sabato 6 luglio 2019

5-6 luglio 2019: una meravigliosa sorpresa...


Ieri, di primo pomeriggio, mi è giunto il messaggio di Carlo Brancale, un giovane amico, coetaneo dei miei figli, che alcuni giorni fa ha acquistato il secondo volume del mio chilometrico romanzo Le piogge e i ciliegi (SECOP edizioni, maggio 2019). La sorpresa è stata grande e, superfluo dirlo, graditissima. Riporto qui il messaggio per commentarlo insieme:
Ciao, Lina. Sto leggendo il tuo libro (il secondo volume) e anche se sono al secondo capitolo sento già l'esigenza di scriverti, perché mi trovo di fronte ad un'opera assolutamente inedita e che mi sta catturando pagina dopo pagina. Il tuo stile é davvero unico e i cambi di registro, racconto, poesia, folklore dialettale, citazioni, riflessioni, consigli, non fanno altro che incuriosire il lettore che avidamente, pennellata dopo pennellata, si ritrova a scoprire, ad emozionarsi con qualche lacrimuccia e improvvisamente a sorridere per l'improvviso umorismo che interviene sempre al momento giusto e come mano provvidenziale, porta via la lacrimuccia di emozione appena provata. Anche se la mia generazione é quella dei tuoi figli, le tue parole, i tuoi versi, mi trasportano in un modo ovattato e quasi fantastico, che ora concretamente non ricordo affatto, ora si affaccia alla mia memoria sotto forma di flebili ricordi che probabilmente il tuo testo ricompone, ravviva e riordina. Grazie ancora Lina. Ti scrivo qui in privato, ma puoi "utilizzare" queste mie affettuose ed emozionate righe, come meglio ritieni. Un abbraccio. Carlo
Emozionata anch’io gli ho risposto:
Angela De Leo Ricevuto qualche ora fa. Sono rimasta davvero sorpresa e, naturalmente, gratificata. Grazie, Carlo carissimo. Mi hai reso felice. Spero che il libro ti tenga, per un po' di tempo (è decisamente voluminoso!), compagnia e che ti possa emozionare sempre di più. Ti abbraccio.
Angela De Leo E c'è una postilla bellissima che non riesco a postare. Quella che parla del mondo che ha ancora bisogno di meravigliarsi. Mi piacerebbe condividerla per l'intensità del suo significato, ma come fare? Carlo, puoi venirmi in aiuto?
Carlo Brancale Sì sì... faccio io Lina
Carlo Brancale Il mondo ha bisogno ancora di te, ha bisogno attraverso le tue parole di riscoprire la "meraviglia" e la capacità di meravigliarsi! Il tuo libro é un invito a rallentare, ad amare le piccole grandi cose che donano la vera felicità!
Queste le parole intercorse tra me e Carlo su Face book. In privato, però, abbiamo aggiunto:
Carlo:Ti ringrazio, soprattutto per considerarmi ancora giovane 
Angela: Lo sei!!! Altrimenti io sarei pronta per i crisantemi
Carlo: Lunga vita a Lina… Il mondo ha bisogno ecc…
Perché ho riportato il nostro dialogo?
Perché mi piace puntualizzare con Carlo e con gli eventuali altri miei lettori alcune mie considerazioni personali. Punti di vista? Anche:
La vita media dell’uomo oggi si è notevolmente allungata e, se un secolo fa era di quaranta/cinquant’anni, attualmente si ha una prospettiva di vita di circa centoventi anni (vedi le aspettative berlusconiane!) e i centenari sono sempre più numerosi. Anche per gli enormi progressi della medicina e della chirurgia, nonostante il regresso della alimentazione con cibi sempre più inquinati e sofisticati! La giovinezza, pertanto, si è notevolmente allungata rispetto alla mia di tanti anni fa. Oggi un cinquantenne, giù o su di lì, pensa, si comporta e vive come un ventenne, giù o su di lì, della mia generazione. Mio figlio Giuliano, coetaneo di Carlo, è un vero Peter Pan. Coriandolo pazzo di un eterno carnevale. Pub, discoteche, incontri, concerti, spacconate con gli amici in radio e dal vivo. Gli dà manforte la sua vivace e bella compagna, Viviana o Viv(i), che è di per sé promessa di allegria, di felicità. “Amma pazzià” è il suo motto, tatuato lungo il collo in orizzontale per occupare uno spazio infinito. La loro complicità è contagiosa e divertente. Mi coinvolge e travolge. Mi offre appigli di giovinezza.
Suo padre (parlo di Giuliano), e io con lui, alla sua età aveva/avevamo già i nostri quattro figli, e la maggiore, Raffaella, ne aveva di anni ben ventuno, cioè già con la possibilità di essere a sua volta madre e di renderci nonni. Giuliano nonno? Se mi sta leggendo si starà facendo le più matte risate e sarà alle prese con l’orticaria e con tutti i più plateali e spudorati scongiuri. Salvo, poi, a commuoversi, tenendo tra le braccia il bimbetto di Boris, suo straordinario compagno di cordata a Radio Rock.
Di che parliamo, dunque? Anche quelli che, come Carlo, si sono diligentemente laureati e si vanno sempre più affermando in professioni di prestigio, e si sono eroicamente sposati e hanno avuto figli, hanno fatto delle scelte di vita con tempi inevitabilmente più lunghi dei nostri e oggi sono alle prese con figli piccoli o ancora adolescenti. Un abisso, dunque, ci separa.
Se dovessi poi andare a ritroso nel tempo, vedrei addirittura le trentenni dell’Ottocento, attualmente vere e proprie ragazzine, descritte da poeti e scrittori (vedi Balzac ne La donna di trent’anni), già stanche, deluse ed emaciate per segrete sofferenze d’amore, mentre le coetanee di mia nonna (primo ventennio del Novecento) a trent’anni erano già sfiancate da gravidanze a ripetizione. Quelle di mia madre, invece, erano precocemente invecchiate a quarant’anni. Le quarantenni della mia generazione, poi, hanno vissuto, come me, i quaranta/cinquant’anni nel fulgore della propria maturità senza cedere ai primi capelli bianchi, alle prime rughe, all’abbigliamento da “signora matura”, con un aplomb dignitoso di raggiunta consapevolezza di sé. Gli uomini, infine, sono sempre meno maschilisti e sempre più propensi a cedere le armi del loro comando a donne più sicure di sé e della propria dignità e libertà, anche in virtù dei loro studi e delle professioni che le hanno portate ad immergersi nel lavoro extradomestico e nel sociale. Le mie figlie stanno vivendo lo stesso decennio di temuto passaggio dai primi anta ai secondi con la disinvoltura della prima giovinezza: minigonne e stivaloni anche estivi e un’allegria di serate con gli amici a noi ancora vietate, purtroppo.
Mi si può obiettare che la giovinezza è una condizione mentale e psicologica più che fisica e cronologica. Sono perfettamente d’accordo. La giovinezza è l’età che ci portiamo dentro. Si può essere vecchi anche a vent’anni. Ma quelli che l’avvertono dentro anche a cento anni non possono fare statistica.
Comunque, indubbiamente oggi la tarda giovinezza è un fatto culturale, economico-sociale, oltre che individuale. Sono aumentati i centri benessere e quelli estetici; si sono moltiplicati a dismisura i modelli di vita internazionali e i mezzi di comunicazione e di locomozione che accorciano distanze e offrono informazioni ed esperienze di prima mano per “mantenersi fisicamente “giovani, belli, desiderabili”. E, per fortuna, sempre più spesso, ai nostri giorni, più che alla palestra e all’abbigliamento, sono molti i giovani cinquantenni, colti, aperti a sempre più vaste esperienze professionali e di soggiorno in Paesi stranieri, che mirano ad irrobustire anche la mente e, in alcuni casi, persino lo spirito. C’è un dinamismo notevole nei repentini cambiamenti sociali che modifica anche i comportamenti. E non solo dei giovani e degli adulti.
Non ci sono più, per esempio, i vecchi di un tempo. I più longevi vengono chiamati anziani e conservano ancora spirito combattivo e voglia di rendersi utili alla famiglia e alla società, ma anche una vitalità straordinaria di interessi: usano con disinvoltura computer, cellulari e tablet.  Vanno su Facebook, Twitter, Instagram, chattano su Messanger e Whatsapp; giocano a burraco, vanno a teatro, si esibiscono in televisione; fanno lunghi viaggi organizzati; indossano gli stessi jeans di nipoti e pronipoti.
Purtroppo, però, nessuno racconta più fiabe. Si è persa la gioia del racconto e dell’ascolto. La fiaba ha in sé la magia del prodigio e della meraviglia. Nessuno si meraviglia più di niente e di nessuno. Ecco, la meraviglia!
Carlo ne ha parlato come un sogno lontano con uno struggente desiderio di recuperarla. Oh se continuassimo a guardare il mondo con occhi nuovi ogni giorno. Non avremmo più paesaggi di grigio cemento, nei nostri occhi grigi di disincanto, ma panorami sempre nuovi e diversi di cieli azzurri, di mari cristallini, di erbe e di piante di meravigliosi colori e profumi. E sentiremmo il canto delle stelle, il racconto delle nuvole, l’arpeggio delle onde. E ci stupiremmo di tanta armonia e splendore.
Lo stupore è candore e innocenza, ma è anche l’incanto di un tempo lungo da dedicare alle piccole cose di sempre, vedendole lievitare e diventare immensamente importanti. Un filo d’erba illuminato da iridescenze diverse.
Ed ecco venirci incontro la creatività a braccetto con le solidali compagne, l’immaginazione e la fantasia: hanno la sensibilità tutta femminile di ridisegnare il mondo ogni giorno per sentirsi “rinascere infinite volte” (Fromm), sotto cieli preziosi per trine sfilacciate di nuvole e di stelle sempre nuove da afferrare a piene mani per conservarle. quotidianamente nel nostro cuore bambino. E la stessa quotidianità ci sembrerà la fiaba più bella da vivere. E la vita, il mistero più affascinante da esplorare ancora e ancora… 
La giovinezza una esplosione inattesa dell'esaltazione del cuore...
Grazie, Carlo, per aver dato la stura a tutto questo!


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