giovedì 1 ottobre 2026

Giovedì 1° ottobre 2026: SAN FRANCESCO D'ASSISI e il Saggio di GIOVAMBATTISTA DI NOI...

È un San Francesco giovane che guardo in copertina, ma porta già i segni del martirio di Cristo da lui tanto amato. Segni inconfondibili della sua totale unione al Crocifisso. Messaggio chiaro che ha attraversato i secoli per giungere intatto fino a noi, nella sua veridicità storica (i suoi scritti autografi e le fonti incrociate della sua biografia) e nella sua veridicità umana (il battesimo con il nome di Giovanni, il cambio del nome in Francesco, la prima giovinezza e le i suoi desideri di gloria, le sue ambizioni e tentazioni, cui cedeva volentieri, le sue fragilità e le sue malattie, dopo il sogno di una voce solenne che gli ordina di seguirlo). Uomo tra gli uomini: fragile e tormentato, ma titanico nella sua Fede. Notevole, poi, è la dedica che Di Noi pone in prima pagina: “A/ Andrea Di Noi e Giulio Isola,/ sorgenti d’amore/ in un cuore/ colmo di gioia per loro”, segno di profondo amore, di immensa gioia che gli affetti familiari donano, e di continuità nel tempo (l’esatto contrario di quanto avviene nella famiglia di Francesco d’Assisi?). E subito dopo il titolo: FRANCESCO D’ASSISI - Una luce inattesa nelle Tenebre del XIII secolo - ecco una pagina tratta dai Fioretti, cap.X .

Ma, nel risvolto di copertina ecco quanto il Prof. Giovanni Romano sintetizza della sua dotta, attenta, puntuale Prefazione: “Con uno stile sempre chiaro e preciso, l’Autore ci restituisce in pieno la complessità avvincente degli eventi di cui San Francesco fu protagonista, inquadrandoli perfettamente nel suo tempo. La forza tellurica del messaggio di Francesco era rendere Cristo presente, attuale, vivo, incarnato. Non un discorso ma una persona, una presenza che si poteva toccare, una esperienza che chiunque poteva fare. Il suo capolavoro fu l’aver comunicato con una semplicità senza uguali l’Amore da cui si sentiva amato, risvegliando la fede, la speranza e la carità in un’epoca che sembrava averle perdute”.

Ed è quanto l’Autore, il Prof. Giovambattista Di Noi, ci riporta con dovizia di particolari, dovuta alla sua naturale inclinazione alla ricerca per giungere alla conoscenza lungo un percorso di studi vari e compositi durati decenni, e la sua venerazione particolare per un santo, il cui “messaggio non è rivolto solo ai credenti ma a tutti indistintamente, poiché la sua è una visione dell’esistente che interessa ogni uomo come uomo, come soggetto capace di agire nella più completa libertà di saper distinguere un atto d’amore e di abnegazione da un atto ispirato dall’odio e dal profitto. ‘Il Signore ti dia pace’, questo è l’augurio che offre a chiunque, perché nella pace del cuore è possibile aprirsi agli altri, essere capaci di amore e datori di doni’…” (p. 16).

E questa venerazione permea di sé ogni pagina di questo Saggio voluminoso, che ama ripercorrere ogni dettaglio della vita del Santo, a partire dal secolo buio del Duecento, in cui era nato, nella congerie di una “società in affanno”, dovuta a una “realtà inquieta, disseminata da contrasti sociali di varia natura, segnata da una diffusa insicurezza del vivere, ma al contempo dall’anelito di una vita migliore e più autentica, dal desiderio di travalicare schemi consunti che legano ad un mondo stantio e ormai superato”. (p. 19)

“L’avventura umana di Francesco d’Assisi origina proprio in questo mondo, stranito dalla concomitanza di fenomeni sociali e culturali che nella loro complessa articolazione determinano pesantemente il quotidiano e talvolta scavano profondi fossati tra un uomo e l’altro. (…). Dopo Francesco d’Assisi il mondo non fu più lo stesso.”(p. 21)

Nel breve o lungo tempo della nostra vita, del resto, tutto cambia in maniera plateale o in sordina nel mondo che ci circonda. Ma avviene un cambiamento più silenzioso e profondo dentro di noi: nel nostro sguardo, nel nostro cuore, nella nostra anima.  Un cambiamento che non sempre avvertiamo quando avviene, ma che silenziosamente si fa strada lungo il percorso fiorito di rose e di spine della nostra esistenza terrena. Fino alla piena consapevolezza della nostra trasformazione. Accade sempre e da sempre. Niente è immutabile e immobile a questo mondo.

Accadde anche ottocento anni fa nel breve ma intenso percorso esistenziale di Giovanni, così chiamato da sua madre Donna Pica, ben presto commutato in Francesco da suo padre, il ricco mercante Pietro di Bernardone, che al momento della sua nascita era in Francia. Il rientro del padre ad Assisi decretò il primo notevole cambiamento: il nome, perché fosse chiaro a tutti che quel figlio sarebbe diventato un cavaliere ricco di denaro, di onori e di gloria. E in un primo momento i fatti sembrarono dargli ragione, fino a quando il giovane gaudente non sognò una voce che gli ordinava si lasciare i beni terreni e di seguirlo. Il resto è storia. Una storia che ancora oggi ci affascina e ci conforta. Credenti e non credenti. I primi hanno un motivo in più per avere fede e per sperare in una umanità migliore. I secondi hanno un motivo in meno di perdurare nel loro scetticismo che non illumina di certo la loro vita. Dio è Luce che squarcia le tenebre. È consolazione perché è Amore. Sembra una banalità, ma credo che non lo sia. Il buio a qualsiasi età fa paura perché nasconde la realtà delle cose. Come accade in una casa buia. E ciò mette ansia, timore, paura appunto. Sembra che ci sia solo vuoto dentro, ma basta un raggio di sole per illuminare una realtà piena di pulviscolo atmosferico, che riempie di luce la stanza. Noi siamo quel pulviscolo, un nulla assoluto, che diventa visibile e luminoso con un friccico di sole. È blasfemo paragonare tutto ciò San Francesco o, meglio, a Dio? Non credo. Infatti, continuando nella metafora, ma non troppo, ecco che con un po’ di semplice luce la casa vuota si riempie di Vita. Non siamo più soli. Siamo in tanti. E ci sentiamo più sicuri. Non abbiamo più paura. Ci sentiamo salvi. E scopriamo in noi una forza inaudita. Il coraggio di procedere. La gioia della condivisione, che annulla persino le distanze di tempo e di luogo. Soprattutto le distanze del cuore.

È quanto è accaduto ottocento anni fa con la fiaccola ardente di Luce e di Calore del Santo di Assisi. Una Luce che ha attraversato secoli per giungere fino a noi e renderci più sicuri, più forti nella nostra fede. Più solidali con tutti, ma soprattutto con chi non ha nulla, con chi è sofferente, è malato. Come ha fatto Francesco nella sua breve illuminante vita.

Con chi ha bisogno di amorevoli cure: Francesco in punto di morte fu assistito con amore e tenerezza dalla sua amica Iacopa dei Sette sogli, a cui aveva mandato una lettera perché gli fosse vicino in punto di morte (pp. 459-460-461).

La cura! Il prendersi cura significa attenzione, costanza, premura in un tempo dilatato. E in questo tempo dilatato Iacopa rimase con lui. Ma nel tempo dilatato si dipana anche tutta la nostra Storia di ieri, di oggi, di domani nel tempo e nello spazio perché nasce da un sorgente che si fa fiume e che scorre entro argini sicuri, fino a sfociare nel mare e infine negli oceani che accolgono ogni goccia senza più alcuna distinzione. È quanto fa Francesco, entrando in ogni casa, dove porta Luce, Letizia e Pace, senza distinzione alcuna.

E ogni casa è Casa che si fa Parola. Nido di protezione e Nodo di incomprensioni ma anche di comunicazione, che via via si fa incontro d’amore e dialogo pacificato.

Non a caso San Francesco, entrando in ogni casa salutava dicendo “Sia pace a te”, come ci ricorda Giovambattista Di Noi. E tutti i frati francescani si salutavano e si salutano: “Pace e Bene, Fratelli” per rinascere ogni giorno in letizia, dialogo, amore, fratellanza. Per rinascere insieme in Cristo, fonte della vera Pace, di ogni letizia e della verdeggiante Speranza di ritrovare, soprattutto ai nostri giorni così difficili e controversi, l’auspicata Umanità nell’uomo.

Francesco, del resto, riassume in sé l’uomo di ieri, di oggi, di sempre. Grazie a lui, oltre le risapute rivalità tra il Papato e l’Impero, che occuparono a lungo i secoli bui del Medioevo, la storia della stessa Chiesa “mutò per sempre. Un santo grande, sì! Ma prima ancora di un grande uomo”. E in queste parole si evince non solo la venerazione di un Santo da parte dell’Autore, ma anche la sua ammirazione per l’uomo. E non solo. Andando avanti nelle pagine, di troviamo di fronte ad un altro scoglio di quei tempi così difficili da vivere, scoglio entro cui si incagliavano i tortuosi “labirinti dell’eresia”, in cui trovano posto “i catari” e “i valdesi”, contro i quali la Chiesa lottò strenuamente.

A questo punto, mi sembra giusto concludere queste mie riflessioni, sottolineando il puntuale, preciso, attento elenco di tutte le note a fine di ogni capitolo. Non è assolutamente un fatto scontato e di questo bisogna dare atto e merito al nostro Autore. Altro rilievo importante da fare riguarda lo stile della sua scrittura di Giovambattista Di Noi. Si tratta di una scrittura di notevole spessore stilistico, dove niente è affidato al caso: l’Autore adotta spesso parole dotte, richiami filosofici e reminiscenze greco-latine, ma allo stesso tempo esse risultano molto chiare perché il messaggio francescano possa arrivare a tutti. Ecco qualche esempio: “scavano profondi fossati” (p. 21), “relativizzazione delle conoscenze” (p. 75), “vita claustrale” (p. 201), “la febbre quartana è una di quelle febbri malariche, provocata dal Plasmodium malariae (p. 3884) e così via.

Vorrei, infine, focalizzare ancora una volta quanto ha ribadito più volte Giovambattista Di Noi: Si tratta di un Santo che trova spazio in tutti i cuori, credenti e non credenti. Ecco perché la sua storia ha attraversato ottocento secoli e rimane punto fermo nel tempo. Ieri come oggi, come sempre.

Non mi resta che augurare, ancora una volta, buona lettura a tutti. E a tutti i credenti con rinnovata Fede. Grazie. Angela/lina