lunedì 13 settembre 2021

Lunedì 13 settembre 2021: L'AMORE per Ungaretti, Quasimodo, Montale... e altro!

Non è difficile trovare in questi tre pilastri della Poesia Italiana del Novecento poesie d’amore come ci vien fatto di pensare, dato che hanno attraversato buona parte del Novecento, un secolo molto ricco di trasformazioni e cambiamenti in ogni campo e anche in quello letterario e soprattutto poetico. Lo studio della psicanalisi di Freud, come già detto, influenzò enormemente il pensiero di scrittori e poeti, che cominciarono ad avvertire la necessità di percorrere le vie interiori per scoprire le proprie paure e le proprie angosce esistenziali, dovute anche all’atmosfera di precarietà e dolore create dalle due guerre mondiali. C’è, invece, una splendida fioritura di poesie d’amore proprio per esorcizzare “venti di guerra” e interiori fragilità, per aggrapparsi al sogno della parola, intensa ed emotiva, che solo il sentimento amoroso giustifica e universalizza. Di Ungaretti mi piace ricordare  tra le poesie appassionate e folli di un amore senile, vissuto con l’ardore di un adolescente, dedicate alla giovanissima Bruna Bianco, quella intitolata “12 settembre 1966” (non a caso la propongo oggi): Sei comparsa al portone/ in un vestito rosso/ per dirmi che sei fuoco/ che consuma e riaccende.// Una spina mi ha punto/ delle tue rose rosse/ perché succhiassi al dito,/ come già tuo il mio sangue.// Percorremmo la strada/ che lacera il rigoglio/ della selvaggia altura,/ ma già da molto tempo/ sapevo che soffrendo con temeraria fede/ l’età per vincere non conta.// Era di lunedì/ per stringerci le mani/ e parlare felici/ non si trovò rifugio/ che in un giardino triste/ della città convulsa. Anche Quasimodo vive un forte amore senile per una giovane donna, Curzia Ferrari, negli ultimi anni della sua vita. Tra le poesie che le ha dedicato ho scelto “Mi chiedi parole”: Mi chiedi parole. Ma il tempo/ precipita come un masso sulla mia anima/ che vuole certezze, e più non ha sillabe/ da offrire se non quelle silenziose/ del sangue legate al tuo nome,/o mia vita, mio amore senza fine. E poi Montale. Anche lui poeta di un solo amore (per sua moglie a cui dedicò la struggente e immortale poesia d’amore “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…”) e di tanti amori.  La poesia che segue è per “Clizia”, dedicata a Irma Brandeis, simbolo di rinascita ma anche “d’inferno certo”: Lo sai: debbo riperderti e non/    posso    / Come un tiro aggiustato mi/    sommuove   / ogni opera, ogni grido, e anche/    lo spiro   / salino che straripa   / da moli e fa l’oscura primavera/   di Sottoripa.   / Paese di ferrame e alberature/ a selva nella polvere del vespro./   Un ronzio lungo viene  /   dall’aperto,     /strazia con l’unghia i vetri. Cerco/   il segno   / smarrito, il pegno solo ch’ebbi in /   grazia   /   da te   /  E l’inferno è certo. E oggi è l’anniversario della morte di questo nostro grande poeta. Ma mi fermo qui con i poeti ermetici del Novecento per aprire la porta agli amori, più o meno altrettanto folli, di alcuni poeti stranieri famosi tra quelli che più amo. John Keats, per esempio: Compassione ti chiedo - e pietà - e amore - sì, amore,/ Un amore misericordioso che strazio soltanto non sia,/ Costante, innocente, con un pensiero solo dominante,/ Senza veli o maschere, che anche nudo sia puro!/ Tutta, tutta, lasciami averti - mia!/ La tua forma e la tua bellezza, quel veleno dolce/ D’amore, il tuo bacio, e le mani, e gli occhi divini,/ Il seno caldo, bianco, luminoso, capace di mille piaceri -/ Te stessa - la tua anima - per pietà, tutta lasciami averti,/ E non tenerti un atomo solo - o morirò -/ Se vivessi sarebbe come un servo miserabile,/ Dimentico, tra tanta inutile infelicità,/ Ch’abbia un senso la vita - il palato della mente/ Perdendo il suo gusto, la mia ambizione la vista. Supplica d’amore, dunque, che ripropone il “pensiero dominante” di Leopardi perché la donna si doni al poeta in ogni atomo del suo essere corpo-mente-cuore-anima. E, per “par condicio”, ecco una donna, la grande poetessa russa Achmatova: Strinsi le mani sotto il velo scuro…/ <Perché oggi sei pallida?>/ Perché d’agra tristezza/ l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.// Come dimenticare? Uscì vacillando,/ sulla bocca una smorfia di dolore…/ Corsi senza sfiorare la ringhiera,/ corsi dietro di lui fino al portone.// Soffocando, gridai: <È stato tutto/ uno scherzo. Muoio se te ne vai>./ Lui sorrise calmo, crudele/ e mi disse: <Non startene al vento>. Altra supplica, ma di ben altro genere, mentre l’amore si spegne per un atroce scherzo o una verità finalmente rivelata… E P.B. Shelley: Se i tuoi baci, bella fanciulla, io temo,/ Tu i miei non devi temere/ Troppo è oppresso il mio spirito/ Per opprimere anche il tuo// Se il tuo aspetto, i tuoi modi, i tuoi gesti io temo/ Tu i miei non devi temere/ Innocente è la preghiera del cuore/ Con la quale il tuo cuore io imploro. Ancora una implorazione per ottenere amore da parte di un grande poeta, mentre la straordinaria e da tutti noi amata Emily Dickinson per la sua insopprimibile solitudine sospira, implorando amore proprio all’Amore, con il rammarico di non essere in due, appunto: Amore, tu sei alto,/ e non posso scalarti,/ ma se fossimo in due,/ chissà mai, se allenandoci/ sul Chimborazo,/ ducali, non potremmo alla fine raggiungerti?// Amore sei profondo/ e non so traversarti,/ ma se fossimo in due/ invece d’uno,/ la barca e il rematore, una suprema estate,/ chissà se non potremmo toccare il sole?// Amore, sei velato/ e ben pochi ti scorgono - /Sorridono, si alterano/ e balbettano e muoiono./ Sarebbe assurda la felicità senza di te/ a cui Dio pose nome Eternità - E l’allucinato Poe, così inquieto e inquietante, non è esente dalle pene d’amore, disperandosi per la fanciulla amata, i suoi occhi grigi e i suoi passi di danza: Amore sei stata per me/ Tutto ciò che la mia anima anelava:/ Amore, un’isola verde nel mare,/ Una fonte e un tempio,/ Di magici frutti inghirlandati/ E tutti miei quei fiori.// Ah sogno troppo splendido per durare!/ Ah stellata speranza! che sorgesti/ Soltanto per impallidire!/ Una voce che vien dal Futuro/ <Avanti! Avanti!> grida. Ma sul Passato/ (Buio baratro!) indeciso il mio spirito vacilla/ Muto, immobile, sgomento!// Perché ahimé! La luce/ Della Vita per me è spenta!/ Mai più, mai più, mai più/ (Così alle sabbie lungo il lido/ Parla solenne il mare)/ Fiorirà l’albero dalla folgore colpito/ Né si alzerà in volo l’aquila ferita!/ E tutti i miei giorni son delirio,/ e tutti i miei sogni della notte/ Sono nel lume dei tuoi occhi grigi/ E dove scintillano i tuoi passi:/ In quelle eteree danze,/ Lungo quei rivi eterni. (“Per qualcuno in Paradiso”). E con lui parlerei di tutti i “poeti maledetti” stranieri e dei loro folli amori tra alcol, droghe allucinazioni, perdizioni. Tra i poeti francesi: Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Baudelaire… Tra gli americani: Kerouac, Ginsberg, Kassady, Bukowski e tanti altri ancora sparsi in tutto il mondo… ci proverò nei prossimi giorni. Vorrei però proporre ancora una voce femminile di grande impatto emotivo, donna coraggiosa, poetessa ad “alta tensione” con le sue depressioni i suoi sperimentalismi poetici, il suo suicidio: Matina Cvetaeva e la sua poesia “Indizi”: Come spostando pietre:/ geme ogni giuntura! Riconosco/ l’amore dal dolore/ lungo tutto il corpo.// Come un immenso campo aperto7 alle bufere. Riconosco/ l’amore dal lontano/ di chi mi è accanto:// Come se mi avessero scavato/ dentro fino al midollo. Riconosco/ l’amore dal pianto delle vene/ lungo tutto il corpo.//Vandalo in un’aureola/ di vento! Riconosco/ l’amore dallo strappo/ delle più fedeli corde// vocali: ruggine, crudo sale/ nella strettoia della gola./ Riconosco l’amore dal boato/ - dal trillo beato -/ lungo tutto il corpo!

E anche per oggi chiudo qui. Avrei voluto pubblicare questo nuovo percorso poetico sull’amore già ieri, ma poi altri impegni me lo hanno impedito. Ma 13 settembre 2021 desidero ricordare Giovanni Gastel: Sei mesi fa, a quest’ora, affidasti i tuoi sogni d’amore a Dio e acconciasti le ali per raggiungerlo dove ogni ansia terrena si placa e si annulla nella Sua divina carezza. Ma sei rimasto nel nostro cuore con tutta la Bellezza che ci hai regalato con le tue foto e le tue poesie, con tutta l’amorevole generosità con cui hai accolto ciascuno di noi, pago di veder fiorire la gioia ad ogni tuo sguardo, ogni tua parola, ogni tuo sorriso a chi hai incontrato per un giorno o per la vita. Sono questi gli “abbracci” le “attenzioni minime e immense” che ti rendevano davvero felice. Infatti solo due anni fa così scrivevi sulla tua Pagina FB: Un abbraccio vi manderò/ da questo mio mondo di parole./ Un abbraccio forte/ da questa mia solitaria isola./ Un abbraccio aspetterò/ mentre qui scende la sera/ inesorabilmente come il destino./ Un abbraccio/ che porterò con me fino al giorno/in cui memoria e sogno/ balleranno confusi nella mia mente./Un abbraccio. Castellaro 2019 Era questo il tuo costante aprirti agli altri per offrire e ricevere amore, senza mai pensare a una “deminutio” della tua fama e grandezza, del tuo nome. Desideravi solo amare ed essere amato. Grazie e ancora GRAZIE, Giovanni!

Ed io rispondo così oggi ai tuoi abbracci di sempre: Frementi destrieri i giorni/ galoppano con te verso/ il tuo lago e anticipano la gioia/ dell’incontro nell’abbraccio/ delle acque che sanno di te

/ a rivoluzionare il mondo/ nell’impeto d’assalto alle buone/ maniere che di giorno sono ferrea/

regola “misura dell’onestà dell’uomo”/ della sua inviolata dignità,/ ma di notte complice il mistero/

che canta e incanta con serti di poesie/ impallidiscono e si acquattano vinte/ mentre ti brillano tra le mani e i fogli/ luci a migliaia per percorrere altre vie./ E tu novello Robin Hood corri/ a rubare il sogno dei buoni sentimenti/ ormai in disuso per restituirlo/ alla gente che lo ignora e si accalca/ all’ombra del tuo albero maestro/ che sa il bene e il male/ e riaccende di rinnovato amore per il mondo/ per gli altri e per la vita/    l’alba di nuovi domani    / (e farai dono di te ancora ancora ancora…) Angela

Alla prossima…

    

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