martedì 26 luglio 2022

Martedì 26 luglio 2022: e il Mare mi veste ancora d'Azzurro...

E prima di riprendere con le azzurre ali del cielo/mare desidero fare ancora una volta gli AUGURI a chi festeggia oggi il proprio onomastico con il bellissimo nome di ANNA: semplice, palindromo, ricco della meravigliosa significanza del divino mistero della maternità tardiva di Sant’Anna, accettata con amore insieme al suo sposo Gioacchino. Entrambi s’inazzurrarono nelle vesti celestiali di Maria, tenera e dolente Madre di Gesù e Madre nostra…

E ricomincio con il fascino del mare al tramonto.

 Tramonto sull’acqua

 Frenesia di uccelli e cicale

caldi di sole.

Dal cielo lontano

lento in agguato un falco vola.

Occhiuto sorveglia il fuoco vivo

che sull’acqua il tramonto dipinge.

Un velo di cipria rosata,

volto languido di donna

di misteriose trasparenze sirena,

si ribella allo scoglio fatato

e alla sera che avanza di luci.

Casette solitarie

nascoste nel bosco delle fate,

dimora di ninfe e folletti,

contendono l’azzurro alle sirene

e alle vele che forano i coni

azzurri del cielo.

Oro puro si scioglie

tra siepi d’oleandri in fiore.

Il sole si sfinisce su nenie di barche a riva

bianche di luna vincono l’eternità.

Illumina

Il buio della notte buia

il chiarore in ascolto del prato.

Serenata di grilli

Profumo di gelsomini

Risate dei bambini

prima del bacio della buonanotte:

ricamo di intuite stelle

 il sogno nel buio.

 (Lontano un mormorio di onde

è attesa del nuovo giorno

più che dell’alta marea la luna)

 

 Mare 2015

 il mare è sentiero meridiano

che brulica di stelle

e si racchiude a conchiglia con la valva del cielo

sul tufo bianco di basse case del Salento

tra erba asfalto e incubo di cemento.

S’inginocchia il mare

alla fedeltà di torri sentinelle a coste aspre

un tempo violate da turchi e saraceni.

In questa rosa d’azzurro

di onde increspate

ho inabissato il cuore ferito

dall’assalto feroce d’improvvisi corsari

amici di lungo corso e d’antiche intese.

Ho un cuore svuotato

colmo d’inasprito stupore

e mille domande di frantumata rabbia

roccia devastata da tempeste d’acque

spaventate di vento e urlo di saette

a sbriciolarsi in millenaria sabbia.

Rumore di risacca annulla orme

di tempo condiviso

ignaro di violenza che ha suono di follia.

 (ora mi culla una nenia di barche solitarie

uncinate all’unica stella cadente

che ha ancora respiro di cielo)

 

 Il canto del mare

 

Era un canto di barche e di marinai

quell’anno che con chitarre

solcammo il mare per scoprire la libertà

oltre la riva.

C’erano i miei diciotto anni

e i tuoi baci,

un brulichio di stelle in gara

con i sogni e le azzurre acque

ad inventare l’amore

(avresti voluto offrirmene

            il brevetto…)

 

Voglio tornare al mare

 

Richiamo d’azzurro in questa tregua

di giorni di pioggia e di vento

presenti alla collina.

M’invita il mare ad ogni squarcio

di nubi radenti e una briciola di sole.

Portami dove la sabbia è d’oro fino

dove mi viene incontro

il tuo cuore bambino

che sogna sulla battigia l’antico

castello della festa

e un volo d’aquiloni a ridere di cielo.

Tra il frinire di cicale e siepi di ligustro

ai miei fragili sogni offri riparo

e una vela bianca a portarmi

                       dove finisce il giorno.

 

 Quando andrai al mare

 non dimenticare i miei occhi

a riempire panieri di onde

fiorite di lapislazzuli e stelle marine

per gl’inverni che verranno.

L’abbraccio di sale sulla pelle di sole.

Il tempo che rimane

e quello che sogni di conchiglie

ed echi di mare ha trascinato

con la sua rete di frodo.

La nenia delle barche il rombo dei motori.

Le mani a nido sul volto levigato

e gambe a falce tra spruzzi di panna

a navigare allegria.

Oggi abisso di rimpianto è il mare

di piedi nudi disuguali e una scia

d’azzurro senza più la libertà di osare

eppure gli occhi sono ancora

approdi d’oceani alla sconfitta dei giorni

su passi dimentichi della riva

(faro e conchiglia per rinascere schiuma)

 

 Nutrimi di mare

 Portami nel secchiello ancora il mare

perché possa sentirne la carezza l’odore.

Raccogli per me bianche conchiglie

addormentate nella sabbia dorata

sognanti fanciulle in attesa di un castello

e del principe azzurro e il primo bacio.

Nutrimi di mare.

Dissetami di onde e di alte maree

(da qualche parte ha pensieri di perle

e conchiglie il canto notturno della luna).

Se oggi sogno un porto sicuro,

non dirmi che sono stanca di navigare.

Nel guscio di noce che mi finsi barchetta,

bianca vela di carta leggera incollai

per non andare lontano in cerca

di facili approdi al riparo di un faro.

Persa nei miei sogni di bambina

che attraversava tutti gli oceani

ad un passo dalla riva.

C’è stato un tempo che il mare

era suono di chitarre, nenie di sirene

 e verdi vele a osare il cielo di lacca

o delle rinate stelle ad ogni buio

cielo, incantato dalla mia risata:

tintinnio di mille forzieri e un solo soldino

per tentare a testa o croce la sorte

tra fondali di corallo e una sfida di baci.

E la riva guardata da lontano

e il puntino nero l’ansia di mia madre

all’orizzonte rovesciato di ombrelloni,

spicchi di sole su giochi bambini

con fiabe colorate da ascoltare.

Oggi più non m’appartiene il mare,

ma sussulto d’acque e d’antichi richiami

è il nastro azzurro oltre i campi e le case

che i miei occhi a festa cinge con sventolio

di mani nei giorni vestiti di silenzio

sulla terrazza assolata della mia casa

(sì è ancora lì a sorridermi il mare…).

 

 Stanchezza nell’anima stanca

 Stanchezza nell’anima stanca

che lotta contro scogli aguzzi

dove a brandelli sanguina

il corpo lacerato che non sa

più volare né immergersi

tra i flutti che spumeggiano

di bianca trina in superficie

e conservano rossi coralli

nei fondali che beffe si prendono

di forzieri di perle di mare e di velieri                

        senza vele

E si conclude così il mio viaggio azzurro in questa estate che ha mille nubi ad oscurare il sole. Ma io confido nelle stelle che sono oltre il buio a raccontarci il sogno del nostro perderci e ritrovarci nel tumulto sempre acceso del cuore. Nonostante tutto. Buona estate. Ancora una pausa per riscoprire energie e ali... 

Dopo Ferragosto riprenderemo a volare insieme… Angela-Angelina-Lina

lunedì 25 luglio 2022

Lunedì 25 luglio 2022: il MARE è sempre un SOGNO da vivete con POESIA...

E continuiamo insieme a vestirci di mare e di poesia…


Sere di madreperla e di voli

Sere di voli e di grondaie vuote
Ferito di madreperla il cielo
al canto della luna rinasce
Sbocciano ancora rose nel giardino
Sul balcone fioriscono di sole
Gerani con bocche vermiglie
(lontano un richiamo di mare
mi trema d’attesa negli occhi)


Vento d’estate

Uno sventolare di lenzuola gonfie di libeccio
e sono vele sui terrazzi di calce contro
un cielo inseguito da nuvole d’afa
in pomeriggi estivi che piegano al sonno
i pensieri dei vecchi e dispiegano ai giochi
le ali dei bambini con secchielli e palette
e castelli di sabbia e fiabe mai più narrate
dagli adulti distratti da sudore e zanzare.
Problemi della vita dell’ultimo minuto.
Si sta braccia conserte sull’inutile dolore
del mondo dimenticato e lontano.
E il mare incanta occhi di terra e di città.
I vecchi marinai offrono rughe e piaghe
all’ultimo sole che di ombre si sfalda
tra i rami lunghi degli alberi nel viale.
La sera s’affaccia in un brulichio di stelle,
il vento s’acquieta tra dune di sabbia
e nei nidi tempestosi nasce il silenzio.


Rosso di rosso sangue

Rosso di rosso sangue è la ferita
dell’amore deluso e poi disperso
sul mare d’agosto che si tinge di oro
e porge ai miei fianchi tregua al dolore.
Bruciammo di passione quella notte
che ci vide sognare tra le stelle
e un canto aveva e labbra di corallo
e baci di fuoco a tatuare la pelle.
Fu grido e pianto l’attimo vinto
dal tempo che non perdona
agli amanti l’amore.


Qui dove il mare

Qui
dove il mare è dono di cristallina luce…
qui vorrei riposare
alle onde lasciando stanche membra
e tra ciglia un desiderio di sole
C’è stato un tempo di corse alla battigia
e canti d’amore a vele spiegate
a gola piena le risate
Oggi mi stanca un ricordo
di stanca nostalgia
(solo il mare immutato ha sorriso
d’eternità)


Pensieri vele

Vele i pensieri
Vanno alla velocità del vento
Libertà di onde
che arano il mare
sfiorano l’azzurro di un sogno
remoto
sorriso di giovinezza
fugato da furia di nembi
e fragori lontani
Il cielo si perse negli occhi
di tristezza
e un disincanto senza fine
divorò coralli e frantumò il cuore
Altro tempo allora che la riva
aveva orme di passi vicini
e i ti amo sulla sabbia
erano firma d’incancellabile amore
Eterno
Unico
il solo a bastarci vivere
e sapere di noi
alga e scoglio
onda e veliero
vela e timone
per tentare una rotta che non fosse
dimora di stazioni sbagliate
di treni persi alle fughe solo pensate
Al coraggio di nuove rive
opponemmo tutti gli orizzonti di casa
ancore e catene
e tutti i naufragi che dilatarono il viaggio
e lo resero infido e pericoloso
oltre l’infinito
E sono qui
raggomitolata in un pugno di rabbia
che non vuoi capire
e non offre via d’uscita
ai pensieri-gambero che temono
il mare lo scoglio la risacca
il tempo a imbuto
la determinazione a restare
(fu solo inganno il sogno di partire…)


Notte blu di mare amaro

… luna blu negli occhi
e tra le labbra
in questa notte blu che sa
il mare e sfiora il cielo.
Capovolto cielo di cristallo.
E una pioggia di stelle
- petali di luna in lacrime di sale -
si sfrangia in rami di silenzio
che sa di mare.
La balena bianca di Sidney
oggi canta una nenia
antica di megattera riaffiorata
dal mistero di acque lontane.
E ali d’azzurro ha dispiegato
a sfiorare ciglia chiuse di bimbo
che sogna braccia di madre
e ditale di culla
per scacciare il dolore
- e spade e fucili spianati su giorni vinti -
in un bacio d’amore perduto
in fondo a una barca che affonda
sotto il grido che sale
nel respiro che si perde
di un altro giorno che fa male.
Saremo in mille in una lacrima
non versata a riflettere la resa
all’indifferenza dei tanti arresa
o in centomila miliardi saremo
A cantare inni alla speranza?
(datemi una chiave per aprire
il grembo bianco della luna
e uncinare una favola al cielo
da legare al dito
del bimbo non ancora nato
perché rinasca il mondo
nel profumo di zucchero filato)


Del mare il sorriso

Arabesco di nuvole
con dita di seta
sfiora il tormento dell’alba
che invano attende il primo sole
a incontrare i nostri occhi.
Incanto di questo giorno
che ha un sogno tra le ciglia
e il sorriso del mare,
un pensiero di miele
tra pensieri di nostalgia.
È un frastaglio di monti il cielo
e luglio si veste di smeraldo
e d’argento tra il mirto e gli ulivi
sparsi in questa terra
di rovi e covoni
gialla di grano.
Sboccia tra l’erba tenera
sulla terrazza assolata
di rose rosse un ramo,
boccioli si schiudono
con labbra zuccherine
di ragazza
innamorata dell’amore.
E una vela bianca
danza l’attesa delle ore
condivise tra morbide braccia
di mare.


E anche per oggi va bene così. Mare mare mare: mia felicità e mio tormento, mia attesa e mia nostalgia. Eterno rimpianto. Rinnovato sgomento. Voglia il cielo restituirmi ancora gocce d’azzurro a disperdere il rosso che non riesco a dimenticare.

Grazie infinite a Giulia Basile che ieri mi ha fatto dono di un suo meraviglioso commento che ha riacceso l’azzurro del sogno e il verde della Speranza…

Grazie alle tante altre corrispondenze a salvarmi dai bui pensieri…

A domani!

domenica 24 luglio 2022

Domenica 24 luglio 2022: il ritorno si veste di mare

Ritorno a scrivere sul mio amato blog, sul “nostro” blog, a distanza di un mese esatto e mi piace inazzurrare queste mie parole con tanto mare. Come è giusto che sia. Siamo a luglio. Siamo in vacanza. Il mare è un richiamo senza fine. E ritorno vestita di me e con alcune mie poesie sul mare che fanno parte di una nuova silloge intitolata I miei passi, ancora per poco inedita. E naturalmente i primi passi riguardano appunto il mare: 

 1^ parte Passi d’acqua (era d’estate)

     UNA STORIA SENZA FINE

 … danzano ballerine nell'azzurrità del mare

le ore dimentiche di tempo e di stagioni.

Volano le loro braccia al cielo delle nuvole

ed è già preghiera di perdono

tra sussurri di gocce che respirano dai fondali

correnti sotterranee e insidiose

su antiche illusioni di coralli e di sirene

e forzieri d’oro puro

che i pirati sottrassero ai re d’ogni contrada.

S'apre come fiore d'acqua e di luce

la danza a imbrigliare occhi incantati

che non sanno il magico canto della vita

a trattenere i giorni in sospensione

e tutto si fa intreccio di storie senza fine...

 Hanno graffi di corallo

i muri alti del cielo

E una quasi luna sorride

di pronostici di piombo

e acqua di rugiada

a conservare bellezza

e di giovinezza lo splendore

(l’alba di San Giovanni

                intenerisce sogni)

 

 Morfeo mi strizza l’occhio

 Complice delle mie notti insonni

Morfeo per brevi intervalli

mi consola con le sue braccia a culla

E - meraviglia delle meraviglie -

io corro e raggiungo il mare

sulle onde trasparenti di sole atteso

                    danzo

mi capriolo sulla sabbia ardente

mi fingo ballerina e poi bambina

- l’azzurro nelle tasche

sorrisi di giochi sulla riva -

Rido rido rido pazza di gioia

Per le gambe rinate

Le protesi abbandonate

Il volo di gabbiano che mi so

Ignorando il suo grido

Sull’intoccata verità del sogno

Che mi sgrida: - stai sognando! -

“Lo so”, mi dico, e corro

a perdifiato a rincorrerli i sogni

verdi le stampelle come di prato

nel buio della mia camera indispettite

per tanto abbandono

(le riprenderò domani

per attraversare il giorno…)


 Rosso sorriso d’estate

 Con passo felpato di gatto nero

Avanza la notte con occhi di stelle

Nei miei occhi persi di treni perduti

Nel bosco del tempo andato…

E mi trema dentro un mistero

D’acqua di mare che sogna

Passi d’azzurro a lasciare orme sul cuore

Perché nulla vada dimenticato

Prima che la luce riaccenda l’alba

(dono che ancora mi ricama

Rosso sorriso di seta e geranio

su labbra d’estate di rosso accese)

 

 Mare di paura

 Si gridava “il mareeeeeee!”

abbagliati dal suo antico splendore

E si urla “oh mare!”

rosso di sangue nero di morte

E il cuore ha brividi di paura

Un gabbiano vola e stride di dolore

sull’indifferenza assassina dell’uomo

(stanotte fioriranno stelle di luce

 a incantare occhi grandi bambini

                      che non sanno)

 

 Fiume di fango è il mare

 6 agosto

È un fiume di luce il mare

tra la terra e le case il cielo d’agosto

Da questa terrazza che confonde aerei

e gabbiani e guglie d’alberi

con l’erba dei campi, i fiori.

Oltre… la Città lontana

Inganno di sole la distanza

l’armonia e il silenzio

Ma inquieta l’anima

lacrima fango

in cui l’umanità umiliata affonda

al servizio d’ignobili comandanti

contro capitani di navi alla deriva

e mani di bambini in vana preghiera

(cosa di noi i posteri diranno?

Come ci assolveranno i figli?)

 

 Voglia di mare

 Voglio guardare il mare

Non c’è connessione internet

chiudo il computer e lo butto via

Voglio guardare il mare

Il mio cell a tratti funziona

chiudo spengo lo butto via

Il mondo può aspettare

Voglio guardare il mare

Dal tramonto all’alba

in questo giorno di dardi

infuocati

e frinire di cicale e canti di grilli

e vele bianche a toccare il cielo

sfinito addormentato mai vinto

Voglio guardare questo azzurro

che s’infittisce di stelle

tra alberi ingemmati di nidi

alla scogliera

E pigolii di notturno ritrovarsi

sotto il manto velato della sera

Voglio guardare la rara gente

che guarda ancora il mare

E il cielo e le rare nuvole

e il profumo di salmastro che respira

di vento che respira di barche e di onde

che piano s’addormentano

come pianto di bimbo

tra le braccia della mamma

(non c’è più fretta di giorni

ho solo voglia di guardare il mare)

 

E per oggi, quasi sazia di mare, mi fermo qui!

venerdì 24 giugno 2022

Venerdì 24 giugno 2022: S. Giovanni. Commento a "IL TUO NOME!" di Gianni Brattoli...

E riprendo, dopo una breve pausa, a scrivere. E lo faccio, ricordando innanzitutto la leggenda della notte di San Giovanni, da me vissuta, quando ero ragazzina, nella casa dei nonni. Nonno Mincuccio, o meglio “papà”, come era suo solito, raccontava storie, miti, leggende, aneddoti, ricordi di guerra, curiosità legate alla sua gente, al nostro paese, tra invenzione e realtà.

La notte di san Giovanni, dunque: le mamme delle figlie in età da marito si attrezzavano con tegamino e pezzi di piombo per scoprire la sorte delle loro fanciulle in fiore. A mezzanotte il piombo si fondeva prendendo nuove forme che la fantasia popolare interpretava, un po’ aiutata dalle speranze, un po’ guidata dalle attese. E così il piombo diventava un carretto, un berretto con fregio, una penna con fogli e calamaio, e così via.

Papà e mamma raccontavano sempre che a lei erano apparsi miracolosamente fregi delle giubbe dell’arma dei carabinieri con altri oggetti che definivano meglio il personaggio dell’imminente incontro: un brigadiere dei carabinieri “in carriera”. Cosa che avvenne puntualmente. E quando anch’io raggiunsi i miei sedici anni, fu proprio mamma che, per scherzo e per riderci su, ripropose il rito magico che si risolse in tanti pennini, pennelli, fogli volanti, disegni. “Non è molto chiaro il verdetto, ma mi sembra che sarà un professore o un pittore”, disse poi lei, piena di dubbi e nessuna certezza. Ma San Giovanni non aveva fallito neppure questa volta. Primo, il mio futuro marito, è stato professore, scrittore, poeta e pittore. Scriveva storie e poesie bellissime e dipingeva quadri suggestivi e avveniristici. San Giovanni e il suo misterioso intervento nelle faccende più umane che divine.

Ma il rito, col trascorrere degli anni, non ebbe più luogo per mancanza di tempo, di piombo e di tegamino. Le mie figlie, ben tre, hanno provveduto da sole a cercarsi un amore momentaneo o per tutta la vita. E a me oggi non rimane che ricordare con un pizzico di nostalgia la semplicità un po’ misteriosa e misterica del tempo che fu.

E, intanto, nella nostra famiglia è entrato oltre una trentina di anni fa, una persona di tutto rispetto di nome Giovanni, l’attuale marito della mia amatissima sorella Anna Maria, dopo anni di lutto e vedovanza per la perdita a soli ventisette anni del suo grande amore Nicola, che le aveva lasciato in dono due bimbe a cui aggrapparsi per non naufragare in un oceano di dolore. E Giovanni, detto Gianni, si è preso cura negli anni di lei, delle due ragazzine e dei loro figli, come un vero padre e nonno. Anche di più. Gianni è, a sua volta, scrittore e poeta. In questi ultimi anni ha scritto due romanzi molto forti (un vero e proprio pugno nello stomaco) sulla violenza, insita in sordina in ciascun essere umano fino alla sua improvvisa esplosione per via di “un’onda d’urto” imprevedibile ma inscritta nel “codice segreto” di ciascuno di noi, risalente persino al suo DNA. Gianni è ora alle prese col terzo volume di questa trilogia che sicuramente farà molto riflettere i suoi lettori, ma intanto scrive anche fascinose poesie, compresi due poemetti di tutto rilievo. Il primo CENERE, ispirato a Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini, un poemetto anch’esso scritto di getto, e riproposto tra gli anni Cinquanta-Cinquantasette del secolo scorso, dopo la visita nel cimitero acattolico di Roma; il secondo IL TUO NOME! è più recente.

Alcuni mesi fa feci un commento critico a CENERE, che probabilmente qualche mio lettore ricorderà, oggi desidero fare dono a Gianni del commento critico de IL TUO NOME!, un poemetto che mi ha colpito molto per diversi motivi. E Gianni, ancora una volta, per il suo onomastico, merita tutto questo.     

IL TUO NOME!: Già il punto esclamativo, così insolito in un titolo, offre un primo suggerimento verso qualcosa di o estremamente positivo o estremamente negativo. Immediatamente, però, il negativo si dipana dai versi successivi, tutti improntati a espressioni come “dannato nome impudente/       inafferrabile”, “verde iguana”, “la strada dei fanali spenti, ma non mi accompagnava la luna”.

La luna abbacinata di Garcia Lorca e il suo tormento (“Dice la sera: ‘Ho sete d’ombra/ Dice la luna: ‘Io ho sete di stelle!’/ La fonte cristallina chiede labbra,/ sospiri chiede il vento...), “C’era solo ombra sul mio volto”. Ma la luna trasformò la notte lontana in una “pazza alba dorata” (e Lorca è ancora qui con il suo “canto luminoso… vergine di sogni”, con la sua “luna dei gitani” tra danza e coltelli di rose e spine contro i venti che sanno l’alba dorata e tramonti di fuoco).

-          D’oro era il suo volto ai raggi,/ e fiammanti, di febbre, gli occhi -

-          Mi chiese (tirandomi con forza)  

            “Andiamo piccolo passero, la strada è lunga, i fanali sono spenti, e una donna

             non può andar da sola

             per una strada di bugiardi e ruffiani”.

Scrive Gianni Brattoli. Come non avvertire in questi versi (“tirandomi con forza”) l’inganno ordito ai danni del “piccolo passero” come trama di rete di ragno lungo una strada di “due bugiardi e ruffiani”? Ma “la notte cantava e cantava il suo corpo, e tutto il resto passava lontano”: la rete è lanciata ormai e niente e nessuno può distrarre il ragazzo da lei, la donna non più fanciulla, dal suo “corpo, avvolto di seta, e i fianchi cinti d’argento, era più luna della luna”: sono versi incantevoli che raccontano intensamente la suggestione ammaliatrice di quel corpo “più luna della luna”… E i versi che seguono ci immergono nell’atmosfera sognante vissuta dal piccolo passero fino a “soffocargli il respiro, rendendolo incapace” di un solo gesto, di un azzardo, preso nel vortice del perfido gioco, che si conclude nei pressi di una “villa fiorita”, dal profumo inebriante, stordente. E qui lei offre la sua nuca e i suoi fianchi perché lui la faccia prigioniera contro i cancelli: “priogioniera” e “cancelli”, due parole che hanno sapore strano di assenza di libertà, di coercizione e di forza. Di nuove trame e nuove spire a soffocare la esplosiva passione del piccolo passero, divenuto improvvisamente, in tutto quel silenzio soffocato, “uccello da preda”. E insieme varcarono “il confine” della casa vuota, della cintura di seta (ancora Lorca e i suoi versi incantati: Potessero le mie mani sfogliare la luna), dell’indumento più intimo che una donna possa lasciare andare nelle mani dell’uomo che la possiede. Il resto fu “a un passo dalla follia”, che “non può essere raccontata”. Poi, la calma, il rivestirsi lento e delicato, quasi un’intesa che presto si sarebbe rivelata un duplice inganno: “l’uccello da rapina” aveva conservato l’indumento intimo quasi fosse testimonianza della sua “preda” e la piazza vuota e deserta che li attendeva, dopo aver lasciato cancelli bui e silenziosi, aveva come unico spettatore il marito di lei, complice di… sua moglie, ad attenderli al varco, per motivi ignobili, noti solo a loro due. Al ragazzo non rimase che il sapore amaro dell’inganno, mentre si allontanava con un coltello che sanguinava di dolore solo nelle sue mani, e pensava che la sconfitta era dei “due punti neri sullo sfondo di una piazza grigia”.

Poi, “tornando sui miei passi, aprii la lama del mio coltello/ e di quell’indumento/ ne feci tanti piccoli pezzi/ che abbandonai alla brezza notturna// alla luce della luna/ apparivano come piccole farfalle/ svolazzanti su un prato.// Non l’ho più incontrata,/ ma ripercorrendo quella lunga strada, “di ruffiani e bugiardi”/ cercai, lungo il marciapiede,/ farfalle bianche in volo.

E la poesia vince l’inganno, l’amarezza, il silenzio e… persino la malinconica follia della luna…

Una storia amara d’altri tempi che oggi forse avrebbe risvolti diversi…

E domani è un altro giorno… forse si può ricominciare… confido nella Speranza più che nell’attesa…

La notte di San Giovanni docet!

 

 

lunedì 20 giugno 2022

Lunedì 20 giugno 2022: 80 sogni vissuti con circa 80 amici e parenti dai 20 agli 80 anni... (fine)

Ed eccomi di ritorno dalle straordinarie avventure vissute in questi ultimi cinque giorni in viaggio: Corato-Milano-Roma-Corato. Itinerari vissuti con finalità diverse, ma sempre ricche di incredibili emozioni: presentazione di due libri SECOP (“Figli della Luce” di Enzo Quarto, Uccio Papa, Mirko Signorile, e “Le Piogge e i Ciliegi” della sottoscritta) nel prestigioso Palazzo Cusani nel cuore di Milano e il compleanno di mia figlia Ombretta a Roma. Felicità pura. Stanchezza a mille. Ma rifarei tutto. Voglio assaporare la vita fino all’ultimo respiro. Per amore. Con amore. Per gli altri. Per i miei cari. Per me. Per la scrittura, che è gran parte della mia vita. Mi connota. Mi conosce fino nelle pieghe/piaghe più riposte dell’anima e mi salva sempre dai burroni che non saprei evitare. Ma questo è un altro discorso che forse riprenderemo. Oggi bisogna concludere i sogni/segni dei miei ottant’anni, senza mai chiuderli a chiave, ma per lasciarli liberi di volare ancora dove “il cielo è sempre più blu”…

E riprendo dal biglietto che credo, spero, ne sono quasi certa di poterlo riferire a mio cognato Angelo: 1942. Io amo il silenzio e quindi sarò breve: nel 1942 sei uscita dal tunnel dell’amore. Eri tu l’amore: l’amore per la vita/ l’amore per gli altri/ l’amore per il mondo/ l’amore per l’arte/ l’amore! Poi il disegno di un grande cuore in cui è scritto AUGURI e fuori: e che altro se no… Sì, sì, è lui. Proprio lui. Grazie, Angelo, per l’affetto che mi dai, ricambiato in ugual misura!

E ci sono altri bigliettini con belle frasi e firme indecifrabili. Per fortuna, qualcuno/a ne rivendica “a posteriori” paternità/maternità. È il caso della carissima Caterina De Fusco, che mi ha illuminato su un foglietto siglato contenente una frase di rose e miele, da me male attribuita, rivendicandone la maternità. Grazie, Caterina, grazie di vero cuore. Dono meraviglioso il tuo ESSERCI l’altra sera. Anche con le parole…

Ma ecco un altro bigliettino la cui frase quasi indecifrabile dovrebbe essere un fascinoso busillis, ma non so se la sto decifrando o interpretando. Dovrebbe “significare” una meravigliosa dedica tra gioco di parole e puro incanto: La gioia di saperti nostra,/ la vita che ci ha donato te,/ la luce vita delle tue parole,/ le parole vita della tua vita,/   Grazie!   Mario o Marino? Altro dilemma perché anche la firma sarebbe un nodo da districare. Scioglietemi questo dubbio, per favore, e ve ne sarò grata.

E ancora: Il fascino l’essenza senza tempo! Firmato: Scarabocchio. Ma chi?

E poi: Ali leggere/ Nel/ Gomitolo dei giorni/   Eco   /   Lontana:/   Amore   Firmato: Scarabocchissimo   sintetico. Il che certamente non mi aiuta, anche se i brevi versi sono di particolare intensità e bellezza. Chiunque tu sia fatti sentire o ritieniti ringraziato/a con un abbraccio a “gomitolo”.

E, infine, finalmente chiaro, lampante, lapalissiano, commovente il messaggio di Anna Maria, la sola delle sorelle ad essere presente non soltanto con il cuore: X i tuoi 80 anni portati divinamente. Sei stata e sei una regina bella e dolcissima. Orgogliosa di essere tua SORELLA, A. Maria. Grazie sempre della tua presenza affettuosa, generosa, tenera, in tutti i miei giorni!!!

E non potevo chiudere meglio queste tante pagine a ricordare gli ottanta sogni vissuti insieme e i prossimi ottanta ancora da vivere. Naturalmente insieme! Ogni messaggio sarà conservato con cura!    G R A Z I E E E E ….

 

 

mercoledì 15 giugno 2022

Mercoledì 15 giugno 2022: 80 sogni vissuti con circa 80 amici e parenti dai 20 agli 80 anni... (continua)

E siamo agli ultimi Ricordi di quella serata per me meravigliosa per l’Amore che vi circolava dappertutto, rendendomi Felice. Tante le fotografie e i video che ci ritraggono sorridenti insieme. Ho sognato ad occhi aperti? Può darsi. Forse sono i sogni più belli a testimonianza di una realtà vissuta e forse ancora da vivere. Se non riuscissimo più a sognare che vita sarebbe?

E, intanto, leggo ancora bigliettini che mi riportano altri affettuosi pensieri: Senso e ricerca di senso tu Angela hai cercato costantemente condivisione, amore bellezza. Bellezza di sguardi, di suoni, parole, che hanno costruito armonie empatie d’amore. Sull’onda dell’empatia ci siamo incontrate, contatto, scintilla che dovrà svolgersi, germogliare buon compleanno. Angela. Grazie ancora, mia carissima Angela (Strippoli? Lamanna? Entrambe abitate il mio cuore! La scrittura può appartenere ad entrambe…).

Ed ecco un nuovo foglietto affettuosissimo, tutto a stampatello maiuscolo, di mio nipote Domenico: Il tempo scorre, porta gioie e dolori, il tempo passa, dona e toglie presenze, il tempo scrive chi siamo stati e chi siamo e regala la magia di scoprire chi ancora saremo! Per i tuoi 80 anni, cara zia, il mio augurio è che tu possa scoprire quanto altro puoi dare, fare ed essere! Domenico. Grazie, mio amatissimo Mimmo, per queste parole che sono dettate da riflessioni verissime che mi incitano ancora a dare, fare, essere… fino a quando il buon Dio vorrà. Ma quello che più conta, in questo momento, è che le tue parole mi hanno ricordato un mio giovanissimo, carissimo, straordinario amico cantautore, poeta, chitarrista di fama internazionale che ben farebbe il paio con te se solo vi   incontraste di nuovo sul filo della musica che sogna e fa sognare. Siete stati i mattatori della serata con brani stupendi che mi avete dedicato con tanta generosità e tenerezza. Parlo di Mauro Massari. Che mi segue da tanto e che io seguo con grande amore, quasi fosse un altro nipote d’adozione. C’è un patto di alleanza tra noi: ci siamo sempre l’una per l’altro e viceversa… e questo è molto bello. Mi riempie il cuore di gioia e la testa di ancora mille possibili fra parole e musica da ascoltare, da   perseguire per volare oltre i confini del possibile… Mauro/Domenico. Peccato che, quando hanno fatto un duetto con chitarra e violino per la ballata che sistematicamente Mauro mi dedica perché mi piace da morire, molti amici e parenti, data l’ora tarda, eravate andati via. Mauro/Domenico impagabili, insuperabili.  Mauro con la sua ballata malinconica e dolce sul tempo che passa e che mai restituisce quello che prende. Domenico con le sue improvvisazioni di controcanto con una maestria che ha avuto dell’incredibile. Ed io mi commuovo ancora e ancora piango di felicità.   

E, intanto, i bigliettini mi scorrono tra le mani e urge rileggerli perché la commozione continui.

Cosimo Lerario, il medico-scrittore-docente-formatore e chi più ne ha più ne metta e soprattutto amico mio del cuore mi scrive (ma sono sicura che sia proprio lui? La grafia di medico c’è tutta. La firma anche. Firma di re, direbbe Fabrizio De André e la canzone non la dico tanto è famosa!): Auguri all’amica ottantenne più Briosa, Bella, Romantica che io conosca (anche perché l’unica) Baci. Scarabocchio che dovrebbe essere Lerario. Lo stile è tutto suo. Ma… e se mi sbagliassi? Intanto, un suo bigliettino di dichiarata paternità sulla mia condizione di madre di tutti, più o meno così, se non ricordo male, non è più giunto tra le mie mani. Questi amici scrittori-medici cosa combinano!!! Ritengono forse di riservare solo ai farmacisti, che hanno una formazione speciale per “intuire” più che “leggere” le loro sibilline ricette-scarabocchi.

E non credo che sia di un medico, ma ho qui tra le mani un foglietto scarabocchiato alla meno peggio. M’intestardisco a leggerlo. Le uniche parole chiare sono: Sei una persona luce, continua a splendere… scarabocchi illeggibili… bellezza e coraggio… altri segni incomprensibili… ancora: sei una persona luce… e ancora parole indecifrabili. L’autore è pregato di sciogliere l’anonimato! Ma anonima è anche una bellissima frase poetica: Sei il rosso dei papaveri sulla tela della vita. Grazie x il tuo essere. A chi devo tanto incanto? E ancora: Cara Angela, nella clessidra della tua vita ci sono ancora tante rose che attendono di baciare il tuo tempo BUON COMPLEANNO nostro prato fiorito di Poesia. Illeggibile la firma siglata. Ma perché non devo poter ringraziare chi scrive simili poesie? Io lo faccio lo stesso nella speranza di dare un volto, una voce, un sorriso a chi mi dedica questi versi che profumano di rose e si tempo? E di orologio parla un altro bigliettino anonimo, ugualmente poetico, ugualmente leggibile e fantastico ma di chi?  Questo rovello non mi fa per niente bene! Certo importanti sono le parole. Gratificante è il messaggio che arriva, ma io ho bisogno della voce che bussa al cuore, del volto amico, dello sguardo in cui specchiarmi: l’orologio non ha ore. L’unico tempo che conta è qui, ora in questo preciso istante. La musica, le voci, i tuoi occhi belli che raccontano di mille storie, di mille vite ancora, a te, mia carissima i miei Auguri con uno schizzo di fiore. Grazie grazie grazie, ma qui siete tutti poeti e carinissimi con me. In quale voce devo cercarti? In quale storia devo mettere la tua? E vado avanti così, alla cieca: 80 anni??!! Non preoccuparti, fai finta di nulla. Passano presto, basta togliere uno 0 (spaccato pure! questo scritto da me!). L’ironia di Angelo, mio cognato? Boh! Questo, però, è sicuramente suo. Se non ricordo male, lo lesse al microfono. E non vorrei sbagliarmi. È troppo bello anche se a tratti la scrittura è poco chiara...

Ma farò del mio meglio la prossima volta, ora sono alle prese con una nuova avventura: domani mattina all’alba si parte per Milano come da locandina e comunicato diramato su FB e sul DaBitonto, a cui va il mio grazie. Riprenderò al mio ritorno, prima di ripartire per le vacanze estive. Un abbraccio forte a tutti…

 

 

 

 

 

 

 

 

  

sabato 11 giugno 2022

Sabato 11 giugno 2022: 80 sogni vissuti con circa 80 amici e parenti dai 20 agli 80 anni... (continua)

E oggi è la volta di un altro tavolo: quello dei carissimi Piacente & figli: Emanuele Cariello e Giovanna Piacente, Ciccio (Francesco) Piacente e Marisa Mangini, Michele Delezotti e Rosaria Piacente con un carinissimo biglietto augurale: Alla cara Lina, i nostri più affettuosi auguri di continuare ad inebriare la vita di chi la circonda con il profumo della sua dolcezza! Profumo e dolcezza che si sono materializzati in un delizioso beauty case, contenente ottimi prodotti per il viso e per il corpo, che sicuramente mi daranno nuova linfa vitale e tra non molto non avrò più ottant’anni ma appena 20, quaranta proprio a voler essere pessimisti… e di questo passo potrei sperare di giungere, bella come una rosa aulente, alle soglie dei 180 anni! Non dispero.

Ma il dono più sorprendente e commovente mi è giunto dai loro figli, che hanno accompagnato un’originale necessaire da scrittoio Campo Marzio Roma 1933 con due taccuini dai colori solari (giallo e arancio), dotati di una penna sfera, firmata Campo Marzio, di ultima generazione (ma quanto avranno speso questi ragazzi per l’affetto che li lega a me?), con il seguente biglietto di auguri versalacrime: tanti cari auguri da questi tuoi acquisiti nipoti che oggi più che mai sentono tutto il privilegio di averti e sentirti NONNA Lina (con cuoricino e firme) Grazia AnnaMaria Marco Daniela Valentina e Nicola Pasquale Aurora Annalisa, che abbraccio tutti a me stretti stretti in un privilegio che m’intenerisce e mi coinvolge profondamente: di tutti i nonni sono la sola sopravvissuta e le loro coccole me le prendo tutte con una punta di rimorso/rimpianto.

Sono legami meravigliosi e improcrastinabili. Non si può rimandare a domani un bacio, un abbraccio, una carezza, una parola, un gesto. Tutto va vissuto subito. E mi torna alla mente la superba poesia attribuita forse erroneamente a Jorge Luis Borges “Legami”: Non sai bene se la vita è viaggio,/ se è sogno, se è attesa/ se è un piano che si svolge giorno/ dopo giorno e non te ne accorgi/ se non guardando all’indietro/ Non sai se ha senso./ In certi momenti il senso non conta./Contano i legami.

Sì, i legami. Importantissimi. E, a proposito di legami, tra i biglietti che vado aprendo e leggendo ce n’è uno particolarissimo con marchio di origine controllata Emma Ball. Un biglietto, che vale la pena leggere: … può esistere mai una qualsivoglia vecchiaia per chi come te ha cuore d’amare? Buon compleanno Caterina. E non può essere che di Caterina Chiapparino, ne riconosco stile e cuore. Grazie, Caterina, troppo distante stasera per rendere visibile il nostro legame, ma c’è ed è fatto di fili di acciaio temperato, intrecciato a fili d’oro e di seta e di sogno…

E legame fortissimo c’è, da anni, con Anna Mininno, altra amica del cuore, venuta alla festa con suo marito Mino Musio, persona discreta e riservata, la cui presenza nel giorno della mia festa di compleanno mi ha davvero fatto piacere. Anna ha scritto una serie dolcissima di bigliettini per testimoniarmi affetto e stima incondizionati: C’è un tempo per non dimenticare e io mi ricordo di te, Angela, e del tuo infinito in Poesia Auguri! Anna Mininno… I tuoi anni/ sono una manna/ che solo il Cielo/ può dispensare./ Aspetto che tu raddoppi/ e sarò con te/ dove il sole sconfina Annamininno bis con Mino… “An elephant for your good luck”/   Auguri   / dolcissimi ed infiniti,/   Angela cara,   / partendo dalle tue preziose e verdi/ 80 primavere Anna Mininno e Mino Musio Quest’ultimo bigliettino ha accompagnato un prezioso elefante di rara fattura, opera realizzata, a tiratura limitata e numerata, da più cesellatori di fama mondiale, come dono beneaugurale. Sono rimasta senza parole e col fiato sospeso per il suo stratosferico valore. Ho immediatamente pensato al suo costo. Solo un infinito amore e una straordinaria generosità di due persone come Anna e Mino (da sole, vorrei sottolinearlo!) hanno potuto farmi un tale dono. Ed è questo il pensiero che sono riuscita, stupita e sbalordita, a formulare dentro di me nell’immediato. A casa ha trovato degna collocazione su una libreria che conserva gli oggetti più cari e preziosi: una foto di mio marito, una radio antica, una Bibbia che conta almeno duecento anni, dei ninnoli di cristallo... A sottolineare il legame che ci unisce.

Legami! Conviene ancora parlarne, perché sono davvero tanti e tutti molto speciali. C’è quello, per esempio, di Angela Lamanna e suo marito Antonio Serlenga con i loro due figli: Walter e Tania. Un legame tutto particolare che risale a molti anni fa, con due persone con notevoli carismi spirituali, che mi hanno considerato sempre una Madre da amare incondizionatamente. E la scelta del dono (una collanina d’argento con un bellissimo crocifisso di meravigliosa e preziosa fattura) è avvenuta in maniera assolutamente ispirata al senso cristiano del dono. Il biglietto di accompagnamento lo definisce con molta chiarezza e profondità d’intenti. Tutto racchiuso in una smagliante corona di delicatissime rose, con la scritta elegante e significativa: Buon Compleanno per un giorno indimenticabile, vissuto con le persone che ti amano e che rendono migliore la tua vita. Poi, le loro tenerissime parole: Il tuo cuore resti puro e splendente e la tua anima generosa e soave! Buon 80° compleanno! Angela e Antonio Serlenga Auguri! Che sia gioia, che sia amore, che sia vita sempre! Ma ancora da Angela: Sei un angelo che aiuta gli altri angeli a non cadere, che insegna le virtù del cielo agli altri. Apri le ali e percorri il cielo rivestendolo di colori e dolci melodie. Ti voglio bene Angela Lamanna. Che dire? Mi sento onestamente indegna di queste parole. Dettate davvero da tanto amore. Angela ha sempre una sollecitudine filiale che mi commuove. E mi spinge a percorsi spirituali che negli anni avevo perso e che ho fatto fatica a ritrovare… Grazie, Angela! Grazie, Antonio! In voi si celebra la bellezza, la creatività, la carità cristiana, che è abbandono incondizionato tra le braccia di Gesù e della sua dolcissima Madre. Ed è qui il puntello del nostro ritrovarci sempre. Con un canto che sa di preghiera nel cuore.  

Poi, ecco un altro legame di alcuni anni e di alcune esperienze culturali vissute insieme con tanta amicizia e deliziosa complicità, anche con sua madre, la sorprendente, acuta, colta signora Teresa che mi onora con la sua presenza nella mia vita. Parlo di Mariagabriella Mattia, che mi ha portato un dono favoloso che ha solleticato la mia mai spenta vanità, con una biglietto-lettera tutta da leggere: 27 maggio 2022 Bitonto Compleanno Angela È la prima volta che ricevo un invito con una operazione   aritmetica da dover risolvere. Ho dedicato tanto tempo nella mia vita alla matematica ma confesso che ho indugiato molto prima di risolvere la moltiplicazione. È con il cuore quindi che ti auguro cara Angela tantaluce moltiplicata dall’affetto della tua famiglia e dei tuoi tanti cari amici ed estimatori compresa me. Con affetto e stima Mariagabriella  Simpaticissimo, ironico, divertente biglietto di una amica sempre alle prese con i numeri e che ha dato ottimi punti alla mia capacità di scrittura, come è facile notare. Il dono? Un trittico squisitissimo di rossetto al profumo-sapore di ciliegie, stampigliate, queste ultime, magicamente sulla punta del rossetto stesso, più una matita rosata per labbra e uno smalto in tinta molto fashion. Sono lusingata e felice, come solo a vent’anni (“… voglio fare con te/ ciò che la primavera fa con i ciliegi”, così il mio amatissimo Neruda). Grazie, Mariagabriella, torneremo a sorridere insieme, con le nostre labbra di corallo, da Corato al Salento e oltre. Parola di Angela. Ma poi mi leggi al microfono il seguente bigliettino e mi fai piangere di commozione con il trucco che mi cola, trasformandomi in un clown dalla dolce malinconia negli occhi: Dovrebbe accadere così come per Orlando: addormentarci! Un sonno profondo dal quale niente e nessuno possa svegliarci: rumori, persone che ci scuotono, musica, tamburi, trombe, temporali. E poi per magia svegliarci, cambiati, in tutto. In meglio. Si spera! Natura rigogliosa, popoli in pace e senza confini. L’unica che non deve cambiare sei tu, Angela: sorridente, attiva, positiva. Con quella luce negli occhi che illumina gli altri e la loro strada. Con tanti auguri. Mariagabriella.

Legami e ancora legami, biglietti e ancora biglietti, doni e ancora doni. Tavoli ancora da esplorare per ritrovare i tanti amici a farmi corona, un po’ di sere fa: Riccardo Cirullo con Gabriella Inchingolo, Alfonso Riitano con Rosalba, di cui mi sfugge ora il cognome. Ma tanto Rosalba è sempre per noi Rosalba di Alfonso, una splendida coppia “concatenata” da immarcescibile amore, Vito Cotugno con Rosanna Balducci, altra coppia fantastica per l’intenso sentimento che li unisce, e Alessandro Tamburini con Maria Greca Quinto, questi ultimi nostri generosi e preziosi vicini di casa. Con doni preziosi, che dimostrano una scelta accurata in funzione di una conoscenza molto profonda di me e dei miei gusti. Grazie, miei carissimi amici! Ci frequentiamo assiduamente perché ci vogliamo bene, stiamo bene insieme, ridiamo di cuore tra ironiche battute e sapidi confronti su tematiche di innegabile spessore culturale, sociale, umano. Leggo per tutti i bigliettini di Vito e Rosanna: Un canto nuovo sgorga dal cuore, come alba piena di luce… come notte piena di stelle…come rose… profumo di primavera. Auguri! Rosanna e Vito. E ancora: Scoprire la poesia in un sorriso amico. GRAZIE DI ESISTERE Auguri Vito e Rosanna. Come è facile notare, prima è Rosanna a scrivere, poi Vito, in un bellissimo intreccio di affettuosissime parole E poi il bigliettino scritto da Alfonso tutto a stampatello maiuscolo: La Poesia, un elemento della tua esistenza… che fluisce come il respiro, di cui conserva l’essenza vitale, e a cui non si può rinunciare… E la nostra fortuna coglierne alcuni… sempre unici… ed eterni! Alfonso

A fargli eco è un altro tavolo con tanti altri amici molto molto cari: Zaccaria Gallo con Rosanna Nardi, Anna Visconti Scaringi, Luciana De Palma con Federico Lotito, che si sono fatti portavoce di Mariella Sivo, Nicola Rizzi e Alberto Tarantini, assenti giustificati ma comunque presenti nella loro assenza.

Insieme mi hanno fatto dono di una collana molto delicata e originale, scelta con cura e con amore e di bigliettini altrettanto affettuosi e originali. Ecco quello che li raggruppa tutti: Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni (Abraham Lincoln). Federico mi scrive: Ti incontrai timido e riverente, mi accorsi subito che di fronte a me c’era la poesia in persona. Leggesti le mie piccole parole e mi sorridesti come si sorride ad un figlio. Mi accorsi così che ero felice. Da allora quando scarabocchio di poesia, c’è quel sorriso che si ripete in me. Federico. Commozione da non potersi dire, mio amatissimo Federico. Quel mio sorriso si rinnova ogni volta che ti leggo e so che hai preso il volo con le tue sole ali… E Luciana: Di fiore in fiore/ l’ape sugge/ Più che il polline/ La vita/ Così tu/ Di anno in anno/ Più che la vita/ L’amore afferri/ L’amore e ancora Amore Luciana D. P. Dolcissimi versi di una poetessa e scrittrice che ammiro tanto. Grazie, Luciana, tu voli già fa tanto tempo pur essendo giovanissima. E hai ali poderose per andare sempre più lontano.  

E la carissima Anna Visconti Scaringi mi scrive: 80 anni di luce, di serenità, di amore, di amicizia. Se penso a te e a tuti questi sentimenti in te racchiusi sono felice della tua amicizia e ti ringrazio, Anna

Peccato che della bellissima lettura fatta da Zaccaria, voce unica e inconfondibile nella selva di voci a me care, di un suo scritto, letto al microfono naturalmente, non sia rimasta traccia. In compenso ho qui il foglietto di Rosanna Nardi, sua tenerissima compagna di vita da una vita: Fra qualche mese anche io raggiungerò questo bellissimo traguardo. Bacioni e auguroni, Rosanna Nardi. Allora saremo due magnifiche amiche ottantenni, che non demordono mai, perché hanno ancora tanto da imparare e da dare… Grazie, Rosanna, mia indomita e ammirata amica del cuore per il tuo cuore grande grande grande.

E anche stasera mi fermo qui. Non posso andare oltre la pazienza paziente di tutti voi. Domani o dopodomani gli ultimi biglietti e doni di altri immensi amici… grazieeeeeeee.