domenica 8 marzo 2026

Domenica 8 marzo 2026: - GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA -...

… pensieri tra follia e silenzi

di pietre ferme su orizzonti

vicini lontani

dove l’anima si disperde

in mille identità e neppure una…

            (a.d.l.)

                    8 MARZO

- GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA -

All’alba ho legato al cancello

un ramo di mimosa,

e ho aperto alla luna che sogna

profumo di primavera

a perdersi nell’infinito, rubato

al tempo estraneo ai nostri giorni

che non concedono tregue

e distrazioni a chi come me,

per natura, usa la ragionevole follia

dei poeti e dell’amore…

Io, donna sempre,

ho quel ramo di giallo fiorito

annidato nel silenzio del cuore,

dove solo un abbraccio

faceva vibrare allora campane

a festa sulla nostra risata…

(ignaro di noi l’otto marzo

   fuggiva a nascondersi

in pizzeria senza petali di luna)

 Ma la Giornata della DONNA è anche denuncia di ciascuna in tutto il mondo per rivendicare il suo diritto di ESSERE e di ESSERCI con libertà e coraggio...

 NERA NOTTE CHE AFFONDA

 Dolore Dolore Dolore

Nero intenso della notte insonne

Prima che le rostrate dita

Abbiano unghiato il mondo

Alla deriva di venti contrari

E ali di spine voragini di pianto

Nei rettangoli di Terra sventrati

Che nessun riparo

Alla disperazione offrono

E alla morte che scroscia

Sangue dall’alto dei cieli

È qui tutto il mondo concesso

Agli occhi dei bimbi di puro

Cristallo infranto avidi di stelle

Nel buio grido della mamma

- Straziato cuore di muto dolore

 Ad accogliere frammenti di lacrime

Mute per farne disperata Preghiera… -

Sarò mai più innocente, io Donna

E madre?

(Sotto l’immenso scrosciare

 Di rossi brandelli di orrore

Che fanno più profondo il Male

Come possono mandorli

 E ciliegi fiorire ancora?)

 QUANDO MI SCOPRIRAI STATUA DI SALE

  (contro il femminicidio per il diritto

                        di ogni Donna

       alla libertà di ESSERE e di ESSERCI…)

 Quando mi scoprirai statua di sale

lungo la via crucis del dolore,

quando verrai a consegnarmi quel che resta

con una nuova sospensione di giudizio,

non ti fermare, ti prego, non ti devi fermare

al primo indizio, al secondo nascondiglio,

all’unico bosco dell’indifferenza,

al terzo canto del gallo e sentirti tradito,

continua a salire il Golgota

d’ogni impossibile perdono

con occhi perduti dietre il mio spento cielo.

Lì scorgerai i sogni che scivolarono via

e tinsero di nero gli aquiloni

che un tempo avevamo costruito

per andare contro vento,

i palloncini colorati che mi facevano bambina,

Le nuvole e le fanfare, il gioco delle sagome

ballerine e cigni e volti innamorati sui profili

di luna e fiabe che mi raccontai

per crederti vero

e forare le stelle per gli strass e le collane

da riempirne forzieri

(non più panieri di gelsi rossi e una ferita).

Sarà il tuo pegno di rose dimenticato

Sarà la mia poesia sfilacciata di spine

Sarà pioggia di parole inascoltate

e coriandoli tristi di giorni inebetiti…

Ti chiederai se fu il silenzio a strozzarmi il cuore

senza una goccia di sangue a lasciarmi viva…

Se guerriero vincente tu ti coronasti signore

o vinta io diedi le braccia a livide catene

nella incoerenza di vite parallele,

senza orizzonti dove potersi incontrare,

alla scarsa credibilità d’infinite stravaganze,

che resero ingenuo ogni sorriso d’amore

per un reato che fu commesso

e reso vero dai fiori di campo trasformati

in cardi e rovi e corone di spine tra le rose.

E non una fata buona o il genio della lampada

a prestarci la luce ch’era venuta a mancare

per riscoprirci il volto impolverato d’anni.

 

Sul precipizio mi fermai a guardare il vuoto…

Fu tutto in un istante

il dirsi arrivederci ed era addio

            presentimento

in cui tutto accade ed è eternità.

I tuoi occhi lontani in fuga, il silenzio

per le strade e nel giardino,

il grido inorridito a metà gola

perché nessuno scoprisse l’inganno

che ti rese nemico ad ogni parola

ad ogni filo di luce che ti lanciavo

e farti un nodo al dito a rammentarti

il ritorno e la strada e il vento il pensiero

più di una ferita

ed esorcizzare il tempo della pena

e la sconfitta.

(E passi stanchi

con scarpe rotte e tasche di buchi

e uno scoramento di lacrime

a inondare il mondo senza libertà senza sorriso…)

 IL SOGNO

 All’alba ho sognato un cancello

intricato di plumbago e un campo

a perdersi nell’infinito

di tutte le sere

nel finito cespuglio dell’amore.

Tarlo a riportarne la memoria

“oltre ogni ragionevole dubbio”

che esplode di nostalgia annidata

nel silenzio del cuore…

           (una mano per favore)

 E MI VINCE UN NUOVO SOGNO

 Attraverso a passi lenti

il buio della notte per raggiungere

il giorno delle campane.

Solo di notte metto ancora passi

corro nella libertà di andare, audace

e fiera - impresa armata di coraggio -

a meritare applausi a scena aperta

in sintonia con il mio antico linguaggio

del corpo, il passo lieve e danzante

la voglia di andare controcorrente

            e correre e saltare

 capriolarmi sotto il mandorlo in fiore

che mi promette a breve primavera…

Mette il broncio la carrozzella

abbandonata solo per la notte, ricorda

i miei tremori dimenticati

a sconfiggere passi solo sognati

(ma io volo con le allodole del mattino

 che alla velocità della luce sfrecciano

   d’improvviso sole nel giardino…

                      … e canto)

E anche oggi mi fermo qui, augurando a tutte le Donne a Ri-nascere nella libertà con coraggio e tenerezza... Alla prossima. Angela/lina 

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