martedì 12 marzo 2024

Martedì 12 marzo 2024: ALCUNI TESTI POETICI DA RECUPERARE PER I NOSTRI VOLI INSIEME...

Oggi mi piace riportare alcuni testi poetici che mi sono sfuggiti nei giorni scorsi e che vado riacciuffando perché sono belli e vale la pena condividerli.

Comincio con Bianca Sorrentino, mia carissima amica, che ha preso il volo nelle alte sfere della Cultura e della Letteratura dei nostri giorni e del prossimo futuro. Sempre fedele a sé stessa e sempre determinata a dare il meglio di sé con una scrittura tutta sua, ma in funzione anche degli altri, all’insegna della Bellezza e dell’Arte declinata in tutte le sue accezioni: Per le libraie che riempiono di tulipani freschi e parole le loro stanze, per le madri che restano tali anche se un pezzo di cuore è stato loro strappato via, per le insegnanti che leggono, viaggiano, incantano, per le compagne che non hanno bisogno di separare padri e figli, per le sorelle che accolgono e abbracciano, per le amiche che con l’ironia e la presenza alleggeriscono i fardelli, per le creature rare che non sbandierano i propri sacrifici, ma che custodiscono come un cristallo il dolore che hanno conosciuto, per le figlie che quel dolore scelgono di coniugarlo al passato e costruiscono per il futuro un tempo nuovo, e per la mia mamma, che mi ha plasmata nel cuore fragile della sua roccia. (Bianca Sorrentino. In data 8 marzo).

“Amicizia” di Giuseppe Selvaggi: Una stretta di mano,/ fermarsi ad ascoltarsi,/ le voci s’intrecciano/ si mescolano come colori./ Accettare di perdere/ qualcosa di proprio/ per generare un noi,/ arricchirsi offrendo/ l’unicità irripetibile/ di storie che nascono/ da un differente sguardo/ su tutto quello/ che ci circonda./ Le parole/ diventano un anelito/ verso la costruzione/ di ponti tra storie separate,/ lontane, differenti./ Le parole sono/ prima di tutto/ trasfusioni di vita./ Una parola/ per tornare alle cose,/ agli uomini, al dialogo fitto/ per vivere/ l’arte dell’incontro./ Questo è tutto,/ al prossimo pensiero/ che facendosi parola/ rompe il voto del silenzio. (e di amicizia sincera, disinteressata, ricca di parole autentiche per colmare solitudini e silenzi ne abbiamo tutti un gran bisogno!)

Albert Camus: Mia cara,/ nel bel mezzo dell’odio/ ho scoperto che vi era in me/ un invincibile amore./ Nel bel mezzo delle lacrime/ ho scoperto che vi era in me/ un invincibile sorriso./ Nel bel mezzo del caos/ ho scoperto che vi era in me/ un’invincibile tranquillità./ Ho compreso, infine,/ che nel bel mezzo dell’inverno,/ ho scoperto che vi era in me/ un’invincibile estate./ E ciò che mi rende felice./ Perché afferma che non importa/ quanto duramente il mondo/ vada contro di me,/ in me c’è qualcosa di più forte,/ qualcosa di migliore/ che mi spinge subito indietro. (anche delle parole ricche di speranza abbiamo tutti, oggi soprattutto, una invincibile necessità dell’anima).

Pedro Salinas: Il tuo modo di amare/ è lasciare che io t’ami./ Il sì con cui a me t’abbandoni/ è il silenzio. I tuoi baci/ sono l’offerta delle tue labbra/ perché le baci io./ Nessuna parola, abbraccio,/ mi diranno della tua esistenza,/ del tuo amore per me: mai!/ Mi parlano fogli bianchi,/mappe, auguri, telefoni;/ non tu./ E resto abbracciato a te/ senza nulla chiederti, perché temo/ che non sia vero/ che tu vivi e mi ami./ E resto abbracciato a te/ senza guardare e senza toccarti./ Che mai non debba scoprire/ con domande, con carezze,/ l’immensa solitudine/ d’amarti solo io. (Trad. di Rino Bizzarro) (nessuno di noi vorrebbe provare l’amarezza di non sentirsi amato/a o “l’immensa solitudine” di non essere corrisposto/a in ugual misura).

Assunta Braì: La notte spiega/ placida le ali/ avvolge il mondo/ in coltre di velluto/ il tempo dell’oblio/ per i mortali/ riposo e quiete/ di un giorno già vissuto/ silenzio cala intorno/ tutto tace/ liberi si rincorrono/ i pensieri/ tu vai con la memoria/ ad una voce/ vorresti che domani/ fosse… ieri. (9 marzo 2016) (Assuntina, altra mia amica del cuore, per fortuna, nei ricordi trova la chiave giusta per riportare indietro le lancette del nostro orologio immaginario).

“Viaggio” di Gino Locaputo: Fu in una grotta/ che incontrai il mio destino/ in un antro dove una sibilla/ miscelava parole arcane./ Poi arrivò la pioggia/ e ancora rivoli di parole/ scorrevano tra le pietre/ grinzite dagli anni./ La mia barchetta di carta cominciò a navigare/ tra un sentimento assordante e strano/ fu allora che mi smarrii/ fu allora che mi accorsi/che perdersi è bello./ ricominciai il mio lento cammino/ in deserti assolati/ tra dune che accarezzavano il cielo./ E quel sentimento, mi accarezzò ancora una volta./ Rividi lo scorrere lento della mia vita/ le lacrime e i sorrisi diventarono pioggia battente,/ incessante, martellante./ ai rintocchi del tempo/ chiedevo ancora dov’era la mia casa/ sognata e mai rivista./ Fu il soffio del vento/ a ricordarmi di antiche litanie/ litanie lontane/ cominciai a raccontare storie/ le storie dei miei padri/ tra ondulate foglie di ulivo./ Storie di pane e olive nere./ E furono queste storie/ a regalarmi ancora una volta/ lo stupore e la meraviglia/ di un sentimento mai smarrito/ disegni arcani sommersi/ dalla sabbia e dal mare/ rividi ancora/ quella colomba bianca/ smarrita come me/ nell’incantata carezza del cielo/ continuai a cercare/ quel filo d’erba/ che il vento muoveva/ e continuai a pregare all’infinito./ mi accorsi che le lacrime/ non erano rivoli di rugiada/ erano le mie, acri, salate/ le assaporai nel mio dolce ricordo,/ riprendevo il mio cammino/ ancora una volta quella grotta/ quegli strani simboli/ che sussurravano il presente-passato/ mi accorsi allora/ che la divinità era un sentimento/ che riuscivo finalmente a vedere. (inedito di Gino Locaputo, per Secop edizioni); “Il tuo corpo”: Il tuo corpo è la mia valigia/ lì ho depositato/ le mie lacrime e il mio sorriso./ Dopo forse arriverà la pioggia/ per disegnare nuove vie/ nel deserto della mia anima/ … ci sono ancora/ nuove strade piene di fiori/ rivoli d’acqua/ da bere insieme/ poi… tornerà il sole. (Gino Locaputo, dalla raccolta Nei tuoi occhi le parole diventano pietra. SECOP edizioni). (Gino, meraviglioso compagno di Assuntina, e speciale amico di una vita, in due poesie ricche di ardimenti, di sogni e di ritorni misteriosi e visionari, ci riporta alle nostre radici di sempreverdi ulivi, e alle “nuove strade piene si fiori” e rinnovate speranze d’amore).

Anna Mininno: Ho bisogno di questo momento/ Anche tra vento e pioggia/ E nuvole crude e vaghe/ Ho bisogno del momento clou/ Per re-inventarmi e ri-appagarmi/ Svoltando l’angolo della mente/ E interrogando l’anima/ Che, se risponde, sa e salva; Fermarsi/ Il punto e a capo è un’utopia/ Occorre, sì/ Mobilitare il cuore/ Andare avanti/ Abbattere steccati/ e ostacoli/ Rimboccarsi le maniche/ E dare significato al sole/ Così che splenda/ e si rifletta buono/ Sul giorno e sulle ore/ E nella notte fonda/ Che l’anima raccoglie/ In un mondo solo; Penso a tutto e a niente/ Come opposti che si attraggono/ penso a questo e a quello/ A incertezze e innate sicurezze/ a interrogativi e a risposte vane,/ e al possibile che il tutto e il niente/ può rendere speciale

(con Anna Mininno c’è tanta reciproca stima e ammirazione. Qui tre brevi poesie inedite, ricche del detto e del non detto, che rimarcano le nostre salutari contraddizioni).

“ Sotto il tacco dello stivale” di Vincenzo Mastropirro (straordinario musicista e poeta dialettale, nonché mio carissimo amico): Se mi sbattono come un polpo/ su uno scoglio di mare/ il cuore si arriccia e butta sangue// sangue rosso, sangue vivo/ sangue di contadini, sangue di marinai// sangue che di sangue, l’abbiamo buttato davvero/ per sentirsi dire poi che non sei buono a niente/ che sei lontano da questo mondo/ un mondo incartato di soldi/ un mondo che ti disprezza.// Non è così,/ siamo nati qui e qui ci stiamo/ almeno io sto qui/ sotto il tacco dello stivale// fisso, piantato a terra,/ sempre pronto ad allungare radici/ le più profonde possibili. (È la versione italiana di quella dialettale, più difficile da riportare graficamente).

“Impluvium” di Mariateresa Bari: Raccolte tutte le lacrime/ delle tue piogge/ sei lama d’acqua sulla pelleterra/ satura di sale// Fiordalisi le iridi/ argentano superfici// /l pigolio dei riflessi è miele tra i resti

Luce Imzad: Le pietre all’infinito sussurrano preghiere/ le ciglia di cerbiatti sorridono alle stelle/ mentre tu, solo, corri l’infanzia della pelle/ per darle addio e calzare la ferita// chiavi smarrite di lune stanche/ tintinnano nel vento/ e il centro dell’ardore s’addormenta/ su note di sciamani. È l’acqua il suo splendore/ a far luce oltre l’attracco/ - domani sarà brina, brace e oblio. (suggestiva poesia segnalata generosamente da Mariateresa Bari)

I leopardiani: Curati/ con il silenzio/ con i libri/ con la musica.// Fermati qualche minuto/ a meditare/ a non pensare/ a respirare.// Rinasci infine.

“La celeste pazzia” di Mariangela Gualtieri: Procedi piano. Lascia che la mano/esegua il fragile dettato./ Abbi fede in quel niente/ che viene – quel niente/     Che succede./ Non prendere la parola./ Lascia sia lei da sola. Diventa tu/ la preda. Sia lei che ti cattura. (da “quando non morivo”, contenuta nell’ultimo libro Bello mondo)

 

Erri De Luca: Considero valore/ tutte le ferite/ Considero valore/ risparmiare l’acqua,/ riparare le scarpe,/ tacere in tempo,/ accorrere a un grido,/ chiedere permesso prima di sedersi,/ provare gratitudine/ senza ricordarsi di che.

(Erri De Luca, con semplicità e fermezza, ci riporta ai valori che dovrebbero essere alla base della nostra umanità).

E anche per oggi mi fermo qui. per me è un valore ritrovarci insieme con poesia… Angela/Lina

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