E oggi, vigilia di San Valentino, festa di chi si ama, mi sembra giusto parlare d’amore riportando per tutti noi un racconto quasi fiabesco, ma assolutamente vero, della mia amatissima sorella ANNA MARIA, volata tra le stelle circa tre anni fa, ma eternamente presente nel cuore. Lei, infatti, è qui e teneramente mi sorride, felice come una ragazzina che parla del suo primo assoluto innamoramento. Ed ecco il suo racconto. Ve lo affido con tutta la storia che tutti noi fratelli e sorelle abbiamo vissuto con lei nel nostro “cortile del gelso e delle rose”…
UN MAGICO CORTILE
I miei nonni abitavano in una grande casa al centro del paese;
poteva definirsi quasi una casa colonica in quanto offriva tutto quello che un
uomo, amante della natura, si aspetta dalla propria abitazione. C’era, per
esempio, un grande cortile pieno di fiori, piante e tanti animali. Io tornavo
in quella casa d’estate, una volta all’anno e vi trascorrevo giorni favolosi.
Mio nonno aveva preparato una casa per tutti gli animali di
cui si prendeva cura. La stalla era appartenuta, nel tempo, prima ad un
bellissimo cavallo, poi ad un mulo e, infine, ad un simpatico asinello, croce e
delizia del povero vecchio che a volte non sapeva come farlo muovere, in quanto
se intuiva che si andava a lavorare, si irrigidiva, come un bimbo che non vuole
andare a scuola!
La stalla era comoda, dotata di tutte quelle attrezzature per
tenere pulito e lucido il pelo del suo inquilino ed aveva una comoda
mangiatoia, dove il nonno metteva il cibo più gradito all’asinello.
Di fronte alla stalla, sotto un grande arco in pietra, aveva
sistemato una capretta con il suo compagno: anche loro trattati benissimo …
Nella parte superiore dell’arco, il nonno aveva costruito una colombaia, tutta
in legno, in cui tubavano coppie di tortorelle bianche destinate, come regalo,
alle donne del vicinato che avevano partorito da poco e che avevano bisogno di
un salutare e leggero brodino di carne per la loro montata lattea.
Una scaletta in legno permetteva di salire per osservare i loro
movimenti. Su quella scala, trascorsi molti pomeriggi dei miei giorni di
vacanza perché ero una curiosona e mi piaceva osservare i colombini quando si
coccolavano o quando covavano con amore le loro uova. Che gioia, poi, era per
me assistere allo schiudersi delle uova e alle capriole dei piccoli nati, che a
malapena, si reggevano sulle loro zampette… Un anno, nascondendomi, potetti
assistere alla nascita di un tenero capretto e alle coccole di sua madre. Il
nonno mi prendeva in giro per l’eccessiva curiosità, ma per me era una scoperta
della vita che, in un freddo alloggio di caserma, non potevo neanche
immaginare.
Nella parte anteriore del magico cortile c’era il pollaio: un
gallo e tante galline che donavano a noi nipoti uova freschissime e saporite. Anche
il pollaio era tenuto bene e disinfettato, ad ogni primavera, con calce viva. E
che festa era per tutti quando si vedevano, davanti ad alcune galline, stuoli
di gialli batuffoli che tentavano di esplorare il mondo circostante.
E c’era anche una conigliera con coniglietti bianchi e grigi
che mangiavano gli avanzi della verdura che veniva pulita: deliziosi musetti che
trituravano lentamente il cibo, e che si spaventavano facilmente ad ogni movimento
e si nascondevano sotto le fascine. Tre ochette, poi, circolavano liberamente
nel cortile andando in giro all’eterna ricerca di un pantano. Simpaticissime
con il loro movimento dondolante e con il loro “qua qua”! Non poteva mancare il
gatto o i gattini, a seconda dei periodi e, poi, c’era il cane legato al carro,
sotto una tettoia. Il cane ci avvisava abbaiando quando qualcuno si avvicinava
al grande ingresso oltre il quale c’era un grande marciapiede che talvolta si
trasformava in un mare di mandorle, messe al sole ad asciugare. E a me piaceva
tanto creare onde in quel mare, strisciando con le scarpe, su quei gusci profumati.
Subito davanti alla stalla, per alcuni metri, si poteva
godere il verde di una fascia di terreno adibita ad orto di casa. Prima
dell’orto c’era un grandissimo albero di gelsi rossi, che creava una
freschissima ombra e, qualche metro più dietro, un maestoso fico, al quale ci
si poteva avvicinare salendo sul piccolo terrazzino della stalla. All’albero ci
si poteva appendere e ci si poteva dondolare… I due alberi, che in prospettiva
sembravano di più, perché ricchi di foglie, ci offrivano generosamente frutti
succosi e gustosissimi. Sperimentai, allora, il piacere di mangiare un frutto,
appena raccolto!
Nei punti liberi, poi, il nonno aveva sapientemente sistemato
pergolati di uva bianca e nera da tavola, altra delizia per il palato. I
pergolati offrivano una piacevole ombra sotto la quale era bello pranzare. C’erano
anche diverse zucche, verdi alcune, a lampioncini gialli e arancioni, altre, che
offrivano un piacevole colpo d’occhio!
Era proprio magico il cortile che il nonno aveva ideato e
attrezzato con gusto e fatica.
Chi veniva a farci visita si complimentava per la bellezza
del luogo e sostava il più a lungo possibile per goderne l’ombra, i profumi e
il sapore dei frutti che generosamente il nonno offriva loro. Chi veniva a
farci visita si beava anche nel sentire gli odori che provenivano dalle teglie
in terracotta sistemate accanto ai carboni accesi di un camino alla monachina
che completava la bellezza del cortile. Ai tegami di mia nonna, spesso si
aggiungevano le pignatte in cui le vicine di casa, approfittando del grande
fuoco, venivano a cuocere i loro legumi.
Ho dimenticato il concerto dei fiori e soprattutto delle rose
rampicanti, che fiorivano ogni mese e dei gerani che creavano angoli ridenti e colorati.
E ogni parete, bianca di calce, infine, ospitava una rampicante vivace e
profumata!
MIO nonno era eccezionale come il suo cortile, che conservò
la sua magnificenza fino a quando fu lui a prendersene cura. Dopo cominciò un
lento e costante declino, fino ai giorni in cui rimase abbandonato e
dimenticato. Senza più il suo padrone.
Oggi vivo io nella casa dei nonni e il cortile è cambiato. Ci
sono solo i fiori ad allietarlo e i miei adorati nipotini. Quando, ancora oggi
esco fuori in cortile, ripenso a quei tempi, agli odori, ai sapori, soprattutto
ai colori, alla presenza delle tante persone a farci compagnia e dei tanti
animali che popolavano quel magico universo e che un nonno meraviglioso aveva
saputo animare per la nostra gioia. Grazie, nonno! Anna Maria
E a me non resta che augurare a tutti un San Valentino colmo
di AMORE. A presto. Angela/lina
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