lunedì 5 gennaio 2026

Lunedì 5 gennaio 2026: CANTO PER VOCE SOLA E LE QUATTRO STAGIONI DELLA VITA...

Saluto questo Nuovo Anno così. Per essere vincente ancora…

E parto dell’infanzia, che è venuta a cercarmi in questi primi giorni per tingere il mio mondo di attese epifaniche, colme di calze colorate di allegria…

                … Cento bambini,

               la stessa canzone,

                un sogno intero

                e un aquilone…

               (Primo Leone)

SI RIPARTE

Da tutto ciò che sono e non sono

in questi primi giorni dell’anno

che mi lasciano

uno schizzo di risata

per farne un quadro nuovo di me,

di noi, certi di sopravvivere alla luna

del lupo, gigantesca LUNA,

che sovrasta nuvole e silenzi,

e il nostro chiacchiericcio ribelle,

che pacifica l’alba priva di stelle.

Siamo qui a sognare una LUNA

sempre più alta, bianca, distante

per ricavarci un cuore di panna

e zucchero filato

come da bambina sognavo

  per i miei bimbi che dovevano ancora

                           vibrarmi nell’anima…

… così venne il giorno nuovo

         delle infinite attese

         tra un silenzio di luce

         e un silenzio di nuove albe

       (occhi solari di bambina    

                       respirano cielo)

Nell’anima gli amori di ieri e di oggi, chiusi a doppia mandata per consegnare la chiave ai miei figli e nipoti che conoscono la mia pelle, i miei occhi, le mie mani, ma ignorano il taciuto, il non detto, i sentieri più profondi dei miei silenzi, fioriti nelle quattro stagioni della vita, già vissute e ancora da vivere fra crochi multicolori, nontiscordardimé, azzurri più del cielo e del Danubio blu, vissuto per tanti anni a Belgrado; tra grappoli di cielo in caduta libera nel mio giardino a primavera e gli allegri sorrisi dei rossi papaveri, gerani e gladioli petunie e rose, girasoli nei campi a distesa  e intrico di  lantane in estate. I miei silenzi vestiti d’autunno con settembrini, eriche e ciclamini. E poi astri come stelle fiorite per caso in zolle brulle senza più fili d’erba e crisantemi per ogni lacrima versata nei camposanti senza sorriso.

Infine, i miei silenzi di neve di un inverno che trema di attese e spera nel nuovo anno con stelle alpine, calendule, camelie e il canto dolente di Alfredo e Violetta e il loro disperato amore. Chi non ricorda “La Traviata” di Giuseppe Verdi o “la signora delle camelie” di Alessandro Dumas figlio?

In silenzio la voce della mia poesia e il suo mistero profondo come la follia della luna, la profondità del mare, lo scorrere dei fiumi, lo sciogliersi della neve baciata dal sole.

… nelle mani l’alba di corallo

per legare al dito il cielo

i ricordi dei grovigli del cuore

- rose e spine di penne consumate

e lettere mai spedite

all’indirizzo giusto. -

Allo specchio i sogni inventati.

La luna oltre il cancello

alle soglie lascia ogni dolore

con fiori colorati d’ogni stagione.

E vivo quello che dopo il tramonto

         oltre la sera ancora mi resta                                                                                             

   e a chi resta nel mio cuore,

             tra passato e presente,

 mentre mi specchio negli occhi

              di quanti

   di me vedranno il futuro

   (per essere sempre insieme…)

      Quando torna il silenzio

 È un silenzio nuovo del nuovo giorno

penombra di canto e silenzio di sorrisi

lasciano parlare il cuore i bambini

coltivando un amore grande

che sa di luce anche quando la sera ci sfiora

e accarezza la vita appena nata.

Prodigio del sogno accarezzato e preghiera

sussurro del giorno che comincia

e racconta il mistero della nascita

al canto della natura

che non teme la solitudine

dei balconi senza bimbi ad imbrigliare il cielo.

Fui bambina anch’io di riccioli e di baci

all’ombra di un’altra bimba e gli occhi tristi di mia madre

perduti dietro sirene e notturni rifugi di guerra

e rombo degli aerei a rendere viva l’assenza di mio padre

prigioniero e lontano per quattro anni e un solo amore.

Ero allegria di bianchi spruzzi nel silenzio del mare,

ero mare vela gabbiano tutto e niente nella fragilità

dei miei fragili anni in fiore…

(e sono canto di maggio vibrante di luce e di mistero)

I miei cieli d’infanzia

Si frantuma in zolle di quasi primavera

l’esile filo d’erba della bambina con le trecce

che fece nido in un germoglio di mandorlo

rosa come il vestito di foglie e di grano

nella casa dei gatti e delle tortorelle.

Gabbia d’usignoli e mani di nonno e pianto

di bambina al primo volo sull’albero rosso

che di rosso tinse piedini e lacrime.

Scarpe di seta con ricami di farfalle

e roselline di prato a innamorare cortile

e primi sogni d’allodola all’alba.

E fanfare in festa con gelato a cono tra le dita.

La cassa armonica suonava con la banda e i violini

e luminarie ad accendere occhi di mille colori

Verdi, Puccini Donizetti, voci del cuore

che ignoravo nei primi giorni dell’anno

e i fuochi d’artificio a illuminare

il cielo di mezzanotte e la carrozza di cristallo.

Principessa senza principe e un cavallo alato

-          Pegaso di bianco vestito e profumo di mare

prima che di alghe s’impregnasse il cuore -

e mi fermo qui per non rompere l’incanto di questi primi giorni del Nuovo Anno e dell’attesa della Befana e dei camini accesi e delle calze da riempire con tutti i nostri sogni da realizzare in nuovi progetti per continuare ancora a sognare… Grazie!!! Angela/lina