Ieri abbiamo vissuto il lunedì di pasquetta, ancora per poche ore, anche con i miei figli romani che, prima di mezzogiorno, sono andati via e nel tardo pomeriggio erano già a Roma nelle loro case con i loro mici. Ed io non posso fare a meno di dedicare alcune poesia, che ho scritto qualche anno fa perché, a volte, le storie si ripetono, nonostante il passare degli anni…
I PASSI INATTESI
(ai figli venuti da Roma)
Rose e tulipani e orchidee
dietro vetrate aperte da complici mani
in frammenti di sole che ignoro
e passi inattesi
e un palpitare furioso del cuore
impreparato alle voci improvvise
tra capelli vinti da sorrisi di sguardi
nella casa ritrovata e rivissuta
con rinnovata allegria.
Ci ritroviamo nell’abbraccio
che stringe l’attimo in sé conchiglia
in fragoroso rumore
più forte della lontananza
del gelo e delle ore rubate al sonno
in un anticipo di San Valentino
e cuori in dono a doppia mandata.
L’amore ci lega col filo della commozione
lunga quanto la lunga silenziosa attesa.
Acrobata io a capriolarmi
nel silenzio delle intenzioni
su improvvise nuvole rosa
tra soffitto e scrivania
e un ritrovarci appena di ritorni
con parole e lacrime di gioiosa intesa
- E SIAMO ANCORA INSIEME -
Sapore di baci da conservare tra dita
intrecciate a trecce di pane di sere brevi
da assaporare piano alla mensa del passato
(per ritardare il fischio del treno
e zaini e spalle a scivolare via
dai miei occhi da lacrime attraversati
dai miei occhi frammentati di addii
e un solo arrivederci sulle code dei gatti
nel tramonto solitario dello spento giardino…)
A ROMA UN VENERDI’ SANTO (2014)
poco più di uno scampolo
l'alba che ride ai finestrini
in un controvento di sole
e il sonno negli occhi
e stente parole di un buio
che rode pensieri di stanco
timore che tutto s'avveri
il passo distorto e il bisturi
crudele in lembi provati
di sangue e scarne voragini
e
un solo tormento
uscirne viva
come la scorsa volta
appena un soffio di tempo
la scorsa volta
appena un pugno d'anni
e un dolore da cucire tra le labbra
per non lasciarlo andare
alla deriva di tutti i battelli
che giacciono in fondo al mare
(in
fondo al mar ci stan camin che fumano...)
In fondo al mare un sogno affondò
disperato
senza conoscere le vie azzurre
e risalire tra alghe e sirene
per camminare ancora sulla riva
con orme di sabbia dimenticate
per non costringerle a morire
(ti
voglio cullare cullare legandoti
ad un filo di mare di mare
o a
un granello di sabbia?
Fa lo stesso. È senza rumore!
Senza rumore il filo di mare.
Il filo di sabbia. Senza rumore.
Il granello di pensiero legato
ad ogni mio ieri che si fa domani)
Serve ridere - pensiero positivo -
al mare mio incantesimo e sospiro?
A questi alberi viola come il venerdì
della mia anima in pena?
Alle pratoline gialle e tenerelle
al brivido di un vento maestrale
a sconvolgere corolle e primavere
spegnendo l'ardore dei papaveri
e il canto dolce del cielo d'aprile.
Ma...
oltre domani oltre il buio oltre...
la resurrezione? (forse)
UNA PASQUA DI LUNA PIENA (2014)
Sarà una Pasqua di luna
a inondare di luce
ombre e ansie
in questo giorno di resurrezione
Nei campi un mistero di peschi fioriti
e una rosa purpurea
tra dita in preghiera
E glicini appena dischiusi
un tepore d’ali alla danza lieve
di una primavera bambina
scaldano l’anima ferita
Voglio l’ulivo di pace in ogni casa
e un canto d’amore
che pervada il cielo
e rassereni il pianto
di una umanità alla deriva
e senza stelle
Tornerà un sorriso di viole
a restituirci Amore
Sarà all’alba
Ci sarà ancora un’alba
Occhi spalancati e un cuore grande
per vederla colorare di perla
nuovi sogni in filigrana
In
realtà, questa volta sono venuti con la macchina per vivere insieme la Pasqua e
sono andati via con la gioia di essere riusciti ad incontrare anche tutti gli
zii e i cugini ed è stato un bellissimo ritrovarsi. Persino con i nostri tantissimi gatti nel
giardino. E il giorno di Pasqua ho ricordato il nostro cane Dylan perché sarebbe
stato il suo compleanno:
E la notte
si fa silenzio (per Dylan)
Mai più mi accadrà
di sentire il tuo
respiro
in attesa del mio
ritorno
dietro il cancello
di casa.
Tua libertà senza
confini
il cancello che si
apriva
al tuo correre
leggero
lungo la tortuosa
strada
che a me ti
riportava.
E temevo ansia di
pericoli
per te che ignaro
ignoravi
ogni mio richiamo.
E le tue residue
energie
misuravo da quel
correre
festoso e
impertinente
incurante degli
anni
e di improvvisi
agguati.
Alla tua gioia di
vivere
mi allunavo ogni
volta
in un’allegria di
capriole
a dirmi il tuo
stare bene
e il tuo volermi
bene.
Nuvola bianca occhi
teneri
morbido Dylan Dylan
sbilenco e bizzarro
tutto sbagliato
tutto
come dovevi essere.
Affamato d’amore
eri tu a darmi
amore
Eri tutte le
bestiole
da me amate e
perdute
e piante e mai più
ritrovate
Eri la mia infanzia
tenera
il mio cortile di
rose
e Lola e Nerina e
Fiorello
e Piccina e gatto
Ciccio
Neve
Luna
Il mio mondo la mia
nostalgia
il mio candore di
canti e lacrime
per ogni disperso
richiamo.
Eri il cucciolo
appena nato
occhi chiusi cuore
tremante
alla vista d’un
guinzaglio.
Zampine storte
sguardo strabico
mi fecero di te
innamorare
e giurare tenerezza
e dolce cura
quasi fossi il
bimbo ultimo nato
al mio amore.
Delicato faccino
bianco
pennellato di
sabbia sulla
rosa conchiglia
delle orecchie
attenta l’una
ripiegata l’altra.
Eri cartolina
illustrata e fumetto
Eri il tuo corrermi
incontro
con salti di gioia
per saluto.
Eri la tua
tristezza
per una solitudine
da giardino
che non avrei
voluto regalarti
e ti accompagnò
fino alla fine.
Ti giunga ora la
carezza
che allora non ti
ho dato
mentre ti portavano
via.
Mi guardasti con
pena d’addio
Forse sapesti del
mio pianto
e di un dolore tuo
quanto il mio…
Sei passato così
come il tempo
l’infanzia la
nostalgia il dolore
la giovinezza il
sogno la speranza.
Senza accorgertene
spero
attento a non
ferirmi con le tue ferite.
(resta una voglia
di pianto
e un altro vuoto
da non potersi più
colmare
perché il giorno
muore
e la notte si fa silenzio)
ARABA FENICE IO
Rottamata dal tempo
che infrange
difese, tiro a
lucido i ferri arrugginiti
delle mie ali in disuso
per riprendere
il volo sul vuoto
delle attese
senza più difese né
rimpianti.
Furono decenni di
lacerate illusioni
a incatenarmi a
scogli d’acuminate
ferite e piedi
stracciati nei tentativi
disperati di
lasciare la riva e il sogno
di conquista di
conoscenza ad ogni costo,
carica di
giovinezza ardita
più dei monti della
luna
che oggi ha crateri
spenti e ceri ai santi
per non disperdere
il canto e l’incanto.
I volti amati e
lacerati in lacrime
versate nei silenzi
attraversati
senza rumore di
foglie e di campane.
Oggi mi assorda la
libertà di andare
su una carrozzella
fiorita a portarmi
lontano con mani
tenere e forti
dove la stella in
alto è un punto luminoso
che mi corre
incontro a cercarmi
tra i rami di
rinnovato ardore per la Vita
E fasci di Poesia tra braccia innamorate…
A prestissimo,
grazie! Angela/lina
Nessun commento:
Posta un commento