domenica 5 giugno 2022

4-5 giugno 2022: il viaggio nei miei 80 sogni continua tra presenze di oggi e quelle di ieri...

4-5 giugno 2022: il viaggio nei miei 80 sogni continua tra presenze di oggi e quelle di ieri…

Oggi purtroppo è il quattordicesimo anniversario dell’improvviso volo tra le stelle di Primo, l’altra mia metà del cielo. Vorrei parlare tanto di lui e del nostro ultimo giorno insieme ma sarebbe come oscurare il sole di questo mio rinnovato canto alla vita, mi limiterò a riportare alcuni versi del suo immarcescibile amore per me e in risposta qualche verso mio, fiorito sul cuscino della notte:

Se un giorno ti diranno/ d’amarti tanto/ pensami e saprai/ che t’amo più di tanto// Se un giorno ti diranno/ d’amarti un mondo/ pensami e saprai/ che t’amo più di un mondo// Se un giorno ti diranno/ d’amarti immensamente/ pensami e saprai/ che t’amo tanto di più/ un mondo di più/ immensamente di più (e non so più se sia stata mai pubblicata o meno… forse sì… la mente si rifiuta di ricordare… il cuore è ancorato ancora ad ogni lettera, ogni parola, ogni verso, ogni più di ogni di più del suo amore di rosso vivo e di oro puro, rivo inesauribile di infuocato sole senza tramonto).

La mia   risposta breve come un sì sull’altare a rendere “sacro” ogni giorno vissuto insieme, anche quelli delle tempeste e dei marosi in cerca di un faro e di un approdo: nei miei occhi/ di gioia accesi/   i tuoi   / a ricordarmi / l’amore che ti devo/ il sogno mai sconfitto/ uncinato al filo di luce/ del nostro sogno/ sciame di stelle/ in un volo senza fine… E, oggi, per sempre e più di sempre sei in me, con NOI… la tua Lina   

E ritorno, per non morire e per rinascere ancora, al terzo step dei miei 80 anni a ritroso: il viaggio verso il Salento seconda mia “terra d’adozione”. Organizzato da Peppino a mia totale insaputa, ma con la muta complicità di tutta la combriccola alle prese, nei momenti di mio momentaneo e inevitabile rifugio in bagno con: vestiti, pigiama, beauty case con spazzola, spazzolino, dentifricio, necessaire da viaggio per il trucco, foulard respingivento (sistemati alla rinfusa e in tutta fretta da Anna Paola). Tutti gli altri in albergo hanno preparato i loro trolley che, sempre a mia insaputa, hanno sistemato nelle loro macchina. Mi dicono che dobbiamo andare a Trani per un pranzo in riva al mare, ma Trani diventa meta irraggiungibile fino a che non scopro, con mia enorme sorpresa, che siamo sull’autostrada per Taranto. Alle mie domande risposte vaghe tra battute e risate: “ti portiamo a mangiare le cozze di Taranto!”. Ma oltrepassiamo Taranto e viriamo verso Brindisi. Mi prendono affettuosamente ancora in giro, dicendomi che siamo tornati indietro e che siamo a Ruvo per non so quale altra diavoleria, ma intanto deviamo verso una stradina sterrata con pericolose buche che rendono difficoltoso il nostro procedere fino ad un cancello con una insegna “Casina della Spina”! Solo quando siamo dentro, mi rendo conto che ci sono già stata, ospite di un nostro carissimo amico brindisino, nonché bravissimo autore di parecchi libri pubblicati con la SECOP. Si mangiò allora, e si mangia ancora divinamente. Anche qui un amarcord decisamente voluto da Peppino che ora guida la carovana verso il profondo Sud, fino al Parco dei Principi di Ugento, dove molti anni fa, grazie a mio cognato Angelo e insieme a sua moglie e a Primo, abbiamo trascorso 15 giorni di vacanze da sogno. Tornandovi con tutti i figli per un Capodanno strepitoso. Insomma, ancora un tuffo nel passato. E una serata e una mattinata tra mare, piscina, giardini ricchi di alberi, verde, fiori. E alle ore 20, una corsa sul mare per festeggiare il mio primo vagito da ottantenne cantando tutti a squarciagola: tanti auguri a te con ripresa, mentre io canto tra vento mare e i miei “miei”: “tanti auguri a me!”. Ma c’è vento e bisogna tornare. È tempo di riposare. È tempo di quattro chiacchiere in libertà. Mi sento stanca ma felice e tanto grata alla vita che ora si raggruma in un solo nodo d’amore: figli, generi, nipoti, ricordi, nostalgie, ritorno al presente e voli (i loro) verso il futuro a suon di danza tra piscina alberi fiori. Io mi accodo impavida: “eh, cento anni cosa saranno mai!”. E l’indomani si riparte per realizzare il quarto step: pranzare ancora insieme a Corato prima che i “figli romani” ripartano con destinazione Roma. Le feste degli ottant’anni volgono al termine. Ora ci rimangono i tantissimi e bellissimi regali da scartare, i bigliettini di chi, sollecitato da Raffaella, mi ha scritto e ha letto e consegnato nelle attente mani di mia figlia che dirige, con grande maestria, come è solita fare in Casa Secop, tutta la festa. A casa li rileggerò e conserverò gelosamente. Sono davvero bellissimi. Mi chiedo: ma merito davvero tanto amore? Cosa ho fatto e faccio io per gli altri se non scrivere con il cuore e coinvolgerli di tanto in tanto nella mia scrittura che dedico anche a loro con sincera stima e tanto amore? È nelle mie corde, mi dico, non ho meriti… E lo dico con assoluta sincerità!

E, allora, è necessario e urgente, riavvolgere il nastro dei miei ottanta sogni per parlare di quanti sono stati coinvolti, da Peppino e Raffaella, nella festa della loro realizzazione: e ci siete riusciti alla grande!

Comincio dai miei cognati Angelo e Dolores, venuti da Surbo, paese dei miei suoceri ad un passo da Lecce. Sono venuti animati da tanto affetto, nonostante i molti problemi di salute dovuti all’età. Sono stati accompagnati da mio nipote, Domenico Zezza, figlio di Rina, la sorella maggiore di Primo, anche lei prematuramente volata tra le stelle, seguita solo qualche anno dopo da suo marito Michele. Ormai i vuoti delle presenze fisiche in casa Leone sono davvero tanti e dolorosi come spade acuminate da evitare per non soccombere allo strazio. Domenico, dunque, ha portato con sé gli zii, che altrimenti non sarebbero potuti venire, e il suo fedelissimo stradivari per rendermi omaggio con la sua affettuosissima presenza. Domenico, infatti, mi ha fatto dono di alcuni (tanti) brani musicali che particolarmente amo. Mi ha fatto dono di sé senza risparmiarsi per tutta la notte dei miei ottanta sogni, realizzandoli tutti fino all’ultimo respiro. Con la musica certo, ma anche con i suoi continui abbracci, in cui c’era tutto il suo cuore, la sua tenerezza, le sue lacrime, le sue battute, i suoi sorrisi tra ironia e commozione. E poi, come se ciò non bastasse, i suoi fiori, il suo bellissimo foulard, le sue parole di grandissimo affetto. Grazie, mio amato nipote e grande concertista, trasformatosi per me in folletto magico.

E accanto a lui e tra i miei figli Daniela e Giuliano, compreso Riccardo, compagno di Ombretta e altro mio figlio a tutti gli effetti, Valeria Rossini, oggi Docente di Pedagogia all’Università di Bari, ma un po’ di anni fa mia allieva e mia figlia adottiva, con il fil rouge della poesia a tenerci ancora unite, e non solo. Anche lei mi ha fatto dono, insieme a uno splendido foulard che sa di primavera-estate (stagioni che mi fanno rinascere!) di una pagina bellissima: Ad Angela 28/05/ 2022 - Ottanta aurore/ a segnare le ore/ i sogni di bambina/ e i progetti di carta// Ottanta sorrisi/   un punto fermo/   un abbraccio caldo/  tra salti nel vuoto e crisi// Ottanta parole poetiche/  a disegnare la tua vita/   con giravolte erratiche// Ottanta raggi Valeria. E sono versi tenerissimi che mi accarezzano il cuore e rimangono dentro “generativi di (altro) amore.   

Poi, Caterina Chiapparino, accompagnata da suo marito che conosco per la prima volta e che subito mi ispira fiducia. Vengono da Bari a portarmi la loro affettuosa presenza e un sogno: Cris Chiapperini, amatissimo papà di Caterina e mio rimpianto amico del cuore. Avrei voluto tenerli accanto a me, ma non è stato possibile. E quanto prima ci rifaremo. È una promessa reciproca. Caterina mi ha portato un meraviglioso quadro incorniciato a giorno, decorato creativamente con tralci di rose e con una poesia che Cris mi dedicò alcuni anni fa e che Caterina è andata a leggere al microfono spiegando ai presenti che suo padre era solito chiamarmi angelo. E infatti: ANGELO/ amica mia sempre/// Il corpo che ti porti odora di gelso e di ròse/ sia la custodia di uno strumento vocale/ avvolto nei veli della pazienza/ che suona che tace/ che viaggia che aspetta/ che nutre sorrisi e misteri/ dolori e luminescenze/ Siamo fatti dei nostri ricordi/ dei nostri accadimenti/ dei nostri Silenzi/ de nostri amori/ dei nostri pentimenti/ dei nostri nati/ dei nostri morti       Anam*    Siamo uomini e dèi 

Cris ha cantato il sogno, l’amicizia, la vita col suo dispiegarsi in mille contraddizioni perché siamo umani e divini. E lui era lì con noi, presente, a rispecchiarsi nelle nostre lacrime di commozione. Nei nostri baci da lontano ma non lontani.

E l’altra Caterina, che mi ha fatto il grande dono della sua presenza con due ceste spettacolari di fiori dalle corolle rosa e rosso fuoco di una bellezza fragile e forte insieme, proprio come è lei. Elegantissima, discreta, defilata, misteriosa, pensosa e con tanta voglia di stringermi a sé negli occhi grandi di “sincero affetto”. E, infatti, nel biglietto d’auguri di Caterina De Fusco leggo: Giorno speciale giorno di reincontro/ giorno di rinascita/ compleanno non compleanno/ Angela donna amorevole/ passionale tenace./ La sua vita un percorso d’amore e d’avventura/ Auguri infiniti con sincero affetto Caterina. Originale, delicato, vero, amorevole. Grazie infinite, Caterina, per essere stata con noi e aver condiviso la mia/nostra gioia.

E anche per oggi il viaggio finisce qui, ma continua domani. Con altri amici, altre voci, altri doni del cuore, altra gioiosa allegria…

 

 

 

 

 

  

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