mercoledì 6 settembre 2023

BUON COMPLEANNO, ANDREA CAMILLERI, EROE DEL NOSTRO TEMPO...

BUON COMPLEANNO, ANDREA CAMILLERI, EROE DEL NOSTRO TEMPO...

Quattro anni fa, il 17 luglio, moriva un grande scrittore di indiscusso coraggio e di immensa umanità.  Andrea Camilleri. Aveva oltre novant’anni, era ormai quasi cieco, ma aveva un cuore ribelle e ostile alla resa. Era il tempo della nostra umanità ferita per i tanti migranti lasciati morire nelle acque del nostro Mediterraneo, ad un passo dalla costa italiana. Fino all’ultimo respiro si batté per invogliarci a riscoprirci Uomini, nutrendoci di Sorriso e di Speranza. Andrea Camilleri era nato il 6 settembre del 1925. Oggi, dunque, il suo 99esimo compleanno.  

Dedico a lui questa pagina e a tutti gli scrittori, i poeti, i giornalisti, gli artisti che si battono per la libertà di parola, per la oculata giustizia tra disuguali, per il sacrosanto rispetto dell’altro, chiunque esso sia. Così mi è stato insegnato da “chi credette in noi, le donne e gli uomini/ che ci tenevano in braccio…”. E ripropongo questi due fondamentali versi di Vittorino Curci a tale riguardo. Ci sono insegnamenti che vanno al di là del tempo e dello spazio perché continuano ad abitarci dentro non come sterile abitudine ma come vivificante abito di comportamenti kantiani (Il cielo stellato su di me, la legge morale dentro di me). Questo riferimento mi riporta, infatti, al mio grande amico Vittorino e alla importante intervista “LA VERITA’ È ESSENZIALMENTE POETICA”, rilasciata, per <Le città delle donne>, alla giornalista Gisella Blanco, la quale così la introduce:

L’arte, a volte, non è solo una passione, una vocazione o un’indole: talvolta è la materia della vita, la sostanza del tempo, l’ontologia della personalità. La ricerca della particella minima ed essenziale che informa le più grandi strutture etiche è alla base della sopravvivenza di una società in piena crisi convulsiva da assuefazione alla fretta e alla esacerbazione della individualità, polarizzazione della scelta, più o meno volontaria, di rinunciare alla fragilità che ci rende ancora umani.

E non si può non convenire con quanto la giornalista afferma sull’arte e sulla società contemporanea in funzione di una prima rapidissima ma puntuale presentazione di Vittorino.

E, infatti: Abbiamo conversato con un intellettuale del nostro tempo, Vittorino Curci, poeta, scrittore, critico letterario, musicista e pittore, per conoscere il punto di vista autorevole dell’uomo artista contemporaneo che attraversa la tortuosa necessaria via del cinismo per giungere a una nuova infanzia umana, consapevole della propria inclinazione alla pluralità che la rende adatta alla ferocia del quotidiano.

Anche qui mi sorride l’evidenza: la giornalista ha fatto centro. Vittorino è anche tutto questo, che la sua artistica poliedricità rivela ed evidenzia, nonostante l’apparente cinismo che cerca di nascondere invano la ferita sempre presente di un dolore passato e mai arreso all’evidenza dei fatti. Per dare una tregua, con pudore e ritrosia, al rammemoramento che attualizza ricordi di rinnovato feroce sanguinamento.

Ed ecco alcuni fondamentali stralci delle sue risposte alle interessanti domande della Blanco:

Il ruolo della poesia oggi è lo stesso di sempre, cioè quello di cercare un punto di vista sul mondo, lontano da convenzionalismi radicati e automatismi inconcludenti (…) La verità è essenzialmente poetica.

Credo di poter dire che in molte poesie la “sua” verità, la verità del nostro Autore, sia pure velata da metafore e dinieghi, emerge come da un abisso insondabile ma, perciò stesso, ricco di tesori nascosti.

E ancora:

Di solito evito di tornare sulle cose che faccio. Cerco di essere dispersivo perché non sono mai soddisfatto di me stesso. Mi illudo ancora di poter scrivere una poesia, una sola, che mi rappresenti pienamente. Mi accontenterei anche di un solo verso. Un solo verso per giustificare tutta la mia vita.

Anche in queste dichiarazioni estreme, riscopriamo che la poesia si identifica con la vita, per Vittorino Curci.  

E noi gli crediamo! Mi rimane ancora lo spazio per tre riflessioni:

1) mi piace molto la poesia dei giovani e giovanissimi autori, ma forse perché figli di questo secolo, che Miguel Benasayag e Gérard Schmit hanno definito “delle passioni tristi” (cfr. M. Benasayag- G. Schmit, L’epoca selle passioni tristi, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2014), scrivono versi molto amari, disincantati, delusi. Di un nichilismo nietzschiano (ripreso da Umberto Galimberti nel suo L’ospite inquietante di alcuni anni fa), che mi sgomenta e mi spinge a lottare per loro.

2) Occorre rispolverare la speranza riportandoci ai valori di sempre attraverso un percorso di “coscientizzazione” degli adulti perché possano imparare ad “ascoltare” i giovani per conoscerli meglio e capirli di più.

3) La poesia può aiutarci a venire fuori dalla desertificazione dei sentimenti alla luce di quanto ci ha insegnato per tutto l'arco della sua intensa e coraggiosa vita Andrea Camilleri, a cui auguro lunga vita nel nostro cuore. E un affettuoso abbraccio a Vittorino Curci che con le sue parole, consonanti e dissonanti insieme, mi ha dato il respiro giusto per onorare oggi uno scrittore GRANDE che i giovani devono imparare a conoscere per fare tesoro dei suoi insegnamenti. Alla prossima. Angela 

  

 

 

  

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