Saluto questo Nuovo Anno così. Per essere vincente ancora…
E parto dell’infanzia, che è venuta a cercarmi
in questi primi giorni per tingere il mio mondo di attese epifaniche, colme di
calze colorate di allegria…
… Cento bambini,
la stessa canzone,
un sogno intero
e un aquilone…
(Primo Leone)
SI RIPARTE
Da tutto ciò
che sono e non sono
in questi
primi giorni dell’anno
che mi
lasciano
uno schizzo
di risata
per farne un
quadro nuovo di me,
di noi, certi
di sopravvivere alla luna
del lupo,
gigantesca LUNA,
che sovrasta
nuvole e silenzi,
e il nostro
chiacchiericcio ribelle,
che pacifica
l’alba priva di stelle.
Siamo qui a
sognare una LUNA
sempre più
alta, bianca, distante
per
ricavarci un cuore di panna
e zucchero
filato
come da
bambina sognavo
per i miei bimbi che dovevano ancora
vibrarmi nell’anima…
… così venne il giorno nuovo
delle infinite attese
tra un silenzio di luce
e un silenzio di nuove albe
(occhi solari di bambina
respirano cielo)
Nell’anima gli amori di ieri e di
oggi, chiusi a doppia mandata per consegnare la chiave ai miei figli e nipoti
che conoscono la mia pelle, i miei occhi, le mie mani, ma ignorano il taciuto,
il non detto, i sentieri più profondi dei miei silenzi, fioriti nelle quattro
stagioni della vita, già vissute e ancora da vivere fra crochi multicolori,
nontiscordardimé, azzurri più del cielo e del Danubio blu, vissuto per tanti
anni a Belgrado; tra grappoli di cielo in caduta libera nel mio giardino a
primavera e gli allegri sorrisi dei rossi papaveri, gerani e gladioli petunie e
rose, girasoli nei campi a distesa e
intrico di lantane in estate. I miei silenzi
vestiti d’autunno con settembrini, eriche e ciclamini. E poi astri come stelle
fiorite per caso in zolle brulle senza più fili d’erba e crisantemi per ogni
lacrima versata nei camposanti senza sorriso.
Infine, i miei silenzi di neve di un
inverno che trema di attese e spera nel nuovo anno con stelle alpine,
calendule, camelie e il canto dolente di Alfredo e Violetta e il loro disperato
amore. Chi non ricorda “La Traviata” di Giuseppe Verdi o “la signora delle
camelie” di Alessandro Dumas figlio?
In silenzio la voce della mia poesia e
il suo mistero profondo come la follia della luna, la profondità del mare, lo
scorrere dei fiumi, lo sciogliersi della neve baciata dal sole.
… nelle mani
l’alba di corallo
per legare
al dito il cielo
i ricordi
dei grovigli del cuore
- rose e
spine di penne consumate
e lettere
mai spedite
all’indirizzo
giusto. -
Allo
specchio i sogni inventati.
La luna
oltre il cancello
alle soglie
lascia ogni dolore
con fiori
colorati d’ogni stagione.
E vivo
quello che dopo il tramonto
oltre
la sera ancora mi resta
e a chi resta nel mio cuore,
tra passato e presente,
mentre mi specchio negli occhi
di quanti
di me vedranno il futuro
(per essere sempre insieme…)
Quando torna il silenzio
È un silenzio nuovo del nuovo giorno
penombra di canto
e silenzio di sorrisi
lasciano parlare
il cuore i bambini
coltivando un
amore grande
che sa di luce
anche quando la sera ci sfiora
e accarezza la
vita appena nata.
Prodigio del
sogno accarezzato e preghiera
sussurro del
giorno che comincia
e racconta il
mistero della nascita
al canto della
natura
che non teme la
solitudine
dei balconi senza
bimbi ad imbrigliare il cielo.
Fui bambina
anch’io di riccioli e di baci
all’ombra di
un’altra bimba e gli occhi tristi di mia madre
perduti dietro
sirene e notturni rifugi di guerra
e rombo degli
aerei a rendere viva l’assenza di mio padre
prigioniero e
lontano per quattro anni e un solo amore.
Ero allegria di
bianchi spruzzi nel silenzio del mare,
ero mare vela
gabbiano tutto e niente nella fragilità
dei miei fragili
anni in fiore…
(e sono canto di
maggio vibrante di luce e di mistero)
I miei cieli
d’infanzia
Si frantuma
in zolle di quasi primavera
l’esile filo
d’erba della bambina con le trecce
che fece
nido in un germoglio di mandorlo
rosa come il
vestito di foglie e di grano
nella casa
dei gatti e delle tortorelle.
Gabbia
d’usignoli e mani di nonno e pianto
di bambina
al primo volo sull’albero rosso
che di rosso
tinse piedini e lacrime.
Scarpe di
seta con ricami di farfalle
e roselline
di prato a innamorare cortile
e primi
sogni d’allodola all’alba.
E fanfare in
festa con gelato a cono tra le dita.
La cassa
armonica suonava con la banda e i violini
e luminarie
ad accendere occhi di mille colori
Verdi,
Puccini Donizetti, voci del cuore
che ignoravo
nei primi giorni dell’anno
e i fuochi
d’artificio a illuminare
il cielo di
mezzanotte e la carrozza di cristallo.
Principessa
senza principe e un cavallo alato
-
Pegaso di bianco vestito e profumo di mare
prima che di alghe s’impregnasse il cuore -
e mi fermo
qui per non rompere l’incanto di questi primi giorni del Nuovo Anno e dell’attesa
della Befana e dei camini accesi e delle calze da riempire con tutti i nostri
sogni da realizzare in nuovi progetti per continuare ancora a sognare… Grazie!!!
Angela/lina