<Dal 1996 al 2002 ho lavorato in un famoso Studio di Registrazione e Produzione musicale, qui a Roma. Sono stati i sei anni più folli e divertenti della mia vita (ventiquattro - trent’anni). Un caleidoscopio di esperienze, emozioni, avventure, incontri, amicizie, feste, personaggi, musica, allegria, vita. Sei anni irripetibili. Ho incontrato tantissimi artisti, con tanti di loro sono diventato amico. Tra tante personalità artistiche ho avuto, nel 2000, l’immenso onore e privilegio di incontrare Vittorio Gassman, pochi mesi prima della sua scomparsa.
Il Maestro doveva registrare una collana di CD nella quale recitava le poesie più rilevanti e rappresentative lella Letteratura italiana dell’Ottocento e del Novecento. Sua la scelta.
Un Progetto importante, monumentale che vedeva anche la prestigiosa partecipazione di Roberto Herlitzka, Ugo Pagliai e Lina Sastri.
Ci dettero due settimane di preavviso. Quindici giorni, in cui vivemmo una strana eccitazione mista a paura. Tutto doveva essere perfetto: la registrazione non doveva avere intoppi e lo Studio doveva essere al massimo dell’efficienza e della confortevolezza.
Arrivò il giorno, di pomeriggio.
Vittorio Gassman scese dal taxi, strinse la mano al tassista accennando un sorriso, alzò la testa, guardò oltre il tettuccio della macchina e ci scorse dall’altra parte della strada. Eravamo tutti sull’uscio dello studio, in piedi, quasi sull’attenti, trattenendo il respiro. All’epoca avemmo tutti la malsana idea di ossigenarci i capelli, una selva di teste bionde/bianco ghiaccio, protopunk fuori tempo massimo.
Gassman si avvicinò, ci squadrò uno per uno, sorrise e strinse la mano a tutti, addirittura presentandosi con un dolcissimo e rassicurante “Piacere, Vittorio”. Fummo tutti investiti da un’aurea strana, infondeva benessere elettrizzante. Era molto alto con un’andatura sicura, elegante. Chiese un caffè. Chiamai il bar, arrivò un ragazzo che per poco non fece cascare tutto non appena si accorse della presenza del più grande rappresentante vivente del cinema e teatro italiano. Gassman lo ringraziò con garbo e gli strinse la mano.
Il primo giorno di registrazione passò in fretta. Gassman non perdeva un colpo, lucido e determinato, divorava intere poesie con grazia inusitata, la solita classe immensa. Le uniche pause o rifacimenti erano dovuti ad una tosse radicata, era l'unico autorizzato a fumare in sala. E di sigarette ne fumava davvero tante e ad ogni colpo di tosse si rimproverava (il suo "fuma stronzo, fuma"... da auto dedicarsi in maniera reiterata era quasi un mantra, era la nostra catarsi, lo sciogliersi della tensione in una risata liberatoria e salvifica). Non solo sigarette, come vizio incontrollabile, ma anche tanti cioccolatini. Aveva la predilezione per una marca particolare. Mi premurai in seguito di farglieli trovare tutti i giorni, tranne una volta. Al solito bar erano finiti, girai per altri bar ma nulla. Comprai qualcosa di simile e glieli portai, convinto che non li avrebbe graditi. Lui li guardò, guardò me, riguardò i cioccolatini e, in anticipo sulla mia mortificazione, mi sorrise dicendo: "grazie, sono proprio quelli che volevo". Mi rincuorai. Quasi si fosse creato un legame segreto tra noi.
Comunque, ritornando alla prima giornata, quando finì di lavorare, Gassman, sempre con grande educazione, chiese un taxi. Lo chiamai. Il taxi arrivò, ma Lui si attardò un bel po' prima di lasciare la sala, continuando a parlare con tutti noi e non risparmiando grandi sorrisi che accompagnava a movimenti degli occhi, a volte semichiusi, a volte spalancati, penetranti e profondi. Era estasi pura sentirlo parlare con il suono magico della sua voce, il suo gusto nella ricerca delle parole, perfino le sue pause trasudavano eleganza. Noi ascoltavamo rapiti, completamente ipnotizzati.
Suonarono alla porta, era il tassista, furioso. Stava aspettando da un quarto d'ora ed era pronto ad inveire finché non si accorse del suo cliente speciale. Diventò immediatamente docile, riverente, quasi servile, dalla bocca gli uscì solo un flebilissimo: “mi scusi, Maestro...”
Gassman sgranò gli occhi, lo guardò e dopo una breve pausa seguita da un profondo respiro gli prese la mano e disse: "no, perdonami tu, mi ero trattenuto con i miei amici. Andiamo".
Fu un gesto meraviglioso, dolcissimo e carico di significati. Un signore, un artista immenso, ma soprattutto un uomo dalla statura enorme. Non faceva differenze, dispensava sorrisi e grandi strette di mano a tutti. Impressionante e straordinariamente grande nella sua semplicità.
Le successive giornate di registrazione passarono senza intoppi.
Vittorio Gassman lavorava sodo, senza pause, si concedeva solo pochi intervalli tra una poesia e l'altra perché le impreziosiva con aneddoti personali, frutto di studio, cultura, passione. Intrecciò una benevola relazione di amicizia con il fonico Jacopo, che gli era sempre accanto per le registrazioni, lo trattava come un figlio. Durante le pause rideva e scherzava con i suoi illustri colleghi, continuando a prendere bonariamente in giro il "povero" Herlitzka, altro gigante della recitazione.
Quando finì il lavoro e arrivò il giorno del commiato fu come al solito molto gentile, ci salutò tutti, dal primo all'ultimo, anche chi non aveva avuto a che fare direttamente con lui. Grandi sorrisi ed anche qualche abbraccio.
Si chiuse la porta, ma rimasero aperti i nostri cuori, le nostre anime, annaffiate per due settimane da un incommensurabile ricchezza artistica ed umana.
Un paio di settimane dopo, Vittorio Gassman presentò su un canale Mediaset in seconda serata una riedizione del suo Mattatore, credo sia stata la sua ultima apparizione in tv. Vedemmo tutti insieme la prima puntata. Gassman aveva i capelli ossigenati come i nostri. Abbiamo tutti voluto ostinatamente credere ad un piccolo, affettuoso omaggio.
Di sicuro il miglior regalo possibile mai ricevuto è stata la sua presenza nelle nostre vite, seppur per pochissimo tempo. Una presenza con un valore inestimabile fatta di racconti, aneddoti, battute intelligenti e illuminanti, sorrisi e poesia. Tanta Poesia.
“Mi disturba la morte è vero. Credo che sia un errore del padreterno. Io non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me... che farete da soli?”
Ecco, Maestro, non faremo niente, siamo tutti più soli, infinitamente più soli. Da ventisei anni esatti.
Grazie di cuore, Maestro>.
Giuliano Leone
Giuliano Leone di sé scrive:
<Giuliano Leone, nato a Bari il 1972, vive a Roma da oltre trent’anni. Appassionato di musica, cinema, letteratura e videogame non necessariamente in quest'ordine, è speaker radiofonico a Radio Rock, una delle radio più importanti e ascoltate nel Lazio, dove occupa (immeritatamente secondo gli ultimi sondaggi) una fascia quotidiana di due ore. Scrive recensioni musicali su alcune testate locali ma non sempre, di tanto in tanto. Presenta serate in alcuni locali della Capitale, potrebbe fare molto di più ma non ne ha le capacità. In più è maledettamente pigro, in compenso sorride sempre>.
In realtà, in quegli anni, io, ancora giovane e ardita, andavo spesso a Roma per stare un po’ di giorni con i miei tre figli, trasferitisi tutti nella Capitale per emanciparsi dalle strettoie della famiglia in Puglia. La prima fu Ombretta per seguire un Corso di Fumetto molto importante e per seguire la sua vocazione, ma poi vinse anche il Concorso nella Scuola Primaria e fa ancora oggi la “fumettista” e l’insegnante. Ma di lei ho ampiamente parlato in precedenza. La seguì Daniela appena diciannovenne, dopo la maturità scientifica. E a Roma prese la prima Laurea in Grafologia, a cui seguì qualche anno dopo quella in Criminologia applicata alla Grafologia. Questo le ha consentito di lavorare presso alcune comunità per ragazzi problematici nel comportamento soprattutto. Giuliano fu l’ultimo a lasciare il nido. Quando decise di affrontare il viaggio per Roma con la sua macchina, io insistetti per accompagnarlo. È stato il viaggio più “eroico” e commovente della nostra vita.
Ma, riprendo dallo Studio di Registrazione in via Libetta, perché vorrei aggiungere ancora qualcosa. Anch’io mi recavo alcune volte da Giuliano, felice di vederlo lavorare in un team molto affiatato e accogliente/coinvolgente. E, qualche volta, ho incontrato anche Alessandro Gassman, figlio dell’immenso Vittorio, anche lui sulla buona strada, vissuta con tanta passione dal padre. Arrivava su una moto rombante e, come suo padre, era sempre gentile e attento agli altri. Una volta gli chiedemmo di lasciarsi fotografare con noi e lo fece col solito garbo, scrivendo persino per noi, io e le mie figlie, frasi amichevoli, condite da accondiscendenti risate. Indimenticabili ricordi del tempo che fu. E mi piace concludere, ricordando la poesia/preghiera laica, condita con un pizzico della sua consueta ironia, che Vittorio avrebbe scritto negli ultimi mesi della sua vita e che Alessandro avrebbe letto al funerale di suo padre. “A Dio”:
Il Maestro doveva registrare una collana di CD nella quale recitava le poesie più rilevanti e rappresentative lella Letteratura italiana dell’Ottocento e del Novecento. Sua la scelta.
Un Progetto importante, monumentale che vedeva anche la prestigiosa partecipazione di Roberto Herlitzka, Ugo Pagliai e Lina Sastri.
Ci dettero due settimane di preavviso. Quindici giorni, in cui vivemmo una strana eccitazione mista a paura. Tutto doveva essere perfetto: la registrazione non doveva avere intoppi e lo Studio doveva essere al massimo dell’efficienza e della confortevolezza.
Arrivò il giorno, di pomeriggio.
Vittorio Gassman scese dal taxi, strinse la mano al tassista accennando un sorriso, alzò la testa, guardò oltre il tettuccio della macchina e ci scorse dall’altra parte della strada. Eravamo tutti sull’uscio dello studio, in piedi, quasi sull’attenti, trattenendo il respiro. All’epoca avemmo tutti la malsana idea di ossigenarci i capelli, una selva di teste bionde/bianco ghiaccio, protopunk fuori tempo massimo.
Gassman si avvicinò, ci squadrò uno per uno, sorrise e strinse la mano a tutti, addirittura presentandosi con un dolcissimo e rassicurante “Piacere, Vittorio”. Fummo tutti investiti da un’aurea strana, infondeva benessere elettrizzante. Era molto alto con un’andatura sicura, elegante. Chiese un caffè. Chiamai il bar, arrivò un ragazzo che per poco non fece cascare tutto non appena si accorse della presenza del più grande rappresentante vivente del cinema e teatro italiano. Gassman lo ringraziò con garbo e gli strinse la mano.
Il primo giorno di registrazione passò in fretta. Gassman non perdeva un colpo, lucido e determinato, divorava intere poesie con grazia inusitata, la solita classe immensa. Le uniche pause o rifacimenti erano dovuti ad una tosse radicata, era l'unico autorizzato a fumare in sala. E di sigarette ne fumava davvero tante e ad ogni colpo di tosse si rimproverava (il suo "fuma stronzo, fuma"... da auto dedicarsi in maniera reiterata era quasi un mantra, era la nostra catarsi, lo sciogliersi della tensione in una risata liberatoria e salvifica). Non solo sigarette, come vizio incontrollabile, ma anche tanti cioccolatini. Aveva la predilezione per una marca particolare. Mi premurai in seguito di farglieli trovare tutti i giorni, tranne una volta. Al solito bar erano finiti, girai per altri bar ma nulla. Comprai qualcosa di simile e glieli portai, convinto che non li avrebbe graditi. Lui li guardò, guardò me, riguardò i cioccolatini e, in anticipo sulla mia mortificazione, mi sorrise dicendo: "grazie, sono proprio quelli che volevo". Mi rincuorai. Quasi si fosse creato un legame segreto tra noi.
Comunque, ritornando alla prima giornata, quando finì di lavorare, Gassman, sempre con grande educazione, chiese un taxi. Lo chiamai. Il taxi arrivò, ma Lui si attardò un bel po' prima di lasciare la sala, continuando a parlare con tutti noi e non risparmiando grandi sorrisi che accompagnava a movimenti degli occhi, a volte semichiusi, a volte spalancati, penetranti e profondi. Era estasi pura sentirlo parlare con il suono magico della sua voce, il suo gusto nella ricerca delle parole, perfino le sue pause trasudavano eleganza. Noi ascoltavamo rapiti, completamente ipnotizzati.
Suonarono alla porta, era il tassista, furioso. Stava aspettando da un quarto d'ora ed era pronto ad inveire finché non si accorse del suo cliente speciale. Diventò immediatamente docile, riverente, quasi servile, dalla bocca gli uscì solo un flebilissimo: “mi scusi, Maestro...”
Gassman sgranò gli occhi, lo guardò e dopo una breve pausa seguita da un profondo respiro gli prese la mano e disse: "no, perdonami tu, mi ero trattenuto con i miei amici. Andiamo".
Fu un gesto meraviglioso, dolcissimo e carico di significati. Un signore, un artista immenso, ma soprattutto un uomo dalla statura enorme. Non faceva differenze, dispensava sorrisi e grandi strette di mano a tutti. Impressionante e straordinariamente grande nella sua semplicità.
Le successive giornate di registrazione passarono senza intoppi.
Vittorio Gassman lavorava sodo, senza pause, si concedeva solo pochi intervalli tra una poesia e l'altra perché le impreziosiva con aneddoti personali, frutto di studio, cultura, passione. Intrecciò una benevola relazione di amicizia con il fonico Jacopo, che gli era sempre accanto per le registrazioni, lo trattava come un figlio. Durante le pause rideva e scherzava con i suoi illustri colleghi, continuando a prendere bonariamente in giro il "povero" Herlitzka, altro gigante della recitazione.
Quando finì il lavoro e arrivò il giorno del commiato fu come al solito molto gentile, ci salutò tutti, dal primo all'ultimo, anche chi non aveva avuto a che fare direttamente con lui. Grandi sorrisi ed anche qualche abbraccio.
Si chiuse la porta, ma rimasero aperti i nostri cuori, le nostre anime, annaffiate per due settimane da un incommensurabile ricchezza artistica ed umana.
Un paio di settimane dopo, Vittorio Gassman presentò su un canale Mediaset in seconda serata una riedizione del suo Mattatore, credo sia stata la sua ultima apparizione in tv. Vedemmo tutti insieme la prima puntata. Gassman aveva i capelli ossigenati come i nostri. Abbiamo tutti voluto ostinatamente credere ad un piccolo, affettuoso omaggio.
Di sicuro il miglior regalo possibile mai ricevuto è stata la sua presenza nelle nostre vite, seppur per pochissimo tempo. Una presenza con un valore inestimabile fatta di racconti, aneddoti, battute intelligenti e illuminanti, sorrisi e poesia. Tanta Poesia.
“Mi disturba la morte è vero. Credo che sia un errore del padreterno. Io non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me... che farete da soli?”
Ecco, Maestro, non faremo niente, siamo tutti più soli, infinitamente più soli. Da ventisei anni esatti.
Grazie di cuore, Maestro>.
Giuliano Leone
Giuliano Leone di sé scrive:
<Giuliano Leone, nato a Bari il 1972, vive a Roma da oltre trent’anni. Appassionato di musica, cinema, letteratura e videogame non necessariamente in quest'ordine, è speaker radiofonico a Radio Rock, una delle radio più importanti e ascoltate nel Lazio, dove occupa (immeritatamente secondo gli ultimi sondaggi) una fascia quotidiana di due ore. Scrive recensioni musicali su alcune testate locali ma non sempre, di tanto in tanto. Presenta serate in alcuni locali della Capitale, potrebbe fare molto di più ma non ne ha le capacità. In più è maledettamente pigro, in compenso sorride sempre>.
In realtà, in quegli anni, io, ancora giovane e ardita, andavo spesso a Roma per stare un po’ di giorni con i miei tre figli, trasferitisi tutti nella Capitale per emanciparsi dalle strettoie della famiglia in Puglia. La prima fu Ombretta per seguire un Corso di Fumetto molto importante e per seguire la sua vocazione, ma poi vinse anche il Concorso nella Scuola Primaria e fa ancora oggi la “fumettista” e l’insegnante. Ma di lei ho ampiamente parlato in precedenza. La seguì Daniela appena diciannovenne, dopo la maturità scientifica. E a Roma prese la prima Laurea in Grafologia, a cui seguì qualche anno dopo quella in Criminologia applicata alla Grafologia. Questo le ha consentito di lavorare presso alcune comunità per ragazzi problematici nel comportamento soprattutto. Giuliano fu l’ultimo a lasciare il nido. Quando decise di affrontare il viaggio per Roma con la sua macchina, io insistetti per accompagnarlo. È stato il viaggio più “eroico” e commovente della nostra vita.
Ma, riprendo dallo Studio di Registrazione in via Libetta, perché vorrei aggiungere ancora qualcosa. Anch’io mi recavo alcune volte da Giuliano, felice di vederlo lavorare in un team molto affiatato e accogliente/coinvolgente. E, qualche volta, ho incontrato anche Alessandro Gassman, figlio dell’immenso Vittorio, anche lui sulla buona strada, vissuta con tanta passione dal padre. Arrivava su una moto rombante e, come suo padre, era sempre gentile e attento agli altri. Una volta gli chiedemmo di lasciarsi fotografare con noi e lo fece col solito garbo, scrivendo persino per noi, io e le mie figlie, frasi amichevoli, condite da accondiscendenti risate. Indimenticabili ricordi del tempo che fu. E mi piace concludere, ricordando la poesia/preghiera laica, condita con un pizzico della sua consueta ironia, che Vittorio avrebbe scritto negli ultimi mesi della sua vita e che Alessandro avrebbe letto al funerale di suo padre. “A Dio”:
Sempre ti chiamo
Quando tocco il fondo,
so il numero a memoria
e ti disturbo come un maniaco
abbarbicato al telefono;
lascio un messaggio se sei fuori.
So che a volte cancelli
A qualche fortunato
il debito che tutti con te abbiamo.
La bolletta falla pagare
a me, ma dimmi almeno
che non farai tagliare
la mia linea, ti prego,
quando echeggerà
quell’ultimo e doloroso
squillo. Dio - per Dio! -
non staccare: rispondimi!
(in Vittorio Gassman, VOCALIZZI)
Sono passati ormai tanti anni da questi bellissimi ricordi e oggi Giuliano è uno speaker, molto apprezzato a RadioRock, una delle più importanti Radio private della Capitale. Ancora una volta cooperando e collaborando con un ampio team di tutto rispetto, e fa tanto altro ancora di creativo nella vita. Ed io non posso che essere fiera di lui.
Solo una puntualizzazione per chi pensa o dice che nel blog parlo sempre di me e della mia vita e di quanti ne facciano parte. Ebbene, e forse rischio di ripetermi, non ricordo, ritengo che ognuno di noi sia una “narrazione” di sé che comprende tutti gli altri da sé, perché, come sostiene Walt Whitman, “siamo abitati da moltitudini”. In pratica, siamo noi e ogni altro da noi, per ritornare a noi continuamente come esseri umani, e riconoscerci nelle nostre fragilità, nei nostri sogni, nei nostri sentimenti e risentimenti, nel nostro coraggio di osare e nelle nostre paure di fare. Insomma, nella nostra “umanità" di sempre, sia pure negli inevitabili e auspicabili cambiamenti epocali, che cambiano il volto della Storia e anche il nostro volto. In ogni volto c’è ciascuno di noi! Grazie! Grata come sempre. Angela/lina.
Quando tocco il fondo,
so il numero a memoria
e ti disturbo come un maniaco
abbarbicato al telefono;
lascio un messaggio se sei fuori.
So che a volte cancelli
A qualche fortunato
il debito che tutti con te abbiamo.
La bolletta falla pagare
a me, ma dimmi almeno
che non farai tagliare
la mia linea, ti prego,
quando echeggerà
quell’ultimo e doloroso
squillo. Dio - per Dio! -
non staccare: rispondimi!
(in Vittorio Gassman, VOCALIZZI)
Sono passati ormai tanti anni da questi bellissimi ricordi e oggi Giuliano è uno speaker, molto apprezzato a RadioRock, una delle più importanti Radio private della Capitale. Ancora una volta cooperando e collaborando con un ampio team di tutto rispetto, e fa tanto altro ancora di creativo nella vita. Ed io non posso che essere fiera di lui.
Solo una puntualizzazione per chi pensa o dice che nel blog parlo sempre di me e della mia vita e di quanti ne facciano parte. Ebbene, e forse rischio di ripetermi, non ricordo, ritengo che ognuno di noi sia una “narrazione” di sé che comprende tutti gli altri da sé, perché, come sostiene Walt Whitman, “siamo abitati da moltitudini”. In pratica, siamo noi e ogni altro da noi, per ritornare a noi continuamente come esseri umani, e riconoscerci nelle nostre fragilità, nei nostri sogni, nei nostri sentimenti e risentimenti, nel nostro coraggio di osare e nelle nostre paure di fare. Insomma, nella nostra “umanità" di sempre, sia pure negli inevitabili e auspicabili cambiamenti epocali, che cambiano il volto della Storia e anche il nostro volto. In ogni volto c’è ciascuno di noi! Grazie! Grata come sempre. Angela/lina.
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