È un San Francesco giovane che guardo in copertina, ma porta già i segni del martirio di Cristo da lui tanto amato. Segni inconfondibili della sua totale unione al Crocifisso. Messaggio chiaro che ha attraversato i secoli per giungere intatto fino a noi, nella sua veridicità storica (i suoi scritti autografi e le fonti incrociate della sua biografia) e nella sua veridicità umana (il battesimo con il nome di Giovanni, il cambio del nome in Francesco, la prima giovinezza e le i suoi desideri di gloria, le sue ambizioni e tentazioni, cui cedeva volentieri, le sue fragilità e le sue malattie, dopo il sogno di una voce solenne che gli ordina di seguirlo). Uomo tra gli uomini: fragile e tormentato, ma titanico nella sua Fede. Notevole, poi, è la dedica che Di Noi pone in prima pagina: “A/ Andrea Di Noi e Giulio Isola,/ sorgenti d’amore/ in un cuore/ colmo di gioia per loro”, segno di profondo amore, di immensa gioia che gli affetti familiari donano, e di continuità nel tempo (l’esatto contrario di quanto avviene nella famiglia di Francesco d’Assisi?). E subito dopo il titolo: FRANCESCO D’ASSISI - Una luce inattesa nelle Tenebre del XIII secolo - ecco una pagina tratta dai Fioretti, cap.X .
Ma, nel risvolto di copertina ecco
quanto il Prof. Giovanni Romano sintetizza della sua dotta, attenta, puntuale
Prefazione: “Con uno stile sempre chiaro e preciso, l’Autore ci restituisce in
pieno la complessità avvincente degli eventi di cui San Francesco fu
protagonista, inquadrandoli perfettamente nel suo tempo. La forza tellurica del
messaggio di Francesco era rendere Cristo presente, attuale, vivo, incarnato. Non
un discorso ma una persona, una presenza che si poteva toccare, una esperienza
che chiunque poteva fare. Il suo capolavoro fu l’aver comunicato con una
semplicità senza uguali l’Amore da cui si sentiva amato, risvegliando la fede,
la speranza e la carità in un’epoca che sembrava averle perdute”.
Ed è quanto l’Autore, il Prof.
Giovambattista Di Noi, ci riporta con dovizia di particolari, dovuta alla sua
naturale inclinazione alla ricerca per giungere alla conoscenza lungo un
percorso di studi vari e compositi durati decenni, e la sua venerazione
particolare per un santo, il cui “messaggio non è rivolto solo ai credenti ma a
tutti indistintamente, poiché la sua è una visione dell’esistente che interessa
ogni uomo come uomo, come soggetto capace di agire nella più completa libertà
di saper distinguere un atto d’amore e di abnegazione da un atto ispirato dall’odio
e dal profitto. ‘Il Signore ti dia pace’, questo è l’augurio che offre a
chiunque, perché nella pace del cuore è possibile aprirsi agli altri, essere
capaci di amore e datori di doni’…” (p. 16).
E
questa venerazione permea di sé ogni pagina di questo Saggio voluminoso, che
ama ripercorrere ogni dettaglio della vita del Santo, a partire dal secolo buio
del Duecento, in cui era nato, nella congerie di una “società in affanno”,
dovuta a una “realtà inquieta, disseminata da contrasti sociali di varia
natura, segnata da una diffusa insicurezza del vivere, ma al contempo dall’anelito
di una vita migliore e più autentica, dal desiderio di travalicare schemi
consunti che legano ad un mondo stantio e ormai superato”. (p. 19)
“L’avventura
umana di Francesco d’Assisi origina proprio in questo mondo, stranito dalla
concomitanza di fenomeni sociali e culturali che nella loro complessa
articolazione determinano pesantemente il quotidiano e talvolta scavano
profondi fossati tra un uomo e l’altro. (…). Dopo Francesco d’Assisi il mondo
non fu più lo stesso.”(p. 21)
Nel breve o lungo tempo della nostra vita, del resto, tutto
cambia in maniera plateale o in sordina nel mondo che ci circonda. Ma avviene
un cambiamento più silenzioso e profondo dentro di noi: nel nostro sguardo, nel
nostro cuore, nella nostra anima. Un
cambiamento che non sempre avvertiamo quando avviene, ma che silenziosamente si
fa strada lungo il percorso fiorito di rose e di spine della nostra esistenza
terrena. Fino alla piena consapevolezza della nostra trasformazione. Accade
sempre e da sempre. Niente è immutabile e immobile a questo mondo.
Accadde anche ottocento anni fa nel breve ma intenso percorso
esistenziale di Giovanni, così chiamato da sua madre Donna Pica, ben presto
commutato in Francesco da suo padre, il ricco mercante Pietro di Bernardone,
che al momento della sua nascita era in Francia. Il rientro del padre ad Assisi
decretò il primo notevole cambiamento: il nome, perché fosse chiaro a tutti che
quel figlio sarebbe diventato un cavaliere ricco di denaro, di onori e di
gloria. E in un primo momento i fatti sembrarono dargli ragione, fino a quando
il giovane gaudente non sognò una voce che gli ordinava si lasciare i beni
terreni e di seguirlo. Il resto è storia. Una storia che ancora oggi ci
affascina e ci conforta. Credenti e non credenti. I primi hanno un motivo in
più per avere fede e per sperare in una umanità migliore. I secondi hanno un
motivo in meno di perdurare nel loro scetticismo che non illumina di certo la
loro vita. Dio è Luce che squarcia le tenebre. È consolazione perché è Amore.
Sembra una banalità, ma credo che non lo sia. Il buio a qualsiasi età fa paura
perché nasconde la realtà delle cose. Come accade in una casa buia. E ciò mette
ansia, timore, paura appunto. Sembra che ci sia solo vuoto dentro, ma basta un
raggio di sole per illuminare una realtà piena di pulviscolo atmosferico, che
riempie di luce la stanza. Noi siamo quel pulviscolo, un nulla assoluto, che
diventa visibile e luminoso con un friccico di sole. È blasfemo paragonare
tutto ciò San Francesco o, meglio, a Dio? Non credo. Infatti,
continuando nella metafora, ma non troppo, ecco che con un po’ di semplice luce
la casa vuota si riempie di Vita. Non
siamo più soli. Siamo in tanti. E ci sentiamo più sicuri. Non abbiamo più
paura. Ci sentiamo salvi. E scopriamo in noi una forza inaudita. Il coraggio di
procedere. La gioia della condivisione, che annulla persino le distanze di
tempo e di luogo. Soprattutto le distanze del cuore.
È quanto è accaduto ottocento anni fa con la fiaccola ardente
di Luce e di Calore del Santo di Assisi. Una Luce che ha attraversato secoli
per giungere fino a noi e renderci più sicuri, più forti nella nostra fede. Più
solidali con tutti, ma soprattutto con chi non ha nulla, con chi è sofferente,
è malato. Come ha fatto Francesco nella sua breve illuminante vita.
Con chi ha bisogno di amorevoli cure: Francesco in punto di
morte fu assistito con amore e tenerezza dalla sua amica Iacopa dei Sette sogli,
a cui aveva mandato una lettera perché gli fosse vicino in punto di morte (pp.
459-460-461).
La cura! Il prendersi cura significa attenzione, costanza,
premura in un tempo dilatato. E in questo tempo dilatato Iacopa rimase con lui.
Ma nel tempo dilatato si dipana anche tutta la nostra Storia di ieri, di oggi,
di domani nel tempo e nello spazio perché nasce da un sorgente che si fa fiume e
che scorre entro argini sicuri, fino a sfociare nel mare e infine negli oceani
che accolgono ogni goccia senza più alcuna distinzione. È quanto fa Francesco,
entrando in ogni casa, dove porta Luce, Letizia e Pace, senza distinzione
alcuna.
E ogni casa è Casa che si fa Parola. Nido di protezione e
Nodo di incomprensioni ma anche di comunicazione, che via via si fa incontro d’amore
e dialogo pacificato.
Non a caso San Francesco, entrando in ogni casa salutava
dicendo “Sia pace a te”, come ci ricorda Giovambattista Di Noi. E tutti i frati
francescani si salutavano e si salutano: “Pace e Bene, Fratelli” per rinascere
ogni giorno in letizia, dialogo, amore, fratellanza. Per rinascere insieme in
Cristo, fonte della vera Pace, di ogni letizia e della verdeggiante Speranza di
ritrovare, soprattutto ai nostri giorni così difficili e controversi, l’auspicata
Umanità nell’uomo.
Francesco, del resto, riassume in sé
l’uomo di ieri, di oggi, di sempre. Grazie a lui, oltre le risapute rivalità
tra il Papato e l’Impero, che occuparono a lungo i secoli bui del Medioevo, la storia
della stessa Chiesa “mutò per sempre. Un santo grande, sì! Ma prima ancora di
un grande uomo”. E in queste parole si evince non solo la
venerazione di un Santo da parte dell’Autore, ma anche la sua ammirazione per l’uomo.
E non solo. Andando avanti nelle pagine,
di troviamo di fronte ad un altro scoglio di quei tempi così difficili da
vivere, scoglio entro cui si incagliavano i tortuosi “labirinti dell’eresia”,
in cui trovano posto “i catari” e “i valdesi”, contro i quali la Chiesa lottò
strenuamente.
A
questo punto, mi sembra giusto concludere queste mie riflessioni, sottolineando
il puntuale, preciso, attento elenco di tutte le note a fine di ogni capitolo. Non
è assolutamente un fatto scontato e di questo bisogna dare atto e merito al
nostro Autore. Altro rilievo importante da fare riguarda lo stile della sua scrittura
di Giovambattista Di Noi. Si tratta di una scrittura di notevole spessore
stilistico, dove niente è affidato al caso: l’Autore adotta spesso parole dotte,
richiami filosofici e reminiscenze greco-latine, ma allo stesso tempo esse
risultano molto chiare perché il messaggio francescano possa arrivare a tutti. Ecco
qualche esempio: “scavano profondi fossati” (p. 21), “relativizzazione delle
conoscenze” (p. 75), “vita claustrale” (p. 201), “la febbre quartana è una di
quelle febbri malariche, provocata dal Plasmodium
malariae (p. 3884) e così via.
Vorrei,
infine, focalizzare ancora una volta quanto ha ribadito più volte
Giovambattista Di Noi: Si tratta di un Santo che trova spazio in tutti i cuori,
credenti e non credenti. Ecco perché la sua storia ha attraversato ottocento
secoli e rimane punto fermo nel tempo. Ieri come oggi, come sempre.
Non
mi resta che augurare, ancora una volta, buona lettura a tutti. E a tutti i
credenti con rinnovata Fede. Grazie. Angela/lina
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