domenica 16 marzo 2025

Domenica 16 marzo 2025: ricordo imperituro di GIOVANNI GASTEL: Uomo-Poeta-Scrittore- Artista-Fotografo di fama mondiale... (ultima parte)

Per concludere, vorrei tornare sui miei passi, in un movimento di scrittura, che viene definito “ad anello” per parlarvi ancora delle sue Opere che meglio parlano di Giovanni Gastel, della sua anima, del suo cuore, del suo immenso amore per la scrittura e soprattutto per la Poesia. Ritorno così non al nostro Duetto Profano, ma all’antologia Il Sentimento della Scrittura (a cura di Raffaella Leone della SECOP Edizioni, Corato-Bari, 2021), dove Giovanni scrive: “Come rumore di tempo” Ma la mia è poesia del momento in cui vivo/ Degli addii/ Del rumore del tempo/ Dei ricordi che ricordo semplici e profondi/ Come la vita stessa.

Scrivere è “il rumore del tempo che passa. E ci trasforma, pur lasciando intatta la nostra personalità di fondo. La mia è quella di un sognatore. Eri sdraiata su uno dei materassi/ della terrazza a Filicudi./ Guardavamo la notte scendere su di noi/ come un immenso falco./ Poi hai chiuso gli occhi e hai detto/ - Sopravviveremo anche a questa notte/ senza luna./ C’è un posto per noi anche nel buio sai?/ Ma perché sei così diverso?/ Quasi fatto di vetro leggero/ sempre sul punto di rompersi? - / Ho risposto/ - io vengo da un altro tempo e un altro luogo./ Tu dormi/ presto verrà il giorno nuovo/ nel tuo mondo che non è il mio./ Io scenderò al mare per parlare con l’acqua/ con le rocce/ col vento/ con le conchiglie,/ questo mi è ancora possibile/ solo in questa isola lontana./ Persa nel mare -./ Tu hai rinchiuso gli occhi sorridendo/ come se io fossi stato solo un sogno.

Ecco, questo sono ancora io. Eternamente viandante e naufrago con un bisogno immenso di approdo nelle acque sicure della mia casa: Approdato come un naufrago in una terra/ sconosciuta, ho misurato il territorio e appreso/ la lingua dei nativi. Sono invecchiato raccontando del/ mio mondo lontano, ma ancora la notte nel buio/ sogno navi amiche che mi riportino a casa. (…) - Sto leggendo molto… ora con maggiore adesione… Credo sia merito… o colpa… della solitudine. Leggere diventa una necessità, un modo per vivere altre vite… (…). Di qui il grido di una mia poesia: Provo pena per la sorte/ degli uomini.// Per noi magri ed educati// signori della terra/ analfabeti e rozzi.// Ma nessuno può guardare il mondo/ senza provare commozione.// Il giorno del plotone/ sia benda sopra gli occhi/ questa sconfinata bellezza. E vorrei concludere così: non la filosofia/ o l’esempio/ o i lunghi discorsi./ Sono le quasi invisibili cose./ Il leggero tremolio delle mani/ la linea discendente delle labbra/ la curva pura del dorso/ la ciocca dei capelli che ricade sulla fronte./ Questo mi manca/ e taglia l’anima come una lama/ in questa solitudine che sale/ inarrestabile come marea…;/ Eppure ho inventato e scritto./ Ho raccontato di me e delle mie debolezze/ con feroce sincerità.// Signore dimmi/ cosa ancora/ devo cercare/ in questo deserto di anime/ per essere infine sereno;// Così mio figlio/ avrà un figlio./ Già lo vedo muoversi/ nel ventre di sua madre/ che splende come solo le madri/ sanno splendere./ Come una dea fiera cammina leggera/ sulle terrazze/ nel vento/ col suo miracolo/ nascosto nel cuore./ E io non posso che contemplare/ questo avvenimento eterno/ e insieme straordinario/ che è il crescere di una vita/ dentro un’altra vita/ figlia di una terza vita che non esisterebbe/ senza l’amore di due altri esseri./ È storia di sempre/ davanti alla quale però persiste/ un antico stupore/ estatico/ solenne.   

Dopo queste due meravigliose poesie, mi sembra un sacrilegio riprendere a parlare di Giovanni Gastel e della sua sofferenza nel vivere in un mondo che non gli appartiene e che lo porta sempre più a vivere la sua solitudine come unica possibilità di sopravvivenza. Di qui la ricerca di comunicare con gli amici attraverso la poesia, sua unica ragione di vita, oltre a quella che lo lega a doppia mandata ai suoi familiari:

“Amici dolcissimi”

Amici dolcissimi

non è d’acqua la vostra trasparenza

non di luce che passa tra le foglie

non di gelida neve immacolata.

La vostra è trasparenza d’amore

carico di attenta paura

per me

per la mia disordinata vita

simile a quella di chi cammina sul filo

e a quel filo affida

senza apparente motivo

il suo incerto destino.

(Filicudi 2019)

L’aggettivo “dolcissimi” del vocativo “Amici” del primo verso racchiude tutta la tenerezza di un signore che ha fatto dell’amicizia un nodo d’amore forte e sincero. Non a caso, nel secondo verso parla di “trasparenza”, facendo riferimento all’acqua di una “società liquida” (Zygmunt Bauman), che diluisce sentimenti e li dilava, facendoli scolorire fino a perderli del tutto. Neppure la “luce” era trasparenza d’affetto degli amici né la “gelida neve immacolata”: la prima si sarebbe potuta spegnere negli anfratti ombrosi di foglie che pure ancora verdeggiano in tua assenza tra alberi lussureggianti del Parco di Villa Erba; la seconda si sarebbe potuta sciogliere prima di raggiungere il cuore. Solo l’amore compie il miracolo della verità. L’amore che era, secondo te, l’“attenta paura” per la tua incolumità perché, essendo tu un Artista a tutto tondo e appassionato amante della Poesia, avevi scelto tuo malgrado di vivere da funambolo sui precipizi del mondo e della quotidianità. L’amore è l’“attenzione” che trema per l’altro. L’amore non giudica. Ha solo paura che l’amico possa correre il rischio di cadere. È ansia per la sorte della persona cara, che osa il volo non a tutti consentito. È l’amore che “si prende cura dell’altro” e lo fa sentire compreso, protetto, amato. Sicuro, nonostante le proprie fragilità… oltre il proprio coraggio.

Grazie, Giovanni, per questa splendida poesia dedicata agli amici sinceri… e tu ne hai avuti davvero tanti. Ti era estranea la falsa adulazione, spesso strumentale alla propria affermazione grazie al tuo nome, al tuo prestigio… non sapevi riconoscerla tanto volavi alto. Chi vola troppo alto difficilmente si accorge delle miserie umane. E, quando si accorge suo malgrado del precipizio, rimane attonito e spaventato come uno dei tuoi angeli in caduta libera e in preda a grande smarrimento, a doloroso senso di irrimediabile sconfitta. Ma la Poesia, per fortuna, come portentoso unguento, tutto risana.

E sull’amore, dato/ricevuto ecco un’altra testimonianza:

Così

nel silenzio

parlo d’amore con il mio ricordo.

Ma è difficile distinguere i dettagli

nella nebbia dell’anima.

Sono sorrisi e risa e baci

e corpi donati e poi abbandonati

che si alternano

a formare un grumo i sentimenti indistinti.

Ma questo è il cuore della nostra vita.

Caotico come le scatole dei bambini piene di giochi.

Resta con noi

amore

unico balsamo

che possa ancora dare senso al nostro cammino.

Milano 2020

Negli ultimi due anni, però, e soprattutto nel 2020, sempre più si avvertiva nei tuoi componimenti poetici una sorta di testamento, un messaggio da lasciare ai tuoi cari, agli amici, ai lettori:

Avrei dovuto parlarvi solo d’amore

come i cantanti di un tempo

e certo ora sarei meglio di quello che sono.

Così stanco sapete e come svuotato.

 

Ci vorrebbe una buona notizia

di quelle che fanno esplodere nel cuore la gioia.

 

Invece sono messaggi tristi da fuori e da dentro di noi.

Il tempo, le malattie, la morte altrui

percepite ormai con il distacco di un bollettino di guerra

mentre tu ancora sopravvivi

nella tua sempre più piccola trincea. E guardi la televisione

mangi

poi a letto

col sonnifero che ti riporterà nel vuoto nero

fino al nuovo giorno.

 

Ma domani reinventerò un mondo puro

di bellezza e perfezione

in cui vivo solo.

Milano 2020

Sembra apparentemente un accorato messaggio di sconfitta, ma nella terzina conclusiva ecco rinascere in te la speranza nella tua capacità creativa che annulla tutta la stanchezza del disincanto per farti immergere nel tuo sognato e agognato mondo di “bellezza e perfezione”.

E bellezza e perfezione scoprivi nel miracolo compiuto dalla forzata “clausura” del mondo in seguito alla pandemia del Coronavirus, che stava già falcidiando una parte ingente di esseri umani inermi, sorpresi, sconcertati, impauriti, impreparati alla nuova “peste” del terzo millennio: la natura, purificata dall’assenza nefasta dell’uomo, si stava prendendo la rivincita sulla sconsiderata sua azione distruttiva e autodistruttiva.

C’è un tempo per tacere

per lasciare che le cose accadano.

E noi a guardarle

con la fissità assente delle statue.

C’è un abbraccio che non possiamo pretendere

ma solo sperare che arrivi.

Tutta questa azione è una lettura del mondo

su cui dovremo prima o poi ragionare nel profondo

come frati votati al silenzio.

È bastato un mese senza la nostra disordinata arroganza

E la natura ha portato i delfini a danzare a Venezia.

Milano 2020

E l’esultanza per quella “danza” dei delfini a Venezia, vista con i tuoi occhi di fotografo e cantata con la tua penna di poeta ti ha accompagnato con una insolita speranza fino all’estate, tempo e luogo, nella tua Filicudi, di respiro calmo e di poesie, non senza un pizzico di amarezza per il mondo lasciato alle spalle ma ancora fortemente avvertito nelle tue carni “inquiete e svuotate” che ti chiedevano di scoprire “l’errore”, da cui tutto aveva avuto origine nella tua vita di “sognatore” di sofferta sensibilità e di intima solitudine:

Giorni e notti.

Cosa resterà della nostra storia?

Qualche foto

una stropicciata lettera

troppe volte riletta.

 

Ha assorbito l’inverno questo cielo

e di nuovo io porto nell’estate

la mia fragile vita di parole.

 

Tutto è immobile

tranne il ricordo che si fa reale.

Altri giorni e notti

svuotato e inquieto

cercando l’errore che ha fatto di me quello che sono.

Fragile e combattivo

In questa mia inconciliabile ferita anima.

25 aprile 2020

E ancora, in tempi più recenti:

Come un cane sbandato

in cerca di pace

ho girato il mondo.

Molti cuori

hanno accompagnato

a tratti il mio cammino.

Quasi questa malinconia

fosse una calamita

e i miei occhi uno specchio

in cui ritrovarsi.

Non ho molto da lasciarvi

amici cari

qualche fotografia

qualche poesia…

L’eredità di un sognatore

cascato in un mondo che fatica a capire.

Milano 2020

E un presagio di morte imminente ti ha accompagnato fino al giorno 13 marzo 2021 ed io non voglio arrendermi al pensiero della tua assenza. E con me quanti (tantissimi nel mondo intero) che continuano ad amarti. Ed ecco il pensiero per te in questo giorno di tristezza e rimpianto:

Carissimo Giovanni, quattro anni fa, in silenzio e con la sola carezza del buon Dio a guidarti per mano sei volato nella Luce, lasciando sulla terra la scia luminosa del tuo passaggio intenso e ricco di mille vite almeno. E oggi con la forza ardente della tua immensa creatività illumini i nostri giorni vuoti della tua presenza fisica, colmandoli di tutti i doni che hai lasciato in chi ha avuto il privilegio di conoscerti, incontrarti, viverti accanto.

Le tue inimitabili foto, le tue meravigliose poesie, in cui la tua anima bella vibra di dolce malinconia e rara sincerità, le innumerevoli opere realizzate con geniali dita d'Artista sono qui con noi e vivranno per sempre rendendoti immortale. E sei presente soprattutto con tutto l'Amore che hai donato a piene mani a tutti con generosità, altruismo, umiltà e coraggio in questo nostro mondo opaco, triste, impaurito. Rimani Faro luminoso in tutto l'azzurro che ti appartiene. Ma, nella notte di questi giorni bui, accendi per noi e soprattutto per i tuoi cari tutte le stelle con mani di tenerezza. Oltre le mie mani in preghiera...

Angela/lina, sempre grata a chi ha voluto seguirmi fino ad oggi a parlare (scivere/raccontare/leggere) di un Uomo eccezionale per genialità, generosità e umiltà. Un Uomo che rimarrà nei nostri cuori e in quanti saranno pronti ad attraversare altri decenni del Terzo Millennio con le sue ali d’angelo i suoi voli…

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