… il cielo
infinito,
ciò nondimeno
del
tutto presente
nella
fugace pozzanghera
(Yves Bonnefoy)
Ieri ho contato le mie 84 primavere e mi sembra giusto fare una
rapida sintesi di quanto pubblicato in passato perché io per prima e i miei cari
di casa sparsi in zona di Bari e Roma possano ricordare, tra passato e presente
e uno sguardo al futuro, che non sarà mai mio, ma che vivrò nei loro occhi e
con il loro cuore…
<Stamattina mi sono alzata con le
canzoni che mamma cantava nei giorni della mia infanzia e adolescenza a cui ho
aggiunto, canticchiandole, quelle della mia prima giovinezza e, via via, mi
sono avvicinata ai nostri giorni. Lo so non c’è tanto da cantare e da stare
allegri con i tempi che corrono, ma sarà che siamo in piena estate, sarà che
c’è un richiamo di mare sospeso tra terra e cielo, sarà che io d’estate sto
meglio e rinasco, ma va così. Seduta alla mia scrivania, io CANTO e provo
piacere a farlo, nonostante l’avanzare inesorabile degli anni. E,
improvvisamente, mi colmo di ricordi e nostalgie, pensando al tempo che fugge
più veloce del vento e alle stagioni della vita che, per me, sono state sempre
cinque e mai quattro, per darmi una possibilità di canto in più, per beffare
anche la morte che avanza con piede lesto, che a me sembra di danza come le ore
di Amilcare Ponchielli nella sua “Gioconda”. E, chissà perché, mi mettono
allegria persino questo nome e cognome, insoliti, saltellanti, divertenti. È
bello alzarsi di buonumore. Mette allegria e la voglia di scrivere poesie,
magari ricopiandole da vecchie mie sillogi che nessuno legge più. E parto dalla
mia nascita per ricordare la stagione dell’infanzia, dei suoi terrori e dei
suoi prodigi: … Mi spaurano rabbia e
indifferenza/ la volontà di uccidere ad ogni alba/ - bagliori di coltelli
affilati nel buio/ di livide notti insonni ed assassine -/ Mi trafigge il vuoto
d’inutili parole/ aggrappate a silenzi che non so capire/ dove mai s’incontrano
navi da crociera/ solo rapaci galeoni di feroci pirati/ al canto di certezze
addormentate// Io nacqui alle otto di una sera/ che sfogliava petali di rose/ per
farne farfalle profumate/ in un campo di ciliegi e melograni/ - tra papaveri da
scoppiare tra le dita/ scrivevo i miei ti amo ad un amore/ volto di sole e un
buco dentro il cuore -/ Io nacqui con negli occhi gli aquiloni/ a conquistare
un cielo di turchesi/ barchette di carta al gioco dei bambini/ in un altrove
che mi strania e mi cattura/ Ma ho versato lacrime di sale/ per ogni veliero
sparito in fondo al mare/ Però nacqui e non m’importa dove come/ se non so
vivere come gli altri sanno/ se non dormo sull’altrui dolore/ se dentro mi vola
un gabbiano/ sotterraneo sogno di giorni delusi/ tra ragnatele di anni sempre
uguali/ e scuse banali per non sapere amare/ Io nacqui sotto feroci bombe nel
cielo/ ma contai sempre i passi delle stelle/ ad ogni rombo che mi franava il
cuore/ Però nacqui e più non m’importa/ se una ferita lunga è questo amore/ da ricucire
con cento fili di seta/ su corazze di ferro arrugginito/ (... e fingersi un
sogno in differita/ per non rimpiangere/ di non essere mai nata...)
2. A
chi appartengo?/ Da quale pianeta di foglie bambine/ stupite d’alberi e di
millenaria sete/ da quale mistero di navi senza pennoni/ di treni senza rotaie
di vele senza vento/ da quale deserto privo di sabbia e sole/ di pozza d’acqua
d’oasi di sale/ o canto di mare brivido d’onde/ dune di parole/ Da quale
nebulosa sperduta e lontana/ diafana negl’infiniti Universi precipitai/ senza
alcuna stella a cui uncinare le ali?// Eppure mi seppi figlia di mia madre/ e
foglia tenera di un albero forte/ con braccia generose quanto inermi/ suo padre / Lui prodigio di lucciole nella notte/ a
illuminare ogni sentiero nascosto/ nel cupo bosco dove fiorì l’inganno/ per chi
sperduto in intricati sentieri/ desiderava solo una storia incantata/ ancora da
sognare per “ridere la vita”/ Io occhi immensi ad ascoltare…/ Panieri di fiabe
da mangiare…
3. mani di
rose volto senza spine/ e una risata allegra e ciarliera/ a raccontarmi ti amo
e poi ti amo/con labbra di fumo e fuoco di parole/ sui miei quattordicianni
appena./ 1956 / Anno di fiaba bianca/ colorata di sogno
e ballerina/ tenerezza di canzoni perdute/ e una luna di lana/ per pensieri da
riscaldare/ con mani di gelo/ e un gioco da inventare/ per fingersi un amore/ svanito
coi primi raggi di sole…// (io che guardo il cielo anche di notte/ e immense
galassie di cieli mordo/ e rido di quell’amore ragazzino/ che ingordo colmò il tempo di noi… /io che conto le stelle e penso e scrivo/ e
chiacchiero con loro/ e con i ricordi uncinati al cuore)
4.
Dispero in tempo di buio terrore/ che
una rosa/ di rosse carezze/ accenda i miei occhi/ di spine e favola dimenticata/
Bagnati di pioggia improvvisa/ i miei occhi persero il sogno…/ Rimpiangono
cieli di giovinezza/ di debuttanti al primo ballo/ Gli anni scivolano su steli
riarsi/ Scivolano / E non c’è più un oceano di baci/ in cui
affondare/ Ma poi d’improvviso/ si frantuma in zolle/ di quasi primavera/ un
capriccio di marzo/ E su rami desolati/ ha fatto nido un germoglio/ di mandorlo
esiliato/ dimentico del sogno rosa/ che riesplode nei campi/ al primo richiamo
di rondini/ Rosa di candido pudore/ i miei ritrovati tredici anni/ Festa di
seni/ non ancora di donna allora/ che i tuoi occhi annegavano nei miei/ nella
casa dei gatti di parole di foglie…
5. Pensieri d’estate al pallore/ di una rosa
verginale nell’alba/ che muore / Silenzio d’inizio e fine/ il frastuono spento sul ricordo / di “un volto
di sole stemperato/ in nenie di mare” / Gambero alla deriva il ricordo/
nostalgia d’altri giorni d’altre intese/ Nostalgia d’altre strade/ con glicini
ai cancelli/ e un canto di quasi giovinezza/ ubriaca di vino al sapore di noi/
tra labbra accese e mani di carezze/ mai più date mai più ricevute/ Tra labbra
serrate il segreto/ di un rimpianto da non dire/ per non farsi più male/ e
ritornare a sognare…
6.
Se guardi il mare e incontri i
miei occhi/ persi tra onde di piena giovinezza/ ascolta un canto stordito di fiori
e di risacca/ con suono di voce mai perduta./ Segui il gabbiano solitario che
mi vola in seno/ e il suo grido di gioia pieno/ che accompagnò sempre il mio
volo/ con piume azzurre di ali perse di cielo/ smarrito e perso e ritrovato.// Quando
senti il vento/ ascolta il mio incancellato sogno/ che libera l'anima in fili
dorati/ di libertà sul volo distratto/ dove spavaldo ridi della mia allegria/ sei
il clown dei miei giorni di onde/ assaporate attraversate vissute/ alla riva di
tutti gli oceani sognati e con te inventati.// Se guardi il mare/ scoprimi
seduta sulla riva a seguire velieri/ come pensieri di vento al largo
trasportati/ ascolta la mia voce che sussurra il tuo nome/ e rimane muta senza
fiato e un avanzare/ di lucciole sulla sabbia sfiora la sera.// Giungerà la
notte in un chiarore di faro/ ai moli intirizziti e colmi di soli/ e la riva
avrà profumo d'alga e rumore/ di vecchie canzoni da cantare piano/ la mano
nella mano// (se guardi il mare… ricorda/
il mio cuore di bianca spuma/ la mia gioia di vivere/ grande più del mare)
7.
M’assedia di ricordi quest’ora/ notturna/
da rivivere già vissuta/ alla danza dei calendari/ Giorno d’autunno/ e rami
colmi dell’ultimo sole/ in coriandoli di foglie ballerine/ Stancano di
malinconia/ occhi insonni/ che temono il tempo/ più che la memoria/ gonfia del
passato/ quando era festa di giovinezza/ il mio passo leggero/ Non un appiglio
per tornare/ a quella nostra primavera/ di ciliegi e biancospino/ quando ardeva
di baci il cielo/ oltre la soglia del silenzio/ che anticipava l’abbraccio del
cuore/ E tu cingevi di spine i miei lunghi/ capelli sciolti per le carezze delle tue mani/ E ridevi un ti amo di
passaggio/ tra ciglia di saluto corsaro/ Oggi sono qui in un tramonto d’anni/ che
cede ai cupi rami della sera/ E risuona il tuo nome/ in abissi di foglie senza
ritorno …//… annidata nella tua anima/ rido e poi piango e rido di te di me
contro di noi/ E ti so al buio cedermi i polsi/che di giorno leghi al
frastuono/ di cercata indifferenza/ per negarti alla tenerezza/ che forse non
t’appartiene/ (non più il tempo dell’amore?)/ E ignori che sono là/ piccola
invisibile antica/ tuo quotidiano stupore … (ti dissi ti amo tra labbra mute/ innamorate/
e tu eri già oltre la soglia del tuo cuore)/ Anticipasti un addio senza parole/
e mi gettasti in rovi di biancospino/ (piansi una tristezza che non sai/ quando
di perderti un presagio mi vinse/ e ti chiamo ancora)/Morirono ciliegi e
biancospini/ Sono ancora vive le ombre della sera/ in un tramonto che non vuol
morire
8.
Con passo di bianco silenzio/ sul
cristallo dei lucernari/ allo stupore di occhi bambini/ dietro vetri di ricordi/
è tornata la neve./ Nel giardino di bianca spuma/ a conca i palmi di mio nonno/a
riempirne bicchieri./ Mia nonna rideva a una fiaba soffice/come di panna
montata e nuvola…/ Zuccherino vincotto versava a volo/ su lieve candore gemmato
di cielo/ in calici chiari tra mani di gelo./ Ritorna un tepore di sogno
lontano/ e morbidezza di lana lo scialle/ di mia nonna sulle spalle/ tra camini
fiammanti d’amore/e un luccicore di bracieri accesi/ e carboni ardenti/ e i
nostri occhi sognanti./ (Stretti noi ad un inverno/ caldo di favole allegro di
scintille/ da contare ad una ad una/ incantati/incatenati/ alla sua voce di luna…
9.
Mi piace questa atmosfera d’attesa/
che sa di neve e di camini accesi/ dove scintillano arrivi come doni/ a colmare
giorni di lontananze/ non di assenza/ o distonie ignorate/ E tu non sai perché
accade/ il canto che più non t’appartiene/ oltre l’abbandono che ti trafigge/ il
respiro di madre/ senza più braccia da cullare/ Ma sai che ora tornano/ rondini
anomale al nido d’inverno/ che si scalda di parole/ e fremita d’abbracci/ in un
volare di piume/come sogni addormentati/ all’alba di un risveglio/ E come
uccelli di passo/ verranno per andare via/ Quasi stazione di posta/ il tuo
insaziato cuore/ non approdo di lunghe stagioni/ cui hai rinunciato dal tempo/
del primo volo verso cieli lontani/ Pure ritornano/ Dai loro passi brevi nel
giardino/ sai che è Natale// Tu ci sei come allora/ a spiare sguardi d’ansia/ che
celi d’ironia dietro il cancello/ di attese e sorprese// (mi piace quest’atmosfera
d’incontro/ che sa di rinnovato candore/ Infanzie esplodono/ nell’epifania di
un solo giorno/ che nei miei occhi si colma d’Amore)
10. Stanotte tra braccia di tenerezza ho stretto/ l’amore ad una voce dei
figli di mia figlia/ tirannia di baci cui felice mi arrendo/ inganno di tempo
che rimane/ D’azzurro ho vestito/ il nuovo anno/ per un volo nuovo/ a
restituirmi il tempo/ che spezza catene e ritrova/ nuvole leggere come veli
d’oro / per il desiderio di restituirmi agli anni/ raccontarmi e raccontare
quanti nel tempo/ ho perduto presenti ai miei giorni più di allora// (nella
clessidra dei nuovi giorni/ faccio anelli di me soltanto/ per legarli al mio
sorriso/ nel futuro che verrà/ e avrà per loro ancora il mio canto)
11.
Si va./ Insieme o da soli/ si va
con passo lento o leggero/ Si va lungo strade a segnare nuovi domani/ in
un’ansia di mistero mai svelato/ neppure con le stelle e fremiti di paura/ i
numeri della cabala vincenti/ Si va ad una stessa meta evitando/ la pietra il
dirupo il canto della Parca/ il fiore appena nato il pianto del salice/ la
notte scura/ Si va lontano ogni giorno di più/ dal giorno incontrato quando era
appena l’alba/ e s’ignorava il tramonto/ Si va lontano dalla casa la culla la
madre perduta/ e uno scroscio di pianto a trattenerla e ciglia chiuse/ a non
vederla andar via/ Si va e non si hanno più appigli per rimanere/ nessuno a trattenerti
perché a nessuno più si appartiene/ Si va e si è soli anche quando si è in
tanti e si lasciano orme/ alla deriva di tutti gli oceani mai attraversati/ non
un garrire di stormi sul franare della sera/ passeri infreddoliti e sperduti e
un timore d’alberi/ da contare per ritrovarne l’ombra e una voce/ Si va perché
si deve andare e non serve indugio/ l’attesa di un cenno a trattenere catene
senz’addii/ e senza resurrezioni per il terzo giorno dimenticato/ Si va senza
voltarsi indietro perché ci attende chi/ ci ha preceduto lasciando un’ombra
lunga alle spalle/ cancellato ogni ieri per non donarsi un perdono/ per non
dirsi una nostalgia/ di carezze ignorate e perdute/ fino all’altra riva prima
che il buio ci assalga/ E si va… / ancora si va/ Insieme o da soli/ si va con
passo stanco e annebbiato/ e la solitudine ci assale con balzo felpato/ uno
stridore di treni in partenza alla stazione/ che sfiora l’ipotesi e la meta/ il
senso devastato del saluto in un silenzio di neve/ Si va senza lasciarci occhi
di ritorno/ una speranza d’incontro d’altro tempo/una voce d’allegria per non
lasciarsi male/ e un pizzico di ironia da cancellare/ Si va col rimpianto del
tempo finito/ di un minuto appena per darsi un sorriso/ per dirsi di un cielo
scompaginato di buio/ Ma c’è come un respiro che ci fa vivi e ci consola/ anche
se si disperde nell’aria invisibile della sera/ filo d’aquilone dei nostri
giorni disperati/ a tirarci su a darci un altro scampolo di sollievo/ Si va e
si è soli anche quando si è in tanti/ e si lasciano orme sull’erba e sulla
sabbia/ sulla riva del pianto e del dolore/ e appendiamo parole ai rami secchi
per vederli fiorire/ Si va perché si deve andare e non serve fermarsi/ e darci
altro tempo…/ E si va… incontro alle ombre e poi viene la notte/ con passo
stentato a ghermirci il sogno…/ Pure si va… e ci vince l’ansia di scoprire se
c’è un altro cielo/ per ricominciare al riparo delle ore che ci vinsero/ e
riaprire il paniere di stelle da ricontare per… rinascere dèi.// E si va…/ (per
ricominciare?)
12. Ed ecco la quinta stagione a salvarmi ancora.
Finché il buon Dio vorrà. È a Lui che affido i miei versi e alla sua dolcissima
Madre, che ancora mi protegge con la Sua tenera mano. Non sono 12 le stelle che
rifulgono sul Suo manto di Cielo?
C’è
ancora un orizzonte/ e uno ancora da esplorare,/ graffio di follia/ che non fa
più male./ Al gioco improvviso di parole/ faccio capriole/ che azzerano il
passato/ all’alba di luci suoni e canti./ Pazzo il mio verde cappello/ che
d’ombra protegge il volto/ affaticato d’anni e tormenti./ Schermo ristoro
incanto offre/ agli occhi trasognati e assenti/ in un altrove di me che mi
perde,/ e cattura quell’altra me che sono/ e sogna ancora e ama e vola e canta,/
dimentica di pianto e di rimpianti./ Solo un’ombra di luce mi sfiora,/
aureolata luce di mai spenta/ POESIA / giovani
scalpitanti increduli d’amore / si fermano a guardare /
(a quanti sarà dato un sogno lungo
/ uno soltanto almeno/ più della parola fine?)/ E il mio cappello
sorride sulla mia L U N G A R I S A T A.
(le
poesie sono quasi tutte scampoli o rifacimenti di versi pubblicati nella
corposa silloge “L’ora dell’ombra e della riva” (SECOP Edizioni, 2015), la cui
copertina è meravigliosa opera della mia amica, raffinata pittrice, Marisa
Carabellese, che vivamente ringrazio ancora).
29 maggio 2026: il mio grato grazie a
quanti mi hanno resa felice con i loro tantissimi auguri!
“Si dice che nel cielo di Indra esiste
una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte
le altre riflesse in essa. Nello stesso modo ogni oggetto nel mondo non è
semplicemente sé stesso, ma contiene ogni altro oggetto. E, in effetti, è ogni
altra cosa” (Francesco Bellino)
Mi piace pensare che, a maggior
ragione, anche gli esseri umani abbiano lo stesso riflesso di luce che li
accomuna e li distingue, illuminandoli in una sottile identità e in uno scambio
di meravigliosa reciprocità. E che anche il popolo di FB costituisca la stessa
rete. È bello crederlo. Io ho provato questa emozione ieri, giorno del mio
compleanno, colmo della calda luce dei tanti auguri a sommergermi. Grata sempre,
vi abbraccio uno per uno… Angela/lina
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