1970: OMBRETTA, sgusciata dal mio sacco amniotico nella frazione di pochi attimi, quasi in ascensore. Ed era una domenica speciale. Era con noi ancora una volta, e forse per l’ultima volta, zio Padre Leonardo, il fratello minore di nonno Mincuccio, il papà di mamma e anche il nostro “papà”, come avevamo imparato a chiamarlo in assenza di nostro padre, prigioniero di guerra in terra straniera. Zio Padre Leonardo, ora Priore nel convento francescano di Perugia, a tre anni dalla morte di suo fratello, volle portare tutti a pranzo fuori, mentre io finii in clinica proprio all’ora di pranzo perché Ombretta nascesse. E quasi sapesse della fretta che suo padre e sua nonna, mia madre, avevano per raggiungere gli altri con occhi sul mare, la mia piccolina ebbe fretta di salutare il mondo e di farmi compagnia con il suo pianto. Primo per tre volte rinnegò sua figlia: “non può essere mia figlia, mia moglie è stata appena portata in sala-parto…”; “Vi dico che non è mia figlia, sì i no mia moglie è arrivata all’ascensore…”; “Vi state sbagliando, di sicuro non è mia figlia…”. Poi, fu chiamato a conoscerla e a riconoscerla. “No, è troppo brutta per essere mia figlia. Preferisco lasciarla a sua madre. Io e mia suocera abbiamo un pranzo che ci aspetta e siamo in ritardo…”. Non so se ci fu il canto del gallo dopo la terza volta. Ricordo soltanto che quel pianto mi tenne compagnia non solo quel giorno, ma per altri due lunghi anni, scoraggiando il mio sonno e il mio letto. Notti in cucina per non turbare il sonno degli altri. ma intanto, da brutta e grinzosa si andava trasformando in una bellissima bambina, orgoglio di suo padre e cartone animato per tutti noi, che negli anni, troppo avrebbe riso e troppo avrebbe pianto. E se Raffaella, la nostra primogenita, era stata subito fiume di parole cristalline, Ombretta fu a lungo risate di ciliegi a primavera inoltrata. Con parole inventate, arrangiate, distorte, sgangherate. Un turbinio di sillabe ingarbugliate e sorprendenti, che ci mettevano allegria (pipitozzolo = capezzolo, carcingenica = carta igienica, il pussino è stecchino = il pulcino è morto…). Ombretta, più tardi, musa incontrastata di suo padre per i lunghi capelli di morbida seta, mentre per me ombra sul cuore… tormento di ospedali… intima preghiera di dare a me ogni dolore che potesse sfiorarla, colpevole io delle sue ossa fragili e della sua malattia autoimmune, la colite ulcerosa, ricorrente a ogni fine estate, a ogni inizio di primavera, acuita da periodi di stress dalle mille cause. Ma sempre con la forza di superare tutto con il coraggio di chi sa di avere risorse interiori, della mente e del cuore per farcela. E ora ha Riccardo, che l’aiuta con tanto amore a ritrovarsi in due tra mille problemi e mille risate. Ed è per questo che io la canto in una “Rapsodia di compleanni”:
"Sei prodigio che si rinnova"
Ti dono un prodigio
che si rinnova per ogni figlia
di madre di altri figli: l'amore
frazionato e intero
Non scalfito né sottratto.
Intatto
AMORE AMORE
Incondizionato
E mi doni una complicità di nuvole,
piogge che vivemmo insieme
nei lontani giorni del dolore
e lacrime trattenute sui vetri
delle nostre fragili attese
per non fare rumore
e paure da non dire per dimenticare.
Ma ricorrenti ore di allegria mi doni
con mani che afferrano sogni
imbrigliati ai papaveri rossi
dei tuoi capelli in festa lungo i prati
di giugno a salutarci col canto
delle spighe di grano contro vento
onde di mare bionde delle mie ciocche
da tuo padre dipinte
per non lasciarci andare alla deriva
di tutte le attese e delle nostre imprese.
E ti sorridono mille e più colori
tra le dita e danze di fate e folletti
ninfe dei boschi e lucciole come stelle
antiche lanterne accese
per i tuoi eterni occhi
bambini.
E la meraviglia del tuo stupore
a riempire forzieri di cose umili
e preziose a farsi specchio
ai miei occhi
offuscati.
E per i tuoi tanti talenti che possiedi
a me preclusi ti fai dono e incanto:
sei musica che dentro ti danza
e canto di allodole a ogni mattino
e mille vite vivi nel
Teatro
dei tuoi recital col tuo cuore ragazzino.
Sei grazia e accesa fantasia
del gesto, la mimica, le parole.
E t'inventi un palcoscenico quotidiano
per ridere ti te con ironia.
Scintilla di follia sei.
Patto di eterna giovinezza
e tenera carezza tra le dita
il tuo meraviglioso Inno alla Vita!
2. "La figlia aquilone"
Sognato hai un sogno che conforta
e sorride al mare che ti fai ogni giorno
per regalarmelo a gara tra voi quattro
- acqua trasparente e azzurra di cielo -
in scalpitanti onde chiare all'orizzonte
perché io ritorni a vivere e a sognare.
Zucchero filato mi avete donato
con le vostre mani moltiplicate
e sempre alle mie
intrecciate.
Ma la figlia aquilone sorride e canta:
aggiunge ogni anno un filo in più
ai suoi sogni per continuare a volare
e mi avvolge al suo dito incantato
per portarmi lassù dove è più facile
scoprire da qualche parte il mare
e contare insieme i suoi sempre verdi
anni di coralli accesi tra capelli di brace.
E magicamente trasforma in realtà
il sogno sognato mistero e poesia
(la sua? la
mia?)
3. "Per il compleanno di Ombretta..."
E sei benedizione di ogni alba
a venirmi incontro
con lo scrosciare assordante
della tua risata che per me inventi
con i tuoi mille e più talenti
e che su carta con amore mi sussurri
per ridarmi tutti i miei pezzi azzurri
persi per strada lungo il mio lungo andare,
per non farmi cadere
- mistero di rose e di spine
incanto e disincanto -
nel sentiero segnato/sognato della vita
con mille voli
di anno in anno con gioia ricucita.
4. "La tua luminescenza"
Attraversato il sogno
di un nuovo anno da vivere
fai anelli di luce che il tuo stupore
di cielo levigato incontrano
quasi intreccio di stelle
a chiedere il nuovo inizio
della storia - la tua la sua -
con l'incanto del cuore
a uncinare l'infinito...
In una sola luminosa gloria
smemorata e vincente
del sogno che ti fai
a scoprire ogni giorno il sorriso
di tutti i confini stracciati
da voi due eterni innamorati
a raccontarsi l'alba e la rosa...
A sfogliare petali di spine
della quotidiana scelta
di vivere insieme nella casa dei gatti,
dei fiori e delle stelle
a un passo dai tetti
dove l'alba passeggia fino a sera,
saluta sfinita il tramonto
e si perde sul mare che ride
al nuovo giorno colmo di pepite
di Speranze
senza mai presentare il conto...
5. "Per il tuo nuovo anno"
E il tempo passa veloce
su ali di vento e fiori di nuvole
di un giugno inoltrato
di ciliegie e melograni,
di fioroni a piene mani.
Passa il tempo tiranno
ogni giorno di più
dal nostro primo veloce incontro
(a mezzogiorno)
e del mio esserti accanto da sola
(tutti volati via per una strana magia)
nell'incontro col tuo cuore
e il mio felice, che ti accolse con amore
nella nostra casa...
Il tempo passa sui giorni già vissuti
e tanti altri (chi lo sa) da vivere
in una cornice di molti anni colmi di noi.
Tra nuove foglie rampicanti
e fiori roventi parole da scrivere leggére
da leggere
nel segno/bisogno di una risata
che ci appartiene e fa gioiosa
la nostra
appartenenza
- grappolo tenero delle nostre voci
ad una voce -
Il tempo passa tra incroci di strade
e paesi vicini e lontani alla Città eterna
a rendere sempre fioriti i sogni
per riconoscerci nelle storie
di ciascuno di noi
che si fa unica storia
nel nostro
ritrovarci
ancora
con la voglia di raccontarci
con le altre voci del cuore
che ci portiamo dentro
di anno in anno, ogni giorno
(pegno di infinito Amore)
A domani la
conclusione. Grazie per la lettura e la pazienza. Angela/lina
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