mercoledì 3 novembre 2021

Mercoledì 3 novembre 2021: L'AMORE CHE NON MUORE...

E così abbiamo vissuto questi giorni di passaggio tra ottobre e novembre prendendoci una salutare pausa per sentirci meglio con noi stessi e con gli altri, per santificare due giorni molto importanti: Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti. Detto così tutto diventa distaccato e lontano, come un racconto che non ci appartiene e che noi abbiamo ascoltato per caso e che magari ci piace riportare così, tanto per raccontarci qualcosa. In realtà, sappiamo che sono due giorni che ci mettono in contatto profondamente col nostro nome, che ha molteplici risonanza affettive, sociali, spirituali, e in contatto con i nostri cari perduti alla fisicità ma non al richiamo del cuore. Certo non serve un   giorno né un luogo per riportarli alla memoria, la loro presenza è talmente annidata nel nostro cuore che non abbiamo bisogno di altro per sentirci in comunione quotidianamente e ovunque con i nostri cari che vivono con noi, in noi. Ancora una volta è l’AMORE che crea legami indissolubili anche dopo la morte. E oggi vorrei solo innalzare canti di gratitudine a tutti i nostri cari che vivono in eterno nella LUCE che non conosce tramonto: Gemme di petali bianchi/ quasi bianca brina al tepore/ di un tramonto, che si spegne/in un presagio di bui pensieri,/ segnano di rinascita il ramo spoglio,/ contorto di lunghi anni,/ a cancellare la tristezza/ dell'inverno che verrà. Piove./ Un pianto di foglie avvolge/ la casa che scopre lacrime/mai più piante dietro i vetri./ In un abbraccio di cuori/ a farmi sentire viva e amata./Cercano calore due teneri pettirossi/ innamorati/ (mi strazia ancora la leggenda/ del petto trafitto di spine),/ due scriccioli infreddoliti,/ la gazza ladra solitaria e fiera,/ il gatto nero con occhi d'erba/ e briciole di sole./ Mi separano i vetri dalla furia/ del vento che turbina di pioggia./ Hanno schegge taglienti/ di ricordi a ferire il cuore/ che più non ha riparo/ stanco di lottare col quotidiano/ dolore del mondo alla deriva./ Ma sorridono rose nel giardino/ prima che il buio vinca la sera./ E voi mi venite incontro/ come allora quando le parole/ sostituivano carezze e silenzi/ e si facevano richiamo d'amore. Voci/ di fiabe, preghiere e lumini/ accesi oggi dimenticati...Voci/ a ricordarmi parole antiche/ e nuove e mai poche mai tante:/ siete con me. In me. Ci siete./ (accorrete come sempre lievi/ con passi e braccia e mani/ a soccorrermi di anno in anno/ più numerosi e vicini. Più vicini/ai miei anni/ prima che mi sorprenda muta/ di carezze e fiaccole accese/   la notte   / chiusa nel palmo della mano/   ad un passo dal Cielo) 2 novembre 2021 (Angela De Leo)Alcuni commenti per riflettere: Le Voci non preludono al buio di una notte incipiente; piuttosto rassicurano in merito ad una ulteriore realtà fatta di Luce e di Calore. Diversamente, navigheremmo nel più atroce e disperato dei silenzi. (Cosimo Lerario). Il male di vivere non vincerà nei tuoi versi… le rose nel tuo giardino continueranno a fiorire tutto l’anno… (Tanino Coviello). Molto gratificanti, ma personali, gli altri commenti che ometto. Mariateresa Bari, invece, ha postato stamattina, in contemporanea, una poesia che parla di petali… ed è già empatica sintonia. Titolo “Petali di sole”: I sorrisi/ bandiere sui sentieri del tempo/ seta frusciantefruscio di setaa sera bisbigliano carezze/ La terra/ approdo inafferrabile agli occhi/ di solinghe barche/ anime ignorate/ s'intiepidisce allo sguardo/ Fendono i sorrisi/ lampi di luce/ la foschia dei miei giorni/ e ne mutano i contorniNon più/ strilli di sangue nelle iridi/ ma petali di sole tra le dita   L'assenza di chi amiamo si fa presenza in quei sorrisi. Essi sono pane quotidiano. Sinceramente GRAZIE (Mariateresa). Poi,“I NOSTRI MORTI” di Alberto Tarantini: Sai, i nostri morti quando muoiono/ passeggiano per un po' nei posti che sapevano/ con il passo pesante che hanno i vivi;/ rassettano la casa, curano il giardino/ e serbano una scorta di parole/ e smorfie in viso da esibire quando è sera./ Insomma rivendicano spazi e tempi/ che li videro impegnati/ nella vicenda che, ahimè, s'inceppa./ Stordite ombre, stentano a staccarsi/ dalle sane abitudini del mondo./ Poi per pudore li chiudiamo/ nei pietosi nascondigli/ perché il dolore è grande/ e fa bene non vederlo./ Di là usciranno un giorno/ come farfalle pronte al volo e,/ col passo leggero che è tutto loro,/ stavolta per sempre/ ci danzeranno dintorno. Alberto Tarantini (da 70 Farneticazioni, edite e non). Non avvicinarti alla mia tomba piangendo./ Non ci sono./ Non dormo lì./ Io sono come mille venti che soffiano./ Io sono come un diamante nella neve, splendente. Io sono la luce del sole sul grano dorato./ Io sono la pioggia gentile attesa in autunno./ Quando ti svegli la mattina tranquilla, sono il canto di uno stormo di uccelli./ Io sono anche le stelle che brillano, mentre la notte cade sulla tua finestra./ Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo./ Non ci sono./ Io non sono morto… (Canto Navajo). Non mi chiedo/dove siete perché/ vi sento/ nel bisbiglio del vento/ nel raggio carezza/ nell’abbraccio dell’acqua/ Ma sono foglia d’autunno/ che trema/ alla nuda terra ai miei amati (Maria Pia Latorre). – a mamma – commemorazione dei defunti// staccare un soffione/ tra i vivi/ che masticano muri/ gridano alfabeti rovesciati// e io/ lascio l’aria di quel giorno/ cresciuto nel buio/ di quel tuo alzarti/ come cade la pioggia// via la coperta/ il cucchiaio usato per mangiare/ il lenzuolo/ che ora occupa un’altra terra// insopportabile/ guarire le gengive rotte/ a piedi nudi/ sentire il freddo che non basta// asciugami gli occhi/ in ogni luogo. (Mattia Cattaneo). “A mio padre”: Sarebbe facile non amarti/ se solo tu fossi andato/ nei suoni addentrando l’amore/ ai miti silenzi del cielo./ In tutte le stelle stasera c’è una tristezza sfocata/ e un limpido calore che preme dall’alto/le tempie mancate dalla luce./ sarebbe serio parlare/ di morti stasera/ e per sempre amarti tra loro. (Giovanni Sepe). Per morire ho tempo/ Ora voglio guardare il sole/ Prendermi cura/ delle sue poche parole/ Ora voglio/ annusare l'aria/ Prendermi cura del futuro degli alberi/ Ora voglio/ sapere dell'acqua ai fiori/ Sapere se i girasoli potranno fiorire ancora/ Per ora non voglio sapere/ del paradiso/ Se gli angeli dormono supini o se hanno braccia levate in cima ai tronchi accesi dai raggi del sole/ Se le lettere che scrivo arrivano a destinazione o se restano immobili sullo scrittoio di rovere/ sbiancato dalla luna nuova/   Se l'universo è infinito quanto il pensiero o se lo sia il pensiero di più/ Se sia il pensiero a sconfinare nella morte e renderla viva/ Come la vite rifiorita/ Più dell'uva trasformata in meraviglia/ Per morire ho tempo/ Ora voglio essere acqua/ Come acqua ai fiori (Angela Strippoli). Ancora una poesia di Francesca Petrucci intitolata “NOVEMBRE. IL DUE”: Senza pelle il cuore/ Sotto questo cielo/ Immoto/ Sosta l'inganno./ Vita che non s'arresta./ Agonie di parole/ Avanzano ignare./ Cercano un senso./ Lungo sentieri impervi./ Rimango/ Nel buio che non cede/ A calpestare sogni/ Incerti di primavere. Anche di Lizia De Leo una poesia intitolata “Due novembre 2021”: Fiori gialli e bianchiin un portafiori/ di freddo marmo/ davanti alla tua lapide./ Un amico parla con te/ come se non te ne fossi/ mai andato./ E invece mi si strugge il cuore/ se penso a te/ raggelato nella morte. Ma non posso concludere con le poesie scritte per i nostri Defunti senza includere la splendida poesia di Giovanni Gastel, scritta solo qualche mese prima del suo volo tra le stelle: Spariscono nel buio/ come stelle cadenti/ le persone che hanno illuminato/ il mio cammino./ Mentori/ amici/ maestri/ amori./ E io guardo il mio cielo/ sempre più nero/ sempre più vuoto./  Quasi tutto questo accadesse/ per qualche mia inconfessabile colpa./ E stringo il mio cuore/ scaldandolo col ricordo/ dell'amore dato/ ricevuto. (Milano 10 dicembre 2020)   

E una prosa di David La Mantia: Sì. Domani si ricordano i morti. E se io non volessi ricordarli? Si ricorda chi non c'è più, chi ci ha lasciato per sempre. Ed invece tanti di loro sono con me, nei miei gesti, nelle ansie, nelle rughe delle mani, anche nel fiatone che mi accompagna sulle scale. Sono con me e spesso di fronte ad una notizia mi verrebbe voglia di telefonargli, di dirgli che roba è successa, che cosa dobbiamo fare adesso. Ecco, le loro risposte le conosco. Faccio più fatica a trovare le mie, le nostre, in questo tempo, oggi. Di Elina Miticocchio: Ho lavorato tanto, rincorso pratiche e atteso visite mediche ed ora sono qui a dirti grazie per l'amore che ci ha unito e le risate e le lunghe chiacchierate. Ci somigliamo tanto, nei modi, nella gentilezza. Non sapremmo mai fare del male ad alcuno poiché sappiamo perdonare. Ti scrivo e ti parlo spesso padre e tu mi proteggi. Ne ho le prove. Sei sempre con me. Accompagni i miei passi. E di Assunta Braì: Non sarà una data sul calendario a farmi pensare a voi. Siete nel mio cuore ed in tutta me stessa in ogni attimo di tempo. Conservo gelosamente l'esempio del vostro amore durato una vita intera, l'eredità più preziosa che ci avete trasmesso. Riposate vicini, uno accanto all'altra come sempre siete stati.

E anche per oggi basta così. Lasciamoci con questi canti/preghiere che non hanno bisogno di commento. Solo silenzio. Con i nostri cari, che ci hanno lasciato solo fisicamente, e con quanti sono al nostro fianco o anche lontani per esigenze di vita, ci parliamo col cuore. L’AMORE non ha bisogno di altro. A presto.

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