lunedì 14 febbraio 2022

Lunedì 14 febbraio 2022: San Valentino e l'AMORE come desiderio di ASCOLTO...

San Valentino, il santo degli innamorati, come tradizione vuole. Per me, il giorno del compleanno di mia sorella Lizia, che noi tutti conosciamo e amiamo come persona-scrittrice-poetessa; compleanno di mia suocera Uccia, che nessuno conosce, ma che è parte del mio cuore, essendo la madre di Primo, mio marito, che noi tutti conosciamo e apprezziamo come scrittore-poeta-artista, che non è più tra noi ma è in me, presente più che mai con le sue poesie, la sua pittura, la sua scrittura (non solo poetica). È da loro che voglio partire ed è a loro soprattutto che desidero dedicare San Valentino e poi a noi tutti come possibilità di ASCOLTO che si traduce in capacità di AMORE.

E dedico innanzitutto a quanti si amano una poesia di Kahlil Gibran, raccolta come fiore di febbraio su una pagina FB e di cui ringrazio lo sconosciuto/la sconosciuta che l’ha postata. Per me è davvero una carezza al cuore in ascolto: Farò della mia anima uno scrigno/ per la tua anima,/ del mio cuore una dimora/ per la tua bellezza,/ del mio petto un sepolcro/ per le tue pene./ Ti amerò come le praterie amano/ la primavera,/ e vivrò in te la vita di un fiore/ sotto i raggi del sole./ Canterò il tuo nome come la valle/canta l’eco delle campane;/ ascolterò il linguaggio della tua anima/ come la spiaggia ascolta/ le onde del mare. Dolcissimo buon San Valentino a tutti noi!

Lizia, a mia suocera Uccia e a Primo dedico, invece, un brano meraviglioso di Simone Cristicchi, tratto da un video di Rai Radio2 in onda proprio oggi. In realtà, la trasmissione è dedicata a uno spettacolo “Manuale di volo per uomo” di Simone Cristicchi appunto, e Gabriele Ortenzi. Si tratta di “una fiaba tenera e magica che ha per protagonista un uomo rimasto bambino, capace di cogliere le piccole cose e i particolari preziosi che sfuggono agli adulti. È un gioco poetico, lieve… delicatissimo e struggente… Attore, cantautore, poeta, autore, Cristicchi interpreta… un personaggio unico e strampalato: Raffaello, un pittore quarantene rimasto bambino, che vive in un quartiere periferico di Roma, il Quadraro…. Raffaello ha una dote davvero straordinaria: la sua mente fotografica è una “lente d’ingrandimento” in grado di vedere le minime cose e renderle grandi e preziose a tal punto da essere in grado di crearsi il proprio “manuale di volo”. Forse “volare” significa - dice Cristicchi -  non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi dentro la vita, mantenendo intatta la purezza del bambino dentro di noi. E soprattutto non lasciarsi sfuggire la bellezza del mondo perché “niente è più grande delle piccole cose” (notizie raccolte da Google e Wikipedia). Ecco il brano: <Credo nello sguardo della Gioconda e nei disegni dei bambini. Nell’odore dei panni stesi, del ciambellone e in quello delle mani di mia madre. Credo che quando la barbarie diventa normalità, la tenerezza è l’unica insurrezione. Credo che la vera gioia è riuscire a sentirsi parte del paesaggio incantevole, pur non essendo altro che un granello di sabbia. Credo che la lingua di Dio è il silenzio, e il suo corpo la natura. Credo che non siano le grandi rivoluzioni o le ideologie, ma i piccoli gesti a cambiare il mondo perché niente è più grande delle piccole cose. Credo alla potenza del soffione. Quel piccolo fiore selvatico che cresce ostinato tra le pieghe dell’asfalto e che, anche tra mille difficoltà, riesce comunque a germogliare e a diventare fiore. Credo che chi non vive il presente sarà sempre imperfetto. Anche da trapassato. Credo che la vera sfida è debuttare ogni giorno. Tutto il resto è repertorio. Credo che chi ha bisogno di nemici, non è in pace con sé stesso. E credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza. Credo che non bisogna cercare la felicità, ma solo proteggerla. Credo che non c’è peggior peccato che non stupirsi più di niente e che tutta l’intelligenza e la cultura del mondo resti muta e s’inchini davanti a questo mistero, al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma e si trasforma ogni secondo. Perché la vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere>. (“Credo”, Simone Cristicchi legge un estratto da “Manuale di volo per uomo”). E tutto il brano è un invito all’ascolto per farci con Simone tre piccole grandi domande: 1. Cosa impedisce di spiccare il volo? 2. Che senso ha la sofferenza? 3. Cosa vuol dire la parola “amore”?  Quanto importanti queste domande! Sapremo mai dare una risposta?

Queste urgenti domande, soprattutto sulla sofferenza e sull’amore, mi riportano alla mia carissima Roberta Lipparini e ad una sua poesia che merita l’ascolto del nostro cuore per metterci in sintonia con il suo che grida, per essere ascoltato, tutte le fragilità insite nella natura, che sono le sue stesse fragilità, le nostre. E ci ritroviamo insieme a lenire ferite: Tanto spesso la durezza nasconde il dolore/ Così frequente l’asprezza, la rabbia/ sono fiori spinosi delle ferite ricevute/ E anche l’abbandono/ il girare le spalle/ così sovente è figlio naturale delle incertezze/ delle paure, degli strazi/ che io… chiedo perdono// Perdono per ogni mia risposta amara/ Per il risentimento/ Il rancore/ l’acredine/ Lo sdegno/ La ruggine// Chiedo perdono alle formiche stanche/ Alle lepri spaventate/ Ai merli sperduti/ contro cui ho alzato parole/ e barriere del cuore// Perché non trovo più peccato/ nell’ape che mi punge/ per l’ombra improvvisa del mio braccio/ per la ruvida scontrosità del mio nome/ per uno sbagliato mio movimento// perché non ho saputo comprendere/ quella fragile piccolezza/ così uguale alla mia  

E, per contrasto, ecco due poesie di Elina Miticocchio in ascolto del suo corpo che si fa ascolto di sé, amore per la vita. Sono due poesie brevi che si accendono del colore dell’amore, della passione, del “sentire” profondo e misterioso che va anche al di là del corpo e dei sensi, per farsi gioia appagante di essere sé: Sono il rosso del cappotto/ e rovescio il capo avanti/ e sento di volermi bene/ non vi è abbraccio/ che tenga al tempo/ come il mio/ per me; e ancora: Ho un sogno corallo/ intrecciato con mani/ pazienti e il tuo nome/ Vita scritto sul foglio su cui mi addormento 

Anche Luciana De Palma ci mette in ascolto dei suoi versi in una poesia che è un riflettere filosofico sui destini dell’intero universo, per ascoltarsi e definirsi meglio e sapere senza ombra di dubbio che, nei compiti affidati a ciascun elemento della natura e persino alla morte, c’è una ineluttabilità immodificabile. E questo avviene anche per l’autrice che, ascoltandosi scientemente, sa, senza ombra di dubbio e con determinazione, che il suo destino, oltrepassando tempo e spazio, e ogni possibile immaginazione, è scrivere, sognare, e soprattutto amare: Alle forme squadrate si addice/ Restare immutabili/ Alle ombre assecondare la luce/ Ai cieli essere intoccabili/ Agli abissi rimanere un oscuro mistero/ E alla morte toccherà per sempre/ Trionfare insopportabilmente/ Sulle zoppicanti logiche/ Delle nostre aspettative// Ma se mi chiedi cosa/ mi spetta fare/ In questa vita o nell’altra/ O nell’altra ancora/ Non oso immaginare/ Cosa sarei senza scrivere/ Senza sognare/ E più di tutto/ Senza amare e ogni apparente negazione, “senza”, è in realtà una potente affermazione che non lasci margini ai dubbi interpretativi.

E di Rita Poesie Ritabù, alias Rita Bonetti, ecco una poesia d’amore, “seconda classificata al contest” (come leggo). Una poesia che è un grido insolito, intenso, originale, per assaporare il poco e il tutto di un amore, che incide profondamente nel corpo come uno “schianto sul mondo” in un grido di piacere che è offerto per essere ascoltato da chi sa vivere con lei la passione, che travalica i sensi per farsi inno luminoso ed esplosivo di libertà, anche perché vissuto in due: Quello che voglio da te/ il calore del tuo corpo/  in fondo è poco  // Il tuo pensiero su ogni cosa/  in fondo è poco  /  e lo voglio da te /   solo da te  /  in fondo è tutto //     Amami   / col desiderio che arrivi il/    giorno   / che si schianti sul mondo/  il grido per il piacere  /   che inventiamo   /    che s’illumini   / della nostra libertà

E un amore in due propone “Battito forte” di Damiano Bove. È una poesia che sa di ascolto reciproco con la donna amata che da quasi venticinque gli è accanto nella condivisione anche poetica di sogni e di speranze. È un inno all’amore ma anche una tenerissima preghiera perché un amore “argentato” riviva sempre nuove primavere del cuore. E tutti ci mettiamo in ascolto dei racconti narrati dai due protagonisti, dei battiti intensi e leggeri del loro cuore: Regalami profumi d’amore/ innocenti come bianchi fiori/ di mandorli fioriti./ Raccontami ancora di progetti folli/ di una casa da costruire/ di un figlio da aspettare/ Attendimi nelle fredde/ sere d’inverno, con fasci d’amore/ tra le tue braccia./ Sussurrami dolci parole/ con la voce del vento/ che da lontano/ ti ha portato a me./ Avvinghiami dolcemente/ in un abbraccio forte/ intorno al cuore/ fino a sentire leggero/ il battito del nostro/ amore

In Angela Aniello, invece, prepotente è il suo bisogno di donare amore al suo uomo con la cura costante, la premura, le parole da dire, da ascoltare. E anche noi ci mettiamo in corale ascolto: Abbi cura di te/ cava la pietra dal cuore/ pelle su pelle/respira/ sulla credenza del tempo/ l’aria intatta della premura./ Scomponi i buchi dell’assenza/ scompaiono rimbalzano/ tu, oltre il tonfo,/ in un silenzio di piume/ proietta la tua voce./ Pesca le parole/ e falle remare/ in direzione contraria/ sulla riga degli occhi/ a puntare l’amore/ senza invecchiare

E, ad un tratto, mi blocca l’incontro con questi versi di Gianni Brattoli che fanno parte di un nuovo poema d’amore. Sono pochi stralci, ma quanto ricchi di reminiscenze classiche in un canto che, ancora una volta, definisce la poetica di questo scrittore, che parla di violenza insita nell’uomo ed esplodente all’improvviso e che poi, improvvisamente, accende di incandescente passione e innocente amore il cielo con la sua poesia “celata” nello scrigno del cuore, non per disincanto, ma per troppo incanto. Ed io non posso fare a meno di farmi inondare da tanto splendore e di mettermi in ascolto di questo sussurro dell’anima: … Non mi accompagnava la luna./ C’era solo ombra sul mio volto./ Quella luna che trasformò una lontana notte,/ in una pazza alba dorata./ D’oro era il suo volto ai raggi,/ e fiammanti, di febbre, i suoi occhi./ (…) La notte cantava, e cantava/ il suo corpo, e tutto il resto/ Passava. Lontano.// Il suo corpo avvolto di seta,/ e i fianchi cinti d’argento, era più luna della luna… Non è possibile non provare il brivido della stessa luna nello scoprire la sua magia di rendere la fanciulla di seta lunare…

E, in questi versi, risento il canto delicato e sognante di Ada De Judicibus, la mia preziosa amica di tanti anni di intese e tenerezze del cuore. I suoi versi contengono parole che sono un invito all’ascolto della natura, ma anche dei ricordi di una giovinezza lontana che ritorna e ritorna in quella fanciulla che aveva sogni d’oro tra le mani e un canto di nuvole negli occhi: Un giovane vento/ gioca a inquietare le gazze,/ le siepi, i miei capelli./ Lo seguo nella primavera/ e lascio tra i fiori di menta/ questo corpo/ che più non appartiene al sogno/ questo nodo di vene/ che quietamente s’impregna di tempo./ Disciplina di tende distese,/ ringhiere:/ nelle mie stanze/ sono in bell’ordine i libri/ i fiori di seta./ Ma fatta di vento va la ragazza sottile,/ quella che a volte mi prende la chiave/ e spalanca i cancelli,/ e intreccia ellissi di spazio/ gioiosa delle nuvole/compagna degli uccelli.

Poi, Raffaella Leone, mia figlia adorata, che sempre più spesso mi fa da madre, con infinita pazienza e infinito amore, mi raggiunge con brevi versi, ma quanto profondi e veri, dedicati sicuramente a me e alle mie follie quotidiane, ma (per assolvermi in qualche modo!) anche a   tutti noi di casa, di cui lei è l’angelo protettore, prendendosi cura di tutti, vicini e lontani, con infinita dedizione: L’amore è quando la pazienza è finita da un pezzo, ma ne trovi sempre ancora, ancora e ancora e ancora… E anche questo tipo di amore non bisogna mai sottovalutarlo. Anzi! Mettiamoci tutti in ascolto e meditiamo insieme: quale amore più grande?

Ma poi leggo questi brevi versi di Giovanni Sepe e penso che sia bello arricchirci anche di questi dettagli linguistici preziosi per imparare ad ascoltare il senso, il significato, la musica delle parole: Ecco l’amore/ è questa parola/ con dentro parte del cuore/ con dentro parte di amare./ Amare è una parola/ con la radice di amare nel cuore. E anche qui vale la pena di ascoltare per meditare e scoprire la vera “essenza” dell’amore.

E, parlando di amore, in un giorno come questo, non posso fare a meno di proporre una poesia accorata, realistica, straziata, ma altrettanto e salvifica. È di Giovanni Gastel. E non ci sono commenti. Solo silenzioso ASCOLTO, perché, come Lui ha sempre sostenuto: “Le poesie sono anche macchine per pensare”: Ma se non è più d’amore/ di cui vogliamo parlare/ come andrà il mondo?/ Carta e penna/ e la grazia nei sentimenti/ leggermente sollevati/ su madri alcolizzate/ e buchi nelle vene./ Non voglio sapere come va il mondo./ Oggi cerco amore anche nei cassetti della cucina./ Amore perfetto/ e non m’importa d’altro./ Solo amore sincero e incondizionato/ che voli sulle cose insensate del mondo.  

Quanti poeti presenti e assenti in queste mie pagine! Ma oggi sono tutti qui con noi. Ci sono...

E, per questo, mi piace concludere con questi splendidi versi di Mariateresa Bari per dedicarli, come ascolto di voci lontane eppure presenti, a chi può raggiungerci aggrappandosi a grappoli di stelle cadenti per regalarci ancora il sogno di una carezza amata: Fragore d’acqua/ Una carezza sul sagrato/ di un’alba sonnolenta/ alla fontana degli sguardi/ Il lento movimento/ di un tintinnio di anime/ dove s’intrecciano/ i respiri di fiori e ricordi/ Un refolo di stelle/ che muove parole

Alla prossima. Buon San Valentino 2022!


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