domenica 9 maggio 2021

Domenica 9 maggio: raccolgo MAMME come fiori di mai spenta Primavera...

… e voglio festeggiarle tutte le mamme presenti, passate e future così come il cuore mi detta e il mio Retino ha raccolto. Di Maria Pia Latorre: “Auguri a tutte le Maternità”. Per voi: Le mamme della vita/ sono quelle che/ mano nella mano/ ti conducono dove/ ancora non sai// Sono quelle che/ occhi negli occhi/ ti hanno riconosciuto/ da subito al primo sguardo// Le mamme della vita/ sanno la strada/ anche se la loro scricchiola/ sotto i piedi// Sanno cantare ninne nanne/ e rock’nd roll e/ sanno riempire cesti vuoti/ di sorrisi e pane// Le mamme della vita/ sanno il mistero del/ germoglio/ e il sonno da proteggere// Sono lì, quasi per caso,/ a sussurrarci la vita. Inno appassionato e tenero di ogni modo diverso, sempre antico e sempre nuovo, di essere mamma.

Gino Locaputo: “Arrivederci mamma nell’Infinito”: Mamma, nel soffio del vento c’è la tua poesia./ Nelle nuvole che passano/ il tuo volto./ Nei nostri sogni/ le tue ninnenanne./ Ora tu parli con l’Immenso/ e racconti la tua Fiaba/ che noi non dimenticheremo mai./ Arrivederci mamma, nell’Infinito. (da Nei tuoi occhi le parole diventano pietra, SECOP edizioni). Canto alla madre che canta e vibra e incanta nel cuore di Gino, proteso a raccogliere ancora la sua tenera poesia nel vento.

Assunta Braì “Mamma”: Pronuncio rare volte/ il nome tuo/ e quando penso a te non piango mai/ solo la pioggia bagna/ gli occhi miei/ è chiuso il ciglio/ a lacrime oramai/ ora sono io la madre/ e sono nonna/ di bimbi/ che non conoscesti mai/ dicono che sono forte/ tanto forte sai?/ E l’emozione ho chiuso/ in uno scrigno/ che sempre guardo/ e che non apro mai// Dicono pure/ che mentre io dormo/ quando va dileguando ogni difesa/ assumo voce acuta/ di bambina/ e piango in sogno/ e invoco:/”Mamma mia!/ Mammina!” (8 marzo 2017). Con il suggestivo ritmo della ballata si assapora commossi la tua ritrosia, carissima Assunta, a mettere a nudo i sentimenti più profondi e veri. Solo di notte, in sogno, il tuo pianto: invocazione di tenerezza e seme di verità.

Di Vincenzo Mastropirro: Se mi conosci/ so che non è vero che si nasce e si muore soli/ sono nato con  mia madre e lei è morta con me.// Se mi conosci/ lo sai e lo sa anche il nostro primo lampo/ luce che accende e spegne il pianto flebile del creato.// Se mi conosci/ ritroverò tutti i pezzi do cotognata stesi al sole/ che non potrò più mangiare perché non ho più forze.// Se mi conosci/ proverò a giocare in eterno sulle spalle del tuo amato/ che inciampò come un fuscello tra le braccia di un estraneo.// Se mi conosci/ tenterò di rinascere da solo perché così si dice/ ma eviterò la morte e proverò a saltare i nostri settembre.// Se mi conosci/ sai che chiuderò le vene per tuffarmi oltre la risacca/ e nel liquido amniotico navigherò gli abissi di oceani luminosi. Una poesia tipicamente mastropirriana. Musicale nella forma anaforica e cadenzata di ogni capoverso, profondissima di sentimento sempre acceso nel contenuto. Splendido l’ultimo verso.

Rita Ritabù Poesie: “IN RICORDO DI MIA MADRE”: Ho affidato il ricordo di te ai miei sensi/ non agli oggetti appartenuti a te o a te cari/ ma ai ritornelli che accennavi durante i mestieri/ nei pomeriggi assolati di primavera/al ritratto di me piccina accanto a te/ che vestivi orgogliosa il tuo abito blu e bianco/ in un piazzale arso d’agosto/ al sapore amorevole dei tuoi pranzi domenicali/ all’odore dei capelli/ che respiravo nei nostri abbracci/ alla tua pelle liscia delle mie mille carezze/quando ormai sapevo che te ne saresti andata. (da Persiane blu, Armando Siciliano Editore, 2019). Ogni ricordo viene filtrato dai sensi, come scrive Rita, in versi che sanno di profumi, colori, sapori, in un turbine di sensazioni meraviglioamente vive, racchiuse nelle ultime mute e quanto tenere carezze prima del previsto ma più che mai doloroso commiato.

Giovanni Sepe: sono morbide pure le emme/ della parola mamma/ le a due soste, una breve l’altra finché fiato non finisce. Morbido divertissement linguistico a percorrere le lettere della parola “mamma”, con meravigliosa, dolente chiusa che dilaga all’infinito, in questo quasi ossimorico frammento. Che, come lama, penetra nel cuore. 

Di Mariateresa Bari: “In quelle mani”: non parole nel baule/ delle sue mani/ troverai, ma silenzi che raccontano/ la pioggia./ Non il vocio di occhi aperti nel buio,/ ma l’odore azzurro del riso:/ Accecante arcobaleno. (da Intraverso spiragli nell’essere). Ed è esplosione di luce, di vita e di sorriso la mamma racchiusa incautamente da Mariateresa nel suo prezioso baule. E l'azzurro si espande in una sinestesia meravigliosa...

Francesca Petrucci:  E dileguava la gioia/ nella carezza del giorno/ accartocciato  come edera all’albero/ Foglia ingiallita ma dalla linfa ancora verde/ c’è qualcosa che chiama da lontano/ una carezza forse… E per Francesca è tenerissimo richiamo che giunge da lontano in un’attesa carezza… forse di notte o in ogni attimo di respiro...

E, poi, di Roberta Lipparini una deliziosa quasi filastrocca per adulti e per bambini con un vago “c’era”, che ha sapore di tempo indeterminato, il tempo delle fiabe…:

C’era una mamma/ che si lamentava/ voleva la luna/ ma non ci arrivava// Chiese all’aria/ di portarla in alto/ ma il vento cessò/ e fu solo un salto// Chiese all’onda/ di farla salire/ ma il mare rispose/ che voleva dormire// Chiese all’uccello/ di portarla in volo/ ma il merlo era fiacco/ e non lasciò il suolo// Chiese alle nuvole/ soffici e bianche// ma esse obiettarono/ che erano stanche// Poi nacque il bimbo/ e all’improvviso/ trovò la luna/ in quel piccolo viso

Infine, di Angela Strippoli: Ti accarezzo con carezza di figlia/ Madre mia/ capace d’ogni miracolo/ Madre a moltiplicarsi nella grazia/ di questo dolore sanguigno// Mio padre non torna/ Tu lo preghi e lo aspetti nei sogni// Forse verrà e sarà festa// Ma prima bisogna scendere/ a patti con questo grande silenzio/ che è la morte/ Che ci fa quasi simili a Dio// Madre mia/ A te/ che hai ripiegato il giardino/ con tutte le viole/ chiedo il profumo dell’ultima rosa/ Quella che salì sulla tua bocca/ nello schioco acceso/ di quel ridere che scompiglia anche la morte//A te/ Che sei mia madre/ chiedo la sfrontatezza/ dell’ultima carta in gioco/ Il tuo asso nella manica/ Così da poter brillare come ogni rosa a maggio// Madre/ Madre mia/ Umana madre/ Pericolosa è la tua bocca/ Se ridi/ Rinasce anche Dio Sono versi di una potenza ossimorica inaudita tra dolore e gioia di vivere/ tra attesa e rimpianto e preghiere che non raggiungono il cielo, pesanti per troppo dolore di una madre troppo umana e troppo divina. Ed esplode, visivamente accesa, come rosa vermiglia, la di lei risata “che scompiglia anche la morte”. “Se ridi/ Rinasce anche Dio”. Di una madre così c’è da innamorarsi perdutamente…   

E con queste meravigliose MAMME nel cuore ci diamo appuntamento alla prossima volta. Ciao

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 6 maggio 2021

Maggio: il mese che amo...

 Maggio: il mese che amo
"Era de maggio, e te cadeono 'nzino
A schiocche a schiocche li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria e tutto lu ciardino
Addurava de rose a ciente passe.
Era de maggio - io, no, nun me ne scordo -
'Na canzone contàvemo a ddoie voce:
Cchiù tiempe passa e cchiù me n'allicordo
Fresca era ll'aria e la canzone doce.
E diceva: "Core, core!
Core mio luntano vaie:
Tu me lasse e io conto l'ore
Chi sa quanno turnarraie!"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
Quanno tornano li rose
Si stu sciore torna a maggio
Pure a maggio io stonco ccà".
E sò turnato, e mò, comm'a na vota,
Cantammo nzieme lu mutivo antico;
Passa lu tiempo e lu munno s'avota,
Ma ammore vero, no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, m'annammuraie,
Sì..."
È un canto antico che racchiude un mondo di sentimenti profondo e sincero che più non ci appartiene...
Pure, mi rappresenta.
Nata a fine maggio, e con tutte le caratteristiche zodiacali dei Gemelli, segno dai forti contrasti interiori, amo la lievità dell'aria con i suoi cieli di tanti colori, la volta stellata, la luna, il sole, le nuvole leggere, e la solidità della terra con le sue radici, il verde, i fiori, le rose dei giardini, ma anche i papaveri dei campi...
Soprattutto amo il mare con le sue tempeste imprevedibili e sotterranee e le languide onde che cullano sogni e sirene e un invito suadente a intraprendere il viaggio verso oceani di orizzonti inesplorati. Amo viaggiare, dimentica di ogni mio ieri, col suo fardello di piombo e di piume.
E amo l'Amore, quello eterno che ti riporta a casa in un eterno ritorno del cuore al cuore.
Maggio: mese dedicato a Maria e l"altarino  con le candele accese, il rosario e la fede nel cortile con le voci sommesse dei nonni e i vicini di casa, uniti nella stessa preghiera. 
Ma anche mese delle lotte di classe per rivendicare i diritti dei lavoratori e di quanti in passato non avevano avuto mai voce, in un mondo sempre più laico e legato ai valori solidi della terra, un mondo ancora semplice ed essenziale nei suoi bisogni primari. 
Mese di bianco vestito per la purezza di veli trasparenti e il candore delle bimbe nel giorno della loro Prima Comunione e lo splendore degli abiti delle spose di maggio. Ma anche mese dai colori accesi,  fiammate di passioni ardenti, vissute come "due dozzine di rose scarlatte" (De Benedetti) tra desiderio e avventura da non potersi raccontare se non avvolgendo di Mistero ogni possibile trasgressione.
Maggio, dolcissimo e innamorato. Maggio deluso e rinato, mai scontato, col suo sorriso ragazzino e la creatività a dipingere i muri del cielo perché ci sia sempre un arcobaleno a farci dimenticare le nuvole e risolvere in danza e in canto la pioggia dei giorni grigi.
"Era di maggio", un canto che mi somiglia e mi definisce. 
Per la mia anima eternamente bambina e innamorata perdutamente di Poesia...

lunedì 3 maggio 2021

Lunedì 3 maggio 2021: e rinascono fiori tra desideri e speranze...

 E saprò accarezzare i nuovi fiori/ perché tu m'insegnasti la tenerezza (Pablo Neruda)

Maggio è il mese che amo incondizionatamente per tantissimi motivi che scoprirete nel Retino e nel blog in questi 31 giorni. Il primo? Il nostro giardino è un canto di fiori, profumi, colori: cascate di grappoli di cielo, rose, fresie, margherite bianche e gialle, ranuncoli e tulipani, lavanda e rami azzurri di salvia, fiori stellari a tappezzare di rosso le aiuole, narcisi… il giardino delle meraviglie! E uccellini, tortorelle, gazze ladre, gatte con i gattini, e gatti nullafacenti, api laboriose e calabroni petulanti, le prime lucertoline curiose… e potrei continuare all’infinito. E il giorno comincia con una preghiera di gratitudine per tanta bellezza. Vorrei…

Ecco, vorrei subito tranquillizzare Giulia Basile, la nostra amata Giulia, che si è affrettata a inviarmi un messaggio per fugare ogni dubbio sulle sue parole: Cara Angela, lungi da me esprimere un giudizio o osservazione sulla poesia di Ada De Judicibus, nè di chiunque altro. La mia era una conclusione ad alta voce della lettura di tanti bei versi per dire che la poesia non può essere (secondo me) intesa dalle folle insensibili e sorde ai bisogni dell'anima e dunque la poesia, integra e nuda, si manifesta solo ai veri poeti che la fanno uscire dalla loro anima con tutta la gamma dei sentimenti e dei colori di cui sono capaci. Ti abbraccio e ti dico che sono orgogliosa di averti come amica, perché tu davvero hai un'anima meravigliosa. (Giulia Basile). Mia carissima Giulia, grazie infinite per questa precisazione che sarà sicuramente molto gradita alla nostra Ada De Judicibus. E grazie per le bellissime parole che sempre mi doni. Non sono sicura di meritarmele. Io cerco di essere me stessa con le mie luci e le mie ombre nella consapevolezza, sincera, di donare agli altri molto poco rispetto a quello che ricevo e tu sei testimonianza vivente di quanto stia affermando. Così come lo è Mariateresa, che mi scrive: Cara Angela, dal profondo del mio cuore, immensamente grazie! Di parole e poesia non saremo mai sazi... Ecco altri miei semplici versi, nati dalle tue riflessioni. Un caro abbraccio! “Azzurrando azzurrando”: Si puntina di mare la pupilla/ sguaiata di vertigini/ e svela il segreto di una vela/ che sbadiglia carezze/ sulla fronte dormiente delle onde./ C'è un equilibrio instabile/ in quel mistero/ una ricerca antica che sveglia l'alba/ dalle voragini del tempo e dello spazio/ e con frammenti di luce ricompone il giorno./ Azzurrando azzurrando. (M. Bari). Sono immensamente felice di aver postato già la volta scorsa la pubblicazione di questa splendida poesia, catturata su FB, giocando d’anticipo. E Mariateresa ancora mi scrive: Angela cara ancora tanti preziosissimi doni... per ultimo lo stralcio dal libro di Cristicchi, da me tanto amato! Le sue canzoni rappresentano, a mio parere, un validissimo materiale di studio per i ragazzi. Ed il tuo commento commuove! Grazie! Ti allego i miei ultimi versi con il solito immenso abbraccio. “Neanche un graffio”: Nelle città scarsamente illuminate/ dei pensieri/ intrusi saccheggiano l'aria, illusi/ di depredare sogni, nelle città./ Felpati di astuzia/ feroci e voraci rovistano anime / svuotando i cassetti sui letti attoniti./ Se fossi gatto basterebbe un soffio/ nella notte disfatta/ a difendere l'intimo bottino, / se fossi un gatto./ Ma non ho artigli tra le ciglia/ e i furbi se la svignano/ senza neanche un graffio. M. Bari. Sono d’accordo con te per quanto riguarda le profonde canzoni sociali di Simone Cristicchi. Sarebbe molto utile commentarle in termini educativi con i ragazzi e i giovani proprio nelle varie scuole, con gli insegnanti e i genitori presenti e coinvolti nel processo di formazione delle nuove generazioni. Ma credo che Simone già lo faccia. In seconda battuta: Come non condividere questa tua amara quanto vera poesia, con la potentissima metafora del gatto, i lucidissimi giochi di parole in rima (intrusi-Illusi, a indicare l’astuzia non solo dei felini), le personificazioni ardite (i letti attoniti), e la conclusione dolente di chi ha “ciglia” troppo morbide e tenere per non consentire e agevolare, pur non volendolo, una qualche via di fuga, “senza neanche un graffio”, ai volponi di turno?

Ma oggi siamo a maggio e siamo sommersi da fiori, profumi, colori e il mio retino ha catturato le meravigliose poesie dei desideri con tanti “Vorrei”. Nei versi di Roberta Lipparini, per esempio, presenti nell’Antologia Il Sentimento della Scrittura, da cui vi dissi che saremmo ripartiti. “Vorrei” non compare eppure è lì nell’aria a racchiudere l’intero senso della   poesia di Roberta: Guardarsi dentro/ oltre il velo che ci difende/ Parlarsi con voce nuda/ e parole semplici/ di pane e albicocche/ Condividere il dolore o la meraviglia/ di una bellezza che passa al volo/ sulla coda di una rondine/ che fa nido in una strofa Il “vorrei”, dunque, ci sta tutto e ci rincuora. Come ci rincuora la “voce nuda”, che ha proprio il senso e il significato di “parole semplici ma vere, colme di dolcezza e di poesia”. E questa felice accezione ci vede tutti d’accordo con Giulia e Ada. Viva il confronto, viva la poesia dettata dal cuore, sempre! E non vibra un “vorrei” proprio nei versi di Ada, quando invoca: Porgimi la tua mano, Poesia,/ mia Arianna, porgimi il filo.? Ritengo proprio di sì. O almeno mi piace pensarlo! E un vorrei sottinteso scopro nei versi di Vito de Leo: Al buio/ Il dolore ferisce/ Come il desiderio/incolto. E in Franco Di Gioia, che invoca con tutto sé stesso l’ispirazione poetica per continuare a vivere e a stupirsi della natura e del mondo: Ti prego/ non darmi l’angoscia dell’abbandono./ Ti prego/ dammi ancora spazi di tempo/ pochi semi ho gettato sulla tua terra./ Balsamo all’anima/ mia dolce musa/ non ostinarti col tuo ardente clochard! Lo stesso accade con una dolente poesia di Filippo Mitrani, mio carissimo amico di anni e anni di sintonie in versi. La sua poesia si intitola “Aiuto”: Aiuto Amica/ aiuto/ grande è l’arsura/ e menzognera l’acqua/ fugge accarezzando la collina./ Non so leggere la musica/ rischio di suonare antipoesia:/ che resti pure muta la mia arpa,/ trascrivi tu per me la melodia./Unica/ vivesti gioia allo sbadiglio della tramontana/ col mare livido laggiù/ che a stento tratteneva la sua rabbia.// Del sole l’ombra/ rifugia ipocrisia.// aiuto/adotta tu l’anima mia. E nel suo “Aiuto” tutti i “vorrei” in sospensione tra mare e collina, tra arsura e sete. Tra comunicazione delusa e desiderio di comprensione. Quanti “vorrei” inespressi s’affacciano alla mente e al cuore! Ma poi il retino ha catturato qua e là anche i “vorrei” espressi chiaramente. E non ci sono intuizioni o ipotesi o vaghe interpretazioni! Eccone alcuni. Di Mariateresa “Impluvio”: Vorrei essere la liquidità dell’acqua,/ trasparenza in cui evaporare./ Scolorire in altra forma, in altro stato,/ farmi fiato, respiro, consolazione,/ adattarmi al martello delle ore./ Essere nuvola di pioggia canterina/che cerca un impluvio da dissetare,/ vorrei. Ed è uno spledido verso “adattarmi al martello delle ore”, ma dubito, mia cara poetessa, che riusciresti mai ad “adattarti” al “martello delle ore”. Non è nelle corde dei poeti. È la “pioggia canterina” che ci affascina e ci sollecita a desiderarla sulla nostra pelle con la nuvola in sospensione che sorride alla   nostra anima in volo. E Giovanni Sepe: Vorrei mettere il mio nome sulle tue labbra/ che sia un accidenti o un bacio/ non importa/ che sia abbreviato nel fiato/ o un grido lungo/ poco importa/ Vorrei sulle tue labbra imparare a parlare/ come un neonato in una nuova lingua E questo “vorrei” è materico e spirituale insieme, fisico e metafisico. Quale desiderio più di un bacio in cui ravvisare il sussurro del proprio nome, quale sigillo d’amore dedicato quanto sognato? Tutto il resto non importa. Rimane il desiderio di fermare sulle labbra della persona amata la lingua “nuova”, che azzeri ogni altro linguaggio precedentemente imparato, vissuto concluso. È una nuova alba…

Sorridiamo insieme al nuovo giorno e ai desideri che anche questo maggio, ancora così difficile ma con spiragli di luce, porta con sé.

venerdì 30 aprile 2021

Venerdì 30 aprile 2021: e parole, poesie, riflessioni di fine aprile...

Approfitto subito di un commento della carissima Giulia Basile per fare una puntualizzazione e una riflessione. Giulia mi scrive, commentando una poesia di Ada De Judicibus sul blog di martedì 27 aprile: La parola poetica è rubata all’anima e mai si presenterà nuda alle folle. Secondo me c’è un malinteso di fondo, e potrei anche sbagliarmi. Ma qui ci ritroviamo appunto per confrontarci. Il verso conclusivo di Ada si riferisce alle parole “nude stupite”, che non vogliono riferirsi alla nudità delle parole in senso “scoperte” senza l’afflato poetico che parte appunto dall’anima, ma proprio nel senso contrario di “innocenza, candore”, ricche di verità perché “dettate dal sentimento e dallo stupore”. Questa è la mia interpretazione, anche perché conosco profondamente la poesia di Ada De Judicibus. Potremmo riparlarne certo, ma solo per apportare altre motivazioni alla mia interpretazione, dovuta appunto alla lunghissima conoscenza dei versi e della personalità della nostra Autrice. E siccome, siamo veramente alle ultime parole abbinate agli ultimi Autori non ancora presi in esame nel Retino in riferimento all’Antologia Il Sentimento della Scrittura, mi sembra giusto riportare stralci di alcune poesie e prose poetiche di questo libro davvero prezioso per comprendere cosa spinga lo scrittore o il poeta a scrivere e perché scelga nella sua scrittura determinate parole, che alla fine ne decretano lo stile. Ed ecco alcuni versi o alcune espressioni in prosa. E mi piace partire dalla Prefazione di Raffaella Leone, curatrice (razionale-creativa) della magica Antologia. Ed ecco la conclusione di una prosa che è già poesia: Prima di lasciare il Lunapark, concedetevi “un altro giro di giostra”, quello in sella al cavallo di legno intarsiato dell’antico Carosello, dove almeno una volta, come in un carillon, si galoppano i sogni ad occhi aperti. E di Silvana Mangano: Dobbiamo cercare e ancora cercare quegli strani segni che nascondono parole di Vita, che narrano la Vita e la sua musica dolce e drammatica insieme. L’arte è la strada maestra di questa ricerca… forse. Esempio luminoso di perfetta sintesi, come in Raffaella, fra pensiero razionale e pensiero creativo per raccontarci, con poche parole e “strani segni” di magico sentire, la “musica” e la “drammaticità” della “Vita”, purché sia Vita. E l’Arte è la strada maestra sempre (e non forse, come timidamente azzarda Silvana, sempre attenta a rispettare il pensiero altrui), per percorrere tutte le vie creative possibili della conoscenza di noi e degli altri nostri simili in armonia con il Creato e tutti gli esseri viventi. Si fa strada con la dolce fermezza della sua scrittura poetica Elina e tutto diventa sogno, leggerezza, fantasia, parole di terra e di vento: … Questa è l’anima della scrittura, farsi foce e voce del cielo, sbocciare in un unico embrione di tempo, poiché vi è una voce in ogni foglia, nella profondità dei legni e oltre le stelle. Il silenzio del nostro albero-sogno intinge un nuvolario e frasi di vento nel nero dell’inchiostro. E la scrittura appare in tutta la sua definizione, in tutta la sua magia. Dina Ferorelli ha versi di luce sulla sabbia del tempo che si fa storia, incisa sulla roccia, di “universi di silenzi e solitudini” in un fervore di parole “sacre e divine” che si librano nell’aria nell’intensa ricerca di un Cielo più azzurro di quello della nostra povera quotidianità. Non a caso il titolo della sua poesia è “Parole sospese”: Scrigni di luce/ parole sospese/ sul tabernacolo del cuore// Scritte sulla sabbia/ piramidi d’eternità incise/ sulle pergamene della storia// Scolpite sulla roccia/ goccia su goccia a lenire/ universi di silenzi e solitudini// Dono delle tue mai/ olio sulla tavola imbandita/ scrutare con gli occhi/ le mie parole sospese. Non così le parole di Anna Mininno che puntualizzano, in versi che si snodano lapidari e transitivi come prosa, tutti i dubbi che costellano la nostra storia affidata al caso di un destino spesso avverso alla realizzazione dei nostri sogni: La vita è imprevedibile./ Nel bene e nel male ti sconcerta./ Così nelle incertezze come nelle pseude-sicurezze./ Che essa ti si impone e tu non puoi contrastarne il corso./ E tu non sai se mai hai allentato la presa./ Se l’hai allentata./ O se avessi provato a tenerla./ E se fosse servita tenerla./ E tu non sai se il contrario avrebbe funzionato./ Se sarebbe stato gestibile./Se sarebbe stato quello giusto./ Se./ Se non hai capito che è lei a decidere./ E che talvolta supera la follia./ E che è un graffio continuo sulla pelle./ Un graffio che ti fa sentire vivo. Ma il verso conclusivo contraddice ogni amara (in)certezza e si fa canto e speranza. Ma degli Autori presenti nell’Antologia continuerò a parlare in sincronia con il Retino, oggi desidero completare questo “giro” di poesie, brani poetici e riflessioni con quanto catturato su fb e non solo. E parlo del meraviglioso azzurro che ci dona, e da cui ci sentiamo avvolti “in sospensione”, appunto, come in un dipinto magico e visionario di Chagall, “Azzurrando azzurrando” della nostra cara Mariateresa: Si puntina di mare la pupilla/ sguaiata di vertigini/e svela il segreto di una vela/ che sbadiglia carezze/ sulla fronte dormiente delle onde…/ / C’è un equilibrio instabile/ in quel mistero/ una ricerca antica che sveglia l’alba/ dalle voragini del tempo e dello spazio/ e con frammenti di luce ricompone il giorno.// Azzurrando azzurrando. Ed è un alternarsi di forti contrasti poetici, come è nelle corde di Mariateresa che alterna continuamente il dolce/amaro della vita, della scrittura, della parola. Ma tutto si risolve in tanto azzurro cielo/mare in cui ritroviamo l’ardimento delle onde e delle vele, frammentato in ogni attimo in sé conchiuso che fa “pieno il giorno” (e narcisisticamente mi autocito ah ah ah). Ma il giorno diventa pieno e luminoso anche su questa nostra amata e distrutta “Madre Terra”. E trovo bellissimo il messaggio in prosa, colmo di poesia, di David la Mantia: Lasciate scritto ai vostri vicini/ di rispettare le croste degli alberi,/ di non voltarsi al primo vento,/ di non temere per le tegole/ (le rondini fanno loro buona guardia,/ mettono nidi ai confini, sugli orli)./ lasciate scritto ai vostri vicini/ che occorre lasciare porte/ e finestre spalancate,/ se il cielo è aperto. Canto alla natura e alla libertà del prendersene cura con vincoli d’amore, mentre il “cielo aperto” è un invito a “viverlo tutto” nella sua immensità, “spalancando porte e finestre” per darci ulteriori possibilità di scoperta continua e di continuo incontro con gli altri abitanti dei cieli e dei mari e della terra e di ogni altro essere “diverso” da noi, in un inno alla fratellanza universale che comincia da un semplice messaggio in “versi”… E in tutto questo incanto non può mancare la sfolgorante superluna di questi giorni a consolarci per il tanto buio dentro e intorno a noi, la tristezza e pianto che stiamo purtroppo vivendo. Ecco una poesia di Lizia De Leo intitolata “LUNA D’APRILE”: È quando ho il cuore a pezzi/ che mi appari/ LUNA/ /rosata e rugiadosa/ nel cielo senza stelle.// Il tuo richiamo luminoso/ mi spinge ad affacciarmi/ al balcone interno/ e incantarmi/ mentre svetti sui tetti/ nella pienezza del tuo splendore.// Chissà se nel mistero/ di questi astri disseminati/ nell’infinito universo/ costruirò un ponte/ per un appiglio alla vita… (28 aprile 2021). Gettare ponti, dunque, ci rende meno soli, meno fragili, meno vulnerabili… Grazie a tanta sensibilità e a tanta Poesia, a rendere luminoso anche il buio del cuore provato da tante ferite, ma sempre proteso a trovare un appiglio che sia forte richiamo alla Vita… E vorrei concludere con una prosa poetica di Simone Cristicchi, che mi ha dedicato il suo libro Alla ricerca della felicità con una frase molto profonda e significativa, su cui riflettere tanto: A Angela/ La felicità è una porta/ che si apre solo/ verso l’esterno// buon viaggio Mi ha lasciato senza parole: occorre aprirsi agli altri per compiere il viaggio verso una possibile felicità. Da soli non è possibile condividere timori ed esperienze, paure ed emozioni, attimi di smarrimento e duraturi progetti per percorrere un sentiero o la via maestra, un tratturo o un’autostrada, un fiume o l’intero mare verso la felicità. Che ce ne faremmo se non avessimo la gioia di raccontarla, cantarla, urlarla, sussurrarla, viverla con la luce intima e intensa di uno sguardo di complicità, di commozione? E ho scelto lo stralcio di un paragrafo intitolato: “Quale felicità?”

Avrei dovuto scrivere di “felicità”, sapendo che era impossibile acciuffarla con le parole, perché le parole restano nella rete, mentre lei vola via dai buchi. Ho comunque tentato, perché a forza di tentativi, anche se non l’ho trattenuta, qualcosa è rimasto impigliato. Una frase, un’emozione, una visione. Se non mia, delle tante persone che ho incontrato, di cui solo una parte è finita nel libro. Ci si sente meno soli, quando si scopre che tutti si pongono le stesse domande, e ci si sente meno sbagliati, capendo che nessuno ha trovato la risposta giusta. Grande Simone! Questo piccolo stralcio è perfettamente aderente al nostro Retino, che cattura parole su cui riflettere, mentre la felicità “vola dai buchi” ed è “impossibile acciuffarla”, però è salutare procedere in compagnia di tutti quelli che si fanno la stessa domanda non avendo la risposta giusta. E come si potrebbe? Ognuno parte da sé e dalla propria esperienza di vita. Per questo è necessario “aprirsi all’esterno”, agli altri. Ci si sente “meno soli” e “meno sbagliati”. Ma non potrebbe essere già questo nuovo stato d’animo a regalarci un “friccico” di felicità? Ne riparleremo appena possibile. Ho scoperto tante parole di Simone Cristicchi, cantante, poeta, attore, persona profonda e ricca di grande umanità e di altrettanta generosità nei riguardi dei più indifesi e fragili, come chi lo segue sa: parole, che ho catturato nel nostro Retino per approfondirne tematiche ed esperienze, significati e sensi, sogni e progetti di vita. Per sentirsi in pace con sé stessi e con il modo intero. Per gettare ponti e sconfiggere la solitudine, la violenza e l’indifferenza: forse i mali peggiori di questo nostro tempo così difficile e destabilizzante per tutti. A stasera con il Retinoooooo. Alle 19 come sempre.


martedì 27 aprile 2021

Martedì 27 aprile 2021: poesie sulla parola poetica...

 E oggi il mio Retino ha catturato alcune poesie sulla parola poetica, inviatemi sul blog ed altre catturate su fb, perché molto profonde e molto attente alla importanza della parola oggi più che mai. Per esempio, questa della nostra Mariateresa intitolata “Dirupi”: Di lingua che tace/ ne abbiamo fatto letteratura./ Relegati nelle quattro mura/ del non senso, del non detto,/ stiliamo dizionari./ ce ne stiamo qui a ruminare parole/ a svuotare il cestino del dimenticatoio/ dai propositi appallottolati/ a svetare dei vetri le incrinature/ a sgomberare l’arredo di certezze./ Maschere./ Pagine sbagliate/ come risposte crocettate a caso/ nei tormenti, nei dubbi,/ di una via, di una vita,/ a strapiombo sui dirupi. (M. Bari. Eccoti, Angela cara, i versi che mi hai chiesto di condividere. Un caro abbraccio). E sempre di Mariateresa una risollevante puntualizzazione: Appena letto tutto d’un fiato… non sbagli. Quei versi sono miei. E ti ringrazio per averci “ravvisato lo stile”! E Mariateresa si riferisce a quanto naturalmente ho scritto e riportato due giorni fa. Certo, è fondamentale raggiungere uno stile proprio che ci renda unici e inimitabili. E tu, mia cara, dimostri di aver raggiunto questa meravigliosa fedeltà a te stessa, che si riverbera nella tua scrittura. Ne è testimonianza la poesia “Dirupi” che evidenzia con molta amarezza e sottile ironia una “lingua che tace” e che purtroppo abbiamo elevato immeritatamente a letteratura, non avendo più memoria di validi modelli a cui ispirarci, presi come siamo dall’apparire che ci fa perdere il valore dell’autenticità della nostra vita, che dovrebbe risolversi nell’autenticità della parola. E, invece, procediamo ad occhi chiusi, senza accorgerci, arroganti nelle nostre misere certezze, che stiamo sfiorando gli abissi in cui la nostra mente cade, quando racconta il “nulla”. Forte denuncia alla scrittura dei nostri giorni. Come non provare tristezza? Come non condividere? E continui: E sempre le tocchi, cara Angela, quelle corde. E ne fai melodie di luce. Ancora grazie per quel tuo “sguardo” che toccando si fa corpo! Un abbraccione. E il riferimento è a quanto ho detto sull’importanza dello sguardo durante la chiacchierata in diretta a “CIRCOLARE POESIA” con il superlativo conduttore e poeta Mattia Cattaneo, venerdì scorso. Ed era la GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO. E il libro ci conduce alle parole. Alla loro importanza. Ed ecco una poesia leggera come “bianca vela d’aria” e profonda come “tintinnio di pietre” proprio di Mattia, che conclude, riportando a sé la paternità della parola, nella sua ritrovata autenticità, in maniera viscerale e fortemente riconosciuta nel proprio sangue e nelle proprie vene: “è di nuovo figlia/ questa parola”: Il fruscio dell’alba/ e questo risveglio/ che sale/ tintinnio di pietre/ la tua pelle addosso// una casa sulla riva/ le soffia il cielo// bianca vela d’aria// è di nuovo figlia/ questa parola (Mattia Cattaneo). E Mariateresa si riscatta dall’amara poesia precedente con quest’ultima intitolata “La liberazione della parola”: Dal guinzaglio del rancore/ che strozza ogni meraviglia,/dalle iperboli del pensiero ottuso,/ persiane ostinate a non guardare,/ dall’edificio del giudizio,/ liberiamo la parola.// Dal generare illusioni sterili,/ dal nevrotico moralismo,/ dai fondali sabbiosi di ogni divisa,/ in fila/ nelle parate della solennità,/ liberiamola.// Perché la parola,/ nel suo farsi seme, implora cura/ e ad ogni bagliore, contemplazione. (M.Bari). Un salutare grido di ribellione, dunque, alla poesia iperbolica e vuota, per liberare la parola dalle catene di tutto ciò che inficia il suo valore e la sua dignità letteraria. Superba la parte conclusiva della poesia: “Perché la parola,/ nel suo farsi seme, implora la cura/ e ad ogni bagliore, contemplazione”. E l’anima si colma di luce di mai spenta poesia. E accesa poesia di luminosi versi è il componimento poetico tenerissimo, rammemorante, ironico, tutto giocato sul “detto/non detto”, sulle “bugie/verità”, su un ti amo a mezza voce, di Rita Ritabù Poesie, intitolato “Il BACIO”: A dire il vero non so dirti nient’altro/ potrei dirti che c’ero/ nell’ombra di quella sera// La tua bocca di fianco/ e dopo/ più dentro di me/ il tuo bacio// Una fossa scavata/ nell’anima mia bambina// Bello inventare parole/ che mai saranno fra me e te/ Il giardino che ho dentro/ profuma di parole taciute/ che non è di parole/ che io t’amo. Ed è un canto d’amore tenerissimo, evanescente eppure maturo e forte quello che mi giunge da Silvana Mangano intitolato “Il canto dell’anima”: vaga silenzioso di notte…/ Ascolta dietro le porte…// Seduto sulla soglia di mondi lontani/ Guarda le stelle… raccoglie/ frammenti di cielo…// All’alba svanisce…// Si nasconde furtivo/ Nelle crepe dei cuori/ Negli occhi ridenti/ Nei corpi straziati…/ Nelle parole non dette…// Attende la notte e le stelle… Canto notturno della vita, in tutte le sue declinazioni di gioia e di dolore. La notte favorisce la contemplazione e il sogno colmo di stelle, per non perdere la capacità di sognare e di scorgere anche nel buio la insopprimibile luce che ci guida, orienta, salva. E “le parole non dette” si fanno segreto di verità, intuite e mai rivelate perché germinate nella parte più profonda delle “anime affini” e nel silenzio condivise. Ancora lo sguardo, ancora il sogno, l’amore, le parole taciute e proprio per questo più vere… Ma ecco ancora una poesia della mia amatissima amica Ada De Judicibus intitolata “LE PAROLE CHE SCRIVO”: Gli oggetti della mia casa,/ quelli che il tempo non divorerà,/ chi li avrà fra le mani?/ Giorno dopo giorno/ con gelosia di avaro li ho lustrati.// Le parole che scrivo,/ quelle che inseguo e fermo, carezzo ed amo,/ chi ne sarà curioso?/ Chi le raccoglierà, pietruzze di riva,/ le girerà fra le mani, un istante,/ nude stupite? (da Quasi un diario, 1992, in Il Sentimento della Scrittura, Antologia a più voci della SECOP edizioni 2021). Ancora un inno alle “parole scritte” con infinito amore, inseguendole lungo rive di “pietruzze” umili nelle intenzioni dell’Autrice ma quanto preziose per la luce che emanano! E per lo stupore che esse conservano intatto nella purezza della loro più intima essenza! E le domande che Ada si pone indicano proprio l’ansia che tanta dedizione le procura perché chi le leggerà ne abbia rispetto e la stessa sua cura. E le sue parole incidono, profondamente, la sua stessa ansia nel nostro cuore. E, infine, ecco le parole della nostra Elina, che tutto racchiude nel canto della sua anima/onda di mare: il mare nostra estensione di colore/ disegna un’infinità che tutti accoglie/ scrivere è come ogni onda/ lacrima, carezza, sentimento/ casa di memorie/ ponte tra i verbi della luce. E davvero non so più come abbia fatto Elina questa mattina a sorprendermi con questi versi che ripropongono quanto abbia già scritto io per il Retino di questa sera. È davvero incredibile! Rimango senza parole. Abbiamo noi poeti davvero un’Anima universale? A voi “l’ardua sentenza”…  E, sazi di parole e POESIA, vi do appuntamento a più tardi (ore 19) col Retino… Angela

 

sabato 24 aprile 2021

Sabato 24 aprile 2021: continuando col recupero di messaggi, commenti, poesie..

E uno sconosciuto il 17 gen 2021 scrive: Grazie, Angela! Straordinario questo atteggiamento dei poeti di fronte alla parola. Essi sanno bene che la parola è contemporaneamente il tramite per il salto al sovraumano e il fine di una precisa e connotata esperienza poetica, il suo hic et nunc. Allo stesso modo essa è significante di realtà ma significato di contemplazione poetica. Questa ambivalenza è la croce e la delizia del poeta. Grazie sempre! Buona domenica! E, purtroppo ho perso il raccordo, ma questa splendida pagina potrebbe essere di Mariateresa, ne ravviso lo stile. È un messaggio altamente poetico e profondamente realistico. Se mi sto sbagliando, siete invitati a intervenire per appropriarvi di questo magnifico scritto: “Come fiorisce una fine”. L'ultimo anelito assiste informe al suo principio che è fine. Chiassosa come il mare spettinato dal vento come il tumulto di un cuore che ripudia l'inverno come un calcio al vuoto che inscatola luoghi e non luoghi. Fiorire cui sempre la sera assiste. Come il morire. Si gioca al risparmio arginando i prati verdi del cielo. Morsi di fiele a svezzare il mare appena nato in culle di miele. Sul fondo di sguardi prosciugati strizzo ciottoli cerei di vita. In punta di piedi varco la soglia di una parola che non oso. Per me è ancora, nel varcarla, sfiorare l'abisso. Un abbraccio, Angela! E ancora lo sconosciuto ritorna a commentare "Domenica 17 gennaio 2021: ancora sul tempo di inizio e fine e un "tra" di mezzo...": A sintesi eccelsa del mio precedente commento"... Dalla tua testa dalla tua carne dal tuo cuore mi sono giunte le tue parole le tue parole cariche di te le tue parole, madre le tue parole, amore le tue parole, amica. Erano tristi, amare erano allegre, piene di speranza erano coraggiose, eroiche le tue parole erano uomini." (Nazim Hikmet). Poi il 18 gen 2021: Questa, invece, è la mia consueta poesia! Un abbraccio“Dove profumano le parole”. Profumano le parole nel buio di un punto fermo/ che ghiaccia lo sguardo e appanna gli abbracci,/ finestre serrate dal gelo./ Profumano le parole nel rosseggiare del lago,/ soffio di luce, che sopravvive alla luna/ e le regala farfalle incandescenti./ Profumano le parole in un sogno scavato a mani nude/ nella sabbia dei perché/ che sporca l'alba di granelli di eternità. (M. Bari), a cui fa da eco e contraltare Elina: L'anima ha le ali, il corpo di fiore nel quale inciampo perdendo l'equilibrio Fiuta le trasparenti attese, le lettere mai spedite la mutevole bellezza e l'accoglienza della voce. Vede, ci vede senza dirci subito per dirci ciò che non sappiamo. (Elina Miticocchio, 16/1/2021 16 gennaio 2019). E ancora lo sconosciuto con i suoi preziosi approfondimenti ci regala qualcosa su cui riflettere molto: 21 gen 2021. Grazie a Maria Teresa per aver portato questo illuminante approfondimento, soprattutto nel suo aspetto di distorsione. La parola e l'umano sono in relazione, nel bene e nel male. La parola ci dona bellezza, ci migliora, eleva l'umano dalla statica e standardizzata anonima individualità all'essere persona. Unica, irripetibile, inviolabile. Un dono per il mondo. Tanti filosofi, da Ricouer a Levinas hanno approfondito il senso sacro della persona e il suo portato nella realtà umana. La poesia è per le persone, credo. Né per gli armadi, né per i fiumi, né per il cielo nè per gli orologi. La poesia è per e delle persone. Buon proseguimento di giornata a tutti! Tutto condivisibile. Grazie infinite. E grazie a Vito Di Chio che, il 21 gennaio 2021, così interviene: Leggendo nel tuo blog “la POETOLOGA” i commenti alle “Parole del retino”, noto che hai dato molto spazio, com’era giusto nel primo mese dell’anno, al tema “tempo”. “All’ombra del tempo” è d’altronde il terzo capitolo della tua silloge “L’ora dell’ombra e della riva” (2015) che si apre in esergo con un famoso testo dalle Confessioni di Sant’Agostino, che trascrivo: “Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente, futuro. Forse sarebbe più esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempo esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente è la visione, il presente del futuro l’attesa”. La nostra esperienza del tempo si struttura come processo di continuità, come flusso continuo di percezione interiore di ciò che si sedimenta come memoria e si annuncia come attesa. Il “presente del presente”- afferma Agostino - è la “visione”. Più che visione bisognerebbe tradurre il termine latino che Agostino usa - “contuitus” come “attenzione”: è cioè quello sguardo dello spirito penetrante e libero (- intuitus), quella capacità finissima dello spirito umano di scoprire (di ritrovare) UNITÁ nella molteplicità delle verità parziali (con-tuitus) con cui ci confrontiamo nel nostro quotidiano. (Vito Di Chio). Grazie, Vito, per questo tuo riportare alla memoria la mia silloge poetica con il riferimento a Sant’Agostino da te così bene integrato. Ed Elina di rimando il 23 gen 2021: In questo mionostro deserto ciascuno vorrebbe scappare dalla propria stanza d'amore. Il vero conforto è dentro questo mese, questo giorno, quest'ora in cui l'anima vibra di breve emozione in una danza acrobatica tra note sparse e preghiera. Ci vuole speranza e coraggio per camminare e non trascinarsi poichè se il mondo a volte esplode e il suo peso è insostenibile la melodia che arriva da noi può essere lo sguardo oltre... e qui davvero sto perdendo il conto perché ci sono ancora bellissimi commenti che non so più se ho riportato o meno nei blog precedenti. Per esempio, quello di Mariateresa del 25 gennaio 2021: Angela cara, quanti temi, ardenti si è toccato in queste righe... Così intense da richiedere un Tempo di riflessione. Il Tempo sacro di una naturale metabolizzazione, per riuscire a staccare i piedi da terra e guardare le cose dall'alto. A presto! E sempre grazie. E poi, ancora, su "Quarant'anni... (per te, Nico)", 28 gen 2021: Angela... Quanto profondamente conosco queste "bugie"! E, al solito, ho le lacrime agli occhi! Sono di ieri questi miei versi. Te li dono, con una carezza gentile. Implosione Cos'è questo vento/ che implode dentro/ vado di acqua in acqua masticando./ Torbida e stagnante nel ticchettio/ che confonde l'onda amante / senza sposa da accarezzare./ Ora che urge la tua mancanza/ faccio risvolti segnati dal troppo sale/ che imbratta i margini del mio cuore/ se più di te non dicon/ e custodisco farfalle… E sono io a non osare di invadere la sacralità di questo tuo ricordo, carissima Mariateresa. Condivido con te quanto mi scrivi a commento su "Sabato 30 gennaio 2021: Nico Mori, poeta nella vita e nella scrittura". 30 gen 2021 Che meraviglia... Un silenzioso abbraccio, Angela! Che ricambio con tanto tanto cuore. E desidero concludere con una poesia che mi è pervenuta per altre vie e che è un inno alla Parola, alla Speranza, alla Vita. È dell’impareggiabile sollecitatore e vivificatore di sogni, Mattia Cattaneo: Doniamo allo specchio le parole di una Vita./ Accogliamo i silenzi della natura./ Leggiamoci di più tra le righe del giorno./ Salutiamo il sole ogni volta che lo incontriamo.// Regaliamoci tutti i giorni un sorriso. Ed è una sapientissima esortazione che faccio mia e che facciamo nostra. Per vivere meglio. Insieme. Alla prossima.

giovedì 22 aprile 2021

Giovedì 22 aprile 2021: ripescando messaggi, commenti, poesie...

E mi piace molto il commento della nostra Mariateresa di domenica scorsa. Indubbiamente mi gratifica, ma soprattutto mi dà la possibilità di ribadire il salutare concetto per tutti di “fare rete” per vincere la solitudine subìta in questi tempi così difficili da vivere “in catene”. Ma fare rete ci offre tante altre opportunità di “agire”, “osare”, “sentire”, “guardare”, “ascoltare”, “vivere insieme”…

Ed ecco il rincuorante messaggio di Mariateresa: Angela carissima, sono le tue parole a portare il sole nelle nostre case e nei nostri cuori. Non sbagli quando affermi che la solitudine interiore può essere sconfitta facendo rete e, credimi, è quanto avviene in questo tuo salotto. Per me è, ormai, un appuntamento irrinunciabile! Ancora grazie, dal profondo del cuore!

C’è poi il recupero di un messaggio di Elina. Una poesia rammemorante che conosco molto bene: L’addio”. Ho avuto case ad abitarmi/ Dietro la porta chiusa della stanza/ neppure un filo di luce/ ad illuminare la macchina da cucire/ Eppure di notte il tuo scialle di mohair/ passa lento davanti a uno specchio/ Spento è il respiro/ Un battito d’orologio segna l’addio. - tratto da "Le stanze del vento", SECOP edizioni 2016, Collana I Girasoli a cura di Angela De Leo.

E altri importanti ripescaggi a partire da gennaio 2021:

Mariateresa ha commentato su "La magia delle FINESTRE: sabato 2 gennaio 2021 - finalmente l'Anno Nuovo!". 2 gen 2021: Che splendida immagine quella del tempo pellegrino! Se ti fa piacere leggere alcuni miei versi sull'argomento ti posto una mia piccola poesia. Grazie sempre!! “Tempo mi darai?”: Mi darai lenzuola profumate di sera/ che giocano nel groviglio delle lacrime?/ Mi darai aneliti alati di pace/ che sgrumano le vene dal gelo?/ Mi darai vento scosso da speme/ che flette la boria delle teorie per riflettere? (M.Bari). E sempre Mariateresa: 3 gennaio. Quanta intensità! Quanto in profondità scavano i versi di Primo... e il tempo si fa tempio! A domani Angela! Senza forse...

Giulia Basile ha commentato su "La magia delle FINESTRE: domenica 3 dicembre 2021"

4 gen 2021: Ancora una volta la poesia arriva dove non arriva la ragione. Angela sono stupendi i versi che qui hai riportato, e ne godo. Aggiungo per quel che mi riguarda che il tempo non è cosa che si possa definire razionalmente e chi ha inventato l'orologio lo ha fatto per illudere l'uomo di avere in mano (o al polso o nel taschino o sul comodino) qualcosa di suo, da leggere, guardare, usare o distruggere. A me succede per es. di spostare di notte le lancette in dietro e sono felice perché così penso di avere più ore da dormire prima che spunti il giorno. E davvero al mattino mi alzo più riposata pensando di aver dormito a lungo. Ma sono trucchetti, che non so se potrò sostenere quando sopraggiungerà sorella morte, ahahah! E Mariateresa su "La magia delle FINESTRE: lunedì 4 gennaio 2021". 4 gen 2021: Angela cara, grazie... infinitamente! Per il Tuo commento inaspettato ma tanto, tanto apprezzato! Il tuo dire è una carezza gentile, ed ossigeno puro, per me... Ma un infinito grazie anche per il tuo viaggio seducente nel pianeta Tempo. Il tuo racconto ne svela i panorami mozzafiato e i borghi incantevoli come pure le sue ombre nascoste. Un abbraccio a te. Forte! Ancora:  "La magia delle FINESTRE: lunedì 4 gennaio 2021". 5 gen 2021 “Sul pianeta Tempo”: C'è un pianeta dove nascono sogni a mani giunte e un filo di voce rammenda preghiere dimenticate sui marciapiedi delle ore. Dove ci tocca il velluto di parole nelle carezze di un pennello a punta fine sul davanzale del pensare. Dove si fa corpo il verbo dell'essere. M. Bari Appena nata! Che meraviglia, Mariateresa! “… preghiere dimenticate sui marciapiedi delle ore… velluto di parole nelle carezze di un pennello a punta fine sul davanzale del pensare”: sintesi perfetta del nostro tempo dimentico di preghiere, ma ricco di nuovi modi di pensare che si trasformano in carezze di mai spenta poesia in cui “si fa corpo il verbo essere” per ristabilire la tua ri-nascita… E, poi, su "La magia delle FINESTRE: martedì 5 gennaio 2021""E la memoria come mamma amorevole nutre i ricordi come fossero bambini suoi" ... quanta poesia... Sempre grazie per il tuo generosissimo dono, Angela! A domani. E su "La magia delle FINESTRE: martedì 5 gennaio 2021" ecco un delicato dono di Elina: Ho una casa foglia che sta sulla faccia/ Accedo naufraga dall’acqua di mia madre/ Natante/ Al rosso del cosmo (Elina). E tutto è liquido amniotico, attraversamento, colore, Vita. E sempre il 5 gennaio Giulia Basile su "La magia delle FINESTRE: martedì 5 gennaio 2021": Cara Angela non dico nulla perché mi hai inondata di pensieri belli e profondi e tanto intrecciati da esserne sazia. Mi rivedrò tutto e rileggerò lentamente, sicura di averne beneficio. Grazie. Sono io che ti ringrazio, mia Giulia: i nostri attraversamenti dilatano consapevolezze, orizzonti, rivendicazioni, voci, volti, storie… E tutto veramente ri-nasce. Subentra nuovamente Elina ne "La magia delle FINESTRE: 6 gennaio 2021": Il primo commento al libro di poesie “Alle radici dell'erba”, collana I Girasoli, Secop Edizioni 2020" giunge oggi inaspettato da Giovanni Romano che ringrazio per sintesi e contenuto. Lo riporto qui di seguito: "Ho letto questo libro nel momento migliore per apprezzarlo: la tranquillità e il silenzio della tarda serata, prima di andare a dormire. Quando gli impegni e gli affanni della giornata sono finiti, o quanto meno si lasciano dietro di sé. Fa bene all'anima leggere questi versi. Fa bene all'anima sapere che esiste chi sa custodire e donare la meraviglia e la bellezza del mondo, la gratitudine per l'affetto che ha ricevuto, i colori e gli spazi immensi per farci volare nella sua fantasia. Non mi stancavo di assorbire questa voce, di seguirla in silenzio nel suo mondo incantato. È la voce di una poetessa sempre più consapevole della propria arte fino a trovare una splendida sintesi per definire che cos'è la propria poesia, e quale effetto opera: "La carezza che porta / al disgelo delle palpebre". Una recensione davvero ricca di osservazioni poetiche, con poesia. Per contagio naturale, direi, tanto è vero che la conclusione è testimonianza di quanto rilevato/rivelato da un formidabile saggista appropriatosi del linguaggio poetico con tanto amore. Incalza Mariateresa il 7 gen 2021 : Angela davvero non ho più parole per ringraziarti, ma solo lacrime di commozione! Un abbraccio immenso  (…) E a proposito della consapevolezza di un ESISTERE che è inno a ciò che di umano ancora resiste... eccone un'altra! “Errare”: Eccomi piuma di un'ala esausta di peso/ sottrarsi al greve di un fare disfatto./ Eccomi grafia di un verso incompiuto/ sprecato nello spazio di un rigo troppo stretto./ Eccomi braccia esili a sorreggere/ un improvviso sapere di sé che imbavaglia l'attimo./ Eccomi chiodo, finestra, focolare./ Eccomi errore nell'errare. E il gioco di parole conclusivo rivela magnificamente la sapienza della tua scrittura… Condiviso questo sinteticissimo commento anche da Giulia Basile che così scrive il 10 gennaio 2021: Angela sei una fonte di acqua fresca e limpida in un mondo che affoga in acqua stagnante, e tu, invece di adagiarti col passare degli anni in giorni pigri e indolenti, tu fai dei tuoi pensieri un fresco ruscello dissetante per chi sa apprezzare la vita. Grazie per i tuoi stimoli. Bella anche la poesia Errare di Mariateresa. Che dire, mie carissime amiche, quello che stiamo realizzando con il Retino e il blog è davvero entusiasmante. Non manca un nuovo commento di Mariateresa 12 gen 2021: Tutto molto illuminante! Sempre grazie! Come d'abitudine condivido qui alcuni versi scaturiti dall'ultimo appuntamento con il "Retino". “Tutto e niente”: Tra tutto e niente leggo/ il labiale nella vita intrauterina/ che è alba di promesse mai pronunciate,/ nuda luce dimentica di sé./ Nel tra di un passaggio si gioca il tutto./ Il suono ribelle dei musi lunghi,/ gli anni di lune che inciampano e ostinate/ riprendono a innescare sogni,/ i muri spigolosi di delusioni, le mute deflagrazioni./ Tutto e niente il nostro abitare case/ nel vivere incerto di palude. E qui riprende il sopravvento la tua amara inquietudine, Mariateresa, in versi che non riescono a volare, imbrigliati come sono “nel vivere incerto di palude”. Molto è dipeso, a mio parere, dagli argomenti trattati nello scorso Retino, infatti tu scrivi il 13 gen 2021: Quanto sempre imparo Angela, da queste righe tanto attese. Ogni giorno. Oggi poi hai toccato le corde più intime del mio cuore...