giovedì 18 giugno 2026

Giovedì 18 giugno 2026: CI SONO COMPLEANNI CHE SERVONO A RICORDARE... (prima parte

1970: OMBRETTA, sgusciata dal mio sacco amniotico nella frazione di pochi attimi, quasi in ascensore. Ed era una domenica speciale. Era con noi ancora una volta, e forse per l’ultima volta, zio Padre Leonardo, il fratello minore di nonno Mincuccio, il papà di mamma e anche il nostro “papà”, come avevamo imparato a chiamarlo in assenza di nostro padre, prigioniero di guerra in terra straniera. Zio Padre Leonardo, ora Priore nel convento francescano di Perugia, a tre anni dalla morte di suo fratello, volle portare tutti a pranzo fuori, mentre io finii in clinica proprio all’ora di pranzo perché Ombretta nascesse. E quasi sapesse della fretta che suo padre e sua nonna, mia madre, avevano per raggiungere gli altri con occhi sul mare, la mia piccolina ebbe fretta di salutare il mondo e di farmi compagnia con il suo pianto. Primo per tre volte rinnegò sua figlia: “non può essere mia figlia, mia moglie è stata appena portata in sala-parto…”; “Vi dico che non è mia figlia, sì i no mia moglie è arrivata all’ascensore…”; “Vi state sbagliando, di sicuro non è mia figlia…”. Poi, fu chiamato a conoscerla e a riconoscerla. “No, è troppo brutta per essere mia figlia. Preferisco lasciarla a sua madre. Io e mia suocera abbiamo un pranzo che ci aspetta e siamo in ritardo…”. Non so se ci fu il canto del gallo dopo la terza volta. Ricordo soltanto che quel pianto mi tenne compagnia non solo quel giorno, ma per altri due lunghi anni, scoraggiando il mio sonno e il mio letto. Notti in cucina per non turbare il sonno degli altri. ma intanto, da brutta e grinzosa si andava trasformando in una bellissima bambina, orgoglio di suo padre e cartone animato per tutti noi, che negli anni, troppo avrebbe riso e troppo avrebbe pianto. E se Raffaella, la nostra primogenita, era stata subito fiume di parole cristalline, Ombretta fu a lungo risate di ciliegi a primavera inoltrata. Con parole inventate, arrangiate, distorte, sgangherate. Un turbinio di sillabe ingarbugliate e sorprendenti, che ci mettevano allegria (pipitozzolo = capezzolo, carcingenica = carta igienica, il pussino è stecchino = il pulcino è morto…). Ombretta, più tardi, musa incontrastata di suo padre per i lunghi capelli di morbida seta, mentre per me ombra sul cuore… tormento di ospedali… intima preghiera di dare a me ogni dolore che potesse sfiorarla, colpevole io delle sue ossa fragili e della sua malattia autoimmune, la colite ulcerosa, ricorrente a ogni fine estate, a ogni inizio di primavera, acuita da periodi di stress dalle mille cause.  Ma sempre con la forza di superare tutto con il coraggio di chi sa di avere risorse interiori, della mente e del cuore per farcela. E ora ha Riccardo, che l’aiuta con tanto amore a ritrovarsi in due tra mille problemi e mille risate. Ed è per questo che io la canto in una “Rapsodia di compleanni”:

"Sei prodigio che si rinnova"

Ti dono un prodigio

che si rinnova per ogni figlia

di madre di altri figli: l'amore

frazionato e intero

Non scalfito né sottratto.

                   Intatto

           AMORE AMORE

             Incondizionato

E mi doni una complicità di nuvole,

piogge che vivemmo insieme

nei lontani giorni del dolore

e lacrime trattenute sui vetri

      delle nostre fragili attese

          per non fare rumore

e paure da non dire per dimenticare.

Ma ricorrenti ore di allegria mi doni

con mani che afferrano sogni

imbrigliati ai papaveri rossi

dei tuoi capelli in festa lungo i prati

di giugno a salutarci col canto

delle spighe di grano contro vento

onde di mare bionde delle mie ciocche

          da tuo padre dipinte

per non lasciarci andare alla deriva

di tutte le attese e delle nostre imprese.

E ti sorridono mille e più colori

tra le dita e danze di fate e folletti

ninfe dei boschi e lucciole come stelle

         antiche lanterne accese

      per i tuoi eterni occhi bambini.

E la meraviglia del tuo stupore

a riempire forzieri di cose umili

      e preziose a farsi specchio

          ai miei occhi offuscati.

E per i tuoi tanti talenti che possiedi

a me preclusi ti fai dono e incanto:

sei musica che dentro ti danza

e canto di allodole a ogni mattino

       e mille vite vivi nel Teatro

dei tuoi recital col tuo cuore ragazzino.

Sei grazia e accesa fantasia

del gesto, la mimica, le parole.

E t'inventi un palcoscenico quotidiano

per ridere ti te con ironia.

Scintilla di follia sei.

Patto di eterna giovinezza

e tenera carezza tra le dita

il tuo meraviglioso Inno alla Vita!

2. "La figlia aquilone"

Sognato hai un sogno che conforta

e sorride al mare che ti fai ogni giorno

per regalarmelo a gara tra voi quattro

- acqua trasparente e azzurra di cielo -

in scalpitanti onde chiare all'orizzonte

perché io ritorni a vivere e a sognare.

Zucchero filato mi avete donato

con le vostre mani moltiplicate

         e sempre alle mie intrecciate.

Ma la figlia aquilone sorride e canta:

aggiunge ogni anno un filo in più

ai suoi sogni per continuare a volare

e mi avvolge al suo dito incantato

per portarmi lassù dove è più facile

scoprire da qualche parte il mare

e contare insieme i suoi sempre verdi

anni di coralli accesi tra capelli di brace.

E magicamente trasforma in realtà

il sogno sognato mistero e poesia

                   (la sua? la mia?)

3. "Per il compleanno di Ombretta..."

E sei benedizione di ogni alba

 a venirmi incontro

con lo scrosciare assordante

della tua risata che per me inventi

con i tuoi mille e più talenti

e che su carta con amore mi sussurri

per ridarmi tutti i miei pezzi azzurri

persi per strada lungo il mio lungo andare,

per non farmi cadere

- mistero di rose e di spine

         incanto e disincanto -

nel sentiero segnato/sognato della vita  

                con mille voli

di anno in anno con gioia ricucita.

4. "La tua luminescenza"

 Attraversato il sogno

di un nuovo anno da vivere

fai anelli di luce che il tuo stupore

di cielo levigato incontrano

quasi intreccio di stelle

a chiedere il nuovo inizio

della storia - la tua la sua -

con l'incanto del cuore

     a uncinare l'infinito...

In una sola luminosa gloria

    smemorata e vincente

      del sogno che ti fai

a scoprire ogni giorno il sorriso

di tutti i confini stracciati

da voi due eterni innamorati

a raccontarsi l'alba e la rosa...

A sfogliare petali di spine

della quotidiana scelta

di vivere insieme nella casa dei gatti,

      dei fiori e delle stelle

         a un passo dai tetti

dove l'alba passeggia fino a sera,

saluta sfinita il tramonto

e si perde sul mare che ride

al nuovo giorno colmo di pepite

             di Speranze

senza mai presentare il conto...

5. "Per il tuo nuovo anno"

E il tempo passa veloce

su ali di vento e fiori di nuvole

di un giugno inoltrato

di ciliegie e melograni,

        di fioroni a piene mani.

Passa il tempo tiranno

     ogni giorno di più

dal nostro primo veloce incontro

            (a mezzogiorno)

e del mio esserti accanto da sola

(tutti volati via per una strana magia)

    nell'incontro col tuo cuore

e il mio felice, che ti accolse con amore

           nella nostra casa...

Il tempo passa sui giorni già vissuti

e tanti altri (chi lo sa) da vivere

in una cornice di molti anni colmi di noi.

      Tra nuove foglie rampicanti

e fiori roventi parole da scrivere leggére

                     da leggere

nel segno/bisogno di una risata

che ci appartiene e fa gioiosa

             la nostra appartenenza

- grappolo tenero delle nostre voci

                ad una voce -

Il tempo passa tra incroci di strade

e paesi vicini e lontani alla Città eterna

a rendere sempre fioriti i sogni

   per riconoscerci nelle storie

          di ciascuno di noi

          che si fa unica storia

             nel nostro ritrovarci

                       ancora

    con la voglia di raccontarci

      con le altre voci del cuore

      che ci portiamo dentro

     di anno in anno, ogni giorno

      (pegno di infinito Amore)

A domani la conclusione. Grazie per la lettura e la pazienza. Angela/lina

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento