venerdì 31 maggio 2019

31 maggio: prima che le rose sfioriscano


Lacerato anno di guerra quell’anno
e un maggio ignaro truccò guance di rose
e rise con rosse labbra di rossi papaveri.
Mia madre appena ragazza, malinconia
di passi lontani e mio padre al fronte,
si stancò di contare quattro volte sette
e mi affidò alle prime stelle di una quasi sera.
Braccia tremanti di emozione, di tenero amore
e pianto celato, alla settima alba…
(Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
Sopra uno scoglio che ci si può tuffare
E quel sole ce l’hai dentro il cuore
Sole di primavera
Su quello scoglio in maggio è nato un fiore…)
Quercia mio nonno, candela accesa la madre
di mia madre, avvolsero di tepore e promesse
mani in volo e fagottino di sogni da sognare.
Al fonte battesimale devoti s’inginocchiarono
e Angelina mi diedero nome, fuscello io
di un prato sconfinato di papaveri e rose d’amare.
A sette anni appena mi prese Gesù per mano,
l’amico sconosciuto, l’amico inventato, l’amico
obbligato con preghiere a metà, ripetute
a fior di labbra, suggerite dalla sorellina fidata
con cui dividere la stanza, il letto, la bambola.
Bambola grande, testa rapata, furia di gatto,
e parrucca bruna e cuffia rosa e stessa casa.
Come è bella la bambola mia,
quasi quasi è più bella di me…”
- È troppo piccolina. Pazienza ci vuole. Imparerà -
Dicevano per giaculatorie dette male e parole
maliose, e puntigliose bugie per farmi perdonare:
Sacro Cuore di Gesù,
fa’ che io t’ami sempre più…”.
                      Imparai
il vuoto incolmato di mia madre,
Principessa e Regina di ogni attesa.
L’assenza di mio padre e degli altri quattro
nati dal fluviale e immarcescibile loro amarsi.
Amore vuol dir gelosia
Chi mai t’amerà più di me?...”
Così sempre li unì l’ardente sua passione.
A diciassette, oltre il ragazzo dimenticato,
l’AMORE, ali di mare e vele d’ingenuità
tra baci rubati all’ombra del castello
che Manfredi ebbe in dono da Federico
e sua madre Bianca.
Bianca la mia anima di candore in dono
al mio ragazzo, ciuffo ribelle cuore ballerino.
C’è gente che ha avuto tante cose
E si perde per le strade del mondo
Io ho avuto solo te e non ti perderò…”
Come te non c’è nessuno così timido e solo
Nei tuoi occhi profondi io vedo tanta tristezza…”
Con lui le mie difficili ventisette primavere
ebbero sorriso di bimba di mille e più parole.
E prepararono un nuovo nido e altre stelle:
- Stella stellina un’altra bimba s’avvicina…
Ma quante belle figlie madama Dorè.
C’è anche un figlio tutto per me? -
E giunse il figlio mia felicità, ne persi un altro
in una casa stanca e in una tristezza di cielo
che non voglio più ricordare.
Con te dovrò combattere,
non ti si può pigliare come sei…
Ma… in un attimo tu
sei grande Grande GRANDE
come te sei grande solamente tu…”
E nuovi occhi di bimba a darmi calore
prima dello scadere dei trentasette soli.
I quarantasette furono di fatica e pena e
di voli grandi e ali dispiegate su oceani
di poesia. Incontri di Scrittura ritrovata.
Dopo secoli d’abbandono smemorato.
Magia dell’anima incantata e dei tanti amici.
Cantava Anna Maria i nostri versi innamorati
che fecero gloriosi i tanti incontri stupiti.
          E Fiaba fu la nostra vita in fiore
A cinquantasette inverni ero già franata
in abissi improvvisi di rimpianto e dolore.
In cliniche nemiche passi di danza dimenticati.
Bui i miei cieli bui senza santi né perdoni.
Senza più passi e senza più canzoni.
In tanta amarezza esplosero nuove vite.
La casa accesero di nuovi colori tra pensieri
inariditi. Gioia e tenerezza ingigantite.
Fioriti rami del nostro albero senza nidi
e figli lontani. Nicola e Anna Paola, miracolo
di sogni intatti da riconsiderare.
Migrarono ancora anni contro vento
verso un addio temuto e annunciato
prima che i sessantasette soli spenti
mi presentassero il conto.
Je ne regrette rien…”
Andò via il mio ragazzo/marito/padre/nonno,
salutandomi Amore, ti aspetto. Amore mio.
- Ti ho amata sempre e tanto. Non dimenticarlo -
(“Quanto ti ho amato e quanto t’amo non lo sai
e non lo sai perché non te l’ho detto mai…”)
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È ancora maggio ancora rose in festa nel giardino.
Ridono papaveri innamorati al sole come allora.
- Chi mi ama tra i miei tanti amori? -
Settantasette conta il gioco dimenticato di corolla
da far scoppiare sotto i capelli e tra le dita:
- Indovina l’iniziale di rosso sigillo:
chi sulla fronte ti ha lasciato il segno? -
Tra mani di rara solitudine i miei nuovi anni
pieni di tutti quelli che amo riamata,
privi di tutti quelli che amo riamata.
E le stelle questa sera non pareggiano il conto.
Presenza di quanti adornano la mia festa.
E carezze invisibili mi donano ancora Amore.
Volano occhi a cercare sulla soglia dell’infinito
     tutti i miei cari che mi cantano dentro
               E tu ci sei… e tu… e tu… e tu…
Inutile contare fino a settanta volte sette
ormai siete molti di più, molti di più…
(Incorreggibile, credo ancora
nell’influsso positivo del misterico numero primo
(sette le meraviglie del mondo sette i giorni
della creazione sette i vecchi ladroni e sette i sette
nani sette i giorni della Creazione e sette i giorni
della settimana sette le scarpe a portarmi lontano
sette i passi stentati che mi lasciano per strada)
ed è per questo che festeggio con insolita allegria
questi amati/odiati Settantasette anni
(e con me danzano “gambe di signorine” in gioco
con i numeri di Natale e la sua voce…)
Con i figli romani nella Capitale di gioiose intese.
Mancano gli altri e i loro germogli in fiore
presenti sempre nell’albero del cuore.
Presenti agl’inarginabili fiumi delle parole mie:
a mille a mille a incatenare ricordi e nostalgie.
Calore luminoso di mai spente presenze
a rendere chiari ancora giorni di speranza.
E luminose le notti di mai ignorate stelle…
Settantasette volte GRAZIE alla mia buona Stella
           (È questa oggi la mia preghiera più bella)
Così, "un po' per celia e un po' per non morire"... 
                   e piangere/ridere di me! 
















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