Grazie per la delicatezza
con cui sfogli il mio cuore
(Caterina Chiapparino)
Desidero subito fare una precisazione: devo puntualizzare un elemento molto importante del sottotitolo del Saggio di don Antonio Lattanzio: entre-deux, che non vuol dire assolutamente “in Dio”, come io ho scritto a pagina 5, ma come scrive l’Autore “in uno spazio (‘intraducibile in lingua italiana’ p. 11) di interrelazione creativa (…) a favore di una visione complessa che valorizza le interrelazioni, significative per la costruzione e lo sviluppo dell’identità personale e sociale del credente” (vedi primo risvolto interno di copertina). Il mio “in Dio”, che presuppone in “entre-Deus”, ha voluto significare che nel profondo di queste interrelazioni, al centro di tutto, c’è Dio! Non a caso, don Antonio afferma a p. 91 che tutto avviene “reinserendo l’atto catechistico nella dinamica della rivelazione divina, cioè una dinamica di incontro e di dialogo con Dio e l’uomo di tutti i tempi, dinamica che si realizza pienamente in Cristo”.
Fondamentali sono anche a mio parere… “la costruzione e lo sviluppo dell’identità personale e sociale del credente”. Ma cosa è l’identità personale e sociale? Qui il discorso si fa molto più profondo sull’analisi della stessa parola “identità”, che presuppone certamente la stretta corrispondenza della persona a sé stessa e, nello stesso tempo, paradossalmente e inevitabilmente una necessaria divergenza per non essere omologata, anche se unica nella sua duplice riconoscibilità: personale e sociale. Personale, nel senso di essere sé stesso e “altro da sé” per una ineludibile distinzione; sociale, nel senso ben più ampio di essere sé stesso, altro da sé e altro dallo stesso altro da sé”. Ma… “Chi è l’altro?”, si chiedeva Michel Quoist, un altro apostolo dell’amore, in una poesia che non ho sotto mano ma che ricordo ancora: “L’altro è colui che incontri per strada e che… ignori”. Più o meno così, ma il senso è questo. L’altro, infatti, il più delle volte non ha per noi né volto né identità. È nessuno. E, oggi più che mai, nella società della fretta, dell’individualismo e dell’indifferenza all’altro da sé, non c’è tempo né voglia di guardarlo per scoprirlo, conoscerlo, sapere di lui. La sua storia. La sua vita. Le sue radici. I suoi approdi. La sua gioia. Il suo pianto. I suoi sogni. I suoi progetti di vita. Quanta ricchezza ci perdiamo, ignorando l’altro! Siamo sempre più mondi compresenti e distanti. Indifferenti l’uno all’altro, se l’altro, come me, ignora il mio sguardo. L’indifferenza annulla presenze e uomini. Annulla sguardi e storie. Azzera tutto. Non conserva memoria. Non si tinge di nostalgia. Non ha passi verso il futuro. Non ride con gli occhi dei bambini.
L’esatto contrario del modo di essere e di vivere suggerito da Don Antonio e dal suo maestro, come egli stesso più volte sostiene, Jacques Audinet. Tutto diventa reale e importante, coinvolgente in Cristo e nella Sua presenza viva e vera tra noi. E non esiste l’altro come sconosciuto, ignorato, allontanato. Ogni altro è nostro fratello, sia esso amico o nemico, vicino di casa o di un altro continente perché è parte integrante di noi in Cristo nel dono di Sé nell’Eucarestia. E qui mi sembra giusto inserire una poesia di un mio carissimo amico poeta sardo, che mi ha colpito particolarmente perché affronta il problema dell’altro in termini di amicizia, di amore e di fratellanza. Si intitola “L’ANIMA ASSORTA”. Eccola: A quale Itaca tornare/ una smemoratezza coglie/ nel turbinio delle stagioni/ non basta intuire/ la vicinanza della sorgente/ la voce antica di un’amicizia/ o di una fratellanza/ il tragitto immaginario/ sempre rimandato/ ora l’oblio è questo muro/ che cresce e confonde/ la memoria e il passo/ “non dimenticare - se puoi -/ il senso di un abbraccio/ la mano nella mano”/ si sommano le notti/ in cui ho vagabondato/ cercando di fissare un approdo/ il vento scuote il mare/ sospende il fiato nelle vie di fuga/ la fede in una possibile salvezza/ nel susseguirsi d’anni/ riconoscere il volto dell’amore/ la sua gioia insieme al suo dolore/ ancora una fioritura di tenerezza/ a raggiungere l’anima assorta. (MAURO CONTINI).
Ma quanta dolcezza nei versi conclusivi: “la fede in una possibile salvezza/ nel susseguirsi d’anni/ riconoscere il volto dell’amore/ la sua gioia insieme al suo dolore/ ancora una fioritura di tenerezza/ a raggiungere l’anima assorta”. È qui, dunque, che si afferma, nel percorso verso il Cristo d’amore e di salvezza, quanto ci propongono don Antonio, Audinet e i tantissimi autori citati nel Saggio. E tutto questo mi riporta, tra l’altro, a un mio scritto di un paio d’anni fa, desunto da articoli letti in concomitanza di alcuni preziosi scritti di Papa Francesco, e intitolato “… Come squarcio d’infinito… Dio”. Si tratta di un mio articolo che mi piace condividere con tutti voi, miei affezionati lettori, perché ben si integra con quanto nel Saggio viene evidenziato e con quanto è stato ribadito con fermezza durante la sua presentazione giovedì 15 gennaio, presso l’Aula Magna dell’Università di Bari. Di cui intendo parlare fra poco più ampiamente.
Ecco, intanto, il mio articolo: <<“Ein Sof” è espressione ebraica che significa “Senza Fine”, riferendosi a Dio, l’Inconoscibile, nel suo Mistero e nella sua Resurrezione. Da una parte Egli nasce, come Lo abbiamo festeggiato il 25 dicembre, e, dall’altra parte, Egli muore e risorge, come ci è dato di festeggiarLo a Pasqua. In questi due misteri della Fede cristiana, nel “tra”, noi siamo chiamati a scegliere la strada giusta (il nostro “cammino verso Itaca”), per accostarci, come vuole Papa Bergoglio, ad una “Chiesa umile”, che “non rivendica posizioni di privilegio o di potere, che inviata per la grazia di Dio ad annunciare il Vangelo vuole farlo cooperando all’azione libera dello Spirito con ‘gratitudine e gioia’ senza presunzione alcuna. Una Chiesa che, come nell’opera di Magritte, è uno squarcio aperto che <invita ad andare oltre, a volgere lo sguardo in avanti e in alto, a non chiuderci in noi stessi (…) e a tutti offre un’apertura sull’infinito>: sulla infinita misericordia di Dio che sa trasformare le nostre vite in una danza” (Editoriale pubblicato su <<Avvenire>> del 1° ottobre 2024, a conclusione del viaggio del Papa nel cuore dell’Europa, a Lussemburgo).
Dio, dunque, è uno “squarcio infinito” di francescana bellezza, quasi uno “squarcio” di sublime verità nella nostra anima che avverte, in questo tempo di dolore, violenza o indifferenza, l’immensa potenza del Creatore nella vitale perfezione del Creato e nella contraddizione della imperfezione di ogni essere umano, che attende il Suo perdono per ri-sorgere a nuova vita (rinnovata Speranza) negli occhi dei bambini da far nascere come nuova linfa: sorgenti perenni a vivificare l’erba dei prati del nostro cuore inaridito e stanco di guerre e misfatti, sotto la sferza di mille venti, mille tempeste. Il nostro cuore, infatti, agogna al Silenzio di ogni conflitto per favorire l’incontro dell’anima con l’anima negli infiniti mondi che smarginano nell’immenso, fino a elevarsi all’immensità di Dio, che accarezza ogni ferita e leviga ogni dolore con la Sua Presenza silenziosa e amorevole, spesso ignorata o non riconosciuta, ma reale e vivificante, come Papa Francesco ancora ci suggerisce con umiltà e gioia di vivere e di sperare (cfr. Francesco, SPERA - L’autobiografia -, Mondadori, Milano, pp. 384, euro 22,00)>>.
Ricordo, a questo proposito, anche la tenerissima poesia del grande Giorgio Bàrberi Squarotti (critico letterario, poeta e studioso di grande spicco nella vita letteraria di tutto il Novecento: innumerevoli i suoi Libri di Storia della Letteratura Italiana e le relative Antologie). Ebbene, da credente, egli scrive pochi versi, intitolati “L’amore” in cui parla di Dio che è sempre vicino a ciascuno di noi con lievità e fermezza, inondandoci della Sua Protezione, del Suo Amore e della Sua Luce per sempre: È certamente uno di loro (lui?)/ per discrezione camuffato: appoggia/ alla fine la mano sulla nostra/ spalla, la scuote un poco, la sospinge/ verso l’amore che la pietà vince/ e il tempo, da quell’attimo di luce/ vivo per sempre. Da notare come tutto in Dio si fa movimento, cammino verso la salvezza che è soprattutto cammino di Fede, Speranza e Carità, come l’Autore scrive in una bellissima lettera alla sottoscritta, che ha avuto la fortuna di conoscerlo e di essergli amica fino all’ultimo giorno della sua vita. (cfr. G. Bàrberi Squarotti, LE VOCI E LA VITA, SECOP edizioni, 2016).
E ora mi sembra opportuno parlare della prima presentazione del Saggio di don Antonio Lattanzio per l’eco grandissima e la portata extraregionale che ha immediatamente avuto e continua ad avere in questi giorni. Giovedì 15 gennaio, infatti, come ho accennato prima, è stato presentato dalla SECOP edizioni, coadiuvata dall’Università degli Studi ALDO MORO, dalla ICP (Universitas Catholica Pasisiensis), dalla Arcidiocesi di Bari-Bitonto, dalla Associazione Culturale FOS di Corato, dalla Libreria SAN PAOLO, il Saggio di don Lattanzio nella “Aula Magna” dell’Università degli Studi di Bari, meraviglioso Tempio della Cultura e dell’Arte, alla presenza di tanti Prelati di spicco, dall’Arcivescovo S. E. Mons. Giuseppe Satriano a don Giuliano Savina, al dott. Saifeddine Maaroufi, Imam di Lecce. Numerosi e molto intensi gli interventi, attentamente e sapientemente coordinati dalla Prof.ssa Maria Benedetta Saponaro, dopo aver dato la parola per i saluti istituzionali alle Prof.sse Anna Stella Carrino e Elisabetta Todisco. Inaspettato, ma efficace il collegamento esterno col Rav Cesare Moscati, Rabbino Capo di Napoli.
L’Incontro pomeridiano, inoltre, è stato preceduto, come è giusto che fosse, e concluso dalla Corale della Associazione culturale corale ecumenica <<Anna Sinigaglia>>, la cui Presidente è Maria Rosaria Tedone, mentre la Direttrice artistica e del Coro, impeccabile e coinvolgente, è stata riservata alla grande M. Mariella Gernone. Eccezionale Ospite del pomeridiano Incontro è stato il grandissimo violinista, noto a livello mondiale, Prof. Marco Misciagna, che ha emozionato il numeroso e attento pubblico con una performance degna della sua fama.
Ha concluso la nostra PR. SECOP, Raffaella Leone, in rappresentanza dell’Editore dott. Peppino Piacente, coadiuvato dal figlio Nicola Piacente, Graphic Designer della Casa editrice, per il book fotografico, a immortalare interventi e intervenuti. Molto significativo l’abbraccio corale di Raffaella attraverso le pagine aperte di un libro, per sottolineare l’importanza della lettura nel percorso della conoscenza a tutti i livelli e in ogni settore dell’agire umano, soprattutto per riappropriarci anche attraverso i libri della nostra umanità. E qui mi piace riportare non solo quanto scritto dall’Editore nel fare riferimento all’Evento del 15 gennaio, in un’Aula gremita di gente in attenta e silenziosa partecipazione, “Un incontro che ha aperto riflessioni, costruito ponti e acceso il dialogo”, ma anche quanto ha scritto Dario Patruno, grande amico laico di don Antonio e dell’Editore Peppino Piacente: “Evento straordinario dove tutti ci siamo sentiti attori di una Teologia che deve ritrovare autentico slancio e diventare pratica teologica, ricerca del Divino grazie alla riscoperta delle scienze umane. L'Aula Magna piena di gente ha dimostrato quanto c’è fame e sete di scoprire un Dio vicino…”. E credo che queste parole facciano meravigliosa testimonianza di quanto detto sin qui. Ma bellissima testimonianza sono anche le parole del nostro Giornalista Enzo Quarto: “... È un libro che resterà negli annali, un riferimento basilare per la cultura futura. Un libro che dissoda il terreno rendendolo pronto alla semina. Grazie Secop”. Ma non finisce qui. Altra bellissima testimonianza mi giunge dal carissimo amico Giuseppe Sbano, presente con noi il 15 gennaio. Giuseppe scrive: … “Costruire circoli ermeneutici facilita la costruzione di linguaggi nuovi. Il contenuto di questi linguaggi scaturisce dal secondo big-bang della divinazione avvenuto 2000 anni fa. La traccia è tutta scritta nei primi capitoli della Lettera agli Efesini…”. Mi piacerebbe che si aprisse un dibattito al riguardo.
Ma intanto l’Incontro sta già dando altri ottimi frutti grazie anche e soprattutto alla presenza di don Giuliano Savina tra noi, ma di questo e di molto altro parleremo ancora perché il Saggio di don Antonio Lattanzio ha tracce profonde da... approfondire ancora!
Grata sempre. Alla prossima. Angela/lina
Ho creato questo blog perché mi piace incontrare gli altri sul filo della poesia e della scrittura in genere. Ascolto, reciprocità, confronto, comprensione, condivisione...
mercoledì 21 gennaio 2026
Mercoledì 21 gennaio 2026: ancora qualche riflessione sul Saggio di don Antonio Lattanzio…
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