venerdì 24 novembre 2023

Venerdì 24 novembre 2023: MATTEO GELARDI e i suoi spettacolari spettacoli al PETRUZZELLI di Bari...

ricamo di esili steli, luminosi ed eterei, a rendere foglia di Cielo ogni nuova alba. Da vivere come fosse l’ultima o la prima, in attesa della dorata malinconia del tramonto, curvo verso le prime ombre della sera, che l’eterna Creazione degli Universi vince, e in cui si fa Anima ogni nostro Respiro… per farci “rinascere infinite volte” (a.d. l.)                                                                                                

E oggi voglio portarvi tutti con me al Petruzzelli di Bari per condividere con voi, miei carissimi lettori, emozioni, stupori, meraviglie. E comincio dal 2017, data da cui tutto ebbe per me inizio.

Teatro Petruzzelli - Bari: “Art & Science 2017”

Lunedì 27 novembre alle ore 20 si riapre il sipario del meraviglioso Petruzzelli di Bari

(prestigioso Teatro rinato a nuova vita dopo l’incendio che lo distrusse il 27 ottobre del 1991), che si stupirà, ancora una volta, della felice mescolanza di Arte e Scienza intessuta dalla fervida mente creativa del medico/scienziato Matteo Gelardi, noto ormai in tutto il mondo per le sue ricerche e teorie sulla Citologia Nasale.

Mi piace riportare qui, a pochi giorni dallo spettacolo, dedicato quest’anno alle “quattro stagioni” (primavera, estate, autunno, inverno), e che mi vede coinvolta, ancora una volta, nella sezione della Poesia, le emozioni della prima volta al Petruzzelli, ospite da allora, ogni anno, del mio generoso e straordinario amico Matteo:

<Ho ancora negli occhi miliardi di stelle e galassie a rovesciarsi su di noi dal palco e dalla meravigliosa cupola del Petruzzelli, brulicante di antichi splendori. E nel cuore mi palpita una emozione senza fine per gli innumerevoli fiori di luce di cielo e di sole, esplosi dal genio artistico di un otorinolaringoiatra, Matteo Gilardi, che, osservando al microscopio semplici cellule nasali, affette da varie patologie, ha scoperto forme e colori da immortalare in quadri che hanno la magia delle tele di Pollok o di Kandinsky. Poi, ecco che  prodigiosamente, con la bacchetta magica della stilista Giovanna Gelardi, gli stessi colori siderali si trasferiscono su fluttuanti abiti di tessuto leggero ed evanescente, e danzano su esili steli di donne-fiore, impalpabili farfalle con ali trasparenti e lievi che cedono passi di tenerezza e di passione a ballerini che hanno corpi fragili e forti e intrecci di onde e sogni di stelle e pensieri di luna a indicare il viaggio e la meta, che Pina Bausch inaugurò nella sua Berlino degli anni Settanta.

È il viaggio “dentro e fuori di noi” ad affascinarci e ad affascinare il numerosissimo pubblico accorso da ogni dove. Il Teatro è gremito, assiepato persino in Galleria.

E noi, nel palco 25, quasi a toccare con mano tanta meraviglia, ci esaltiamo alla visione dei palpiti ciliari che pulsano sull'ampio schermo, seguendo la guida coinvolgente dello stesso Fondatore della Accademia Nazionale della Citologia nasale e coraggioso Ideatore di questa commistione scientifico-artistica, culturale e letteraria senza precedenti, passando dalle fosse nasali agli spazi sconfinati dell'Universo con una lievità e profondità di linguaggio che potrebbe catturare anche gli occhi grandi di un bambino. Stupore!

Ma meraviglia delle meraviglie è l'immensità dei miliardi di miliardi di stelle che friccicano a inimmaginabili distanze di anni luce, ridotte però ai pochi passi, quasi una passeggiata divertita e divertente del vulcanico Astrofisico Fabio Peri che, da impareggiabile affabulatore, ci permette di quantificarle, queste enormi distanze, con un divertissement quasi fosse gioco di ragazzini in un campo di calcio a rincorrere il pallone.

Dietro le quinte un pullulare di artisti in attesa di venire alla ribalta con la musica, i canti, le danze, gli assoli prodigiosi, i commenti poetici, la gloria dei violini e dei piatti di una batteria avvolgente e inimitabile, che hanno colmato i nostri cuori di immagini di cielo con A. Parson, di luna con i Pink Floyd, di viaggio e di conquista con gli Europe e Evangelis...

Lacrime di commozione per “Guardastelle” di Tony Bungaro, nostro amico di vecchia data, nella stupenda e insolita interpretazione del violoncellista Nicola Fiorino e della cantante lirica Claudia Cusumano. Con stelle a migliaia nei nostri occhi incantati.

La serata si conclude con un middley di canzoni di Frank Sinatra per le sonorità vocali di Cosimo Mitrani. 

Sono ancora incredula, stupita, estasiata e... insolitamente  mi mancano le parole per dirlo>.

Ma poi vorrei continuare per definire meglio la figura, l’arte, la scienza di Matteo Gelardi:

<Dalla magica intuizione dello scienziato-artista Matteo Gelardi, nata dall’osservazione di alcune patologie nasali, ecco illuminarsi su tela materica le proiezioni di queste cellule osservate al microscopio che d’improvviso palpitano come cuori pulsanti o sbocciano come fiori in un prato o brulicano di luce stellare nell’infinito universo. Alla razionalità dell’osservazione e sperimentazione scientifica si affianca, nella mente dell’otorinolaringoiatra, colorata di indaco e violetto, i colori della poesia, della creatività e della spiritualità, il desiderio di trasformarli in Arte. Tra l’umano e il divino. Tra la terra e il cielo. Tra il corpo umano e i corpi planetari e interplanetari a darci la dimensione del piccolissimo e invisibile agglomerato di cellule che si invera nell’immensità di miliardi e miliardi di stelle, lontane da noi miliardi di anni luce e che pure a noi ritornano per emozionarci nelle lunghe notti del buio del cuore. E tutto si fa Bellezza, Suono, Movimento, Palpito, Armonia. Dentro e fuori di noi. E tra tanto incanto, Giovanna (Genny) Gelardi ha scoperto che le forme e i colori, immortalati da suo padre in quadri che hanno la magia delle tele di Pollok o di Kandinsky, prodigiosamente, con la sua bacchetta magica di giovane e originale stilista, si trasferiscono su fluttuanti abiti di tessuto leggero ed evanescente, e danzano su esili steli di donne-fiore, donne-farfalle, impalpabili, con ali trasparenti e lievi, che incedono con passi di tenerezza e di passione, ora spavaldi e fieri, ora danzanti di allegria tra intrecci di onde e sogni di stelle e pensieri di luna, e ricami di cielo. Un caleidoscopio vivacissimo di colori, tratti sempre dalle fosse nasali di alcuni pazienti e analizzati al microscopio e riprodotti in fotografie artistiche su tele materiche molto particolari, inconsuete e incredibilmente ‘speciali’, opera della fervida fantasia e della eccezionale creatività dello scienziato, in primis, Matteo Gelardi>.

E vorrei spendere qualche parola per ARTE& SCIENCE& POESIA e MUSICA.

<E sarà il volo più alto possibile perché la musica, a mio parere, è il filo diretto con la divinità, la sacralità del Creato, l’immensità di Dio. La Sua Perfezione.

E, intanto, vorrei puntualizzare.

Non ho una mente scientifica, pure la scienza mi affascina per le scoperte e le invenzioni che realizza, in grado di offrire maggiore “ben-essere” all’umanità, quando non è causa anche di distruzione e di morte. E ritengo, comunque, che alla base della scienza ci sia un pensiero creativo: prima viene l’intuizione e poi la sperimentazione che si basa su processi razionali.

Non ho una mente tecnologica, pure mi piego all’utilizzo di certi suoi prodotti e strumenti perché mi accorgo della loro utilità, quando non ne facciamo i nostri padroni.

Ho una mente poetica, che mi fa guardare ancora oggi, nonostante i miei tanti anni di vita, il mondo con occhi incantati e visionari e tutto viene vissuto da me con lo stupore di “Alice”, sempre immersa nel suo “Paese delle Meraviglie”, mentre “attraversa lo specchio” della realtà confortata dalla immaginazione e dalla fantasia, che sono di per sé “creazione” e “ri-creazione” in un fantastico gioco senza fine...>.

In realtà sono tanti gli abbinamenti che Matteo Gelardi ha creato con le diverse Arti, ma io mi fermo qui perché mi ci vorrebbe un trattato per riportarli e commentarli tutti, riporto invece una mia poesia, intitolata “Di mai spenta poesia”, che penso sia sintesi di quanto detto fin qui:

Ha occhi d’incanto questa luna di madreperla

che sfiora con dita d’argento

l’universo di stupore

colmo di parole e sorrisi e incontri

tra miliardi di stelle e di pianeti

a raccontarci il mistero della vita

su una Terra che vibra di bellezza

e sorride d’azzurro e di splendore.

Qui volano sogni come aquiloni.

Qui passi si fanno racconti di uomini

e radici. Qui gli ulivi cantano

l’antica nostalgia di barche e marinai.

Qui ogni ricordo si veste di speranza.

Attraversa paesi in festa un’allegria di piazze

formicolanti di gente di fede e miscredente.

Qui ogni ansia si acquieta tra le pagine di un libro

e si riprende a sognare sotto la bianca Artemide

che d’innocente candore veste i boschi

ma arde di desiderio e brucia d’incendi i pianeti

per sciogliere al giorno un cantico antico

e sempre nuovo tra geometrie di costellazioni

e dadi per imbrogliare la sorte prima dell’alba

       perché germogli di mai spenta Poesia.

E giacché siamo in un tardo autunno, che sta cedendo le sue foglie ancora intrise di sole all’inverno già in attesa di legittimare la sua coltre di neve, ecco il mio commento alla stagione autunnale, una delle quattro in cui Matteo Gelardi ha diviso lo spettacolo che vivremo insieme lunedì 27 novembre 2023. Fra due giorni appena.

<Autunno: si parte dall’autunno con una splendida fotografia di “rinite catarrale”. Non mi sembra vero! È un tripudio di petali o foglie o cuori in dissolvenza tra il rosso e il giallo, spolverati da una cipria di quel rosa antico che le dame dell’Ottocento con un piumino di seta passavano, con colpetti circolari, sui loro visi di porcellana e che ora il vento autunnale sparge un po’ dappertutto, trascinando e confondendo nel suo delicato vortice colori forme dimensioni. E sembra un palpito, un volo, una sinfonia d’autunno, mentre l’occhio giallo del sole pare farsi spazio tra quei petali palpitanti per guardare con curiosità la strana metamorfosi dal microcosmo di due fosse nasali al macrocosmo di un cielo fiorito di incanti…>

E vi lascio in questo incanto. A prestissimo. Angela

 

                                                                                          Angela De Leo

 

 

 

 

 

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