sabato 18 marzo 2023

Sabato 18 marzo 2023: CORRELAZIONI UNIVERSALI: un SOGNO diventato REALTA'...

Torniamo ad incontrarci e a parlare di CORRELAZIONI UNIVERSALI, non so quanto possa essere interessante parlare della nostra nuova Rivista, ma spero che diventi di volta in volta motivo di incontro, confronto, riflessione. Per esempio, il primo numero (gennaio-febbraio) ha come tema:

                           UMANITA’: PUNTO E A CAPO, rincorrendo un Nuovo Umanesimo.

Se ne sta parlando tanto e anche noi abbiamo ritenuto giusto partire da alcune riflessioni sulla nostra umanità alla deriva e su cosa si possa tentare di fare per salvarla in qualche modo. Non è più tempo di stare semplicemente a guardare. E così eccoci sulle barricate, a fare la nostra parte. Una rivoluzione senza armi di morte, ma con parole di rinnovamento. Insieme si può. E le testimonianze ricevute davvero ci confortano:

Gabriella Basile, validissima curatrice della Rubrica “Sorridi, sei al lavoro!”, così scrive: Un bel successo per l'Associazione Culturale Fos di Corato: nasce la bellissima rivista bimestrale "Correlazioni universali" in collaborazione con la Secop Edizioni. In ciascun numero viene declinato, con una pluralità di interventi, un messaggio che promuove riflessioni e azioni per una crescita sociale che passa necessariamente attraverso una crescita individuale. Un concentrato di tante godibilissime letture per restare al passo di una società che sempre più necessita di una in-formazione trasversale, nonché di una sana e costruttiva dialettica. Ci sarà anche una mia rubrica di educazione sociale dedicata al mondo del lavoro. Trovate la rivista nelle biblioteche, nelle librerie o presso la casa editrice Secop di Corato. Qui la copertina del primo numero. Buona lettura!

Purtroppo, le foto della copertina e delle specifiche pagine interne occuperebbero molto spazio sul blog per cui vi invito ad andare su FB, dove sarà facile trovare i dovuti riferimenti. Io posso dare solo delle indicazioni sulla bontà degli Articoli che vado a evidenziare. Di quello di Gabriella Basile, “Educatrice sociale, specializzata in sviluppo delle risorse umane ed educazione sociale”, posso rilevare la freschezza del linguaggio in un’insolita angolazione del problema quanto mai serio e gravoso: il lavoro! Senza scomodare la Costituzione e il sempre più spesso disatteso, ai nostri giorni, Art. 1, in cui si afferma “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…”, sappiamo quanta importanza rivesta nella vita la possibilità, soprattutto per i giovani, di trovare una occupazione stabile quanto più confacente ai propri studi portati a termine, alle competenze acquisite, alle possibilità di fare delle scelte in consonanza con i propri sogni, i propri progetti, le personali aspettative. Ebbene, Gabriella parla, con grande competenza e dovizia di particolari, di quanto sia importante affrontare quotidianamente il lavoro con il sorriso. Noi tutti sappiamo quanto sia rinfrancante essere accolti in un esercizio pubblico dal sorriso accogliente di chi è preposto a parlare con i clienti, e lo fa con un approccio empatico, attenzione, pazienza nell’offrire la possibilità di scelta di un prodotto nelle forme più svariate, e così via. È come sentirsi a casa, decisamente a proprio agio. “C’è un sorriso umano e profondo”, sottolinea Gabriella Basile, “che spesso illumina i contesti lavorativi: quello delle persone altamente sensibili”, e illustra i pro e i contro di tale sensibilità, suggerendo anche la lettura del libro Persone altamente sensibili di Elaine Aron,   pubblicato in Italia da Oscar-Mondadori (e l’immagine del libro appare nella illustrazione sulla sua pagina). Gabriella dimostra così l’importanza della lettura non solo dei libri di Casa SECOP, ma di altre Case editrici purché offrano libri di qualità e di sicuro ancoraggio.

Lo stesso dicasi dell’Intervento di Piero Meli, altro giovane nostro Autore di grande caratura come scrittore e fotografo. Sentite cosa scrive:

Ore 13.50 Pausa felicità!

L’approdo di una nuova rivista nel mondo editoriale è sempre un evento da festeggiare. Magari con un ottimo calice di vino….

L'associazione culturale FOS e la SECOP Edizioni hanno lanciato una nuova sfida con la pubblicazione del primo numero di CORRELAZIONI UNIVERSALI - Rivista letteraria di confronto tra culture.

Si tratta di una rivista dal respiro internazionale, a più voci. Con tanti contributi speciali.

Questo è il primo numero: HUMANITY.

Sono grato per essere stato chiamato a collaborare con una mia rubrica in cui parlerò di vino e di letteratura: WineBook 

Ne approfitto per fare un grandissimo “In bocca al lupo” alla Direttrice Editoriale Angela De Leo, e al Direttore Responsabile Peppino Piacente.

La copertina è opera di Nicola Piacente.

Vi invito a leggerci 

#correlazioniuniversali #rivistaletteraria #humanitas

Anno I, N. 1/2023 – Gennaio/Febbraio14 marzo 2023

Prima puntata dedicata al romanzo “OTTO l’abisso del Castel del Monte” di Alfredo De Giovanni a cui ho abbinato un vino pugliese, il Falcone della cantina andriese Rivera.

Aspetto i vostri commenti 

Ed ecco il mio commento. Conosco Piero da un paio di anni e sono rimasta letteralmente affascinata dalla sua scrittura e dalle sue foto. Piero appartiene a quelle “persone altamente sensibili”, di cui sopra. Ed è una sensibilità fatta di sete di bellezza, di senso di infinito che ama scorgere nelle cose, nella natura con il suo sorriso di albe e tramonti sul mare. Sensibilità, fatta di educazione, rispetto, gratitudine, amore per gli altri e per la vita. Un mixage favoloso, di cui oggi i giovani (e non solo) spesso scarseggiano. Ma non si possono né si devono fare mai delle generalizzazioni. Piero, però, è decisamente una piacevole eccezione. Nelle sue pagine di questo primo numero della nostra Rivista ha, tra l’altro, una Rubrica fatta su misura per lui: “Libri e vini, storie di autori e di cantine”. Può sembrare un accostamento strano perché insolito, ma non troppo in quanto in Casa SECOP spesso abbiamo presentato i nostri libri abbinandoli a vini scelti da esperti del settore. Piero, in questo numero, ha fatto riferimento al libro OTTO, l’abisso di Castel del Monte dello scrittore Alfredo De Giovanni (Gelsorosso Editore). Si tratta di un romanzo “che procede pieno di enigmi e rivelazioni portandoci ad un epilogo sorprendente”. Sarà sicuramente una lettura piacevolmente disarmante. E Piero lo ha abbinato a un Rosso pugliese di tutto rispetto il “Falcone” della Cantina Rivera. Piero decanta vino e libro come solo lui sa fare, con forza, delicatezza, sapidità, destreggiandosi benissimo tra storia e poesia. E non è meravigliosa poesia quanto scrive sulla sua pagina FB “Impariamo dall’arcobaleno a danzare subito dopo la pioggia”? Ringrazio naturalmente Piero per avermi citato.

 

E infine, almeno per oggi, ecco un’altra splendida testimonianza:

Anno I, N. 1/2023 – Gennaio/Febbraio14 marzo 2023

È partita in quarta, libera, controvento, con lo stesso stile di una Vespa, la rivista letteraria (di confronto tra culture) che mancava nel panorama editoriale nazionale. CORRELAZIONI UNIVERSALI. Come quelle create dal mitico scooter? Forse il paragone è esagerato, ma intanto salite sul sellino e fatevi un giro panoramico tra percorsi culturali trasversali ma convergenti verso una nuova HUMANITY. Ne abbiamo bisogno.

Al km (pagina) 16 fate una sosta: troverete un mio piccolo reportage composto da due immagini e da un racconto (non riesco a definirlo articolo) che parte dal “Guernica” nel 1937 per raggiungere Madrid nel 2019. Spero stimoli la vostra curiosità.

Profitto dell’opportunità per ringraziare l’audace Angela De Leo (Direttrice Editoriale) e il temerario Peppino Piacente (Direttore Responsabile), che in un attimo di evidente defaillance mi hanno incaricato di scarabocchiare qualcosa di vagamente presentabile.

Come non essere fiera di quest’altra testimonianza del mio/nostro straordinario amico fotoreporter-scrittore-filosofo, che ha scritto un “pezzo” di puro incanto su “un Viaggio Lungo Millesimi di Secondo” in Spagna, tra sogno e realtà; viaggio, propostogli da un amico e rivelatosi un “racconto” dai molteplici riverberi storici di una bellezza inaudita nel passare dal “Guernica” del favoloso Picasso esposto al “Reina Sofia” a qualcosa di magico, in una immersione totale nella vita madrilena, con un “Click” pensato, desiderato, atteso, agganciato nell’attimo fuggente ed eterno del compimento (quasi… forse… perché no?...) della “straziante” Opera picassiana nelle folgoranti immagini di una rinnovata umanità, in movimento, più o meno vissuto nella quotidianità, verso una soluzione auspicabile della eterna guerra nel cuore degli uomini, mai sazi di violenze e sopraffazioni… E Giuseppe si chiede se sia davvero possibile sperare in una umanità migliore. E il suo cuore, pacificato e solidale con tanta umanità sperduta che desidera ritrovarsi, risponde di “sì”. Quasi un patto di alleanza sull’altare dell’amore universale…

Anche a Giuseppe va il mio grazie per la citazione. Spero che i miei interventi siano all’altezza dell’attenzione e dell’attesa dei lettori (con l’augurio che diventino sempre più numerosi!). E per oggi mi fermo qui, augurando al nostro Giuseppe e a quanti portano questo nome benedetto, nonché a tutti i papà del mondo un giorno sereno e ricco d’amore, soprattutto ai papà “che educano, proteggono e amano i figli biologici e non” (Assunta Braì). A presto ancora con altre belle testimonianze su CORRELAZIONI UNIVERSALI. Angela

martedì 14 marzo 2023

Martedì 14 marzo 2023: CORRELAZIONI UNIVERSALI: un SOGNO diventa REALTA'...



Ed ecco la nostra Rivista (cartacea e bimestrale) CORRELAZIONI UNIVERSALI come da tanti anni abbiamo sognato con la nostra amatissima mentore SILVANA FOLLIERO, scrittrice, critico letterario tra i più agguerriti, poetessa e generosa e tenera Amica dal cuore d’oro. Ecco subito una sua poesia che la connota e connota la stessa Rivista:

Mi piace sempre più nel Tempo
scivolare e nel Silenzio
restare immobile solo
nella vita cadenzata ma
fieramente dialettica la mente
scatena onde sonore ritmiche
d’informazione cosmica sempre
più vaste nel mondo tra le cose
del piacere universale.
(Silvana Folliero, 1993)

Non a caso parto dal suo Saggio introduttivo a Tersicoree in relazione al primo tema della nostra Rivista “Umanità punto e a capo, in funzione di un nuovo Umanesimo!

… Deve esserci nuova linfa. Il XX secolo è alle nostre spalle, davanti abbiamo il XXI (è il tempo cronologico dopo Cristo) con una piccola porzione già passata. Molti di noi sentono il bisogno di capire ciò che accade, di comprendere i significati più nascosti, meno evidenti. Il precipitare degli avvenimenti ci rende timorosi, ritardatari e insufficienti, ed anche - però - maggiormente agguerriti di fronte al non visto, al non udito. Se percepiamo le onde sonore del futuro - attraverso speciali antenne che alcuni hanno - si fa strada poco a poco la consapevolezza del vissuto e, insieme, la cognizione di ciò che siamo nel profondo, sia pure nella contraddizione e nel dubbio. Si rafforza così la facoltà della divinazione e della comprensione attraverso proprio la forza dirompente dei fatti. Una fenomenologia costruttiva che alcuni scrittoti hanno e, nel nostro caso, la esprimono nella narrativa. Un piccolo drappello di coraggiosi, forse di temerari; ma loro, uomini e donne del drappello, hanno la capacità di estrarre pepite d’oro dal terriccio. Proprio perché sono immersi nella società drammatica e delittuosa di oggi sanno perforare sé stessi attraverso la mente e la parola; sanno capire il dolore, la sconfitta, la follia.

Giustissimo. Ecco perché imperativo categorico è RICOMINCIARE. RI-NASCERE. Nascere di nuovo. Nascere una seconda volta o migliaia di volte altre in queste nostre pagine che abbiamo inchiostrato per la prima volta da gennaio scorso tra mille difficoltà e altrettanta determinazione a farcela, ad andare avanti con spirito pioneristico, senza dimenticare il passato ma con uno sguardo rivolto al futuro. Come Silvana ci ha insegnato.
Per farlo, però, dobbiamo lasciarci alle spalle gli anni trascorsi che più ci hanno fatto male o riprenderli ad uno ad uno per verificare quanto si possa e si debba salvare per non perdere la memoria di noi in una continuità a restituirci l’intero di ciò che siamo, e che è molto di più delle singole tessere che costituiscono il mosaico della nostra vita?
Ritengo che sarebbe giusto, allora, partire oggi proprio da lei, da SILVANA FOLLIERO, la Madre spirituale di CORRELAZIONI UNIVERSALI:

“Nasce a Roma il 31/05/1926, muore a Roma il 7/09/2015.”

Tra questi due argini la sua vita di discendente della nobile e antichissima famiglia Folliero, originaria di Ferrara e trasferitasi poi nel regno di Napoli, fino ad approdare in Puglia (Lucera) con i più recenti antenati. Una vita ricca di incontri importanti, di scontri feroci, soprattutto con suo padre per divergenze familiari, politiche, sociali. Una vita indubbiamente ricca di emozioni, di percezioni della realtà con grande intelligenza e grande cuore tanto da portarla a scrivere e a pubblicare giovanissima, a 24 anni, un piccolo volume sulla storia degli “anni santi” e, nel 1952, un libro di storia di Lucera, dove appunto era nato suo padre e dove lei avvertiva le sue radici, nonostante l’amore per Roma, sua patria di adozione. Poi, via via, ha pubblicato diversi volumi di saggistica, di critica letteraria, di filosofia, facendosi ben presto conoscere come scrittrice, poetessa, critico letterario di chiara fama. Agguerrita e sincera sempre in ogni ruolo, ad ogni età. Pronta ad eliminare i mediocri scribacchini della domenica, e a valorizzare, quasi con accoglienti premure materne, gli esordi o le conferme di tanti scrittori e poeti talentuosi e originali, che sarebbero divenuti, secondo il suo infallibile metro valutativo, i protagonisti della Letteratura del nuovo millennio (vedi, tra i tanti, il saggio: Giovani scrittori d’oggi, 1962).

È stata anche tra i collaboratori del Grande Dizionario della Lingua Italiana (UTET). E tra i fondatori dello storico Sindacato Scrittori a livello nazionale.

Silvana Folliero, infine, curatrice per lunghi anni della “Fermenti Editrice”, fondata nel 1971 da Velio Carratoni in quel di Roma come Rivista culturale, di attualità e costume, a cui si aggiunsero nel tempo la narrativa, la poesia, la saggistica e i libri d’Arte. Il tutto “con un linguaggio nuovo e anticonformista”. Nel 2002, infine, Silvana dette vita ad un giornale di quattro facciate intitolandolo <Dialettica tra Culture>, di cui fece stampare cinque numeri, avvertendo la necessità di comunicare più testimonianze, non più e non solo personali, ma tratte dai numerosi altri libri già editi. Silvana divise i vari testi da lei selezionati in due raggruppamenti distinti: la prima parte contenente brani di prosa e la seconda testi poetici, tutti di autori contemporanei già pubblicati da <Nuovi Fermenti>.
E pubblicò subito anche un suo testo intitolato Tracce delle colonne d’Ercole, che fu la significativa metafora dei termini posti dall’eroe sulle rive dell’Oceano Atlantico, oltre le quali l’uomo non avrebbe dovuto sconfinare per assecondare la sua sete di Libertà e Conoscenza.

Oggi che i media e i social hanno cancellato i confini territoriali a delimitare gli ambiti dello scibile umano, trovarne ancora le “tracce” significa per Silvana, ma anche per tutti noi, che in fondo l’uomo del XXI secolo non è ancora totalmente libero da pregiudizi e da giudizi affrettati per poter acquisire “una piena conoscenza” delle realtà culturali diverse dalla propria, e per poter stabilire con esse un rapporto di rispetto, dovuto anche alla “comprensione delle differenze che le caratterizzano”.

Nel saggio di Stefania Porrino, per esempio, “viene trattato, con chiarezza, il diverso modo di concepire la forza creatrice da parte del pensiero occidentale e di quello orientale”.

Alessandro Manganozzi, invece, scrive molto opportunamente: “La ciclicità della Storia rispecchia, da sempre, la sua smemoratezza. Sprovvista com’è di coscienza, si ripete…”. Verità incontestabile.

Nino Fausti: “la vita è un sogno stupendo che abbiamo tutti il diritto ed il dovere di vivere… al di là dei colori, delle religioni…”.

E Aldo De Jaco parla del suo desiderio di leggere per apprendere e approfondire…

Nelle poesie, poi, le varie voci dei poeti contemporanei evidenziano un senso di vuoto nel proprio spazio esistenziale che cercano di riempire con i valori di sempre per recuperare “un mondo migliore” per l’intera umanità, costruito da “un uomo migliore”.

(Silvana Folliero, notizie attinte da Nicoletta Corsalini, <Punto di Vista>, nr. 43/2005).

A LEI va il nostro grazie per quanto ci ha lasciato con i suoi imperdibili scritti, le sue sapienti parole, le sue tante emozioni come tracce da seguire anche per gli anni futuri.

E oggi finalmente il futuro è qui. Ma non desidero in prima persona parlare della nostra Rivista di cui sono anche “Direttore editoriale”, e curatrice essendo Presidente dell’Associazione Culturale FOS. Mi sembra giusto, invece, riportare le parole di Mariella Medea Sivo nelle cui mani sicure di Divulgatrice letteraria sono affidate le Recensioni:

Oggi, 14 marzo 2023, festeggiamo la nascita di una bellissima rivista. Non una rivista qualsiasi, niente gossip, niente pubblicità palese e occulta, ma solo promozione della buona lettura: CORRELAZIONI UNIVERSALI - Rivista letteraria di confronto tra culture a cura dell’associazione culturale FOS.

Nel periodo in cui la grande editoria si sta trasformando in una fabbrica di merce venduta in base a mere strategie consumistiche a totale discapito della bontà letteraria, quanti critici a cosiddetta "ritenuta d'acconto" esistono?

"Tu mi paghi ed io parlo bene del tuo libro", in un gioco perverso di scambio di favori e denaro in perfetto stile italico. Ed accade che testi che nemmeno uscirebbero dalla tipografia se esistesse la figura del critico letterario obiettivo, sincero, onesto, barricadero, maieutico, vendono milioni di copie in barba (baffi e peli superflui compresi) a bontà, qualità letteraria e culturale in senso lato rispetto ad altri autori meno fortunati economicamente, poco sostenuti da una invisibile rete sociale fatta di giuste conoscenze.

La cultura autentica e fruttuosa è messa al bando a favore dell'economia di mercato, torno a ripetere. E questo rappresenta un voltaspalle alla letterartura talentuosa, asfissiata dalla letterartura da hard-discount. E' il pubblico a sancire il successo di un'opera, ma è anche vero che il pubblico, nella sua gran parte, è stato messo nelle condizioni di non possedere più adeguati mezzi intellettuali valutativi, è stato lobotomizzato, ed è più facilmente manipolabile.

Ecco, quindi, che si ripropone come necessaria la presenza di una rivista scritta da tecnici, torna utile la figura del critico letterario, che non deve svolgere la funzione di "consigli per gli acquisti", ma che deve accogliere delicatamente e con grande rispetto l'arrivo di nuovi prodotti letterari autentici, frutto di ricerca, di lavoro, di sudore, di gomiti escoriati, di occhi rossi, di studi matti e disperati, L'esito dell'incontro tra critico e nuovo romanzo sarà la RECENSIONE.

Per quanto mi riguarda, sposo la definizione di critica fatta da Luigi Settembrini: critica come attività di analisi che s’impegna a rivelar la bellezza.

Ed io questo voglio fare: cercare la bellezza e riverlarvela.

Sul primo numero, la mia recensione sul libro di racconti di Federico Lotito LA PUNTEGGIATURA NON È IL MIO FORTE, Secop ediz.

Abbonatevi!

E per oggi è tutto. Ma di CORRELAZIONI UNIVERSALI parleremo ancora! Con l’augurio che possa prendere il volo e andare lontano oltre i confini geografici e della nostra stessa Anima Universale. A presto. Angela

lunedì 13 marzo 2023

Lunedì 13 marzo 2023: passano gli anni... rimangono i ricordi annidati nell'anima...

Oggi due anni dal tuo andare via in silenzio. Con tutto il tuo desiderio di pace dentro. Con tutta la tua poesia che connota una scrittura narrativa elegante, solo apparentemente semplice, ma sicuramente sincera e immediata. Con versi molto profondi e densi di significato (versi logofanici), in ogni accenno di cielo e di abisso a sfiorare l’anima. Abisso da cui risorgevi continuamente con la caparbia volontà di essere Amore per dare e ricevere amore all’ombra della tua mai spenta Poesia.

Ed ecco, quasi un presentimento, le tue poesie di commiato, oltre che ai tuoi cari, agli amici:

“Amici dolcissimi”

Amici dolcissimi

non è d’acqua la vostra trasparenza

non di luce che passa tra le foglie

non di gelida neve immacolata.

La vostra è trasparenza d’amore

carico di attenta paura

per me

per la mia disordinata vita

simile a quella di chi cammina sul filo

e a quel filo affida

senza apparente motivo

il suo incerto destino.

(Filicudi 2019)

L’aggettivo “dolcissimi” del vocativo “Amici” del primo verso racchiude tutta la tenerezza di un signore che ha fatto dell’amicizia un nodo d’amore forte e sincero. Non a caso, nel secondo verso parla di “trasparenza”, facendo riferimento all’acqua di una “società liquida” (Zygmunt Bauman), che diluisce sentimenti e li dilava, facendoli scolorire fino a perderli del tutto. Neppure la “luce” era trasparenza d’affetto degli amici né la “gelida neve immacolata”: la prima si sarebbe potuta spegnere negli anfratti ombrosi di foglie che pure ancora verdeggiano in tua assenza tra alberi lussureggianti del Parco di Villa Erba; la seconda si sarebbe potuta sciogliere prima di raggiungere il cuore. Solo l’amore compie il miracolo della verità. L’amore che era, secondo te, l’“attenta paura” per la tua incolumità perché, essendo tu un Artista a tutto tondo e appassionato amante della Poesia, avevi scelto tuo malgrado di vivere da funambolo sui precipizi del mondo e della quotidianità. L’amore è l’“attenzione” che trema per l’altro. L’amore non giudica. Ha solo paura che l’amico possa correre il rischio di cadere. È ansia per la sorte della persona cara, che osa il volo non a tutti consentito. È l’amore che “si prende cura dell’altro” e lo fa sentire compreso, protetto, amato. Sicuro, nonostante le proprie fragilità… oltre il proprio coraggio.

Grazie, Giovanni, per questa splendida poesia dedicata agli amici sinceri… e tu ne hai avuti davvero tanti. Ti era estranea la falsa adulazione spesso strumentale alla propria affermazione grazie al tuo nome, al tuo prestigio… non sapevi riconoscerla tanto volavi alto. Chi vola troppo alto difficilmente si accorge delle miserie umane. E, quando si accorge suo malgrado del precipizio, rimane attonito e spaventato come uno dei tuoi angeli in caduta libera e in preda a grande smarrimento, a doloroso senso di irrimediabile sconfitta. Ma la Poesia, per fortuna, come portentoso unguento, tutto risana.

E sull’amore, dato/ricevuto ecco un’altra testimonianza:

Così

nel silenzio

parlo d’amore con il mio ricordo.

Ma è difficile distinguere i dettagli

nella nebbia dell’anima.

Sono sorrisi e risa e baci

e corpi donati e poi abbandonati

che si alternano

a formare un grumo i sentimenti indistinti.

Ma questo è il cuore della nostra vita.

Caotico come le scatole dei bambini piene di giochi.

Resta con noi

amore

unico balsamo

che possa ancora dare senso al nostro cammino.

Milano 2020

Negli ultimi tre anni, però, e soprattutto nel 2020, sempre più si avvertiva nei tuoi componimenti poetici una sorta di testamento, un messaggio da lasciare ai tuoi cari, agli amici, ai lettori:

Avrei dovuto parlarvi solo d’amore

come i cantanti di un tempo

e certo ora sarei meglio di quello che sono.

Così stanco sapete e come svuotato.

 

Ci vorrebbe una buona notizia

di quelle che fanno esplodere nel cuore la gioia.

 

Invece sono messaggi tristi da fuori e da dentro di noi.

Il tempo, le malattie, la morte altrui

percepite ormai con il distacco di un bollettino di guerra

mentre tu ancora sopravvivi

nella tua sempre più piccola trincea.

 

E guardi la televisione

mangi

poi a letto

col sonnifero che ti riporterà nel vuoto nero

fino al nuovo giorno.

 

Ma domani reinventerò un mondo puro

di bellezza e perfezione

in cui vivo solo.

Milano 2020

Sembra apparentemente un accorato messaggio di sconfitta, ma nella terzina conclusiva ecco rinascere in te la speranza nella tua capacità creativa che annulla tutta la stanchezza del disincanto per farti immergere nel tuo sognato e agognato mondo di “bellezza e perfezione”.

E bellezza e perfezione scoprivi nel miracolo compiuto dalla forzata “clausura” del mondo in seguito alla pandemia del Coronavirus, che stava già falcidiando una parte ingente di esseri umani inermi, sorpresi, sconcertati, impauriti, impreparati alla nuova “peste” del terzo millennio: la natura, purificata dall’assenza nefasta dell’uomo, si stava prendendo la rivincita sulla sconsiderata sua azione distruttiva e autodistruttiva.

C’è un tempo per tacere

per lasciare che le cose accadano.

E noi a guardarle

con la fissità assente delle statue.

C’è un abbraccio che non possiamo pretendere

ma solo sperare che arrivi.

Tutta questa azione è una lettura del mondo

su cui dovremo prima o poi ragionare nel profondo

come frati votati al silenzio.

È bastato un mese senza la nostra disordinata arroganza

E la natura ha portato i delfini a danzare a Venezia.

Milano 2020

E l’esultanza per quella “danza” dei delfini a Venezia, vista con i tuoi occhi di fotografo e cantata con la tua penna di poeta ti ha accompagnato con una insolita speranza fino all’estate, tempo e luogo, nella tua Filicudi, di respiro calmo e di poesie, non senza un pizzico di amarezza per il mondo lasciato alle spalle ma ancora fortemente avvertito nelle tue carni “inquiete e svuotate” che ti chiedevano di scoprire “l’errore”, da cui tutto aveva avuto origine nella tua vita di “sognatore” di sofferta sensibilità e di intima solitudine:

Giorni e notti.

Cosa resterà della nostra storia?

Qualche foto

una stropicciata lettera

troppe volte riletta.

 

Ha assorbito l’inverno questo cielo

e di nuovo io porto nell’estate

la mia fragile vita di parole.

 

Tutto è immobile

tranne il ricordo che si fa reale.

Altri giorni e notti

svuotato e inquieto

cercando l’errore che ha fatto di me quello che sono.

Fragile e combattivo

In questa mia inconciliabile ferita anima.

25 aprile 2020

E ancora, in tempi più recenti:

Come un cane sbandato

in cerca di pace

ho girato il mondo.

Molti cuori

hanno accompagnato

a tratti il mio cammino.

Quasi questa malinconia

fosse una calamita

e i miei occhi uno specchio

in cui ritrovarsi.

Non ho molto da lasciarvi

amici cari

qualche fotografia

qualche poesia…

L’eredità di un sognatore

cascato in un mondo che fatica a capire.

Milano 2020

E un presagio di morte imminente ti ha accompagnato fino al giorno 13 marzo 2021 ed io non voglio arrendermi al pensiero della tua assenza. E con me quanti (tantissimi nel mondo intero) che continuano ad amarti. Ed ecco il pensiero per te in questo giorno di tristezza e rimpianto:

Carissimo Giovanni, due anni fa in silenzio e con la sola carezza del buon Dio a guidarti per mano sei volato nella Luce, lasciando sulla terra la scia luminosa del tuo passaggio intenso e ricco di mille vite almeno. E oggi con la forza ardente della tua immensa creatività illumini i nostri giorni vuoti della tua presenza fisica, colmandoli di tutti i doni che hai lasciato in chi ha avuto il privilegio di conoscerti, incontrarti, viverti accanto.

Le tue inimitabili foto, le tue meravigliose poesie, in cui la tua anima bella vibra di dolce malinconia e rara sincerità, le innumerevoli opere realizzate con geniali dita d'Artista sono qui con noi e vivranno per sempre rendendoti immortale. E sei presente soprattutto con tutto l'Amore che hai donato a piene mani a tutti con generosità, altruismo, umiltà e coraggio in questo nostro mondo opaco, triste, impaurito. Rimani Faro luminoso in tutto l'azzurro che ti appartiene. Ma, nella notte di questi giorni bui, accendi per noi e soprattutto per i tuoi cari tutte le stelle con mani di tenerezza. Oltre le mie mani in preghiera... Angela

E anche oggi mi fermo qui, consegnando a tutti voi il mio ricordo e la mia preghiera per l'immortale Giovanni Gastel. La bontà fiorisce sempre di nuove primavere. Angela 

                                                  

domenica 5 marzo 2023

Domenica 5 marzo 2023: è possibile condividere il DOLORE?... (terza e ultima parte)

E oggi è la volta di Lucio Battisti. Anche lui ottantenne e anche lui sta cantando tra le stelle il suo “Canto libero”. Sarebbe piaciuto anche a noi cantarlo a squarciagola come ci capitava nei “migliori anni della nostra vita”, ma oggi purtroppo abbiamo ancora piombo in fondo al cuore e infinite lacrime da rispettare o da versare per fare sentire anche e ancora il nostro dolore. E le parole non bastano mai. E riprendo a narrare, con la sensibilissima Angela Strippoli, lo stesso dolore che ha cantato Vincenzo Mastropirro per il piccolo “KR46MO”. Una sigla che sa d’infanzia negata, di dolore affondato, di mare infuriato per tanta indifferenza da parte degli umani che di umano hanno ben poco: Il mare non è più mare// C’è infelicità/ Fame/ Disperazione// Non c’è altra evidenza all’indifferenza// Corpi affondati/ Ingoiati/ Rigurgitati/ Ma non tutti// Il mare si è infuriato// Si è mescolato al sangue// Nel ventre (non) si contano i morti//KR46MO il Dio bambino/ Morto con i morti// Il mare/ Spasmo d’origine perduto/ Orfano di tenerezza/ Privo di ancoraggio/ Ha digrignato i denti sulle ultime parole/ C’era la luna// Poi/ Niente/ Niente  splendidi versi che azzerano ogni altra parola in quel “Niente/ Niente” che è “tutto tutto”: tutta la nostra pochezza di fronte ad una tragedia di così vaste dimensioni da raggiungere gli abissi del mare e l’infinito del Cielo… Ma ecco che leggo su FB proprio questa mattina un lungo post, intitolato “KHALED”, di un autore, di cui non sono riuscita a scrivere il nome, ma che ringrazio sentitamente perché lo sento mio fratello nella condivisione di ogni sua parola. E sintetizzo in mancanza di spazio e di tempo: Khaled Hosseini è il grande scrittore afgano, “naturalizzato statunitense”, che è nato il 4 marzo 1965 e di cui sono famosi i meravigliosi romanzi Il cacciatore di aquiloni (2003), Mille splendidi soli (2007), e E l’eco rispose (2013), triade che ho letto con grande emozione. L’autore di questo articolo continua: Leggere i suoi libri può far davvero comprendere perché tanti ragazzi e ragazze sono obbligati a intraprendere viaggi infiniti ed estenuanti, sognando un futuro migliore per sé stessi e per le proprie famiglie. Dopo la terribile tragedia di Cutro di domenica è stato detto e scritto di tutto. In molti hanno blaterato frasi a vanvera, pontificando di sapere chi avrebbe diritto e chi, invece, dovrebbe restarsene a casa sua. A loro, a Piantedosi, a Feltri e a tutti gli altri, chiederei di leggere con attenzione le opere di Khaled Hosseini: forse, e dico forse, potrebbe installarsi un dubbio tra le loro presunte granitiche certezze. Buon compleanno a questo grande scrittore. Anche tutto questo si commenta da sé e fa testimonianza di quanto accaduto, letto, sentito, visto, ascoltato, biasimato. Accolto e abbracciato nel silenzio della nostra anima.

Altre voci? Quella di E. Galliano, per esempio: Io glielo dirò, domani, cosa avete fatto. Entrerò in classe e leggerò ai miei studenti le dichiarazioni del ministro che ha detto: <Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità>. Lo leggerò e mi siederò lì ad ascoltare cos’hanno da dire. Hanno dodici anni, i miei studenti. Ed è giusto che sappiano. Lo vedranno da soli che avete fatto arrestare chi voleva salvare delle persone. Che avete scritto e detto cose orrende, che avete l’anima sporca di parole che nessuno potrà cancellare. Glielo dirò che avete costretto in porto le navi che avrebbero potuto salvarli. Glielo dirò che sono anni che usate la vita delle persone per raccattare quattro voti in più. Glielo dirò che cosa avete fatto. Cosa abbiamo fatto, in realtà. Perché siamo tutti responsabili. Glielo dirò che quelli che c’erano prima non erano così diversi, solo che sapevano nasconderlo meglio. E mandatemi la Digos, mandate chi volete, toglietemi la cattedra, la classe. Alla fine è tutto quello che sapete fare: usare la forza con i deboli. Con quelli davvero forti non ci provate neanche. Sospendetemi pure: voglio poter dire a mia figlia, quando sarà grande e vedrà cosa stava succedendo in questi giorni, in questi anni, quando mi chiederà dov’ero, voglio l’orgoglio di poterle rispondere, a testa alta: dall’altra parte.

Questa testimonianza è l’urlo viscerale di un insegnante che non vuole sentirsi più colpevole di quanto non si senta già nella sua anima lacerata. Desidera, con tutte le sue forze, che almeno i suoi alunni abbiano, attraverso le sue documentate parole, contezza di quanto sta accadendo in questi giorni di naufragi, di lutto e di pianto e di quanto sia accaduto anche in passato. Solo con modalità diverse. La sua denuncia serve anche a restituirgli la dignità di Persona quando dovrà dare di conto a sua figlia non più bambina.

Penso di poter inserire qui anche una mia poesia, intitolata “Nella notte che affonda”, scritta in   questi ultimi giorni. Dopo aver letto, guardato, ascoltato: Dolore Dolore Dolore/ Nero intenso della notte insonne/ prima che le rostrate dita/ abbiano unghiato la barca/ alla deriva di venti contrari/ e ali di spine/ nel rettangolo di mare/ che nessun riparo/ alla disperazione offre/ È qui tutto il mondo concesso/ agli occhi dei bimbi/ avidi di stelle/ nel buio grido della mamma/ aspettando un cuore/ che accolga il dolore/ e ne faccia Preghiera…/ Sarò mai più innocente, io madre?/ (sotto l’immenso scrosciare/   di lacrime   / che fanno più profondo il mare/ come possono mandorli/ e ciliegi fiorire ancora?)

 Ma ecco le brevi quanto significative parole di indignazione di Assunta Braì, Donna e Amica, che ammiro moltissimo per la sua nobiltà d’animo, per la sua sensibilità poetica, per la franchezza e la sincerità, per il coraggio: Abbiamo capito. La colpa della strage è del governo precedente, che ha illuso i migranti. Appena sentito in TV. Non ho parole, in realtà, ne avrei moltissime, ma…      

Ricca di “Vorrei”, condizionale ottativo, indice di forte desiderio, di umana comprensione e di mai spenta speranza è, invece, la voce a me tanto cara di Anna Mininno, fedele, attenta e sensibile interlocutrice nel nostro blog: Vorrei una visione mozzafiato,/ di quelle che rinfrancano cuore anima e mente,/ ma che non sia da cartolina/ Vorrei scrutare un paesaggio innevato,/ non a rischio di slavine/ e un trionfo di mare/ all’alba di un giorno nuovo/ Vorrei sentire sulla pelle/ l’umanità che vive pensieri di pace/ e che al tramonto racconta la sua saggezza/ Vorrei un volto sorridente per tutti/ imbracciare carezze/ come serti di giunchiglie/ e l’urgenza di sentirsi/ baciati dal sole/ Vorrei ogni tessera nel computo e nell’ordine planetario/ e che per ognuna ci fosse il diritto che le si deve/ E ancora vorrei che il mare/ fosse compagno di giochi/ e di buone avventure/ - ma chi sono io - (a.m.)

Purtroppo, la conclusione è di amara impotenza. Peccato. Ma è, la sua, una voce tanto accorata che si fa sicuramente preghiera e le preghiere delle “persone buone e giuste” prima o poi trovano ascolto presso il Cielo…

Salutiamoci con questa piccola fiaccola accesa… Angela

 

sabato 4 marzo 2023

Sabato 4 marzo 2023: è possibile condividere il DOLORE?... (seconda parte)

Oggi Lucio Dalla, tra i tantissimi musicisti del Cielo festeggia il suo ottantesimo compleanno, a cui partecipiamo anche noi. Io sono stata fortunata. Ho conosciuto Lucio sul finire degli anni ’50 a Manfredonia, dove ho vissuto per parecchi anni e dove lui abitava con sua madre, Iole Melotti, modista molto brava e richiesta dalle signore-bene, in una casa che si affacciava sul porto. Era amico di mio cognato Tonio (Antonio Leone, poi uomo politico di spicco per circa trent’anni.) e di una mia amica di scuola, Vittoria De Salvia, che aveva grande personalità, ottima famiglia alle spalle e una villa appena fuori città. Spesso c’incontravamo da lei per ascoltare Lucio Dalla, giovanissimo e non ancora famoso, ma già con un talento musicale eccezionale e con una voce che aveva in gola tutti gli strumenti possibili e immaginabili. Serate indimenticabili. Irripetibili. Tra musica, canzoni, battute di rara ironia e sapida autoironia, c’era già tutto il Lucio Dalla che di lì a poco sarebbe diventato uno degli artisti più famosi del panorama musicale italiano e mondiale. Ma la sua vita allora si divideva tra Manfredonia, le isole Tremiti e Bologna. Buon compleanno, Lucio!

Ma oggi, purtroppo, questi meravigliosi ricordi di un tempo felice, vengono oscurati dalle fosche nubi di quanto stiamo vivendo con dolore e rabbia e ribellione. E anche se è forse impossibile la condivisione del DOLORE, è senza dubbio condivisibile la testimonianza del nostro coinvolgimento in tanta sofferenza, che ha prosciugato la nostra umanità, allagando sempre più il “mare nostrum” di lacrime. E comincio da una coraggiosa denuncia di Raffaello Fusaro, giornalista, scrittore, attore bitontino di chiara fama, che ha scritto: Non siamo tutti sulla stessa barca. Camminiamo sulle stesse spiagge, nuotiamo nelle stesse acque, piangiamo e ridiamo allo stesso modo. Ma noi non siamo più sulla stessa barca. Ho ascoltato un’intervista, sconvolgente, fatta ad un pescatore. Si è tuffato in mare vestito per “pescare” gli ultimi respiri della vita di un bimbo. In greco antico, lingua madre sconosciuta a uomini di oggi che si professano padri, il prossimo era “to plesion”: chi mi sta accanto, che sia di famiglia, amico, concittadino, connazionale, abitante del mondo, essere umano. Ognuno di noi è inevitabilmente “to plesion” di un altro essere umano. Il prossimo di un altro.

L’Europa tace. Salvini non tace purtroppo. Non tace nemmeno il Ministro dell’Interno con: “Io non partirei se fossi disperato, sono stato educato alla responsabilità…”. Mi piacerebbe che lui visitasse Korogocho oppure la Siria oppure… e mi piacerebbe che facesse domande a quei luoghi. Mi piacerebbe anche che, anche quando sarà sopraffatto dalla voglia di rientrare, non potrà farlo. Non discuto degli scafisti oppure delle Ong. Ricordo solo che tra la fine dell’800 e seconda guerra mondiale centinaia di rotte hanno traghettato oltre oceano i migranti italiani. Cioè noi che, disperati, andando a cercare la vita, abbiamo trovato la morte in decine di naufragi.

Oggi abbiamo una colpa comune: non credere più che siamo tutti sulla stessa barca.

Condivido ogni parola di Raffaello, tra l’altro anche lui prezioso amico mio e di tanti bitontini veraci: di quelli che sono rimasti e di quelli che sono andati via ma poi ritornano. Il richiamo di casa è nelle vene di tutto il genere umano, nessuno escluso. E ognuno conta nel cuore i propri naufragi, l’importante è non perdere mai la rotta della nostra “umanità”. L’importante è non doverci vergognare mai delle nostre parole. L’importante è denunciare il Male per testimoniare il Bene. Ma con parole diverse: l’unica arma che possediamo, per chi sa accoglierle, e che ferisce più di mille armi di morte e distruzione. E sanno versare lacrime per tutte le barche alla deriva…

Come raccontano anche i versi, intitolati “È inquieto il mare oggi” di Maria Pia Latorre, nostra fedele presenza nel blog: È inquieto il mare oggi/ sul dorso di uno scoglio/ a nuoto tra i marosi/ gonfia respiri la/ verde acqua ialina/ nell’alare gioco solare// Affiora un pesce lume/ racconta sogni l’onda/ smarrirsi di gravame/ sospesi su un peso di niente/ il fondo ribalta sogni/ di buio li ha accecati/ e placa l’onda/ il dolore che va a fondo. Ma si placa veramente “il dolore che va a fondo” nonostante la trasparenza cristallina della necessità di salvezza di quanti si affidano al sogno di salvarsi “sul dorso di uno scoglio”, improvvisamente affiorato dal nulla, a spegnere i sogni “accecati dal buio” e andati a picco, trascinando nel fondo “il dolore”? c’è da chiederselo o è lampante verità di sconfitta per la nostra pietas? Ma esiste anche un altro sogno di Maria Pia, che titola un’altra sua poesia “Ho sognato”. Eccola: Ho sognato il dolore/ degli ultimi/ salire la montagna/ Una processione di tristezza sporca/ a cercare lavoro in alta quota/ Ma gliel’hanno detto che lassù/ c’è solo roccia e ghiaccio sciolto?/ e come si fa ad andare su vestiti così?/ Nei bar illuminati i bianchi/ seduti con i loro cappuccini tiepidi/leggono giornali senza pagine Altra denuncia di un diverso dolore che procura la stessa pena e la voglia di sistemare le pagine del giornale, che sarebbero comunque vuote, date le scettiche quanto realistiche premesse, per riempirle con parole che possano cambiare il mondo…

E, a proposito di verità, ecco i versi dal titolo emblematico “Non sono qui” di Mariateresa Bari, altra voce forte/fragile, ma costante e profonda e vera del nostro blog: Sul balcone respiro splendore/ la finestra germoglia di tramonti/sbriciolati tra dita gravide// Veneziane la verità a filtrare// Non sono qui/ non lacrima il tempo/ l’inverno non tracima/ da ciglia finte// Nella vertigine del nostro abisso/ pesante il fiato/ si aggruma brucia abbuia// S’incrina di foglie il passo morente La contraddizione fortissima tra lo “splendore” che attraversa “la finestra” che “germoglia tramonti” e la verità di quanto Mariateresa sia assente dove il tempo “non lacrima nella “vertigine del nostro abisso”, in cui “s’incrina di foglie il passo morente”. Amara verità, oggi, nonostante le tante false “apparenze”! Le foglie?. “Non a nome mio!” (Andrea Camilleri), dunque, anche per tutti noi!

E, intanto, una voce sempre defilata, ma non distante né lontana, scrive questi meravigliosi versi   senza titolo. Sono di Silvana Mangano, medico di base oggi in pensione ma ancora sulle barricate  come oncologa, psico-terapeuta, amante della natura, degli anziani, degli animali, di tanta umanità sofferente. Amante della Croce e del buon Dio. È superfluo dire che è anche meravigliosa amica mia? Di lei ecco questi profondissimi versi che la connotano: Non stancarti fratello/ di attraversare deserti e deserti…/ lande desolate…/ Mari che inghiottono cadaveri/ Città distrutte/ Macerie e macerie./ Non voltarti indietro/ Ancora cammina// E infinite volte/ le acque della Verità/ irromperanno nella storia…/ nella mia storia. nella tua storia. nella storia di ognuno// E il dolore avrà un senso/ e il martirio di tanti// Rinasceremo infinite volte/ sempre più veri/ E il vento dello Spirito,/ come vino inebriante,/ ci condurrà per nuovi sentieri/ Coraggio fratello/ Accendi la tua lanterna/ con il fuoco dell’Amore/ E vai…/ Anche senza sapere dove

E le metafore si susseguono per raccontarci le lacrime e i sorrisi della vita, con il ritmo del cuore calibrato su quello del tautogramma e delle allitterazioni, fino a farci raggiungere dal “fuoco dell’Amore” che “come vino inebriante/ ci condurrà per nuovi sentieri”. “Anche senza sapere dove”…

Dunque, occorre andare, non importa dove, purché ci sia una possibilità di salvezza dall’orrore, dalla fame, dalla distruzione, dalla pervicace ingiustizia di quanti purtroppo, per vicinanza geografica, chiamiamo “nostri simili”, mentre dovremmo accogliere quelli che davvero sono nostri “fratelli” nonostante vengano da lontano…

E le testimonianze continuano. Siete in molti ad aver ascoltato il mio richiamo. Ecco “NAUFRAGIO” della carissima e bravissima, Ritabu sui social: Buio di stelle infrante/ il vento furioso/ imbianca il mare/ che ulula dolore/ e/ nero/ divora vite/ spiagge e scogliere./ Dopo l’apocalisse il silenzio/ l’odore dell’alba/ fredda sulla risacca/ lambisce il petto immobile./ Il sale ormai è asciutto. E la tragedia è tutta in questi scarni versi che sintetizzano, in modo da fare accapponare la pelle,   l’apocalisse”, il rumore assordante del dolore. Il silenzio della morte “sentito” da chi è rimasto in vita, quando per tutti gli altri era ormai “asciutto” il sale”. E la commozione ci vince.

Identica commozione suscita “SPIAGGE DI DOLORE” in 24 settenari di Luigi Lafranceschina, mio caro amico di tempi migliori, ritrovato di recente, in tempi ben più bui che sollecitano un abbraccio di cuore con versi che ci riscoprono in sintonia e ci aiutano ancora, nonostante tutto, a sperare: Il Verbo che mi guida/ Non scioglie le catene/ Del dubbio e dell’angoscia/ Di questi tempi cupi./ Oggi il mare sanguina/ Di bieca indifferenza/ Di chi si finge cieco/ Per non vedere il mare/ Carrette alla deriva/ Con urla di terrore/ Calano a picco i sogni/ Di chi sperava il meglio./ A galla sui marosi/ Salgono lenti i corpi/ Che pigiano i frangenti/ Su spiagge di dolore./ Di mare le tragedie/ Affollano giorni e ore/ Non resta che lottare/ Per pene più severe/ a chi mercanta lutti/ E lacrime di morte./ Solo preghiere a Dio/ Che ciò più non accada/ A nord e a sud del mondo/ Né oggi e né domani!  E ogni parola è superflua, mentre tante sono le parole di Vito Tricarico, che sempre ci segue con attenzione e viva partecipazione nel nostro blog ed io faccio tesoro dei suoi suggerimenti, proiettati verso un mondo più giusto e solidale. Qui riporto i versi di “Una preghiera per: I martiri del mare”: La palla infuocata del sole/ scende e s’inabissa nel mare./ Un presagio colpisce l’anima/ protesa verso una roccia,/ uno scoglio lontano, la terra ferma./ L’odore di pelle umida/ si mescola alle lacrime calde/ di donne e di giovani, dei migranti,/ che stan tentando la traversata/ verso una nuova terra promessa./ Ma, il motore dello scafo va in avaria/ diventa muto, va in panne,/ solo le onde leggere vogliono spingere il natante./ In breve  i flutti diventano alti/ da far paura, sopraggiunge la notte/ e si fa scura./ I giubbotti di salvataggio, i salvagente/ a poco servono nella tempesta/ quando sei in acqua e l’aiuto è assente…/ Ancora martiri, giovani vite stroncate,/ martiri neri della guerra alla povertà/ vittime senza volto, spesso senza identità./ Non è mai scontato il prezzo della libertà. È una cronaca dettagliata e amara del naufragio di tanti martiri migranti nel nostro mare, che tutti accoglie nel suo abbraccio di morte. Anche per via degli aiuti assenti. Giusta denuncia che non trova eco nella coscienza di tanti che potrebbero salvare vite, sogni, progetti per un avvenire migliore. Potrebbero ma non… E così anche il sogno di libertà s’infrange contro una notte avversa e senza luce…

E, infine, mi commuove fino alle lacrime la poesia in dialetto, tradotta in italiano “Sigla (KR46MO)”. È del mio carissimo amico Vincenzo Mastropirro, che tocca profondamente le corde del cuore di chi ha il privilegio di leggere le sue poesie, di ascoltare la sua musica (il suo flauto magico). Per ovvie ragioni di trascrizione, riporto qui solo la versione in lingua italiana, anche se la nostra “lingua materna” ha un’altra intensità, una potente significazione, una più suggestiva verità: Un nome ce l’ha e sono felice/ ora posso scrivere di nuovo una poesia.// Finalmente sono morti altri morti/ e sta pure un bambino, anzi sono tanti.// Ma sta uno che tiene un bel nome/ un nome piccolo piccolo.// Non so come l’hanno chiamato loro/ ma un nome almeno glielo hanno dato.// Io lo chiamo Amid ed è bellissimo, lo so/ è nero e sta in una bara bianca (vm). La sottile denuncia si mescola a tanta ironia e ad una commovente tenerezza, tutta in quel “nome piccolo piccolo” che bene fa il paio con la sua pelle nera “in una bara bianca”. E il mio cuore si stringe in un pugno “piccolo piccolo”. Grazie, Vincenzo, anche per queste lacrime.

E forse domani scriverò ancora. Per non dimenticare! Angela   

venerdì 3 marzo 2023

Venerdì 3 marzo 2023: è possibile condividere il DOLORE?...

Ancora giorni bui, nonostante l’inganno del sole in questo marzo impietoso per i primi germogli dei mandorli e dei peschi e per i nuovi fiori nei giardini. Di sera, quando finalmente mi concedo una tregua dal computer e dal cellulare, guardo la TV in attesa di una buona notizia che tarda a raggiungermi. Mi dico ogni volta per non perdere la speranza “domani è un altro giorno…”, ma non è mai un giorno diverso… Sfilano bare coperte di fiori, sfilano volti che fingono lacrime mescolandosi alle lacrime vere di chi ha perso tutto, persino l’intimità del proprio dolore. E mi chiedo ripetutamente fino a perdere la testa e il sonno: “si può condividere il dolore?”. E non so darmi una risposta. E non so darmi pace. Troppo frastagliato è il dolore per chi lo prova e per chi l’osserva. Ci possono davvero essere lembi combacianti che ci facciano piegare il lenzuolo intriso di sangue e di lacrime nello stesso verso come un sudario da condividere con identico amore? Ciascuno soffre a modo suo e ciascuno sente il dolore degli altri a modo suo. Come conciliare questa individualità che ci rende unici e diversi pur appartenendo alla stessa umanità? Me lo chiedo. Ve lo chiedo. Forse occorre cambiare punto di vista. Ma, in questo caso, credo che non serva più di tanto. E allora accostiamoci al dolore degli altri con rispetto, purezza di cuore e di intenti, discrezione, bussando piano piano, per non fare rumore, al “tempio sacro” delle loro cocenti e infinite lacrime.

Mare di paura

Si gridava “il mareeeeeee!”

abbagliati dal suo antico splendore

E si urla “oh mare!”

rosso di sangue nero di morte

E il cuore ha brividi di paura

Un gabbiano vola e stride di dolore

sull’indifferenza assassina dell’uomo

(stanotte fioriranno stelle di luce

 a incantare occhi grandi bambini

                      che non sanno)

Fiume di fango è il mare

Era fiume di luce il mare

tra la terra e le case nei cieli d’agosto

dalla mia terrazza che confondeva aerei

e gabbiani e guglie d’alberi

con l’erba dei campi, i fiori.

Oltre… la città lontana.

Oggi è inganno di sole la distanza

l’armonia e il silenzio.

Ma, inquieta l’anima,

lacrima fango

in cui l’umanità umiliata affonda

al servizio d’ignobili comandanti

contro capitani di navi alla deriva

e mani di bambini in vana preghiera

(cosa di noi i posteri diranno?

 Come ci assolveranno i figli?)

Notte blu di mare amaro

… luna blu negli occhi

e tra le labbra

in questa notte blu che sa

il mare e sfiora il cielo.

Capovolto cielo di cristallo.

E una pioggia di stelle

- petali di luna in lacrime di sale -

si sfrangia in rami di silenzio

che sa di mare crivellato di sangue

nel mistero di acque lontane.

E ali d’azzurro ha dispiegato un angelo

a sfiorare ciglia chiuse di bimbo

che sogna braccia di madre

e ditale di culla

per scacciare il dolore

- e spade e fucili spianati su giorni vinti -

in un bacio d’amore perduto

in fondo a una barca che affonda

sotto il grido che sale

nel respiro che si perde

di un altro giorno che fa male.

Saremo in mille in una lacrima

non versata a riflettere la resa

all’indifferenza dei tanti arresa

o in centomila miliardi saremo

A cantare inni alla speranza?

(datemi una chiave per aprire

 il grembo bianco della luna

 e uncinare una favola al cielo

           da legare al dito

del bimbo non più nato

perché rinasca il mondo

nel suo profumo di zucchero filato)

E stasera cercherò d’incontrare la vostra pena per poterla affiancare alla mia per fare almeno testimonianza di tanto immenso dolore (chi lo desidera può mandarmi su Messenger o su Whatsapp un suo testo in prosa o in versi, meglio sul mio indirizzo email: angeladeleo42@gmail.com

Grazieeeee. A domani. Angela