giovedì 8 ottobre 2026

Giovedì 8 ottobre 2026: La Fotografia e i Fotografi che hanno colmato e colmano di Bellezza la mia lunga vita...

Mi vedrai giungere

Sul finire della sera

Quando i lampioni

Aiutano a sognare.

      (a.d.l.)

Questi miei versi mi riportano a tutto ciò che è immaginifico, misterioso, bello a vedersi come un dipinto, un’alba o un tramonto, una notte stellata, una fotografia. Mi affascinano. Mi trasportano in un mondo dove la realtà si mescola con i sogni. Ed è già poesia.

Ma comincio dalla fine: la fotografia. Ero bambina quando l’ho scoperta.

Vivevo con i miei genitori e i miei fratellini più piccoli in un paesino sui monti della Daunia e un pomeriggio, andando con loro lungo l’unica strada che portava in paese, avevo scoperto il fotografo Nasillo, che ci aveva portato nella camera oscura dove avevo visto fiorire nell’acqua su cartoncini bianchi, lentamente, volti e case e alberi e profili di monti e sagome d’animali. E quel prodigio, che mi aveva esaltato, diventava, quando quelle foto venivano appese con le mollette a fili di zinco come fazzolettini che sventolavano da un treno lungo lungo, un addio o un arrivederci. Oppure, come me, erano colombe in cerca di libertà e di sole, ma trattenute da quelle mollette a tarparne il volo, in quella penombra semibuia rischiarata da caldi fari per agevolarne l’asciugatura.

Pensai che Nasillo fosse un vero e proprio mago in carne ed ossa, tanto da far affiorare dal nulla quelle meravigliose immagini, prima riprese, con un semplice scatto, dalla macchina fotografica.

Questa era una grande scatola nera a fisarmonica, poggiata su un trepiedi pure nero in una saletta semibuia. Dietro la scatola c’era un panno nero, dove spariva la testa del fotografo, e una peretta che lui stringeva con la mano ogni volta che un lampo attraversava l’enorme occhio aperto sulle cose e le persone, che sembrava venissero mangiate come se quell’occhio, che si apriva e si chiudeva, diventasse una enorme bocca vorace. Improvvisamente quelle cose o persone, mangiate da quell’occhio-bocca, ricomparivano sui fazzoletti bianchi messi nell’acqua e stesi ad asciugare davanti alla lampada accesa. Un prodigio, che mi piaceva osservare ogni volta che ci capitava di passare dal suo studio fotografico.

Il fotografo Nasillo era un prestigiatore-illusionista da ammirare incondizionatamente.          

Fu allora forse che cominciai a non avere più paura del buio? Forse sì. O, quantomeno, cominciai a scoprire che era nel buio che avvenivano tanti prodigi, si compiva il mistero delle cose, si dischiudevano i sogni, germogliavano i bambini…

(IL SOGNO, LA REALTA’, E LA MIA RINNOVATA MERAVIGLIA).

Scoprii anche, facendo ricerche su Google e Wikipedia, che il primo fotografo conosciuto a livello internazionale fu Joseph Nicéphorr Niéoce con la sua fotografia la “Veduta della finestra a Le Gras” del 1826. Dopo di lui: Louis Daguerre, William Henry Fox Talbot, John Herschel e Hippolyte Bayard. Nomi famosi che, però, per me sono perfetti sconosciuti, mentre la mia lunga vita è costellata, da Nasillo in poi, di grandi e illustri fotografi, ma anche di tanti altri fotografi bravissimi più vicini al mio cuore.  

E parto proprio da questi ultimi, cioè da mio marito, Primo Leone, e da mio cognato, Nicola Parisi nei due brevi anni della sua abitazione nello stesso condominio a Bitonto. Entrambi pittori prima che fotografi ed entrambi innamorati della fotografia tanto da ricavarsi nel nostro sgabuzzino una camera oscura e vaschette dove immergere le pellicole scattate prima di entrarvi. Ne vennero fuori dei capolavori. Purtroppo l’incanto durò lo spazio di due anni appena per via della morte prematura di mio cognato che aveva solo trentatré anni. Ma i suoi quadri e le foto rimangono a imperituro ricordo della sua Arte. E che dire delle fotografie di mio fratello Pino de Leo, che attualmente tutti, di domenica in domenica, ammirano e commentano? Anche lui è nato prima come pittore di memorabili affreschi, sovvenzionati dalla Accademia delle Belle Arti, nella chiesa di San Francesco da Paola, molto probabilmente nel suo eremo silano oppure proprio a Paola, suo paese d’origine. Ma devo chiedere conferma a mio fratello, il quale a Bitonto, in Piazza Cattedrale, si confrontò con l’immenso Fotografo Giovanni Gastel della nobile famiglia dei Visconti. Ebbene il gigante Giovanni Gastel ebbe per lui parole di elogio. E di questo sono fiera. Peccato che anche Giovanni, mio prezioso e generoso amico sia rimasto poco tempo tra i vivi, divorato dal Covid 19 senza pietà. Di lui ci restano, nel sempre del per sempre, le sue meravigliose opere e le sue tenere e amare poesie, intrise di solitudine e di rimpianto. Ma il rimpianto più grande è di quanti/quante lo hanno seguito nei suoi capolavori, di quanti/quante si sono formati/formate, seguendo le sue lezioni, di quanti/quante hanno attraversato con lui il mondo intero, facendo tesoro di ogni suo scatto, di ogni sua parola. Un suo amico carissimo è stato Pio Tarantini, con cui ha condiviso il lavoro e il piacere di essere insieme. Anche Pio Meledandri ha cercato di fare tesoro dei suoi scatti memorabili. Altro allievo di Giovanni Gastel è stato il coratino Michele Mancano, che ha fatto tesoro dei suoi insegnamenti e oggi è un fotografo straordinario ed ha uno studio fotografico molto importante nel nostro paese, nonostante la sua giovane età.

E mentre la pittura attraversa millenni giungendo fino a noi intatta nella esaltazione dell’immagine e delle ombre già presenti nelle caverne degli uomini primitivi, fino a colmarsi di luce e di splendore nelle diverse fasi della sua storia (e le immagini sono davvero magiche perché chi le produce è mago di sé stesso: in me mago agere come alcuni sostengono e altri contestano?), la fotografia racchiude l’attimo in un istante e rende l’immagine eterna. Anche se per alcuni è una eternità provvisoria perché rimane bloccata a quell’istante e non evolve come la pittura. È un’affermazione su cui riflettere molto per contestarla o adottarla. Sta di fatto, comunque, che l’immagine è sempre fonte di meraviglia e di mistero perché implica la creatività che solo l’uomo possiede fra tutti gli esseri viventi. E nell’uomo vivono contemporaneamente tanti luoghi a fare grande la sua creatività: i luoghi della mente, del cuore e dell’anima. E c’è chi ha affermato, come l’antropologo francese Marc Augé, che sempre più ci appartengono anche i non-luoghi, cioè quei luoghi anonimi che si attraversano di tanto in tanto nella vita, nei quali ci sentiamo perduti e senza punti di riferimento amicali e valoriali, rischiando persino di perdere la propria identità. Personalmente sono affascinata dai luoghi, come si può desumere dal mio saggio sulla scrittura poetica del grande Vittorino Curci: I luoghi del cuore - una sola musicapoesia o il suo contrario -

Non a caso, parecchi anni fa ho scritto per il fotografo Marcello Carrozzo le mie “emozioni di rimando” al suo libro, pubblicato dalla SECOP edizioni 2008, UN NON LUOGO TANTI LUOGHI DENTRO L’UOMO. Sì, in noi coabitano tanti luoghi, che sono soprattutto le umbratili vie interne in un cammino che ha inizio con la nascita dell’umanità per concludersi con la sua perdita di ogni umanità, oggi più che mai presente alla nostra vita, in questi tempi bui e senza il respiro di una qualche certezza.

Di qui il luogo della Vita e della Memoria, quello della Bellezza e del Rimpianto per ciò che non è stato e il Rimorso per ciò che è stato senza poter porre rimedio agli errori. Il Dolore e l’Allegria. La Follia e la Saggezza. La Ricerca e la Conoscenza. La Fede e la Speranza… e tanto altro ancora.

Intanto, ecco un altro fotografo che io ammiro molto, Giuseppe Tricarico, che traduce quell’attimo apparentemente statico dell’immagine fotografica in movimento e tutto sembra avere un inizio che non ha mai una fine né temporale, né spaziale. Tutti i suoi reportage sono davvero unici e speciali, alcuni si vestono di silenzio, altri fanno il rumore assordante dei sentimenti e dei tumulti del cuore. Tantissimi i luoghi dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti, in un volo continuo tra ombra e luce, tra mente e anima. Tra ciò che è, non è, potrebbe essere. La corsa e il fermarsi per vedere quella degli altri. Il tempo e lo spazio chiusi nel palmo della mano e aperti a mille venti, mille voli, volti, sguardi, conosciuti, sconosciuti, da conoscere. Per lui “la fotografia è talmente veloce nello scatto da anticipare il pensiero”. Come non stupirsi di fronte a queste sue riflessioni filosofiche e psicologiche insieme? Giuseppe sa cogliere l’attimo e davvero lo rende eterno nella “prima luce del mattino”, che ci affascina e ci entusiasma come una promessa, di cui si attende il compimento. È quanto avviene in FOTOSOFIA, SECOP edizioni 2021.

Altro fotografo che amo è Piero Meli, che è scrittore e poeta a tutto tondo. Suo pseudonimo è “Il tizio dell’alba” perché ama fotografare il tempo e lo spazio quando tutto tace e il giorno è appena un’idea già passata e una promessa ancora da vivere, con nel cuore mille progetti tutti da realizzare con un modo tutto suo di declinare l’amore in mille modi, che si risolvono in uno solo, quello per la sua donna, sua ispirazione e suo completamento. In Piero c’è sempre una duplice realtà da scoprire, conoscere, comprendere, a partire dal suo pseudonimo “il tizio” che indica una identità sconosciuta, ma immediatamente sconfessata da “dell’alba” che già la definisce e la riempie di luce e di aspettative. Ogni sua parola, infatti, si traduce in poesia. Sarebbe bellissimo analizzarla in tutta la sua portata poetica, frastagliata nei suoi innumerevoli significati che sono altrettanti luoghi che egli vive quotidianamente. Infaticabilmente. Sembra avere il dono dell’ubiquità. Anche lui ha pubblicato con la SECOP edizioni qualche anno fa AMOREAMARO, in cui vengono percorsi tutti i luoghi possibili di un sentimento così vasto e misterioso come l’amore.

Ma infiniti luoghi io scopro in tante fotografie di tantissime amiche e allieve di Giovanni Gastel, che occorre nuovamente citare perché nessuno è stato grande e generoso come lui nel fare spazio alle donne nei tanti “luoghi” del suo e del loro cuore...

E mi piace ricordare Giulia Caminada, Francoise Sallé, ma soprattutto Caterina De Fusco che lo ha seguito per tutto il mondo, spianandogli la strada con la sua presenza attenta e costante. Presenza costante e disinteressata anche nel suo Studio Fotografico di Milano, senza appropriarsi minimamente dei suoi numerosi “segreti fotografici” e della sua “memoria immaginifica” per scopi personali, ma sempre nell’affettuoso rispetto di un grande, sincero e generoso amico. A lei va il mio abbraccio affettuoso nel comune ricordo di un fotografo straordinario e straordinario poeta…

Grata sempre a voi tutti, che mi seguite con affetto sul nostro blog e in tutti i miei “luoghi del cuore” che vi contengono. Angela/lina   

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