Per concludere, vorrei tornare sui miei passi, in un
movimento di scrittura, che viene definito “ad anello” per parlarvi ancora delle
sue Opere che meglio parlano di Giovanni Gastel, della sua anima, del suo
cuore, del suo immenso amore per la scrittura e soprattutto per la Poesia.
Ritorno così non al nostro Duetto Profano, ma all’antologia Il
Sentimento della Scrittura (a cura di Raffaella Leone della SECOP
Edizioni, Corato-Bari, 2021), dove Giovanni scrive: “Come rumore di tempo” Ma
la mia è poesia del momento in cui vivo/ Degli addii/ Del rumore del tempo/ Dei
ricordi che ricordo semplici e profondi/ Come la vita stessa.
Scrivere è “il rumore del tempo che passa. E ci trasforma,
pur lasciando intatta la nostra personalità di fondo. La mia è quella di un
sognatore. Eri sdraiata su uno dei materassi/ della terrazza a
Filicudi./ Guardavamo la notte scendere su di noi/ come un immenso falco./ Poi
hai chiuso gli occhi e hai detto/ - Sopravviveremo anche a questa notte/ senza
luna./ C’è un posto per noi anche nel buio sai?/ Ma perché sei così diverso?/
Quasi fatto di vetro leggero/ sempre sul punto di rompersi? - / Ho risposto/ -
io vengo da un altro tempo e un altro luogo./ Tu dormi/ presto verrà il giorno
nuovo/ nel tuo mondo che non è il mio./ Io scenderò al mare per parlare con
l’acqua/ con le rocce/ col vento/ con le conchiglie,/ questo mi è ancora
possibile/ solo in questa isola lontana./ Persa nel mare -./ Tu hai rinchiuso
gli occhi sorridendo/ come se io fossi stato solo un sogno.
Ecco, questo sono ancora io. Eternamente viandante e
naufrago con un bisogno immenso di approdo nelle acque sicure della mia
casa: Approdato come un naufrago in una terra/ sconosciuta, ho misurato
il territorio e appreso/ la lingua dei nativi. Sono invecchiato raccontando
del/ mio mondo lontano, ma ancora la notte nel buio/ sogno navi amiche che mi
riportino a casa. (…) - Sto leggendo molto… ora con maggiore adesione…
Credo sia merito… o colpa… della solitudine. Leggere diventa una necessità, un
modo per vivere altre vite… (…). Di qui il grido di una mia poesia: Provo
pena per la sorte/ degli uomini.// Per noi magri ed educati// signori della
terra/ analfabeti e rozzi.// Ma nessuno può guardare il mondo/ senza provare
commozione.// Il giorno del plotone/ sia benda sopra gli occhi/ questa
sconfinata bellezza. E vorrei concludere così: non la
filosofia/ o l’esempio/ o i lunghi discorsi./ Sono le quasi invisibili cose./
Il leggero tremolio delle mani/ la linea discendente delle labbra/ la curva
pura del dorso/ la ciocca dei capelli che ricade sulla fronte./ Questo mi
manca/ e taglia l’anima come una lama/ in questa solitudine che sale/
inarrestabile come marea…;/ Eppure ho inventato e scritto./ Ho raccontato di me
e delle mie debolezze/ con feroce sincerità.// Signore dimmi/ cosa ancora/ devo
cercare/ in questo deserto di anime/ per essere infine sereno;// Così mio
figlio/ avrà un figlio./ Già lo vedo muoversi/ nel ventre di sua madre/ che
splende come solo le madri/ sanno splendere./ Come una dea fiera cammina
leggera/ sulle terrazze/ nel vento/ col suo miracolo/ nascosto nel cuore./ E io
non posso che contemplare/ questo avvenimento eterno/ e insieme straordinario/
che è il crescere di una vita/ dentro un’altra vita/ figlia di una terza vita
che non esisterebbe/ senza l’amore di due altri esseri./ È storia di sempre/
davanti alla quale però persiste/ un antico stupore/ estatico/
solenne.
Dopo queste due meravigliose poesie, mi sembra un sacrilegio
riprendere a parlare di Giovanni Gastel e della sua sofferenza nel vivere in un
mondo che non gli appartiene e che lo porta sempre più a vivere la sua
solitudine come unica possibilità di sopravvivenza. Di qui la ricerca di
comunicare con gli amici attraverso la poesia, sua unica ragione di vita, oltre
a quella che lo lega a doppia mandata ai suoi familiari:
“Amici dolcissimi”
Amici dolcissimi
non è d’acqua la vostra trasparenza
non di luce che passa tra le foglie
non di gelida neve immacolata.
La vostra è trasparenza d’amore
carico di attenta paura
per me
per la mia disordinata vita
simile a quella di chi cammina sul filo
e a quel filo affida
senza apparente motivo
il suo incerto destino.
(Filicudi 2019)
L’aggettivo “dolcissimi” del vocativo “Amici” del primo
verso racchiude tutta la tenerezza di un signore che ha fatto dell’amicizia un
nodo d’amore forte e sincero. Non a caso, nel secondo verso parla di
“trasparenza”, facendo riferimento all’acqua di una “società liquida” (Zygmunt
Bauman), che diluisce sentimenti e li dilava, facendoli scolorire fino a
perderli del tutto. Neppure la “luce” era trasparenza d’affetto degli amici né
la “gelida neve immacolata”: la prima si sarebbe potuta spegnere negli anfratti
ombrosi di foglie che pure ancora verdeggiano in tua assenza tra alberi
lussureggianti del Parco di Villa Erba; la seconda si sarebbe potuta sciogliere
prima di raggiungere il cuore. Solo l’amore compie il miracolo della verità.
L’amore che era, secondo te, l’“attenta paura” per la tua incolumità perché,
essendo tu un Artista a tutto tondo e appassionato amante della Poesia, avevi
scelto tuo malgrado di vivere da funambolo sui precipizi del mondo e della
quotidianità. L’amore è l’“attenzione” che trema per l’altro. L’amore non
giudica. Ha solo paura che l’amico possa correre il rischio di cadere. È ansia
per la sorte della persona cara, che osa il volo non a tutti consentito. È
l’amore che “si prende cura dell’altro” e lo fa sentire compreso, protetto, amato.
Sicuro, nonostante le proprie fragilità… oltre il proprio coraggio.
Grazie, Giovanni, per questa splendida poesia dedicata agli
amici sinceri… e tu ne hai avuti davvero tanti. Ti era estranea la falsa
adulazione, spesso strumentale alla propria affermazione grazie al tuo nome, al
tuo prestigio… non sapevi riconoscerla tanto volavi alto. Chi vola troppo alto
difficilmente si accorge delle miserie umane. E, quando si accorge suo malgrado
del precipizio, rimane attonito e spaventato come uno dei tuoi angeli in caduta
libera e in preda a grande smarrimento, a doloroso senso di irrimediabile
sconfitta. Ma la Poesia, per fortuna, come portentoso unguento, tutto risana.
E sull’amore, dato/ricevuto ecco un’altra testimonianza:
Così
nel silenzio
parlo d’amore con il mio ricordo.
Ma è difficile distinguere i dettagli
nella nebbia dell’anima.
Sono sorrisi e risa e baci
e corpi donati e poi abbandonati
che si alternano
a formare un grumo i sentimenti indistinti.
Ma questo è il cuore della nostra vita.
Caotico come le scatole dei bambini piene di giochi.
Resta con noi
amore
unico balsamo
che possa ancora dare senso al nostro cammino.
Milano 2020
Negli ultimi due anni, però, e soprattutto nel 2020, sempre
più si avvertiva nei tuoi componimenti poetici una sorta di testamento, un
messaggio da lasciare ai tuoi cari, agli amici, ai lettori:
Avrei dovuto parlarvi solo d’amore
come i cantanti di un tempo
e certo ora sarei meglio di quello che sono.
Così stanco sapete e come svuotato.
Ci vorrebbe una buona notizia
di quelle che fanno esplodere nel cuore la gioia.
Invece sono messaggi tristi da fuori e da dentro di noi.
Il tempo, le malattie, la morte altrui
percepite ormai con il distacco di un bollettino di
guerra
mentre tu ancora sopravvivi
nella tua sempre più piccola trincea. E guardi la
televisione
mangi
poi a letto
col sonnifero che ti riporterà nel vuoto nero
fino al nuovo giorno.
Ma domani reinventerò un mondo puro
di bellezza e perfezione
in cui vivo solo.
Milano 2020
Sembra apparentemente un accorato messaggio di sconfitta, ma
nella terzina conclusiva ecco rinascere in te la speranza nella tua capacità
creativa che annulla tutta la stanchezza del disincanto per farti immergere nel
tuo sognato e agognato mondo di “bellezza e perfezione”.
E bellezza e perfezione scoprivi nel miracolo compiuto dalla
forzata “clausura” del mondo in seguito alla pandemia del Coronavirus, che
stava già falcidiando una parte ingente di esseri umani inermi, sorpresi,
sconcertati, impauriti, impreparati alla nuova “peste” del terzo millennio: la
natura, purificata dall’assenza nefasta dell’uomo, si stava prendendo la
rivincita sulla sconsiderata sua azione distruttiva e autodistruttiva.
C’è un tempo per tacere
per lasciare che le cose accadano.
E noi a guardarle
con la fissità assente delle statue.
C’è un abbraccio che non possiamo pretendere
ma solo sperare che arrivi.
Tutta questa azione è una lettura del mondo
su cui dovremo prima o poi ragionare nel profondo
come frati votati al silenzio.
È bastato un mese senza la nostra disordinata arroganza
E la natura ha portato i delfini a danzare a Venezia.
Milano 2020
E l’esultanza per quella “danza” dei delfini a Venezia,
vista con i tuoi occhi di fotografo e cantata con la tua penna di poeta ti ha
accompagnato con una insolita speranza fino all’estate, tempo e luogo, nella
tua Filicudi, di respiro calmo e di poesie, non senza un pizzico di amarezza
per il mondo lasciato alle spalle ma ancora fortemente avvertito nelle tue
carni “inquiete e svuotate” che ti chiedevano di scoprire “l’errore”, da cui
tutto aveva avuto origine nella tua vita di “sognatore” di sofferta sensibilità
e di intima solitudine:
Giorni e notti.
Cosa resterà della nostra storia?
Qualche foto
una stropicciata lettera
troppe volte riletta.
Ha assorbito l’inverno questo cielo
e di nuovo io porto nell’estate
la mia fragile vita di parole.
Tutto è immobile
tranne il ricordo che si fa reale.
Altri giorni e notti
svuotato e inquieto
cercando l’errore che ha fatto di me quello che sono.
Fragile e combattivo
In questa mia inconciliabile ferita anima.
25 aprile 2020
E ancora, in tempi più recenti:
Come un cane sbandato
in cerca di pace
ho girato il mondo.
Molti cuori
hanno accompagnato
a tratti il mio cammino.
Quasi questa malinconia
fosse una calamita
e i miei occhi uno specchio
in cui ritrovarsi.
Non ho molto da lasciarvi
amici cari
qualche fotografia
qualche poesia…
L’eredità di un sognatore
cascato in un mondo che fatica a capire.
Milano 2020
E un presagio di morte imminente ti ha accompagnato fino al
giorno 13 marzo 2021 ed io non voglio arrendermi al pensiero della tua assenza.
E con me quanti (tantissimi nel mondo intero) che continuano ad amarti. Ed ecco
il pensiero per te in questo giorno di tristezza e rimpianto:
Carissimo Giovanni, quattro anni fa, in silenzio e con la
sola carezza del buon Dio a guidarti per mano sei volato nella Luce, lasciando
sulla terra la scia luminosa del tuo passaggio intenso e ricco di mille vite
almeno. E oggi con la forza ardente della tua immensa creatività illumini i
nostri giorni vuoti della tua presenza fisica, colmandoli di tutti i doni che
hai lasciato in chi ha avuto il privilegio di conoscerti, incontrarti, viverti
accanto.
Le tue inimitabili foto, le tue meravigliose poesie, in
cui la tua anima bella vibra di dolce malinconia e rara sincerità, le
innumerevoli opere realizzate con geniali dita d'Artista sono qui con noi e
vivranno per sempre rendendoti immortale. E sei presente soprattutto con tutto
l'Amore che hai donato a piene mani a tutti con generosità, altruismo, umiltà e
coraggio in questo nostro mondo opaco, triste, impaurito. Rimani Faro luminoso
in tutto l'azzurro che ti appartiene. Ma, nella notte di questi giorni bui,
accendi per noi e soprattutto per i tuoi cari tutte le stelle con mani di
tenerezza. Oltre le mie mani in preghiera...
Angela/lina, sempre grata a chi ha voluto seguirmi fino ad oggi a parlare (scivere/raccontare/leggere) di un Uomo eccezionale per genialità, generosità e umiltà. Un Uomo che rimarrà nei nostri cuori e in quanti saranno pronti ad attraversare altri decenni del Terzo Millennio con le sue ali d’angelo i suoi voli…
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