venerdì 16 febbraio 2024

Venerdì 16 febbraio 2024: I nostri TESTI ( in prosa e in vers) d'AMORE liberi di VOLARE...

E siamo a venerdì 16 febbraio e ancora mi giungono testi sull’amore e ancora ne recupero anch’io da fb da testi di autori famosi che alcuni di voi focalizzano e che è per me una gioia riportare nel nostro blog. Mi piacerebbe una maggiore interazione tra noi per poter fare dei commenti sui vari testi che possono aprire nuovi orizzonti di riflessione e di confronto: quali testi sono piaciuti di più? Perché? Quali affermazioni hanno colpito di più la nostra fantasia, il nostro cuore? Quale parola ha acceso una luce? Quale linguaggio ci ha colpito di più? Perché? Sarebbe un arricchimento per tutti noi! Che ne dite? E penso, tra l’altro, che tutto questo potrebbe tornarci utile anche per il Retino che riprenderò tra un mese. Mi dovete indicare solo il giorno e l’ora più confacenti per ciascuno di voi per poter fare una scelta più oculata e per trascorrere insieme una simpatica mezz’oretta di “analisi” letteraria delle parole o frasi. Anche con vivificante contraddittorio! Se siete d’accordo, spero di ricevere presto vostre indicazioni. Ed ora riprendiamo con i testi d’AMORE:

 “Da riva a riva” di Mariateresa Bari: Con ampie ali remigava/ l’inverno dei pensieri/ nello strappo di asole/ troppo strette/ al polso// Inclinato il piano del pianto/ da travi orizzontali/ si scucivano fiori/ comete trascurate nel grigio grido//Amaca da riva a riva/ il rosso di un bacio

“Bambinamia” (a mia figlia Daniela) di Angela De Leo: Bambinamia/ eri già nelle mie braccia/ quasi notte quasi ansia d’appena/ aurora e neppure alba, sì tu c’eri/ con occhi immensi/ spalancati nei miei,/ tra giardini fioriti di quasi autunno./ Canto leggero di oltre mezzanotte/ e palpito di settembrini e allodole/ a ingigantire il tuo richiamo/ sul mio seno stanco di silenzi./ Noi due in due di noi/ Rose e spine tra le mie braccia/ e battiti forti del cuore mai arreso./ E al centro del mio universo TU/ ignara della casa ad attenderti/ e di piccole mani tre di tre/ protese verso il tuo sognato sorriso./ E tornammo e seppero dei tuoi occhi/ a cercare i miei in un’ansia d’amore/ mai vinta, mai sazia, mai compiuta./ E non ha fine e vince ogni buio/ allo splendore di ogni nuova attesa,/ di ogni nuovo quasi autunno,/ di ogni nuova quasi alba che sa di noi…

“Cerco libri IN AFFITTO” di Elina Miticocchio: “Cerco libri IN AFFITTO” poiché i libri sono per me delle abitazioni dove entro guardandomi attorno, poi, giro per le stanze più volte e rifaccio il percorso, prima di chiudere la porta d’ingresso. Sono innamorata della lettura. Chi ha vissuto le mie “frequentazioni in biblioteca” conosce la mia passione per ogni pagina e la cura estrema che ho nello sfogliare le amate pagine. Ho libri nel bagno, tra i profumi e la biancheria, e nel cesto degli indumenti ormai ci sono solo libri. Alcuni poi in cucina, tre quaderni fitti di appunti e riflessioni. Sono tappe del mio viaggio e imparo dalla loro compagnia la bellezza di mondi ampi e inarrivabili. Da bambina e ragazza i libri erano centellinati. I soldi servivano per la scuola e il vestiario. Coltivo un sogno grande… ma chissà se un giorno… e mi dico i miei sogni non portano tristezza… per cui che mi restino compagni.

“Non così” di Vito Davoli: Non così avevamo sognato/ sorrisi, coraggio:/ le spalle non avrebbero dovuto/ essere troppo forti per portare/ il peso di una testa che chiede di poggiarsi.// Non così avevamo sperato/ pugni stretti a fendere l’aria inutilmente/ o le mani sul viso impaurito/ sulle soglie della resa/ per accarezzare senza mai svegliare.// Non così ci avevano detto/ ma insieme a tagliare le onde,/ a tenerci in equilibrio,/ col dondolio giocare/ senza aspettare un’alba riluttante.// Non così il nostro tempo/a segnare punti irrimediabilmente/ contro di noi/ e il circense dolore che doveva annoiarci/ ci attraversa lo stomaco/ e ci burla ci riveste.// Non così la tenacia/ doveva arrugginire dentro i giorni/ e la memoria perdersi/ nei mille fatti bravi di ogni sveglia al mattino./   L’attesa della notte/   e di una luce fioca, una qualunque./ Forse volevamo ristoro e non conquiste.// Vorrei mi perdonassi/ e perdonandoti ricominciare il giorno/ che non riuscimmo mai a regalarci/ e che ci vede ritornare alla partenza,// quel che dal cuore rade i peli dello sdegno,/ dell’odio, del delirio e ci dà pace

“Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio De Andrè: Quei giorni perduti a rincorrere il vento/ A chiederci un bacio e volerne altri cento/ Un giorno qualunque li ricorderai/ Amore che fuggi da me tornerai/ E tu con gli occhi di un altro colore/ Mi dici le stesse parole d’amore/ Fra un mese fra un anno scordate le avrai/ Amore che vieni da me fuggirai/ Fra un mese fra un anno scordate le avrai/ Amore che vieni da me fuggirai/ Venuto dal sole o da spiagge gelate/ Perduto in novembre o col vento d’estate/ Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai/ Amore che vieni, amore che vai/ Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai/ Amore che vieni, amore che vai

Massimiliano Bardotti: Abbiamo tutti bisogno d’amore, un amore sconfinato, infinito, qualcosa che nemmeno sappiamo immaginare né desiderare. Abbiamo bisogno di una parola dolce, di tenerezza. Che qualcuno ci dica che è grato per quello che facciamo, che ha visto quanto impegno ci mettiamo. E va bene, va bene, anche se spesso sbagliamo, commettiamo errori imperdonabili, ma senza un briciolo di cattiveria. Siamo già stati perdonati ancora prima di chiedere perdono, questo abbiamo bisogno di sapere. Ci vogliono occhi che sanno andare oltre i nostri, sanno entrare dentro, sanno arrivare fino al punto preciso in cui siamo adorabili. Siamo così bisognosi d’amore, di attenzioni. Niente ci fa bene come qualcuno che dice: quello che fai serve, è necessario, grazie. Perché ogni giorno tutto è faticoso, sanguinoso, tutto richiede uno sforzo sovrumano, anche alzarsi dal letto, o dal divano. Perché nel silenzio assenso generale muoiono ogni giorno bambini sotto i bombardamenti e a qualcuno pare giusto a qualcun altro normale. Perché ormai diciamo “è la vita” quando invece è la morte. Quella nera, quella dell’anima. E invece la morte vera non la vogliamo nemmeno sentir nominare, quella che ci riguarda tutti perché riguarda il nostro scomparire. Voglio dirtelo, sconosciuto lettore, io spero nella tua misericordia. E nel tuo amore. Io spero, anzi credo, nella grazia del tuo cuore. Domani il sole sorgerà di nuovo, come ogni giorno da miliardi di anni. Se questo non ci fa tremare, se questo non ci fa meravigliare, se questo non ci lascia completamente, assolutamente sbigottiti, forse non siamo più vivi.

(suggerito da Mattia Cattaneo)  

Agus Requejo Scaloni: Amore/ piccola parola/ di grande valore,/ non si compra/ né si vende/ né si affitta./ Felicità/ senza misura/ per chi la prova,/ la riceve, la sente, la dona.

(evidenziata da Mariantonietta Bellezza)

“Se questa vita” di Domenico Luiso: Se questa vita è una piuma sospesa/ dentro un’ampolla diafana di carne/ reclina il capo il fiore germogliato/ dell’odio astioso/ e ridiventa amore// muore lo scroscio delle tue mani ossute/ e ridiventa una carezza triste// stesa con gli occhi chiusi questa vita/ annega nebbie pazze di parole/ nelle placide acque di un sorriso// non ha ferite e pieghe nei suoi fianchi// riflette il segno del tuo sguardo amico/ e nella bocca muta s’agita lo stelo/ del balsamo di un bacio che non muore

(indicato da Vincenzo Mastropirro, amico di Mimì Luiso quanto me, che lo conoscevo molto bene e ne apprezzavo il talento multiforme sotto quella sua “scorza” dura sorretta da tanta ironia e autoironia. Merita il nostro commosso omaggio).

“A MIO FIGLIO” di Leopoldo Attolico (1946 – 2024): Di tutto ciò ch’oggi mi dici/ Adriano,/ rimarrà un picco d’allegria/ e a sfamo, dal gesto lungo della corsa,/ l’onda d’oro d’una didascalia di suoni/ fra le mie braccia confusi;/ quasi un groppo in gola.// rimarrà, di rondine che torna/ il caldo del tuo viso/ il suo roseo abbandono/ e la rincorsa del mio piccolo mondo/ dentro il tuo, che lo chiama e lo storna,/ quasi a cercarvi messi alle parole/ in cadenza di fuga o di accordo/ abbaglianti di note; ininterrotto azzurro.

(Vincenzo Mastropirro, in omaggio al suo amico Poeta di Roma. Pure Leopoldo è un comune amico di vecchia data. Anche lui apprezzato tanto per la sua signorilità di modi, la sua poesia elegante e misurata, la sua straordinaria autoironia)

“BUONGIORNO” di Paolo Polvani: Al suo paese Aziz è un ingegnere./ Qui fa il lavavetri a un incrocio,/ ai semafori di via regina Margherita./ È abituato ai dinieghi Aziz, li scorge/ oltre il parabrezza, a volte/ somigliano a minacce./ nessuno gli ha mai detto: buongiorno/ ingegnere!/ Del resto non è scritto/ sulla bottiglia con l’acqua e con la schiuma,/ sul raschiello, sulle mani e nemmeno/ sul viso in bilico tra il sorriso e la disperazione./ però nessuno gli ha mai detto neanche:/ Buongiorno, Aziz!/ A pensarci bene  nessuno gli ha mai detto: BUONGIORNO.

(da Vincenzo Mastropirro per il suo amico e Poeta di Barletta)

“Alla casa di mamma” di Vincenzo Mastropirro: Alla casa di mamma/ mi stendo sul letto/ non quello della vecchiaia/ l’altro dove mi hai concepito.// Mi sono sentito piccolo/ ho chiuso gli occhi/ e ho visto passare le nuvole/ volavo sotto la polvere.// Non si sentiva niente/ nessun suono nella testa/ ho sentito solo un tremore/ tu salivi ed io scendevo.// Trovavi il paradiso/ ed io l’inferno, ma lo sai/ quello è il tuo,/ l’altro è il mio/ rido e deliro. Lo sai, lo sai.

(Vincenzo Mastropirro è un poeta e musicista-compositore molto generoso, come è facile dedurre dai tanti poeti che promuove per stima e amicizia. Ed è anche amico mio di vecchia data. Scrive in dialetto e in italiano e spesso usa una bellissima commistione tra le due lingue. Questa poesia è scritta anche in dialetto, ma io incontro purtroppo difficoltà a trascriverla nella versione dialettale. Ha tutto il mio apprezzamento, la mia stima, il mio affetto).

Primo Leone (da Le parole in fondo al mare): Uno. Il tempo/ occasione perduta/ per inventarsi l’anima/ dopo una caduta. Tre. Strada/ per incontrere/ le tue mani./ Quattro. Albero/ senza sogni:/ tu eri il sogno./ Tredici. Il mare/   il suo marinaio   / l’acqua   la vela   l’azzurro   / un gabbiano/ l’i n f i n i t o./ Ventiquattro. Infinite le mie mani/ per disegnare/ il tuo corpo./ Settantacinque. Vorrei una cassaforte/ per la tua voce/ ancora tenera,/ Daniela./ Ottantasei. Quando Pollicino/ partì soldato/ l’Orco rimpianse/ di non essersi arruolato./ Novantanove. E mi ritrovo infine/ straniero a me stesso/ guerriero di carta e di speranza.

Angela De Leo: E l’Amore,/ vecchio quanto il mondo,/ inondò la Terra di silenzi/ Lei li raccolse/ per farne collane/ da appendere al cuore./ Contro ogni fuga di stelle/ con mani di tenerezza/ perché sempre e ancora/ vincesse il CUORE/ (e tutto si fece vela/ di luna e di sole, di terra/ e di cielo,/ di infinito…)

“A testimonianza di un amore grande più del mare” di Raffaella leone: Sei tu/ e unica per me/ rimani./ Abiti l’altrove della parola insieme alle stelle./ Sai del mare il canto/ come le sirene./ Conosci le sue rotte/ e i suoi segreti pensieri./ Hai ciliegie tra i capelli/ e gelsi rossi sulle labbra./ Lasci manciate di sogni/ sparpagliati fuori/ da tutti i cassetti/ tra le caramelle e gli orecchini/ tra le virgole e le parentesi/ e pochi punti da fermare./ Cerchi coralli fioriti/ sulle grondaie/ per le rondini e i rondinini./ Conosci gli scriccioli/ le lucciole e le lantane./ Peschi lampare affacciate/ a illuminare la strada ai naviganti di carta./ Di notte non dormi/ qualcuno alle orecchie ha poesie da sussurrarti./ Con gli angeli conti le lune e di quelle piene ne fai collane./ Ti salutano dall’albicocco le foglie/ tuo primo sguardo all’alba./ Piangi con la pioggia/ Ridi con i gelati/ Detesti il freddo/ tra le ossa e il cuore/ e ogni giorno aspetti l’estate./ Perché della primavera porti tra la gente gli occhi./ Sei tu/ e unica per me/ rimani.

(e chiudo così questa lunga carrellata con le poesie di Primo, una mia e una di Raffaella a me dedicata. Non me ne vogliate. Un po’ di narcisismo ogni tanto riscalda il cuore ed è AMORE!)

 

 

 

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