martedì 13 ottobre 2026

Martedì 13 ottobre 2026: "Tutta la vita per lasciare ogni potere - Giovanni detto Francesco, il Santo più amato - di ENZO QUARTO...

“Vedo Dio in tutto ciò che canta”

         (Raoul Follereau)

È un Libro prezioso (pubblicato il 3 ottobre dalla SECOP edizioni di Peppino Piacente) di appena sessanta pagine, ma ricche del canto della spiritualità francescana, che coinvolge e sconvolge tanto ci abbacina lo splendore che la loro luce emana, eppure sono pagine che il talentuoso Graphic-Designer della SECOP edizioni, Nicola Piacente, ha “spalmato” di grigio per ricordare il saio del “poverello” di Assisi. E cosa oltremodo interessante e nuova, insolita, è che Francesco l’assisiate parla in prima persona di sé, della sua famiglia, del suo mondo e modo di vivere e vedere la vita. È giovane, bello, amato, da amare. Ne fanno fede le tavole pittoriche, che corredano sapientemente il Testo, della bravissima e giovanissima Nicole Ciannamea. Le tavole rendono visibile il cammino del Santo dalla nascita fino alla morte. Il cammino, dunque. Dapprima baldanzoso e ricco di aspettative terrene, poi, pian piano, sempre più irto di dubbi e ripensamenti, dovuti soprattutto alle guerre che in quegli anni insanguinarono interi secoli e contrade italiane e straniere. Si pensi alle Crociate e alle lotte fratricide tra gli stessi cristiani, che nulla avevano più da spartire con l’idea iniziale di riconquistare il “Santo Sepolcro”, controllato dai turchi selgiuchidi e di difendere l’Impero bizantino in difficoltà. L’obiettivo, dunque, era duplice: religioso e militare. Francesco non era fatto per la guerra, ma per la Pace. Inoltre, nella IV Crociata gli interessi economici prevalsero su quelli religiosi e militari. A maggior ragione Francesco non vi avrebbe mai partecipato.

Poi… un giorno… ha inizio il suo cammino verso la conversione con il primo abbraccio a un lebbroso, la cui lacrima di commozione “divenne il sorriso della mia anima gioiosa e da allora illuminò il mio volto e tutti poterono vederlo” (p. 18). Enzo Quarto qui si fa interprete non solo della letizia del giovane Francesco, ma soprattutto dei suoi dubbi, dei ripensamenti se pregare in solitudine o in mezzo alla gente e soprattutto della paura di amare che assale un cuore giovane. “Eppure l’amore è semplice. È in uno sguardo, nella parola grazie, in un sorriso, in un dono di sé. Gratuitamente. L’amore è come uno specchio, quando lo doni si riflette”. (p.20).

È quanto percepisce Francesco nel farsi egli stesso “straccione”, ultimo tra gli ultimi, per sentirsi finalmente in sintonia con gli “insegnamenti di Cristo” e con “le pagine più belle del Vangelo” (p. 20). È da qui che ha origine nel suo cuore la necessità di pregare con un “saio addosso”. E nel suo romitaggio si trovò ad un tratto a pregare nella chiesa di San Damiano in Assisi, come se vi fosse stato chiamato. Ed è in questa chiesetta, pregando ai piedi del Crocifisso, che avvenne qualcosa di prodigioso e di inspiegabili come tutto ciò che è avvolto, per gli occhi umani, dal mistero.

“Chiusi gli occhi nella preghiera.

Un caldo raggio di sole sembrò colpirmi in viso.

Per un attimo. Ad occhi chiusi Gesù mi parve uscire dal crocifisso e rivolgersi verso di me assorto in preghiera. Non mossi un dito, non aprii gli occhi, non aprii bocca, non sentivo più suoni attorno a me.

Solo la sua voce: “Francesco, ripara la mia casa, Và!” (pp.21-22)

E qui mi piace fare qualche annotazione, che mi sembra doverosa: mi colpisce profondamente la descrizione che Enzo Quarto fa per bocca di Francesco sul rapimento mistico, una sorta di estasi che subentra alla preghiera, come è accaduto nella vita di molti Santi. Francesco non è ancora santo, ma vibra di amore per Gesù, in una sequenza di gesti al rallentatore che è simile a un continuo fermo-immagine, che ci permette di penetrare nella scena. Di farne parte emotivamente. La stessa sapiente inquadratura ha usato Nicola Piacente con le tavole di Nicole Ciannamea per farci entrare nelle scene rappresentate, dilatandone a volte lo spazio a tutta pagina e creando una illusione ottica bellissima: siamo noi ad attraversare le strade con Francesco, a mescolarci con i poveri e gli straccioni, accompagnati dai loro animali (p.31).

Ormai la via della santità è iniziata e niente più può fermare Francesco, che si spoglia di tutto e veste un semplice saio di tela grezza, stretto da un cingolo “con tre nodi simbolo della schiavitù d’amore verso Cristo, nel vivere senza nulla di proprio, con impegno alla purezza del cuore e del corpo, e con la fraternità e l’obbedienza a Dio e alla Chiesa” (p. 32). Il patto con Dio è stipulato a vita. E comincia il contagio: “Ben presto fummo in tanti. Decine e decine di laici di ogni censo, insieme a qualche sacerdote, vollero iniziare a vivere da penitenti in povertà assoluta. (…). La Porziuncola, questa piccola chiesetta che ci concessero in uso perpetuo i benedettini del monte Subasio e che restaurammo con le nostre mani, dedicata a Santa Maria degli Angeli, ci accolse in protezione, Diveniva il cuore della nostra fraternità” (p. 33). Il Vangelo, invece, il cuore della regola francescana, anche se “Seguire la via di Gesù non era cosa facile” (p. 34). Enzo Quarto si avvale delle poesie e degli scritti di Francesco per testimoniare queste difficoltà e, via via, il loro superamento, con umiltà e coraggio, avvalendosi anche di quanti e quante divennero loro amici, e soprattutto dell’amicizia di Madonna Jacopa de’ Settesoli e della giovanissima Chiara che aveva seguito Francesco da tenera età.

Ma a soli quarantaquattro anni Francesco avverte segni sempre più penosi dei suoi malanni fisici, a cominciare dagli occhi che si avviavano alla completa cecità. Fu l’incentivo, prima di non poterlo più fare, per scrivere il meraviglioso Cantico delle Creature (p. 45). Ed ecco una tavola pittorica tra le più belle che personalmente interpreto come la malinconia di Francesco che ad occhi chiusi si tocca un piede che purtroppo non può più indicare ai suoi fratelli la via della salvezza. Ma, nella piega del ginocchio, la parte inferiore del suo saio forma una specie di copricapo da penitente che, per salvarsi, deve seguire l’obbedienza alla Chiesa e al Vangelo con “umiltà e amore incondizionato” (pp. 46-47).

Ormai tutto è compiuto e Francesco si dispone a incontrare “sorella morte” con semplicità, confidando nella presenza affettuosa e premurosa dell’amica Jacopa, che accorre al suo capezzale prodigiosamente, prima che la lettera di Francesco giunga nelle sue mani. E non c’è spazio per altre interpretazioni. Si tratta appunto di un prodigio!

Il resto è affidato alle sapienti mani del Regista Francesco Carrassi, che usa nella sua pagina straordinarie espressioni di alto lirismo poetico, e che parte dall’“ascolto” del testo di Enzo Quarto. Non dalla “lettura”, dunque, ma dall’ascolto. E qui ritorna il canto, quel ritmo interiore che tutto accende e vivifica. Ma l’ascolto ha anche un’accezione più ampia: fermarsi per prestare la propria attenzione a chi è altro da me e nello stesso tempo è me. “Per questo tutto avviene in un cerchio di sale”, sostiene il Regista, “Il sale è materia francescana: purifica e brucia, conserva e ferisce. È un confine sacro, tracciato a terra, che isola il protagonista dal mondo e al tempo stesso lo consegna al mondo. Al centro di quel cerchio. Solo, c’è Francesco. È insieme l’origine e il compimento del suo stesso cammino” (p. 55). Come non restare stupiti dalle parole attente, puntigliose, insostituibili per non cambiarne il senso e la prospettiva?

“attorno a lui, quattro presenze femminili” (e qui persino una virgola, che sembra superflua, fa la differenza, crea un’attesa). “Non sono personaggi nel senso tradizionale del termine, ma archetipi, soglie, memorie incarnate. Quattro donne che hanno segnato la sua carne prima che la sua leggenda (ancora p. 55). E tutto è senza una sbavatura. Luminoso esempio di scrittura che 

parte da “soglie”, in cui si entra e non si sa cosa la casa contiene, e da cui si esce per scoprire tutto il mondo altro da sé, che si fa esperienza, memoria dell’anima, conoscenza e mistero. Soprattutto   responsabilità nella scelta tra due rive opposte: conoscenza e mistero. E la parola di Enzo Quarto “asciutta, carnale, mai agiografica”, come Carrassi a giusta ragione sostiene, fa da sostegno a ogni scelta, sia del Regista, e sia della bravissima Coreografa, Giorgia Maddamma, che fissa con chiodi e martello le quattro figure femminili care a Francesco dalla nascita alla morte, e che hanno il peso-piuma della leggerezza e della danza: “LA MADRE”, “SANTA CHIARA”, “JACOPA”, “LA MORTE”, e tutte rappresentano un “passaggio dell’amore” sul suo corpo e sulla sua anima (pp. 57-58-59).  

Il Libro di Enzo si ferma qui, ma domani, mercoledì 14 ottobre, nella Basilica Santuario Santi Medici di Bitonto sarà presentato, in prima assoluta, alla presenza del Sindaco Francesco Paolo Ricci, che porterà i saluti istituzionali ai convenuti. Sarà presente anche l’Assessore alla Politiche Culturali Rocco Rino Mangini. Ma il benvenuto, come si conviene al padrone di casa, lo darà Don Gaetano Coviello, Parroco/Rettore del Santuario.

Dialogherà con l’Autore Mons Francesco Cacucci, Arcivescovo emerito di Bari-Bitonto, che già ha avuto sentite parole di elogio per il nostro caro Enzo Quarto e il suo Libro. Infine, le letture saranno interpretate dall’eccezionale Attore coratino Francesco Martinelli. A domani per fare testimonianza di un evento straordinario che ci vede in cammino, a ottocento anni dalla sua morte “corporale”, sulle orme di San Francesco d’Assisi…

Ma il suo e il nostro cammino non finisce qui: sabato 31 ottobre, nel favoloso Teatro Piccinni di Bari, il più antico Teatro della Città, in Corso Vittorio Emanuele II, n.84, si terrà un memorabile spettacolo, tratto dal Testo di Enzo Quarto, con la Regia del già citato Francesco Carrassi e la figura di San Francesco interpretata magistralmente dall’Attore coratino Francesco Martinelli (quanti Francesco ricorrono in questo imperdibile spettacolo, fortemente voluto dall’Autore, dall’Editore Peppino Piacente e dall’Associazione Culturale FOS). Così, al riguardo si è espresso, con grande umiltà, il carissimo Francesco Martinelli, che dirige a Corato il “Teatro delle Molliche”: “La mia città è una risorsa. Ci sono persone che dimostrano di operare con grande responsabilità e dedizione, realizzando progetti importanti apprezzati dovunque. L’abbiamo sempre pensato, infatti, abbiamo scelto, io e Mariangela, di non andare via, rimanere qui tra mille difficoltà insieme ad altri che con noi vivono le stesse nostre difficoltà”. Mariangela Graziano è la straordinaria moglie di Francesco Martinelli che da sempre condivide con lui la passione per il Teatro con un suo personale talento recitativo e non solo. Mariangela, infatti, sarà la Voce recitante di San Francesco e la curatrice dei costumi. Ma c’è anche un’altra bella testimonianza di Francesco Martinelli che mi piace riportare e riguarda il suo invito al Piccinni: “La strada della santità è l’unica che vale la pena percorrere. Nel giorno del mio onomastico il Cielo mi fa questo dono che io e mia moglie potremo utilizzare per testimoniare il nostro amore per Gesù e per richiamare alla vita santa. Lasciare ogni potere per sentire la grandezza immensa dell’essere liberi e amare. San Francesco mi aiuterà ad essere San Francesco… Sarò insieme a colleghi, professionisti, artisti, amici ai quali voglio bene. Vi aspettiamo follemente!”. Vale la pena di ricordare che Francesco Martinelli è un convertito e, come tale, è fermo nella sua Fede, coraggioso nell’affermarla e divulgarla, sostenuto costantemente da Mariangela sua compagna di vita, rigoroso senza mezzi termini, è ricco di carità cristiana che abbraccia il volto di Cristo e quello di tanti suoi fratelli.  

Ma è giusto anche ricordare che le splendide coreografie di Giorgia Maddama, interpretate dalle incantevoli danzatrici Sara Bizzoca e Ambra Berni Canani, daranno corpo alle quattro figure femminili che accompagnano il racconto: la Madre, Chiara, Jacopa e Sorella Morte.

Le musiche dal vivo saranno affidate a Spiff Onyuku… Per i non udenti, inoltre, è prevista la traduzione in LIS perché tutti siano partecipi al grande evento. Sarà davvero uno spettacolo da non perdere per sentirci in sintonia con “Giovanni detto Francesco, il santo più amato” (Enzo Quarto), che ci abbraccia tutti, ieri come oggi, con la sua Umiltà, la sua Letizia, il suo immenso Amore per il Creato, il suo Creatore con tutte le sue Creature…. Grazie per la lettura e la condivisione. A presto. Angela/lina

  

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