Tu sei la Fonte
di
ogni altro Amore
(Lina)
PER TE,
MAMMA, una lettera e non solo…
Non
so perché, ma ultimamente amo scrivere lettere. Le sento più intime, più calde,
più vere. E sento la necessità di farlo oggi perché venticinque anni fa sei
volata tra le stelle. E io non potrò mai più sorridere per uno scherzo che
tanti anni addietro eravamo soliti fare per il 1° aprile. Lo so, "La vita
è un imperativo assoluto al quale nessuno deve sottrarsi", come mi suggerisce
Carl Jung, ma è così difficile viverla senza il tuo sorriso. Ogni giorno ti
dedico un pensiero d'amore e una preghiera anche se non so più pregare, non oso
più pregare. Pure ogni notte guardo una stellina che improvvisamente si accende
nel cielo e mi sento ancora figlia. E ti parlo di noi due. Del nostro primo
incontro. Dei nostri incontri sempre più rari. Della tua perenne attesa di un
mio ritorno nella tua casa ormai non più mia. Ti parlo come mai ti ho parlato.
E sento la tua carezza a lenire rimpianto e tormento. E riprendo a vivere. Rinasco
alla tua vita di ieri. E tu rinasci alla mia vita di oggi. Anche oggi, come
ogni giorno...
<Ricordi
d’infanzia: Mia madre è una regina da incontrare una volta all’anno, durante le
vacanze, ma tanto basta per sentirmi fiera di lei. Lei bella, lei allegra, lei
buona, lei amica, lei diva.
Metteva
sul viso una cipria di sogno <Velluto di Hollywood> e la circondava un
alone magico e fresco di Eau de Cologne <Jean Marie Farina di Roger &
Gallet> (A. De Leo, ANCORA UN FIORE,
1982)>… Lina
EBBI CANTO
TRA LE BRACCIA DI MIA MADRE
Nacquero papaveri e gelsomini
nel giardino d’ogni incanto
con i laghetti che ridevano di secchi
colmi d’acqua in cui si specchiava il cielo
fiorito di primavera e stelle mattutine.
Io ebbi canto nelle braccia di mia madre
prima che il tramonto incendiasse la sera
e l’usignolo avesse voce di violino
in gara con i grilli sul balcone.
Il nonno piantò un ramo di rose
di preghiera la nonna riempì
le ombre della sua malinconia.
Nelle loro mani la mia prima alba
in fuga verso la chiesa e campane a festa
ad accogliere il mio vagito alla fonte di ogni
delizia...
(ma grandi i miei occhi negli occhi grandi
di mia
madre al canto che sorrise
al nuovo giorno)
EBBRE RISATE
ebbre
risate colme di noi alle sere dei calici levati
in un
incontro di lune
(indomita
adolescenza
Eterna
tra
i nostri pensieri
annodati
di progetti e di stelle)
d’uva e di
miele di canti e di parole
e…
granelli di mare…
sogni di
rose senza spine
sul
margine insalutato del giorno.
E mani di
vino e di preghiera
e un
ricordo dorato l’autunno
in un
cortile di voci di rose di gelsi
di
grappoli d’uva.
I tini
danzavano tra piedi nudi
e occhi
colmi di sole
(zuccherine
le bocche dei bimbi rosse
di mosto antico come una favola…
caldo il
pane sfornato alle
quattro del mattino).
Tra ceste
e canzoni e una festa di pampini
fresche le
nostre parole
danzanti
tra i muri, sospese sui rami
per
conservarne il ricordo… echi d’infanzia…
E tra le
voci d’autunno una voce d’estate:
voce di
mia madre tra voci d’infanzia.
Le conto
ad una ad una… pareggiano il conto delle stelle.
E delle stelle hanno un muto richiamo
un passare lento al soffio di un mistero grande
profondo
quanto il silenzio
(non c’è stato mai il silenzio del
cuore)
LA
DANZA DEGLI ARCOBALENI
Esplodono arcobaleni alla danza
di nuove ore d’amore che disegnano capriole
di peschi e rami turchini come i capelli della fata
mai dimenticata.
Hanno voce d’arpa i miei diciotto anni
e mille canzoni: “come te non c’è nessuno”,
“nessuno ti giuro nessuno, nemmeno il destino
ci può separare”, “ciao, ciao, bambina”,
“credo che un sogno così non ritorni mai più”.
Domenico Modugno il mio idolo
e idolo di mia madre. Lo ascoltiamo insieme
mentre lei ascolta il mio cuore
e sa del mio amore per il ragazzo occhi
innamorati e promesse da realizzare in due.
(e di arcobaleni festosi si colorava il nostro
sorriso).
IN UN SOLO
ISTANTE
Fu tutto in un istante
il dirsi arrivederci ed era addio
in quel presentimento
che mai m’abbandona.
E fissa momenti
in cui tutto accade ed è eternità.
I tuoi occhi a cercarmi a metà gola
col nodo al dito per lasciarmi andare
e ritornare lungo la strada della mia casa
e baciare il tuo volto per levigare un pensiero
più di una ferita,
ed esorcizzare il tempo che esonda tra le dita
e si fa pena di ogni nuova sconfitta.
Il mio lasciarti andare come pegno di rose
dimenticato e la mia poesia sfilacciata di spine.
Domani sarai pioggia di parole inascoltate
e coriandoli tristi di giorni inebetiti…
Il silenzio nella casa abbandonata.
Il filo di luce che mi lanciavi
con l’anima trafitta
ad ogni passo su sentieri di rovi
che percorrevo
nel rincorrerti per non lasciarti andare.
Oggi ritorno da te con i miei passi stanchi
con scarpe rotte e tasche bucate
in cui infilai speranze stropicciate
un pianto deluso a solcarmi il viso
e la tua ansia di andare al riparo dal dolore
dove è più adeguato il tempo del sorriso.
Ti lasciai in tenere mani, ma fu il silenzio
a strozzarmi il cuore
senza una goccia di sangue
a lasciarmi viva…
Se guerriera vincente tu a cercare il Signore
o vinta io diedi le braccia
a rassegnate catene di perdente
senza più orizzonti
dove poterti incontrare.
Ma sarà il mio pegno di rose dimenticato
sotto lo zerbino della tua casa
per fare a te ritorno senza chiedere le chiavi
o il permesso di entrare
con la mia poesia sfilacciata di spine.
Sarà pioggia di parole rimandate
- coriandoli tristi di giorni inebetiti
dal silenzio del luogo delle attese
filo di luce che ci
lanciavi
con
l’anima trafitta
ad ogni passo su sentieri di rovi
che percorrevi
e il nostro rincorrerti
per non lasciarti
andare -
al rimpianto che mi vince
accendi sul cortile la
veranda
non lasciarmi guardare il
vuoto
della tua luce venuta a
mancare…
(e mi scopro il volto
impolverato di anni
lunghi più dei tuoi in questi anni lunghi
aggrappati alla tua ultima sera
Faro Onda Conchiglia Sussurro Sei
mia eterna Primavera
perché io non ti ho mai
lasciata andare).
Sei qui nel mio cuore sempre!
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