domenica 26 aprile 2026

Domenica 26 aprile 2026: SHALOM - PAX - SALAM: la CANTATA al Teatro PICCINNI a Bari... (prima parte)

… Non c’è via per la pace,

      la pace è la via.

     (Mahatma Gandhi)

Due sere fa abbiamo assistito, incantati e commossi alla CANTATA SHALOM - PAX - SALAM di Enzo Quarto, Canto di Pace e di Amore universale, musicata dallo straordinario e geniale Maestro Compositore Giovanni Tamborrino e messa in scena dalla OFP (Orchestra Filarmonica Pugliese), diretta dal bravissimo Maestro Vincenzo Perrone. Sorpresa, emozione, commozione per la profondità del messaggio etico-religioso, politico-civile-sociale, veicolato dalle parole e dalle musiche, riguardanti soprattutto il nostro desiderio/bisogno di Pace, ma non solo… Il tutto è stato realizzato nel bellissimo Teatro Piccinni, tempio sacro della bellezza e del bel canto. Le musiche del notissimo compositore Tamborrino (Laterza-Taranto), tra i più originali innovatori della musica contemporanea, con radici nel futuro e solo qualche reminiscenza del passato, hanno creato un’atmosfera surreale molto suggestiva, intensa, unica, sfaldata su piani compositivi diversi, che hanno, via via, fatto riferimento al cammino sempre tempestoso e non privo di insidie del migranti, tra bombe di guerra, vari inciampi lungo la strada, e brevi momenti di tranquillità e di riposo, con squilli di trombe e suoni di tamburi, sdoppiati e ricomposti su piani diversi tra musiche, canti, strumenti insoliti, sillabazioni prese in prestito dalle parole di Enzo Quarto, presenti nel Libro della Cantata, pubblicato recentemente dalla SECOP edizioni di Peppino Piacente e dall’Associazione FOS.

Immediatamente, le parole di Enzo Quarto mi hanno riportato alla memoria il ricordo, ancora vivo nel cuore, del suo Progetto intitolato “NON DI SOLO PANE” - PER UN NUOVO UMANESIMO NEL PENSIERO, NELL’ARTE, NELL’ECONOMIA, NELLE SCIENZE, NELLA VITA COMUNE. - . Progetto risalente ad alcuni anni fa, quando il nostro Enzo esplicitò la motivazione del progetto stesso, di cui tanto subii il fascino: <Titolo suggestivo che mi riporta immediatamente alla bellissima preghiera del “Padre Nostro”, consegnataci da Gesù per invocare la protezione di Suo Padre sull’intera umanità. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Il pane, cibo primario per gli adulti, come ogni cosa buona che ci proviene dalla Madre Terra, ha bisogno di tempo: tempo della semina e tempo del raccolto. Le messi, biondeggianti al sole con i loro chicchi di grano, sono grani di un rosario che, per i credenti, si fanno preghiera di ringraziamento (…) perché il pane non debba mai mancare alla mensa del ricco come sul desco del povero. E qui il discorso diventa molto più ampio e profondo perché abbraccia tematiche legate al lavoro, all’economia, alle disuguaglianze sociali. E tutto diventa tempo di semina (il progetto, che nasce dal sogno e che non è utopia se si tende con determinazione, coraggio, perseveranza a realizzarlo) e tempo di raccolto (il mondo migliore, che si andrà a costruire per e con le nuove generazioni). Ma nel “Padre Nostro” non ci si riferisce tanto all’alimento del corpo quanto al nutrimento dell’anima>.

E qui, con un salto di alcuni anni, eccoci approdare alla Cantata per la Pace di venerdì scorso. Cantata, in cui i versi di Enzo Quarto, ora amari, ora teneri, ora nostalgici ma sempre ecumenici, si sono avventurati sul terreno contaminato dalla musica, a comprendere, per tutte le fedi monoteiste, la Comunione del corpo e dello spirito di tutti i popoli del nostro pianeta, afflitto da mille guerre, spesso ignorate; mille sofferenze, spesso soffocate nel silenzio; mille violenze esercitate dal potere del Male contro quello del Bene, molte volte non compreso per mancanza di fede nel Padre Nostro, che non è soltanto nei Cieli, ma anche in Terra e in ogni luogo in cui trovano dimora, rifugio e speranza “gli uomini di buona volontà”.

In considerazione di tutto questo, vorrei riportare alcune emozioni vissute, prendendo tra le mani il Libro (presentato in quattro lingue: italiano, inglese, arabo, ebraico) che mi ha affascinato già dalla copertina molto suggestiva con la scritta in oro antico che si illumina, a tratti, di nuovo splendore, tra due rive di orme in percorsi di andata e ritorno (straordinaria intuizione artistica di Nicola Piacente sulle opere grafiche del pittore Leon Marino, a cui si devono pure delle frasi molto intense e significative come quelle che ha scritto sotto la sua splendida opera grafica, intitolata “Cuore”: eppure abbiamo lo stesso cuore/ la stessa identica forma che fa/ tum, tum, tum/ cresciuto nella carne/ giocando con le pietre/ all’ombra dello stesso ulivo/ laddove nostra madre nel sangue/ ci generò fratelli, comuni a tutte le religioni.

Le stesse orme sono il segno del passaggio dell’uomo, viandante o pellegrino, verso… E “verso…” sottintende innanzitutto una impronta che indica un movimento che si compie in un percorso verso un qualcosa, una meta, un santuario, una vocazione, quasi si venga chiamati a lasciare una traccia, un modello o esempio da seguire. E ciò è di per sé affascinante perché si carica di promessa verso qualcosa di atteso, desiderato. E la dedica ce lo conferma: “a tutta l’umanità uccisa/ e martoriata dalle guerre”. In pratica, è la Pace la terra promessa per una umanità sofferente e “martoriata”.

Don Antonio Lattanzio nella sua Premessa afferma che la pace è “frutto dell’Amore, mai scontato e mai acquisito, sempre donato nella reciprocità di un mutuo riconoscimento, e accoglienza intrepida dell’Alterità che si fa prossimo lungo la strada (Lc 24,15). Dire: “Pace!” diventa, di conseguenza, sinonimo universale di: “Io ti amo! Tu sei prezioso per me!”, Amore riconoscente”. Che meraviglia”

Enzo Quarto, dal canto suo, sottolinea con convinzione e passione: … Dio e pace sono un binomio imprescindibile che si complica di fronte alle differenze culturali, che si sono formate e arricchite nei secoli a prescindere dalla fede in Dio. Anzi hanno adattato Dio alla quotidianità delle diversità tra i Popoli. Esasperandole. Rendendole conflittuali. Di qui le guerre senza fine. Spesso anche in nome di Dio, purtroppo. Ma, per fortuna, “laddove le parole non arrivano, arriva la musica” (Heinrich Heine) che, essendo un linguaggio universale, raggiunge tutti noi più di mille parole e ci affratella. Non a caso Enzo Quarto scrive: per il nostro tempo/ e per il tempo dopo di noi/ siamo migranti/alla ricerca di una meta promessa.// Migranti ignari,/ bisognosi, ma fiduciosi/ migranti che bussano/ alle porte dei fratelli/ migranti che incontrano sguardi/ increduli e dubbiosi,/ migranti feriti/ senza cibo né acqua,/ cercatori e sognatori./ Migranti uccisi.

Migrare ha diverse sfumature ma un unico significato: si va in gruppo per sostenersi nell’andare in cerca di un luogo migliore in cui stare bene, sia fisicamente, psicologicamente, materialmente, in una rete di solidarietà per farsi coraggio, per sostenersi, per comunicare, magari con il solo sguardo, se la lingua diversa che si incontra lungo la strada non ci soccorre. E lo sguardo diventa conforto, aiuto, reciprocità, comprensione, condivisione. Ma anche “sguardi increduli e dubbiosi” perché la meta potrebbe già essere segnata da un evento negativo. “Migranti uccisi”. Ma quelli che sopravvivono sono i “cercatori e sognatori”, quelli che non si arrendono e che qualche volta raggiungono la meta e salvano il mondo. Sono i “costruttori di pace”, sono i “costruttori di ponti” per giungere dove era impensabile arrivare. Perché se la pace è una utopia (“utopia”: termine coniato da Tommaso Moro), “non sempre è ciò che non si può realizzare”, qualche volta per “gli uomini di fede, di speranza e carità, in termini di amore”, potrebbe essere ciò che “non è stato ancora realizzato”, come sostiene il sociologo e filosofo tedesco, di origine ebraica, Karl Mannheim. E a me il suo pensiero piace molto perché fa una significativa e profonda distinzione tra utopia e ideologia. Quest’ultima “si ferma al tempo presente con teorie mistificatorie che sottintendono un arrendersi in una ‘cerchia di sostenitori’ senza prospettive future”; l’utopia, invece, “è capace di prospettare per tutti possibili mondi migliori”.

E per oggi mi fermo qui, ma continuerò a parlare della Cantata al Piccinni di due sere fa, e del Libro, come mi sembra giusto per comprendere l’importanza fondamentale della splendida serata, vissuta insieme venerdì scorso. Grazie. Angela/lina 

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