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sabato 3 luglio 2021

Sabato, 3 luglio 2021: la felicità è anche un pallone, ma non solo…

Propongo un commento del caro Lino De Vento alla poetologa di lunedì 28 giugno: felicità è la vittoria con un pallone?...: Certo! La felicità, che ha sempre valore istantaneo, può essere anche la vittoria con un pallone… Se fai goal sei ancora più felice perché doni a te stesso e alla tua squadra un momento di grande esaltazione. E nella coppa che hai vinto sono impresse le fatiche e i sacrifici che ti hanno portato a quel risultato. Insomma il principio della “rosa del piccolo principe!”. Grazie di cuore, Lino. Un commento che mi ha fatto riflettere molto sulla grande “esaltazione del momento”, che possiamo chiamare felicità, e la gioia più grande che deriva dalla condivisione di un goal tra tutti i calciatori e i tifosi. Ancora più significativa è la puntualizzazione che, in quella vittoria, ci sono “impresse” le fatiche non disgiunte dai tanti sacrifici per ottenere quei risultati. Mi viene in mente una poesia “Goal” di Umberto Saba, tratta dal suo Canzoniere, sezione Parole (Questi versi fanno parte del ciclo Cinque poesie per il gioco del calcio. “Goal” è la più meritamente famosa perché coglie il momento della maggiore esaltazione della vittoria della squadra che ha segnato e della più grande disperazione del portiere che ha ricevuto la sconfitta. Ma ecco i versi su cui davvero occorre riflettere molto anche alla luce di quanto accaduto ieri sera con la meritatissima vittoria degli azzurri contro i quotatissimi “diavoli rossi” del Belgio: il portiere caduto alla difesa/ ultima vana, contro terra cela/ la faccia, a non veder l’amara luce./ Il compagno in ginocchio che l’induce/ con parole e con la mano, a rilevarsi,/ scopre pieni di lacrime gli occhi suoi./ La folla - unita ebbrezza - par trabocchi/ nel campo. Intorno al vincitore stanno,/ al suo collo si gettano i fratelli./ Pochi momenti come questo belli,/ a quanti l’odio consuma e l’amore,/ è dato, sotto il cielo, di vedere./ Presso la rete inviolata il portiere/ - l’altro - è rimasto. Ma non la sua anima,/ con la persona vi è rimasta sola./ La sua gioia si fa una capriola,/ si fa baci che manda da lontano./ Della festa - egli dice - anch’io son parte. Capolavoro psicologico oltre che struttura letteraria di pregevoli endecasillabi. Mi sembra di rivivere, scena dopo scena, quanto accaduto ieri. Ma ancora più degna di nota è la splendida pagina di Valentino Losito, poeta, scrittore, giornalista, amico.

QUANDO I BAMBINI FANNO OH...

C'è qualcosa di nuovo e di antico nell'immagine di questi bambini che con i nasini all'insù, guardano, rapiti, la partita dell'Italia sullo schermo allestito in una strada di Ruvo di Puglia.

È un tratto di composta allegrezza e di insolito stupore, che vale la pena mettere in salvo dalla dilagante volgarità. Per non confonderlo con la sguaiata ed esagerata esultanza di tanti "adulti", ancora più incivile e pericolosa al tempo della pandemia.

Una scena d'altri tempi - come l'ha giustamente definita Irene Paolino , autrice della foto, di quando ci si ritrovava per stare insieme con i vicini di casa e di vicolo e le mani dei ragazzini brulicavano di figurine dei calciatori.

Noi siamo quelli che ci portiamo nel cuore l'amarezza delle eliminazioni "coreane", il mito di Italia - Germania 4 a 3 e l'entusiasmo per le notti magiche di Madrid e Berlino, ma il grande romanzo popolare del calcio continua. La generazione che ha gioito con Gigi Riva, Roberto Baggio e Paolo Rossi oggi passa il testimone a questi piccoli tifosi azzurri. Nella loro storia, che sta iniziando, sono già spuntati Gianburrasca Barella e lo scugnizzo Insigne. Il primo sgusciante e vincente tra i giganti rossi e l'altro a stendere quella magica pennellata sulla nostra notte tricolore. E i bambini hanno fatto oh... e noi con loro. La favola continua, vogliamo sognare ancora. (Valentino Losito)

Niente davvero di più bello, significativo, commovente per chi, come me, come noi, ha vissuto il sogno del calcio innocente e il tifo pulito, rispettoso, generoso… La pagina di Valentino è una testimonianza di rara bellezza. Un amarcord che ci commuove profondamente. Forza Azzurri, allora! Con forza e fiducia in una squadra giovane, entusiasta, talentuosa, coesa. E vale la pena di riportare anche quest’altra immagine, queste altre meravigliose parole di Apulo Scriba, cioè Mario Sicolo, poeta, scrittore, giornalista, amico.




                                                                                                 

MA L'IMMAGINE PIÙ BELLA DI ITALIA-BELGIO È QUESTA

Non è principiato da molto il secondo tempo, quando su un cuoio spiovente subito dopo la metà campo, si fionda Leonardo Spinazzola, che s'inventa uno stop di testa che si tramuta in dribbling. Mentre saetta verso la trequarti, quasi sdrucciola sul prato, e sente qualcosa che non va ai flessori. Si blocca immediatamente, rotea gli indici per fare intendere che non può più andare avanti. Preoccupano le sue condizioni, nell'odio indifferente dei tifosi belgi che lanciano una bottiglietta contro il pedatore ferito. Lo staff medico armeggia intorno a lui, inutilmente. Il ragazzo, fragile da sempre, capisce che, forse, l'Europeo, il suo sogno da bambino, è finito in quel preciso, maledetto istante (che non sia il tendine d'Achille, molti sperano). Le sue mani nascondono volto, singhiozzi e lacrime disperate. Le mani del compagno di squadra Bryan Cristante, invece, han preso a carezzarlo con una dolcezza inaudita sui campi di calcio ed hanno iniziato a curarne il dolore. In quel momento, si è capito che il Belgio non avrebbe mai e poi mai pareggiato... 


Il calcio è anche questo. A martedì con la mente e il cuore rivolti ai nostri Azzurri. Con l’anima accanto a Spinazzola. E incrociamo le dita per tutti. Per tutto... Buon fine settimana. Prossimamente insieme.



martedì 6 ottobre 2020

5 ottobre 2020: Corrado De Benedittis, sindaco di Corato

“Arriva un momento in cui silenzio è tradimento” e “È sempre il momento giusto per fare quello che è giusto“: queste le due frasi che più si identificano nel pensiero del Re Nero, Martin Luther King, assassinato a Memphis da James Earl Ray il 4 aprile del 1968. Una morte violenta per l’apostolo della non violenza, un tentativo inutile di chi pensava di poter far tacere la lotta per i diritti dell’uguaglianza tra bianchi e neri.

“I have a dream”: il suo inno al sogno e alla speranza.

Ho sognato un’onda di mare azzurra come il cielo riversarsi per le strade con rivoli luminosi a farsi fiumi e torrenti e cascate in congiunzione astrale e terrestre e unità di voli di bandiere e battimani. Ho sognato.

Poi, con il timore e l’ansia che ogni risveglio porta con sé, ho aperto gli occhi. E magicamente il sogno si è trasformato in realtà. Tra ali di folla osannante ecco l’uomo: commosso e forte, vulnerabile e coraggioso, sorpreso e determinato ad essere il sindaco di tutti e di ciascuno, senza distinzione di “razza, sesso, colore, religione”. Il sindaco del centro e delle periferie. Dei colti e degli analfabeti (anche di ritorno). Dei giovani, anziani, bambini. Dei cittadini e delle cittadine, come degli immigrati e delle immigrate. Di Corato, sua città d’appartenenza e del cuore.

Corrado De Benedittis (nomen omen).

L’uomo giusto al posto giusto. L’uomo della “rivoluzione gentile” e della “non violenza”, del rispetto e della solidarietà. L’uomo dei valori di ieri da rispettare e dei valori di oggi da salvaguardare. C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per aspettare e il tempo di agire. Qui e ora. E Corrado è uomo di pensiero e azione come un suo illustre predecessore. Molto dipende da lui. Tanto anche da tutti noi. Oltre l’esultanza, il sogno da tradurre in realtà. Come è già accaduto. Come accadrà ancora. Buon lavoro, Corrado!

“I have a dream”, ripetiamo allora tutti con forza il grido accorato e colmo di speranza   di Martin Luther King Jr. nel suo discorso del 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili. Gridiamolo anche noi con forza per sostenere Corrado nelle sue e nostre rivendicazioni perché sia una rinascita per Corato e per tutti.

Ho un sogno che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso del suo credo:

"Riteniamo queste verità di per sé stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali”. 
Ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme a un tavolo di fratellanza.
Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato desertico, 
con il caldo soffocante dell’ingiustizia e dell’oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e di giustizia.
Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui essi saranno non giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere.

Ho un sogno oggi.
Ho un sogno che un giorno lo stato dell'Alabama, il cui governatore attualmente ha labbra gocciolanti parole come interposizione e annullamento, sarà trasformato in una comunità in cui i ragazzini neri e le bambine nere saranno in grado di unire le mani con i bambini bianchi e le bambine bianche e camminare insieme come fratelli e sorelle.
Ho un sogno oggi.
Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani ei luoghi tortuosi  che la volontà può raddrizzare, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutti gli uomini potranno vederla insieme.