venerdì 19 giugno 2026

Venerdì 19 giugno 2026: CI SONO COMPLEANNI CHE SERVONO A RICORDARE... (ultima parte)

E, poi, voglio farti dono, figlia mia, della poesia "Autunno romano", un ricordo di venti anni fa, ma ancora oggi valido per augurarti un nuovo compleanno che sa di quasi estate, per il cuore che non dimentica...

"Sfrecciamo nel tempo di Roma

con le labbra di sole e di fiele

nel riverbero di un finestrino

d'autobus che ci esclude al mondo.

Roma è un segno d'intesa e di paura

nei nostri occhi colmi di tramonto.

Al cono d'ombra di ore bruciate

tra denti rostrati di rabbia

affiora d'ombra il tuo nome

(corse affannate per afferrare

    nell'angolo di ogni pena

       il tuo dolore).

Naviga alla deriva dei tuoi occhi-oceano

il giorno sconfinato di stanche attese

che sgomentano un cielo stanco

di piogge ignaro d'ogni altro sgomento

tra quotidiani petali di rose in dono.

C'inventiamo un sorriso di ritorni

(ha un vuoto di passi la casa

              da colmare)

e progettiamo (per farci compagnia)

una tenerezza di parole

        (da dire da ascoltare)

nella solitudine di un Autunno romano

       che sa di sale...

Oltre la pioggia in una fuga di cielo

       contro i vetri appannati

- rosse le nuvole vinte dalla sera -

ci sorprende la luna che annoda

i tuoi lunghi capelli al nuovo giorno

      per farne arcobaleno.

Assente d'improvviso ogni dolore.

Ti ridono gli occhi che sanno

il tuo cuore navigante (pirata-timoniere)

su mari di smeraldo tra rive intense

di sogni affioranti all'orizzonte.

Domani i tuoi anni giovani

avranno passi di danza in salita

lungo le tracce collinari e impervie

      della tua Roma capricciosa

complice di ogni disegno più segreto

(a casa colmeremo vasi di cristallo

        con i tuoi bene augurali fiori)

da: "il gelso e le rose" di angela de leo,

       SECOP edizioni, Corato-Bari)

E così sono giunta alla fine di questo compleanno da Ombretta vissuto ieri e da me inneggiato perché è l’unica cosa che so più o meno fare, diciamo che amo fare. Ma c’è ancora qualcosa da aggiungere prima di concludere questa seconda parte. E riguarda quello che Ombretta è oggi, visto che ho cominciato ieri dal 1970, anno in cui è nata. Ebbene, oggi Ombretta è una bravissima “fumettara” o “fumettista” che dir si voglia, autrice di apprezzati cartelloni pubblicitari in Roma, ma è anche, a scuola, organizzatrice con e per i suoi alunni di musical famosi e da lei adattati o scritti completamente da lei. In realtà, tutti i miei quattro figli hanno ereditato dagli antenati la dote meravigliosa della creatività in vari ambiti e soprattutto nella scrittura con musicalità, stili e timbri diversi che non confliggono ma si completano. Certo, ogni essere umano, ciascuno a modo suo, è un creativo, altrimenti non potrebbe dare un senso alla propria vita, ma ciascuno poi si realizza in uno o più ambiti, secondo le proprie inclinazioni, i talenti ricevuti. Ma è anche, o soprattutto, narrazione di sé e degli altri, senza magari averne consapevolezza.

Ma, nella nostra casa, la creatività, come ho detto prima, ha radici lontane. Abbiamo avuto in primis un nonno affabulatore che ci ha insegnato anche la gioia di vivere e di essere insieme con umiltà e fiducia in noi stessi e negli altri. La nostra antica casa era la casa di tutti e di ciascuno. E in tutto questo ci ritroviamo, quasi per magia, anche tutti noi fratelli e sorelle: ciascuno è un creativo in ambiti diversi e soprattutto nella scrittura.

Per i miei figli, infine, occorre ricordare l’incidenza della genialità e della cultura paterna a trecentosessanta. Primo Leone è stato un creativo per eccellenza. Ne fanno fede i suoi quadri, i suoi scritti, i suoi format radiofonici e televisivi, le sue sculture…

 Ombretta ha di suo una autoironia che utilizza con molta sagacia nel raccontare le sue storie vissute e riproposte in maniera insolita, divertente, ridanciana, multimediale. Una sua filosofia di vita, tutta da scoprire perché fa bene alla salute: ridere… Dalla sua penna è nato, infatti, qualche anno fa il Libro L’abbondanza del cappero (FOS Edizioni, Corato-Bari 2023), presentato al Salone del Libro di Torino, a Roma, in Sardegna, a Bitonto e a Monopoli, in una serata fantastica, realizzata grazie a Rosi Brescia, che lo scelse come emblema della risata e del buonumore a trecentosessanta gradi. Non a caso, l’Autrice, sul retro-copertina conclude: “… Un sorriso e una risata puoi anche incartarli e regalarli a chi nella tua vita ha un posto importante… così importante da fargli dono della parte più bella di te…”. E non è escluso che abbia un seguito, anzi ci sta già pensando con nuove mirabolanti dis-avventure!                          

A me non resta che dirvi grazie, Grata sempre a chi mi legge e ride e soffre con me. La vostra Angela/lina

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