noi della SECOP edizioni, accogliendo il desiderio del nostro editore, Peppino Piacente, siamo lieti di promuovere per ricordare degnamente Primo Leone nel decimo anniversario del suo volo tra le stelle, perché il messaggio della sua Arte poliedrica e autentica non si perda nel buio della dimenticanza.
mercoledì 27 settembre 2017
PRESENTAZIONE "PER ORO E PER SEMPRE" da parte di Valeria Rossini
Sarebbe troppo facile dire che questi cinquanta anni che oggi celebriamo rappresentano la storia di un amore.
Questo è vero, ma riduttivo. Conosco tante coppie che sono giunte a questo traguardo, nella stessa vita o in due
vite diverse – come purtroppo in questo caso – e alcune di queste coppie si sono forse amate di più di Angela e
Primo, se mai l’amore fosse posizionabile lungo una scala. Nessuna di queste coppie mi ha consegnato però, in
modo limpido e inequivocabile, il segno del loro legame, nella forma di pensieri che diventano versi e che, nel
loro riversarsi, travolgono anche le vite degli altri, insinuandosi come desideri acquosi nei nostri occhi mentre
leggiamo, e nei nostri cuori mentre ricordiamo.
Ed ecco il filo conduttore di questa storia d’amore, come io l’ho ricostruita immergendomi nel testo “Per oro e
per sempre”. Questo filo è la memoria, che non c’è. Ferma nel tempo presente è una relazione che non fluisce
altrimenti morirebbe, ma resta immobile in “incontri di sguardi che escludono anche il cielo”.
Se non c’è memoria non c’è neppure il rimpianto, perché l’amore non scorre come sangue o vino, metafora
ricorrente nelle poesie di entrambi gli autori, ma è come “un brindisi sospeso nell’aria”. Primo vive perché non
ha paura della morte. “La notte ci passò accanto, ma non ce ne accorgemmo”, perché anche l’alba si rende
invisibile come vetri trasparenti a liquefare i rimpianti nei bicchieri colmi.
Il tempo è il “delirio della memoria”, e i ricordi si sgretolano lungo quel fiume misterioso di vino e di sangue per
le nostre vite infinite. Ed è in quel fiume che si intreccia il dolore di Angela, che struggente scrive “piegata su
bicchieri di solitudine annego nell’ultima goccia lo sguardo vuoto colmo della tua assenza”.
Lo sguardo di Angela è lo sguardo di una donna, è uno sguardo materno che tiene insieme passato, presente e
futuro come nell’attesa, nel parto e nella cura dei figli, il tempo unico e indiviso della maternità. Ed è
comprensibile quindi che si posi sui ricordi. Tuttavia, l’unico modo di consolare il suo pianto senza fine è non
ricordare. Se ricordiamo, siamo assaliti dai rimpianti. Rimpiangendo, ri-piangiamo. Forse dovremmo invece
pensare alle persone che amiamo – ma non ci sono più – al presente. E il rimpianto si addolcisce nella nostalgia,
per una storia appunto infinita e per qualcuno che in fondo non abbiamo mai perso.
Angela, grazie per averci convinto che “se amiamo una persona dobbiamo lasciarla andare, perché se torna è
sempre stata nostra”. E Primo ritorna, perché la vita per lui è stata soltanto un attimo: il tempo non ha
importanza, non sa neppure trovare una ragione allo stupore per il vostro bisogno disperato dell’altro, per il
vostro amore necessario che fu credo e disperazione.
Molto suggestivo il riferimento a Sartre e alla sua relazione pericolosa con Simone De Beauvoir, cui scrisse un
giorno: “La mia vita non appartiene a me solo. Voi siete sempre me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del
mio cuore”.
Il cuore di Primo continua allora a battere in quello di Angela, perché di nuovo il sangue è vino, “per festeggiare
l’eternità del nostro tempo ancora da inventare”. Nello spazio dell’immaginazione questi due corpi, due anime,
due cuori, sono un tanto, un tutto, ma anche un niente. Sono “filo dello stesso aquilone”, padroni dell’eternità,
arroganti come gatti con le loro nove vite da giocare. In questo libro, la vita è un cerchio ludico senza linee né
frecce. Del resto, chi ha stabilito il confine tra la vita e la morte, tra il reale e l’irreale, tra presenza e assenza, tra il
cielo e la terra, tra gli occhi e lo specchio?
Grazie Angela e Primo, per averci regalato la certezza (l’illusione) che si nasce il giorno in cui incontriamo il vero
amore. Se questo significa che Primo continua a vivere nel tuo amore (l’amore che tu gli devi), noi che siamo qui
forse non moriremo mai, perché le persone che sono in cielo sanno amarci “di più, tanto di più, un mondo di più,
immensamente di più”.
Corato, 20 settembre 2017
Valeria Rossini
Corato, 20 settembre 2017
Valeria Rossini
domenica 24 settembre 2017
PER ORO E PER SEMPRE
Un libro.
Un nuovo libro per una
nuova collana della SECOP edizioni.
Una nuova collana di
poesie, “Paralleli poetici”, che vedrà, insolitamente, di volta
in volta, due autori raccontarsi a vicenda.
Storie, ricordi, progetti,
parole come richiami, come echi d'indaco a colorare di sacralità il
respiro poetico, in un incontro/confronto, che li contiene tutti nel
bacio di pagine che, solo dischiudendosi come ali di farfalla,
rivelano il loro contenuto e il loro splendore.
Un nuovo formato.
Una nuova composizione
grafica elegante e armoniosa.
Un titolo che racchiude il
mistero del non detto e si fa messaggio dell'istante puro proiettato
verso l'eternità.
Un libro, il primo, che
tiene a battesimo la collana, dedicato a me e a mio marito, Primo
Leone, nel giorno in cui la nostra storia d'amore conta gli anni
dell'oro che non conosce tramonti...
Uno scrigno di versi che
s'intrecciano e volano nell'abbraccio condiviso di parole, che
cantano nelle pagine a specchio di due autori, amanti, ferocemente
innamorati come ferocemente sconfitti ma mai arresi.
Un uomo e una donna, che
vibrano in sintonia in un richiamo di note senza fine.
Ecco il sogno che si
rinnova e si avvera.
È il sogno accarezzato da
un editore folle, Peppino Piacente, votato alla poesia.
È una nuova sorprendente
Sfida di una Casa Editrice, nata sotto il segno della creatività
passione, dell'impegno coraggio, del sogno desiderio.
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