giovedì 4 giugno 2026

Giovedì 4 giugno 2026: La tua assenza maggiorenne (4 giugno 2008 - 4 giugno 2026) ...

Tempo dammi il tuo segreto

Che ti fa più nuovo quanto

Più invecchi!

… e il tuo presente

Sempre lo stesso dell’istante

Del mandorlo in fiore

(Juan Ramon Jmenez)

 

Diciotto anni conta la tua assenza.

Diciotto candeline a festeggiare

la maggiore età in un altrove

che nel cuore dimora e da questo

sconfina, in cordate di parole e silenzi

a ricordarti senza mai la parola fine.

Sei le ore della tua storia raccontata

in prosa e in versi e da te disegnata

e dipinta per lasciare una traccia incisa,

ignorata e ripresa e mai dimenticata.

La tua vela a solcare tutti i mari sognati.

Sei sulle pareti delle nostre case sparse

e negli occhi che ai figli hai lasciato

in dono molto prima del tuo sguardo

ironico e trasognato a dare significato

alla distanza dal tuo stesso cuore.

Emozioni soffocate e pensieri trattenuti

tra conflitti in agguato e mai mediati

dall’urgenza di comprendere e capire,

per attraversare la tua voglia di libertà

senza confini, pronta a distruggere

le diciotto ragioni delle uguaglianze

e differenze del dare e del ricevere

nel tempo che non perdona urlo e risata,

e mai arreso alla tua genialità

distribuita in uguale misura ai figli

“Per riconoscerci persino nel dissenso”.

La maggiore età della tua assenza

segna la misura della distanza da tutto

e della presenza della Bellezza raccolta

nel filo d’erba e nelle stelle lontane,

nei voli della fantasia e di tutte le Arti

a te care, che si fanno pensiero di carta

costante dell’abbraccio perduto

e ritrovato, del dialogo agognato e muto,

e scoprire le diciotto e più ragioni

per ritrovarci, prima che gli anni

non ci diano più ragione per credere

ancora alle nostre mani unite

        in una sola mano

e nel tuo nome ancora essenza lunare

del nostro esserci e amarti come allora

più di allora e nel raccontarcelo piano…

(tra aguzzi scogli e tenerezza di mare)

E, andando a ritroso nel tempo, ecco le altre poesie che ci appartengono. Per ovvi motivi di spazio e di tempo, ne scelgo solo alcune per ridarci il tempo del nostro amarci “più di ieri e meno di domani”. Come facesti incidere su una medaglietta d’oro quale promessa di imperituro Amore.

 “Archi di cielo”

             (a Primo)

Il glicine in fiore

regala archi di cielo

al nostro giardino.

      Mi vince

un’ansia nuova.

Colmami di fresie e di giunchiglie.

Cingimi i fianchi con le braccia

di sempre

(voglio ancora ubriacarmi di stelle)

 

“incendio di vene”

Una verde follia

   sfiora l’anima del vento

solleva ore leggere

fino al cielo della luna.

Rimane nel campo

      un incendio di vene

(papaveri in fiore)

 

“dammi una nuova primavera”

Coltelli di rose

uncinano un grappolo

di giorni a primavera

- dammi una nuova luna

 per cantare i tuoi occhi -

Dammi la tua mano di more

perché dimentichi il sapore dei rovi

           tra le labbra

 

“la notte dei prodigi”

Sotto uno stormo improvviso

di stelle cadenti

un sogno nuovo più grande del mare

col bianco cappello di giovinezza

ha preso a salutare…

Paglia traforata e leggera

e nastri di violacciocche e gelsomini

    colorati di vento

ignorano i grevi solchi degli anni

Ancorati a una terra d’ombre e di palude.

Un trasmigrare luminoso di notturne farfalle

ha incatenato occhi di disincanto

in un rinnovato ardore d’attesa

e di garofani e gelsomini si è colmato

questo silenzio di stelle.

Di musica e danza fioriscono i miei piedi

tra viali d’alberi e di ginestre a perdifiato.

E fiori di rosso sangue

segnano la traccia di un andare a ritroso

lungo strade di giovinezza lontana

quando era il profumo del sogno

a colmare di petali le stanze del cielo

a segnare una rotta di stelle

che ogni notte inventavo

senza attendere altre primavere.

Per scoprirmi ballerina di parole

nella clessidra degli anemoni del passato.

Sono ormai campanule capovolte

in un presagio di futuro scontato

tradito persino da uno stormo di uccelli

(il nome s’è perso tra muri d’indifferenza).

Ma un presagio di carta gemmata

segna un nuovo accadimento

che vince ancora il tempo

e fa chiaro il buio desolato delle notti

il buio di ogni doloroso distacco

(il tempo ci costringe alla resa)

Noi siamo come due monti…

da vivi non c’incontreremo più.

Basta che a primavera

tu mi mandi un saluto con le stelle

-          Anna Achmatova scrisse

più o meno sognando…      -

(stelle senza bianche bandiere

  per non sentirci sconfitti in due)

 

“Vecchiaia”

Non hai più lacrime

per le tue lacrime

Ti commuovono solo

tutte le lacrime del mondo

mentre attendi la sera

che albe più non conta

E anche la mia sera giunge mentre sorrido alle tue parole che si attardano sul cuscino a farmi compagnia: Se un giorno ti diranno/ d’amarti tanto/ pensami e saprai/ che t’amo più di tanto./ Se un giorno ti diranno/ d’amarti un mondo,/ pensami e saprai/ che t’amo più di un mondo./ Se un giorno ti diranno/ di amarti immensamente,/ pensami e saprai/ che t’amo tanto di più/ un mondo di più/ immensamente di più

E, intanto, piango e raccolgo lacrime sul cuscino per dirti ancora GRAZIE!

E grazie anche e sempre a voi, che conoscete di me lacrime, sogni, risate… a presto. Angela/lina

 

  

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